SQUOLA DI BABELE ” | DIBATTITO | BOLOGNA

 

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Proiezione del film Squola di Babele a Bologna domenica 12 aprile ore 20.45 alla Cineteca di Bologna, Cinema Lumière.

Dopo la proiezione RFLANI_SOB_40x50eset-Dialogues invita il pubblico della Cineteca a una discussione sui temi della scuola e dell’insegnamento nella società multiculturale insieme a Marwa Mahmoud, educatrice e responsabile dell’offerta educativa interculturale e dei rapporti con le scuole per il centro Mondinsieme di Reggio Emilia e a Mariachiara Giorda, studiosa di storia delle religioni all’Università di Torino e coordinatrice scientifica di diverse ricerche nazionali e internazionali sul pluralismo religioso nei contesti scolastici

 

SQUOLA DI BABELE | CONFERENZA STAMPA |BARBERINI | ROMA

barberiniIMG_0772Presso il Cinema Barberini di Roma il 10 aprile alle ore 11 intervista alla regista e incontro con i giornalisti per la conferenza stampa del film “SQuola Di Babele”

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LE DOMANDE DEI GIORNALISTI IN CONFERENZA STAMPA

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Estratto da 10 aprile 2015 Daniela Catelli

http://www.comingsoon.it/news/?source=cinema&key=42018

I protagonisti di SQuola di Babele sono così interessanti che sembrano usciti da un casting. Come li ha messi insieme Julie?

Non ho messo insieme niente, ma ho scelto questa classe perché i ragazzi venivano da 22 paesi diversi e avevano storie e personalità incredibili, molto diverse tra loro. C’era un ragazzino cileno venuto per studiare il violoncello e di famiglia borghese, rifugiati politici perseguitati dai neonazisti, storie famigliari molto particolari ma è stato un caso che esistesse questa classe proprio così e che io l’abbia scelta. Sapevo che con loro avrei avuto questa diversità che è un’immagine del mondo e l’ho scelta anche a causa della professoressa che era davvero eccezionale e rappresentava l’accoglienza ideale con la sua pedagogia fondata sull’ascolto.

Come funziona il sistema scolastico francese coi ragazzi stranieri, che in Italia vengono inseriti direttamente in classi miste?

Tutti i ragazzi stranieri che arrivano vanno in una classe del genere per un anno, e nel caso di bambini che non sono mai andati a scuola nel loro paese, perché ce ne sono, li si aiuta prima a capire come funziona. Se ci sono già stati, a poco a poco durante l’anno secondo il loro livello vengono integrati nelle classi corrispondenti e alcune materie, come la matematica, lo sport, la geografia, le seguono nelle classi normali in modo che partecipando a entrambi i corsi possono integrarsi gradualmente imparando la lingua. In Francia ci sono 800 classi di inserimento per tutti i livelli, dai più piccoli ai liceali. Maryam, la ragazzina che lascia la classe di Parigi per andare a vivere a Verdun dove hanno dato un appartamento alla madre, ha avuto problemi perché lì non ci sono classi di accoglienza. Più che altro ci sono nelle grandi città e a seconda del numero di minori immigrati.

Colpisce molto nel film il discorso che fanno i ragazzi sulla religione e la tolleranza che dimostrano in un momento come questo

E’ una scena molto importante ed è stato sconvolgente e molto spontaneo. In classe in quel momento c’era un’etnologa perché i ragazzi facevano un film sulla differenza e lei aveva detto loro di portare un oggetto che li rappresentasse. Qualcuno ha portato anche oggetti religiosi, come la Bibbia, il Velo e il Corano e da lì è nata una discussione molto spontanea che ha avuto anche momenti di tensione, quando la ragazzina cristiana dice a quella musulmana “tu non puoi toccare la Bibbia” e viceversa. Ma dal momento che la professoressa ha dato la parola a tutti e li aiutati a comprendere è scaturita questa discussione davvero appassionante e a un certo punto Djienabou, la ragazzina che parla sempre di Dio, dice che Dio è il suo unico amico ecc., pensando a queste differenze e a cosa si fa in nome della religione se n’è uscita dicendo “ma forse Dio non esiste” e siamo rimasti tutti colpiti perché nessuno se lo aspettava. E’ straordinaria anche la fine di questo dibattito quando loro dicono che il mondo è una domanda.

Come è riuscita a far dimenticare la sua presenza e quella della telecamera?

Nessuno l’ha davvero dimenticata ma per me era un modo per far parte della classe e stare con loro. Per tutto l’anno io per loro ero solo Julie, erano contenti di vedermi e si sono abituati, anche perché ero presente con solo un tecnico del suono e non gli ho fatto domande, ho aspettato che loro si sentissero di parlare di certe cose, non ho interferito col loro lavoro e ho rispettato i loro tempi, come è giusto in un documentario. Certo se avessi avuto solo tre settimane per farlo forse avrei avuto bisogno di ottenere prima delle cose, qua invece ho avuto il tempo per poterle cogliere. E’ stato sorprendente vedere come anche i genitori si dimenticassero di me, erano molto concentrati su quello che volevano dire alla professoressa e perciò ci riuscivano e ho rispettato quelli che hanno chiesto di non essere ripresi. I ragazzi sono stati molto naturali e la professoressa mi ha detto che le cose non cambiavano in classe se ero presente o no. Forse facevano più confusione, ma se notavo che qualcuno faceva l’esibizionista a favore della telecamera smettevo di riprendere e cercavo di far capire loro che non era uno show televisivo, non era uno scherzo. Detto questo, l’oggettività assoluta nel cinema non esiste: è chiaro che questa è la mia visione, io ho selezionato il girato e l’ho montato, ho tagliato e riassunto, ma niente di quello che vedete è stato provocato. 

I ragazzi stranieri come vengono trattati dagli altri? Qua in Italia ci sono molti pregiudizi…

In Francia è come da voi, ci sono ipocrisia e razzismo, noi abbiamo Marine LePen e voi avete altri politici e ci sono paure e pregiudizi dappertutto. Questo è un film che lotta contro tutto questo, vede gli immigrati come una ricchezza e dimostra che più sono accolti bene più possono arricchirci con le loro differenze culturali. E’ difficile lottare contro il razzismo, specie in un momento in cui è mescolato con discorsi sulla crisi pieni di luoghi comuni, con l’eterna ricerca di un capro espiatorio ed è chiaro che se uno è di estrema destra e vede questo film resta della sua idea. Ma io l’ho visto in molte scuole ed è stato bello vedere la reazione dei ragazzi, che vivono immersi nei discorsi dei genitori ma mi hanno detto spesso – ascoltando le storie degli altri, coi loro problemi anche drammatici, la necessità di crescere in fretta e di essere spesso responsabili anche per gli adulti – di vederli come degli eroi e che non li avrebbero più presi in giro. E’ importante che i film raccontino anche delle storie positive, perché è così che si cambia il mondo: poco per volta. Io non faccio film militanti ma credo che questo sia un film politico che dia la possibilità di crescere andando incontro agli altri. Sono sempre stata attratta dall’altro, dal diverso da noi. Ho tre figli e amo molto l’infanzia. Avrei potuto anche scegliere una classe di bambini ma l’adolescenza ha questa caratteristica straordinaria di viaggio, di difficile età di passaggio. E’ un momento cui si vuole anche essere come tutti gli altri e questi ragazzi non potrebbero sentirsi più diversi, ma grazie all’insegnante che li ha fatti parlare e li ha ascoltati si sono resi conto che i loro problemi e le loro differenze erano quello che li accomunava e li rendeva uguali. Il tono della discussione è stato quindi molto più appassionante che in una classe normale.

http://www.ansa.it/sito/videogallery/spettacolo/2015/04/10/regista-bertuccelli-immigrazione-e-ricchezza_acc4fcca-8cec-43b5-a5c9-8ea3dc412cab.html

ROMA – “SQUOLA DI BABELE ” | PREMIO RESET-DIALOGUES 2015| RENDEZ VOUS

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RendezVous 2015 nasce da un iniziativa dell’ambasciata di Francia in Italia con la collaborazione  dell’Institut français Italia, dell’UniFrance Films e con la partecipazione dell’Accademia di Francia a Roma con l’obbiettivo di far scoprire al pubblico italiano il cinema francese contemporaneo.

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Al Cinema Quattro Fontane di Roma il 9 aprile alle ore 15 anteprima e premiazione della regista.

 “Squola di Babele” di Julie Bertuccelli è stato scelto dal Festival per il premio Reset.

MOTIVAZIONE DEL PREMIO

PREMIO RESET-DIALOGUES 2015

“Per il terzo anno l’associazione Reset-Dialogues on Civilizations collabora con RendezVous, assegnando un premio speciale all’autore capace di raccontare, grazie ad un uso originale del linguaggio cinematografico, un mondo plurale, rielaborando concetti quali: identità, diversità, dialogo. 

Con la ricerca e il dialogo a più voci, da anni l’associazione promuove la comprensione e il rispetto tra le diversità culturali e combatte ogni forma di esclusivismo, riconoscendo il valore delle vie d’accesso alla modernità anche diverse da quella europea e americana. 

Anche per questo il premio 2015 va a Julie Bertuccelli che con il documentario “La cour de Babel”, un’opera che si distingue per lo spirito di dialogo e di apertura mentale verso le differenze, ha affrontato con grande sensibilità i temi fondamentali della lingua, dell’infanzia e dell’integrazione nella scuola della società multiculturale”

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ROMA – “SQUOLA DI BABELE ” | MULTISALA LUX

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Altra proiezione con inviti del film SQuola di Babele nella giornata del 9 aprile alle ore 20,45 a Roma al Multisala LUX di via Massaciuccoli, 31 presente la regista Julie Bertuccelli  che ha presentato il film. Dopo la proiezione brindisi e cocktail al Set Food & Drinks!

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L’opinione di chi è stato invitato a vedere il film!

by Silently – CONVERSAZIONI METROPOLITANE

“Metti che ti invitano ad un’anteprima di un film, no?

Prodotto e distribuito in Italia da una casa indipendente, la KitchenFilm, per cui lavora una tua amica, che ti dice DAIDAIDAI VIENIVIENIVIENI.

E tu che fai? Mi pare ovvio, ci vai.

Fidandomi ciecamente della mia amica, non mi informo neanche sul nome del film, non so di cosa tratta, non conosco il genere, insomma arrivo al Multisala Lux con la predisposizione d’animo di un appuntamento al buio, e scopro che il film è francese, IN francese, sottotitolato in italiano, che in realtà è un documentario, ed che è stato interamente girato in una scuola media francese di Parigi.

Ora, non voglio fare l’intellettualoide hipster, quindi confesserò che prima dell’inizio del film, si era affacciata alla mia mente la possibilità che potesse essere leggermente pesante, o quantomeno noioso.

E invece no.

E’ bello. E’ interessante. Non pensavo avrei mai potuto dire una cosa del genere di un film-documentario, ma addirittura ha ritmo. La pesantezza intrinseca delle storie raccontata è trattata con la leggerezza dello sguardo limpido di chi guarda e racconta senza giudicare nè interpretare.

Ti trascina con prepotenza dentro ad una classe di accoglienza di un istituto parigino, dove si trovano i “protagonisti”, ragazzi dagli 11 ai 15 anni che vengono accompagnati nell’integrazione scolastica puntando innanzitutto sull’insegnamento intensivo del francese, ma soprattutto sull’accettazione della diversità e sulla convivenza tra piccole persone provenienti da tutto il mondo (e quando dico tutto, intendo proprio TUTTO: Cile, Brasile, Cina, Irlanda, UK, Africa….).

Come fa a non essere noioso, mi chiederete voi?

Innanzitutto, non c’è una voce narrante.

Potrà sembrare una stupidaggine, ma gli spiegoni alla Alberto Angela vanno forse bene per la storia e la natura, ma quando riguardano contesti umani, quando riguardano le persone, sono sempre fuori luogo. Spesso condiscendenti o moralizzanti, le voci narranti ti fanno sentire stupido e levano autenticità e freschezza ai protagonisti veri.

Qui, gli unici a parlare sono i ragazzi, i loro genitori e l’insegnante.

Non mi metterò qui a straparlare del periodo adolescenziale come periodo difficile di transizione blablabla che noia: i ragazzi parlano per loro, e non sono affatto tutti uguali e inscatolabili sotto un’unica etichetta “adolescenti emigrati-emarginati”: ci sono i secchioni, ci sono quelli bisognosi di attenzione, ci sono i timidoni, ci sono quelli già adulti e quelli ancora oppressi, i rifugiati politici, quelli che a Parigi non ci volevano venire, quelli che sono gli unici in famiglia a parlare francese.

Il pregio del tutto è l’asciuttezza della narrazione, la sua spontaneità.

Lo stile di narrazione di Julie Bertuccelli mi ha ricordato quello di Ágota Kristóf: è un paragone un po’ ardito, lo so, ma se ci pensate, entrambe si limitano a narrare (per immagini o per parole) dei semplici fatti, nudi e crudi, così come sono; e questo evitare come la peste ogni tipo di interferenza di opinione o di interpretazione, ti permette di guardare il film e di scegliere, liberamente, senza nessuna “spintarella” ideologica, che cosa pensare, ti permette di fare le tue valutazioni in completa autonomia.

Questo è un pregio da non sottovalutare: siamo così abituati a sentirci dire che cosa pensare, che una film del genere ti mette in moto il cervello.

Insomma, il film esce nelle sale italiane il 23 aprile.

Io, se fossi in voi, un’oretta e mezza la spenderei così, ad accendere il cervello, e a farvi commuovere dalle storie dei piccoli grandi protagonisti.”

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ROMA – “SQUOLA DI BABELE”|IL FESTIVAL RENDEZ-VOUS| APPUNTAMENTO CON IL NUOVO CINEMA FRANCESE


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Il film Squola di Babele

è stato selezionato per la 5a edizione del Festival Rendez-Vous Appuntamento con il nuovo cinema francese.

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La conferenza stampa si è tenuta a Roma alla Casa del Cinema il  31 marzo. L’elemento che lega tutti i titoli della rassegna  è la passione per il cinema e una voglia forte di racconto.

Prossimo appuntamento per Squola di Babele  il  9 Aprile  alle 15,00  Roma, Cinema Quattro Fontane Anteprima alla presenza del regista Julie Bertuccelli.

 

 

 

BERGAMO – “SQUOLA DI BABELE” | IN ASSAGGIO

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Positiva ed entusiasmante l’accoglienza del pubblico alla prima proiezione pilota al cinema Conca Verde di Bergamo del film di Julie Bertucelli “ Scuola di Babele”, un film toccante sulla vita di una classe di studenti immigrati in uscita nelle sale cinematografiche nel 2015 dalla casa di distribuzione Kitchenfilm

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RICCIONE – “SQUOLA DI BABELE” | PRESENTAZIONE DEL FILM AGLI AGENTI

Per la Kitchenfilm, Aldo Ciolfi presenta agli agenti il film “Scuola di Babele” di prossima uscita.

Per alcuni “fortunati” (e coraggiosi) un regalo: il gioco dello scarabeo per intrecciare parole in frutta da asporto come la colazione dei bimbi a scuola.

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