
Le immagini dal Cinema Romano di Torino per la proiezione di “Finale: Allegro”, il film di Emanuela Piovano.
Un nuovo incontro con il pubblico, tra emozione e condivisione .
Crediti fotografici: Rossella Chiovetta


















































Le immagini dal Cinema Romano di Torino per la proiezione di “Finale: Allegro”, il film di Emanuela Piovano.
Un nuovo incontro con il pubblico, tra emozione e condivisione .
Crediti fotografici: Rossella Chiovetta


















































Ci sono storie che aspettano il momento giusto per arrivare
Dopo il calore del pubblico a Roma, all’anteprima streaming, e il riconoscimento al Bif&st, dove Barbara Bouchet è stata premiata come migliore attrice… FINALE: ALLEGRO è finalmente al cinema.
Un film di Emanuela Piovano con Barbara Bouchet, Anna Bonasso, Luigi Diberti, Nutsa Khubulava, e il cast

Prossime tappe con il pubblico:
Torino – Cinema Romano – 14 aprile ore 20:30
Milano – Anteo – 15 aprile ore 20:30
Da oggi, 9 aprile, in numerose sale in tutta Italia, tra cui Torino, Milano, Roma, Napoli, Bologna, Firenze, Genova, Padova e molte altre.

7 aprile 2026
Le immagini dal Cinema The Space di Roma per la prima anteprima streaming di “Finale: Allegro”,
il film di Emanuela Piovano.
Un primo incontro con il pubblico, tra emozione e condivisione.
Crediti fotografici: Rossella Chiovetta, Rocco Giurato






























“Finale: Allegro”, il nuovo film di Emanuela Piovano, è stato presentato in concorso nella sezione “Per il Cinema Italiano” della 17ª edizione del Bif&st – Bari International Film & TV Festival, svoltosi a Bari dal 21 al 28 marzo 2026.
Un importante riconoscimento ha segnato il percorso del film al festival:
Barbara Bouchet ha ricevuto il Premio Bif&st “Per il Cinema Italiano” come Migliore Interpretazione Femminile per la sua intensa interpretazione nel ruolo di Karina.
La motivazione della giuria sottolinea:
«Per aver saputo incarnare con eleganza e sensibilità un personaggio complesso, sospeso nelle memorie di una giovinezza eroica, ma deciso a determinare la fine del proprio destino terreno, Barbara Bouchet conferma la maturità di un percorso artistico unico.»
Con “Finale: Allegro”, Emanuela Piovano prosegue un percorso che attraversa storie e identità spesso marginali, con uno sguardo libero e non convenzionale.
Il film mette al centro il tema dell’autonomia individuale e del diritto di scelta, interrogando le relazioni, il tempo e le aspettative sociali.
Come evidenziato anche dalla critica:
«Finale: Allegro parla di diritti della persona, di autonomia decisionale, di capacità di andare oltre gli stereotipi e le aspettative degli altri. E di come la vita riesca a tirarti dentro fino all’ultimo, se glielo permetti.» (MYmovies)

Durante il Bif&st – Bari International Film Festival, Barbara Bouchet si è confermata tra le protagoniste più apprezzate, distinguendosi per eleganza, disponibilità e forte presenza mediatica.
L’attrice ha preso parte a numerose interviste, raccontando il proprio percorso artistico e il coinvolgimento nel film Finale Allegro, suscitando l’interesse di giornalisti e operatori del settore.
Gli incontri con la stampa si sono svolti presso l’Hotel delle Nazioni, sede centrale delle attività stampa del festival. Un momento di confronto che ha accompagnato la presentazione del film, tra approfondimenti e domande sul progetto.
Accanto a Bouchet, la regista Emanuela Piovano ha illustrato la visione di Finale Allegro, soffermandosi sugli aspetti creativi e sulla costruzione narrativa dell’opera.
Il photocall ufficiale si è svolto presso il Cinema Galleria, in apertura alla proiezione del film, che ha ricevuto che ha ricevuto una calorosa accoglienza da parte del pubblico.
La serata è proseguita al Teatro Petruzzelli, dove si sono tenuti ulteriori momenti ufficiali e photocall alla presenza del direttore artistico Oscar Iarussi, in uno dei luoghi simbolo della manifestazione.
Backstage interviste e photocall al Bif&st di Bari, 24 marzo 2026



































Il 18 marzo, presso l’Hotel Le Méridien Visconti di Roma, si è svolta l’attività stampa dedicata a Finale: Allegro, il nuovo film di Emanuela Piovano.
Un pomeriggio intenso di incontri con la stampa, durante il quale la regista e l’attrice protagonista Barbara Bouchet hanno dialogato con giornalisti e media nazionali, approfondendo i temi del film e il percorso creativo alla base del progetto.
Nel corso del junket si sono susseguite interviste con diverse testate televisive e online, tra cui TV2000, Sky TG24, TG3, TG2, TG5, TG1, Askanews e Spettacolomania.
Le domande hanno toccato i nodi centrali del film: l’autonomia della persona, il rapporto con il tempo e le scelte di vita, offrendo uno sguardo intimo e contemporaneo sul racconto cinematografico.
Di seguito alcuni momenti dell’attività stampa.
Emanuela Piovano e Barbara Bouchet durante le interviste stampa – Roma, 18 marzo 2026








Dal 12 al 14 marzo 2026 tre giorni di proiezioni, anteprime nazionali, incontri e un focus speciale sulla cinematografia indiana.
Tre giorni in cui il cinema diventa spazio di incontro, dialogo e scoperta di nuove visioni.
Dal 12 al 14 marzo 2026, Rimini accoglie la 3ª edizione del C-MOVIE Film Festival, l’appuntamento dedicato al dialogo tra cinema, cultura e società contemporanea.
Il festival, promosso da Kitchenfilm, riunisce registi, autori, studiosi e appassionati per tre giornate di proiezioni, incontri e momenti di approfondimento dedicati al cinema indipendente.
Gli eventi si svolgeranno in due luoghi simbolo della cultura cinematografica riminese:
Cineteca Comunale di Rimini e Cinema Fulgor.
12 — 13 — 14 marzo 2026
Rimini
Programma completo e aggiornamenti
https://cinekit.it/c-movie/

Nguyen Kitchen – Evento speciale ore 22
Un modo unico per salutare il 2025: la proiezione di Nguyen Kitchen al Cinema Tiberio di Rimini è ufficialmente sold out per la serata del 31 dicembre alle ore 22.
Un appuntamento speciale che conferma l’entusiasmo del pubblico per un film capace di unire musica, emozione e riflessione culturale, trasformando l’ultima notte dell’anno in un’esperienza collettiva di cinema e festa.
Nguyen Kitchen (titolo internazionale: In the Nguyen Kitchen; originale francese: Dans la cuisine des Nguyen) è una commedia musicale francese del 2024, scritta e diretta da Stéphane Ly-Cuong, al suo esordio nel lungometraggio.
Cresciuto tra teatro e musical, Ly-Cuong porta sullo schermo una visione personale e delicata della ricerca dell’identità, delle radici culturali e delle aspirazioni artistiche. Nguyen Kitchen non è un semplice musical: è una storia che racconta con ironia e tenerezza il conflitto generazionale, le aspettative familiari e la scoperta di sé attraverso la musica e il cibo, dove la cucina diventa simbolo di dialogo e condivisione tra culture.
Con un cast trascinante guidato da Clotilde Chevalier (Yvonne Nguyen), Anh Tran-Nghia, Leanna Chea e Gaël Kamilindi, il film mescola musica, cibo e identità con un tono leggero, emozionante e profondamente contemporaneo.
Un film premiato e amato dal pubblico
Nguyen Kitchen ha già raccolto importanti riconoscimenti nei festival internazionali: in Italia è stato premiato come Miglior Lungometraggio al Festival Internazionale del Cinema di Pompei 2025 e ha ricevuto la Foglia d’Oro – Premio Speciale della Giuria al Festival France Odeon di Firenze 2025, per la sua originalità e freschezza narrativa.
🍾 Un sold out che profuma di festa, musica e cinema.
Grazie al pubblico del Cinema Tiberio per aver scelto di iniziare il nuovo anno con Nguyen Kitchen.
Cinema, film e amore sono sempre con voi

In questo tempo che ci spinge a correre, noi scegliamo di fermarci un attimo per dire grazie. A chi ci segue, a chi crede nel cinema come incontro, riflesso, possibilità. A chi ci accompagna, dentro e fuori dallo schermo.
Anche quest’anno abbiamo portato nelle sale storie che sanno emozionare, far sorridere, pensare. Qualcosa di vero c’è sempre. Qualcosa che parla anche di noi.
Ci rivediamo nel 2026, con nuovi film, nuove sfide e la stessa voglia di esserci. Buone feste a tutte e tutti, da chi fa cinema con passione (e un po’ di testardaggine).

La bella e le bestie (La Belle et la Meute) di Kaouther Ben Hania, distribuito in Italia da Kitchenfilm, ha vinto il Primo Premio al Vive le Cinéma Festival di Lecce 2025.
Un riconoscimento importante per un film potente, necessario e profondamente attuale, ispirato a una storia vera: una giovane donna tunisina subisce una violenza da parte di due poliziotti e decide di non tacere, affrontando da sola un intero sistema. Un racconto che commuove, indigna e scuote, trasformando il cinema in un atto di resistenza.
Presentato al Festival di Cannes aveva rappresentato la Tunisia nella corsa per gli Oscar 2019, La bella e le bestie continua a ricevere in Italia il riconoscimento che merita.
La regista Kaouther Ben Hania, già acclamata per L’uomo che vendette la sua pelle, è attualmente a Los Angeles per promuovere il suo nuovo film The Voice of Hind Rajab, appena entrato nella Short list degli Oscar 2026.
Kitchenfilm è orgogliosa di sostenere un cinema che dà voce alle donne, scuote le coscienze e porta sullo schermo verità che non possono essere ignorate.
Il festival del cinema francese | Lecce e Taviano, 17–20 dicembre 2025

Torna nel Salento Vive le Cinéma, unico festival del cinema francese del Sud Italia, e per la sua nona edizione, in programma dal 17 al 20 dicembre 2025, si svolge tra Lecce e Taviano, rafforzando il dialogo tra città e territorio.
Siamo orgogliosi di annunciare che sei film distribuiti da Kitchenfilm sono stati selezionati per questa edizione, confermando il nostro impegno nel portare in sala alcune delle voci più significative del cinema francese e internazionale contemporaneo.
Le proiezioni serali si terranno tutte presso il Multiplex Fasano di Taviano (LE), mentre masterclass e incontri di approfondimento avranno luogo a Lecce, presso il Laboratorio DAMS dell’Università del Salento.
Il festival, diretto da Angelo Laudisa, Alessandro Valenti e Brizia Minerva e prodotto da Scirocco Films, propone nei giorni che precedono le festività natalizie una selezione di lungometraggi e cortometraggi accompagnata da momenti di confronto dedicati alla ricerca artistica e alla critica cinematografica, in collaborazione con Apulia Film Commission, Città di Taviano, Università del Salento, Accademia di Belle Arti di Lecce, Polo Biblio-Museale di Lecce e Museo Castromediano.
Ospiti dell’edizione 2025
Ospite internazionale è Stéphane Ly-Cuong, regista della commedia musicale Nguyen Kitchen – film di apertura del festival – e attore nel Premio Oscar Emilia Perez.
Ospite italiano è Mimmo Calopresti, Nastro d’Argento 2025 per Cutro, Calabria, Italia, che presiederà la giuria del festival.
I film Kitchenfilm in programma
Mercoledì 17 dicembre
19:30 – NGUYEN KITCHEN di Stéphane Ly-Cuong (film di apertura)
Giovedì 18 dicembre
15:30 – LA BELLA E LE BESTIE di Kaouther Ben Hania
17:30 – NESSUNO DEVE SAPERE di Bouli Lanners
19:30 – IO, LUI, LEI E L’ASINO di Caroline Vignal
Venerdì 19 dicembre
17:30 – À SON IMAGE di Thierry de Peretti
19:30 – ARTHUR RAMBO di Laurent Cantet
Sabato 20 dicembre
17:45 – Rassegna cortometraggi pugliesi
19:15 – Premiazione finale e proiezione del film vincitore
Questa selezione racconta la varietà e la forza narrativa del catalogo Kitchenfilm, tra sguardi intimi, commedia, impegno civile e nuove forme di racconto.
Nguyen Kitchen, uscito nelle sale italiane il 4 dicembre 2025, è uno dei titoli centrali della nostra partecipazione al festival.

Domenica 7 dicembre, nella splendida cornice del Teatro Amintore Galli di Rimini, appena restaurato, si è svolta una serata davvero speciale: la cerimonia di conferimento del Premio Fellini 2025 al grande regista e Premio Oscar Alfonso Cuarón.
L’evento ha avuto un valore storico: il Premio Fellini è tornato dopo quindici anni di silenzio, ritrovando la propria centralità culturale grazie all’impegno dell’Assessorato alla Cultura e del Comune di Rimini, rappresentati dall’Assessore Michele Lari e dal Sindaco Jamil Sadegholvaad. Entrambi hanno sottolineato l’importanza strategica del cinema e delle sale come luoghi di civiltà, integrazione, dialogo e crescita collettiva.
Il pubblico riminese ha riservato a Cuarón un’accoglienza calorosa, intensa, affettuosa.
Il regista, disponibile e sorridente, si è intrattenuto a lungo con gli spettatori e con Gian Luca Farinelli, Direttore della Cineteca di Bologna, sorprendendo tutti parlando spesso in italiano, con naturalezza e simpatia.
Un incontro che ha trasformato la serata in un momento di autentica condivisione, ricco di emozione e stupore.
La cerimonia ha segnato anche l’avvio ufficiale del ciclo “Aspettando C-MOVIE”, un percorso che accompagnerà la comunità fino alla prossima edizione del C-MOVIE Film Festival 2026, creando spazi di dialogo tra cinema, territorio e cultura contemporanea.
Un’occasione preziosa per ritrovare e ritessere relazioni con tutte le persone che condividono il cammino verso il festival.
Tra i promotori del Premio Fellini anche Marco Leonetti, direttore della Cineteca e responsabile del Museo Fellini, luogo che ospita il C-MOVIE Film Festival.

Nello scatto della serata compaiono da sinistra a destra:
Un’immagine che restituisce lo spirito della serata: eleganza, comunità, cinema e visione.
L’edizione 2026 è già in cammino, con nuove storie da raccontare e nuove energie da condividere.
Kitchenfilm e il C-MOVIE Film Festival vi danno appuntamento al 2026:
il cinema che vive nei territori è pronto a tornare.






«Spiazzante: quando inizia Nguyen Kitchen, ora in sala, non capisci dove sei, in un musical? Forse…»
— Donna Moderna (Mi.G.), 4 dicembre 2025
Ed è proprio da questo spaesamento che nasce la magia del nuovo film di Stéphane Ly-Cuong, un autore che non ha paura di mescolare musical, commedia e intimità familiare per parlare di identità con freschezza e precisione.
Al centro, la straordinaria Clotilde Chevalier, che non interpreta soltanto Yvonne: la incarna. Con ironia e fragilità dà voce a una generazione che rifiuta di scegliere tra identità diverse e vuole tenere insieme tutte le sue sfumature come una ricetta che racconta chi sei. È impossibile non ritrovarsi, almeno un po’, in lei.
Ora che Nguyen Kitchen è finalmente nelle sale italiane, è arrivato il momento dell’incontro con il pubblico.
Lasciatevi spiazzare. Lasciatevi sorprendere.
Con questa uscita, Kitchenfilm continua a scegliere uno sguardo nuovo: opere che uniscono pensiero e intrattenimento, che fanno riflettere senza perdere leggerezza.
Un cinema che non ti chiede di capire, ma di sentire.

Dopo un lungo viaggio attraverso i festival internazionali, costellato di premi del pubblico e della giuria Nguyen Kitchen arriva finalmente nelle sale italiane grazie alla distribuzione di Kitchenfilm. Dal 4 dicembre, il film che ha conquistato platee da Firenze a Saint-Jean-de-Luz, passando per Pompei, Haugesund e Vevey, sarà disponibile in alcune prime città, per poi allargarsi a nuove sale su richiesta.
E molte altre sale si aggiungeranno presto: l’elenco sarà aggiornato man mano.
Nguyen Kitchen è una commedia musicale che unisce leggerezza e profondità. È la storia di Yvonne Nguyen, del suo bisogno di appartenenza e della libertà di definire se stessa, in un mondo che spesso preferisce etichettare prima ancora di capire.
È un film che profuma di casa, di sogni, di radici: un racconto di consapevolezza attraversato da humor, ritmo e un’energia luminosa.
Il pubblico lo ha amato per la sua capacità di far sorridere mentre apre domande.
La critica per la precisione con cui smaschera quei pregiudizi sottili che abitano la quotidianità, come l’innocua, solo, in apparenza domanda: “Da dove vieni?”.
Tra ironia, musica e identità, Nguyen Kitchen è una storia che rimane accesa anche dopo i titoli di coda.
Vi aspettiamo al cinema: Yvonne Nguyen è pronta ad aprirvi la porta della sua cucina e della sua storia.

3 dicembre 2025 – Polo del ‘900, Torino
In occasione del centenario della nascita e del trentennale della scomparsa di Paolo Gobetti (1925–1995), il 3 dicembre 2025 si terrà al Polo del ‘900 di Torino una giornata di studio e testimonianza dal titolo “Paolo Gobetti tra cinema e storia”, promossa dall’Archivio nazionale cinematografico della Resistenza.
Sarà un momento importante di confronto tra studiosi, registi e testimoni del cinema militante, tra cui anche Emanuela Piovano, regista e fondatrice di Kitchenfilm, che sarà felice di partecipare e portare il suo contributo personale.
Piovano ha iniziato il suo percorso proprio all’Archivio della Resistenza, lavorando a stretto contatto con Paolo Gobetti. Un’esperienza che ha profondamente influenzato la sua visione del cinema come strumento attivo di memoria e impegno civile.
«Con Paolo non era solo lavoro, era un incontro umano, uno scambio continuo», racconta, ricordando l’importanza di quegli anni nella formazione del suo sguardo autoriale.
Emanuela Piovano continua oggi questo percorso con Kitchenfilm, attraverso progetti che legano narrazione, storia e territorio, un’eredità che, proprio grazie a incontri come quello con Gobetti, non ha mai smesso di evolversi.
L’evento sarà aperto al pubblico e si preannuncia come un’occasione preziosa per riflettere sul valore del cinema come strumento di resistenza, conoscenza e partecipazione.

Il documentario The Brink of Dreams, diretto da Ayman El Amir e Nada Riyadh, arriva in Sardegna il 5 dicembre 2025 per due proiezioni speciali, organizzate da Andrea Contu e Francesco Giai Via.
Un’occasione preziosa per incontrare da vicino il regista Ayman El Amir, che sarà presente in sala per raccontare il percorso creativo e umano di un film già accolto con entusiasmo nei principali festival internazionali.
Un racconto di libertà, amicizia e resistenza
Presentato con successo alla Semaine de la Critique di Cannes, dove ha ottenuto il premio come Miglior Documentario, e vincitore al Torino Film Festival, The Brink of Dreams segue il sogno di un gruppo di giovani donne egiziane che, sfidando convenzioni sociali e resistenze familiari, fondano una compagnia teatrale nell’Alto Egitto.
È un film che parla di emancipazione, amicizia e desiderio collettivo, narrato con uno sguardo intimo, poetico e profondamente umano.
Le proiezioni
Carbonia – Fabbrica del Cinema (Sala Fabio Masala)
Venerdì 5 dicembre – ore 09:30 (TBC)
Grande Miniera di Serbariu – Carbonia (SU)
La mattinata sarà dedicata a una Masterclass con il regista Ayman El Amir rivolta al pubblico e alle studentesse e agli studenti dei Master di Cinema dell’Università degli Studi di Cagliari.
La sessione, condotta da Francesco Giai Via, direttore del Carbonia Film Festival, partirà dalla presentazione e dalla visione del film per poi aprirsi a una discussione sulla visione cinematografica dell’autore.
Cagliari – Notorious Cinema
Venerdì 5 dicembre – ore 21:30
Piazza Unione Sarda – Via Santa Gilla 18
Proiezione serale di The Brink of Dreams (102’), seguita dall’incontro con il pubblico e da un Q&A con il regista Ayman El Amir, moderato da Francesco Giai Via, direttore artistico del Carbonia Film Festival.
Una giornata dedicata al cinema del reale
Le due proiezioni rappresentano un appuntamento speciale per chi ama il cinema documentario e il racconto del reale: un viaggio nel cuore di un film che parla di coraggio e autodeterminazione, in compagnia di uno dei suoi autori più sensibili.


Venerdì 21 novembre 2025 – Ore 18.00
In occasione della proiezione del film “Senza Prove” di Béatrice Pollet, la Dott.ssa Alessandra Bramante guiderà un incontro con esperti per approfondire il delicato tema del Denial of Pregnancy (gravidanza non percepita), condizione clinica ancora poco conosciuta ma capace di EVENT conseguenze drammatiche.
Il film racconta la storia di Claire, avvocata e madre, improvvisamente coinvolta in un drammatico episodio: un neonato viene trovato abbandonato e tutte le tracce portano a lei. Claire però nega di essere stata incinta. Da qui prende avvio un’indagine che svela una realtà psicologica complessa e sorprendente.
Un’occasione per riflettere, insieme a professionisti della salute mentale perinatale, su un fenomeno ancora poco rappresentato, ma che ha importanti implicazioni cliniche, etiche e sociali.
Proiezione a Milano – Cinema Centrale

All’inaugurazione del rinnovato Cinema Splendor Giuseppe Boaro a Ivrea (TO), considerato uno dei più antichi cinema d’Italia, c’erano anche la regista, distributrice Emanuela Piovano e Angela Greco della Nip, insieme a tantissima gente accorsa per celebrare questo importante momento.
Il cinema, fondato nel 1910 da Giuseppe Boaro, ritorna alla luce grazie alla nuova gestione di Niccolò Tomelleri. È stato completamente ristrutturato e ammodernato: rifatta la sala, adeguati impianti e confort, e restaurata – fedelmente al modello originale – la storica insegna del 1910.
Un momento simbolico per Ivrea: il passato e il futuro del cinema che si incontrano in una sala pronta a riprendere il suo ruolo culturale nella città.





“Dans la cuisine des Nguyen” conquista la Foglia d’Oro speciale della Giuria a France Odéon.

Presentato nella selezione ufficiale del Festival France Odéon di Firenze, Dans la cuisine des Nguyen ha ricevuto la Foglia d’Oro speciale della Giuria, un riconoscimento che celebra la freschezza e l’originalità del film.
Motivazione della giuria:
“Una commedia musicale vibrante e sincera, che dipinge con autenticità la comunità vietnamita di Parigi e il piccolo universo di un ristorante dove si scontrano due generazioni. Tra canzoni e involtini vietnamiti, il film smonta con ironia gli stereotipi che troppo facilmente affibbiamo alle minoranze e ai mondi lontani, raccontando il rapporto tra appartenenza e libertà, tra radici familiari e desiderio di essere se stessi, con un cast perfetto, che mescola attori professionisti e non professionisti, donando al film una vitalità travolgente.”
Il film, diretto da Stéphane Ly-Cuong, arriverà nelle sale italiane dal 4 dicembre con Kitchenfilm, distribuito con il titolo Nguyen Kitchen.
Nguyen Kitchen è un brillante mix di commedia familiare, musical e racconto identitario, che affronta il tema dell’identità culturale con leggerezza, ritmo e grande sensibilità. Un film che celebra la diversità come ricchezza e la cucina come luogo d’incontro tra mondi, generazioni e desideri.
Foto del regista Stéphane Ly-Cuong durante la presentazione, gentilmente concesse dall’Ufficio Stampa del Festival France Odéon.




















Venerdì 31 ottobre ore 17:00 – Cinema La Compagnia, Firenze
Alla presenza del regista Stéphane Ly-Cuong
Un film musicale franco-vietnamita che profuma di spezie e sogni.
Nguyen Kitchen racconta con delicatezza e ironia il rapporto tra una madre e una figlia, tra tradizione e desideri, tra cucina e palcoscenico. Un viaggio intimo e universale, tra commedia, memoria e canzoni, dove il cibo diventa linguaggio d’amore e la musica espressione di libertà.
Una storia che parla di identità, appartenenza e di legami familiari attraverso il calore di una cucina e la magia del musical.

Distribuito in Italia da Kitchen Film.
Dal 13 ottobre al cinema. Una storia vera, raccontata in un documentario necessario.
Vibrante, potente, attraversato da coraggio e determinazione: The Brink of Dreams ci porta nell’Egitto rurale, dove un gruppo di giovani donne crea una compagnia teatrale tutta al femminile, sfidando aspettative familiari e rigide norme sociali.
Girato nell’arco di quattro anni, segue la loro crescita dall’infanzia all’età adulta, intrecciando sogni, desideri e la forza di decidere chi diventare.
Premiato alla Semaine de la Critique di Cannes 2024 e vincitore del Premio Speciale della Giuria al 42° Torino Film Festival, il film è un inno alla sorellanza, alla libertà e al potere dell’arte come strumento di espressione e riscatto.
Da non perdere.


Anteprima alla 25ª edizione degli Incontri del Cinema d’Essai FVG
Martedì 30 settembre 2025 – ore 16:45
Kinemax Gorizia, Sala 3
La 25ª edizione degli Incontri del Cinema d’Essai, promossa da FICE, torna al confine tra Italia e Slovenia, nel cuore di Gorizia e Nova Gorica – Capitale Europea della Cultura 2025.
Tre giornate dedicate al cinema indipendente, tra anteprime, proiezioni, incontri e riflessioni condivise tra esercenti, distributori, registi e appassionati.
Kitchenfilm partecipa con entusiasmo, presentando in anteprima agli esercenti il nuovo film in uscita in Italia a dicembre 2025

Yvonne Nguyen, attrice franco-vietnamita in cerca di successo nei musical, torna controvoglia a vivere con la madre, che sogna per lei un futuro più “serio”. Tra scontri e silenzi, nell’intimità della cucina del ristorante di famiglia, le due riscoprono un legame dimenticato, mentre Yvonne si prepara all’audizione che potrebbe cambiarle la vita.
Una storia delicata e saporita, da gustare anche fuori dallo schermo con
Nem – Nuvolette di drago – Vino “Orosia” – Erbaluce di Caluso DOCG Bio
Non mancate!

Siamo felicissimi di celebrare il grande successo di Kaouther Ben Hania, che ha conquistato il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia con il suo toccante film “The Voice of Hind Rajab“, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del festival.
E non finisce qui! Il film ha fatto incetta di premi e menzioni speciali, tra cui:
• Leoncino d’Oro assegnato dalla giuria degli studenti italiani
• Premio della Croce Rossa Italiana per la rappresentazione dei valori umanitari
• Premio UNICEF per aver dato voce alla tragedia dell’infanzia attraverso la storia vera della piccola Hind
• Selezionato come candidato ufficiale della Tunisia agli Oscar 2026 nella categoria Miglior Film Internazionale
Kaouther Ben Hania, già conosciuta per Four Daughters e The Man Who Sold His Skin, entrambi candidati all’Oscar, si conferma una delle voci più forti e necessarie del cinema contemporaneo. Kitchenfilm è orgogliosa di aver distribuito in Italia il suo bellissimo film La Belle et la Meute (in italiano La Bella e le Bestie), anch’esso candidato all’Oscar, e si congratula vivamente con la regista per questo nuovo e meritato traguardo.

Il Cinema Godard, intitolato al leggendario regista Jean-Luc Godard, è una sala all’avanguardia all’interno della Fondazione Prada, a Milano. Progettato da Rem Koolhaas, il cinema propone una programmazione curata da Paolo Moretti che spazia tra classici restaurati, prime visioni e opere sperimentali, riflettendo l’impegno della Fondazione nella promozione della cultura cinematografica.
Tra i titoli in programma, Oleg il film di Juris Kursietis, che sarà proiettato venerdì 6 settembre alle ore 14:15 all’interno della sezione Selezione, dedicata ai film più significativi della stagione cinematografica attuale.
Presentato in concorso al 72° Festival di Cannes e, in Italia, al 31° Trieste Film Festival, Oleg è stato selezionato per il Trieste Film Festival in Tour, proiettato al C-MOVIE Film Festival di Rimini e distribuito in Italia da Kitchenfilm.
Il film racconta la storia di un giovane lettone che si trasferisce in Belgio in cerca di una vita migliore. Attraverso una narrazione intensa e una regia sensibile, il film affronta temi cruciali come l’identità, l’emigrazione, l’alienazione e lo sfruttamento del lavoro. Oleg è una riflessione amara, politica e sociale, che getta luce sulle difficoltà vissute da molti immigrati in Europa.
Il protagonista, Valentin Novopolskij, offre un’interpretazione toccante, capace di restituire con forza la condizione del sentirsi straniero, non-cittadino, membro di un “non luogo” anche nel proprio stesso paese.

Dal 28 agosto arriva al cinema A SON IMAGE di Thierry de Peretti, distribuito da Kitchenfilm.
Tratto dall’omonimo romanzo di Jérôme Ferrari, il film ci porta nella Corsica degli anni Novanta, terra splendida e contraddittoria, teatro di lotte, passioni, e memorie ferite.
Al centro della storia, una giovane fotografa – interpretata con intensità da Camille Lellouche . Attraverso il suo sguardo, il film riflette sul ruolo delle immagini, sulla guerra, sulla memoria collettiva e sull’identità.
Con una regia potente e contemplativa, De Peretti ci guida in un racconto intimo e politico, che interroga il senso stesso del “vedere” e del “rappresentare”. Il film, applaudito in festival internazionali, è un viaggio sensoriale e filosofico, che lascia il segno.
Un’opera necessaria, che parla di noi, del nostro tempo, e delle storie che ci attraversano.

Venerdì 22 agosto alle ore 21:10, presso Periferica (Via dell’acquedotto, 15 – Mazara del Vallo), si terrà la proiezione del docufilm “Con voce di Nilde“, un omaggio intenso e originale a Nilde Iotti, prima donna Presidente della Camera e figura centrale nella storia della nostra Repubblica.
Il film, diretto da Emanuela Piovano, racconta una Nilde Iotti internazionale, ritratta tra i grandi del ’900. Come nel celebre quadro “I funerali di Togliatti” di Renato Guttuso, la Iotti è presente con forza e dignità. Le sue parole, tratte dai suoi veri discorsi, si intrecciano alle immagini di repertorio e ci restituiscono tutta la profondità della sua visione politica e umana.
La serata sarà arricchita da:
• I saluti di Antonino Signorello, Segretario dei Giovani Democratici di Mazara del Vallo
• Gli interventi di Filippo Piccione, scrittore, e Linda Licari, Segretaria PD Marsala e Coordinatrice del Circolo PD online “Nilde Iotti”
Un’occasione per riscoprire, attraverso il linguaggio del cinema, la voce e l’eredità di una donna che ha fatto la storia.





Dal 24 al 27 luglio, arriva al Cinema Pastrone di Asti “Senza Prove“, il potente film di Béatrice Pollet, distribuito da Kitchenfilm.
Tratto da una vera storia giudiziaria, “Senza Prove” è un thriller drammatico che esplora con coraggio e sensibilità il confine fragile tra corpo e mente durante la gravidanza. Protagonista è Maud Wyler, affiancata da Géraldine Nakache e Grégoire Colin, in un’opera che sfida i pregiudizi e le facili conclusioni della giustizia.
Una riflessione lucida e inquieta sulla maternità, la fragilità psichica e il diritto a essere ascoltate. Un film che lascia il segno.
Proiezioni al Cinema Pastrone di Asti:
• Giovedì 24 luglio ore 21:30
• Venerdì 25 luglio ore 17:30
• Sabato 26 luglio ore 19:30
• Domenica 27 luglio ore 17:30 e 21:30
Un film necessario. Vi aspettiamo in sala.

Grandi eventi in corso a Gorizia per la SCUOLA LEO BENVENUTI e il PREMIO SERGIO AMIDEI, uniti per la GO!2025 SUMMER SCHOOL.
Il programma, realizzato in collaborazione con Via della Creatività e curato da Francesco Ranieri Martinotti, si svolge dal 17 al 23 luglio 2025 nel suggestivo scenario di Borgo Castello.
I partecipanti alla Summer School hanno l’opportunità di vivere un’esperienza formativa intensa: proiezioni, incontri con autori, e masterclass, nell’ambito della 44ª edizione del Premio Sergio Amidei.
Lunedì 21 luglio, presso la Mediateca.GO, la regista e vicepresidente ANAC Emanuela Piovano ha tenuto una masterclass dal titolo “Perfection is imperfection“.
Un emozionante viaggio attraverso lo sguardo e i diari di tre grandi registe: Alice Guy, Barbra Streisand e Agnès Varda, che hanno rivoluzionato la storia del cinema con il loro sguardo lucido e personale.

Dal 19 giugno arriva al cinema “Oleg” di Juris Kursietis, un film potente e toccante che ci immerge nella dura realtà dei lavoratori migranti in Europa.
Oleg è un giovane macellaio lettone che sogna una vita dignitosa in Belgio. Ma quando perde il lavoro per una falsa accusa, si ritrova senza documenti, senza soldi e senza via d’uscita. A offrirgli un nuovo inizio è Andrzej, uomo affascinante e ambiguo, che lo trascina in una spirale di dipendenza e sfruttamento.
Un thriller sociale intenso e viscerale, che scava nell’animo umano e nella fragilità delle speranze. Con una regia asciutta e coinvolgente, “Oleg” ci parla di identità, sopravvivenza e dignità, mettendo a nudo il lato oscuro dell’Europa contemporanea.
Al cinema dal 19 giugno:
• Rimini – Cinema Fulgor
• Milano – Cinema Centrale
• Roma – Cinema delle Province (dal 26 giugno al 2 luglio)
• Torino – Fratelli Marx (dal 26 al 29 giugno)
Un film da non perdere. Crudo, necessario, profondamente umano.

Con grande entusiasmo, Kitchenfilm annuncia che il film In the Nguyen Kitchen ha vinto il premio come Miglior Lungometraggio al Festival Internazionale del Cinema di Pompei 2025
Il regista Stéphane Ly-Cuong, presente alla manifestazione, ha ricevuto il premio durante la cerimonia di premiazione, alla presenza del direttore artistico Enrico Vanzina e della presidente del festival Annarita Borelli.
La giuria ha elogiato l’opera per la sua intelligente leggerezza nell’esplorare i temi dell identità, sottolineando in particolare l interpretazione trascinante e scatenata di Clotilde Chevalier nel ruolo di Yvonne. È stato inoltre riconosciuto il merito del regista nel bilanciare due culture e nell’ integrare suggestioni musicali in una commedia agrodolce di presa di coscienza.
La colonna sonora originale, composta da Clovis Schneider e Thuy-Nhân Dao, accompagna il film con ben 41 brani che arricchiscono la narrazione.
In the Nguyen Kitchen racconta la storia di Yvonne, una giovane donna franco-vietnamita che, attraverso la cucina di famiglia, riscopre le proprie radici e affronta le sfide legate all’identità culturale. Il film mescola commedia e dramma, offrendo una riflessione profonda sull’appartenenza e la memoria.
Premi e riconoscimenti
• Miglior Lungometraggio – Festival Internazionale del Cinema di Pompei 2025
• Premio del Pubblico per la Miglior Commedia – Vevey International Film Festival
• Selezione Ufficiale – Festival International du Film de Comédie de Liège
• Selezione Ufficiale – Festival 2 Cinéma de Valenciennes
• Selezione Ufficiale – Festival International du Film de Saint-Jean-de-Luz
In the Nguyen Kitchen sarà distribuito in Italia da Kitchenfilm. La data di uscita nelle sale sarà annunciata a breve.
Le foto sono di Eugenio Di Paolo















Dal 5 giugno “The Sower” di Marine Francen arriva nei cinema italiani! Un film poetico e potente, ambientato in un paesaggio rurale senza tempo, che racconta una storia tutta al femminile, tra desiderio, libertà e resistenza.
In programmazione nelle sale: • Roma – @cinemadelleprovincieroma • Milano – @cinemacentralemilano • Torino – @cinemacentraletorino • Rimini – @cinema.fulgor.rimini • Asti – @vertigosalapastrone • Polignano a Mare – @multisalavignolapolignano
In occasione dell’anteprima italiana del film, durante la seconda edizione del C-MOVIE FILM FESTIVAL 2025, è stata realizzata una Q&A esclusiva tra la regista Marine Francen e Emanuela Piovano, direttrice artistica del festival.
Guarda il video su YouTube: un dialogo intenso e appassionato che svela il percorso creativo, le ispirazioni e la visione dietro The Sower (Le Semeur).
Il film è tratto dal romanzo “L’homme semence” di Violette Ailhaud, scritto in segreto e ritrovato 50 anni dopo la morte dell’autrice. Una testimonianza potente che, grazie alla sensibilità di Francen, si trasforma in un’opera cinematografica necessaria. La proiezione è in lingua originale con sottotitoli in italiano, per restituire pienamente l’autenticità delle interpretazioni.
“The Sower” è una parabola sulla forza delle donne, sulla cura e sull’istinto di sopravvivenza. Un’opera delicata e ribelle, che parla con silenzi, sguardi e paesaggi. Una riflessione profonda sul corpo, la libertà e il desiderio.
Un film da non perdere!

Il Memoria Festival 2025 si terrà a Mirandola (MO) dal 6 all’8 giugno, offrendo un ricco programma di eventi che esplorano il tema della memoria attraverso varie discipline: letteratura, storia, scienze, musica, filosofia, cinema, antropologia, arte e molto altro.
Tra gli appuntamenti di rilievo, l’8 giugno alle ore 17:00, si svolgerà l’incontro “Cinema al femminile“, che vedrà la partecipazione della regista Emanuela Piovano, insieme a Francesca Cima, Piera Detassis e Vanessa Scalera, con il coordinamento del critico cinematografico Gian Piero Brunetta.
Emanuela Piovano, regista e produttrice torinese, è nota per il suo impegno nel valorizzare il cinema al femminile e per opere che affrontano tematiche sociali e culturali.

In the Nguyen Kitchen (titolo originale: Dans la cuisine des Nguyen), opera prima del regista francese Stéphane Ly-Cuong, è stato selezionato in concorso alla prima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Pompei (PIFF), che si terrà dal 3 all’8 giugno 2025.
Anteprima italiana:
In the Nguyen Kitchen sarà presentato in anteprima sabato 7 giugno alle ore 18:00, alla presenza del regista Stéphane Ly-Cuong e della distributrice italiana Emanuela Piovano di Kitchenfilm.
Sinossi:
Yvonne Nguyen, giovane aspirante attrice franco-vietnamita, sogna una carriera nei musical, ma si scontra con le aspettative della madre, che la vorrebbe accanto a sé nella cucina del ristorante di famiglia, intenta a preparare involtini tradizionali per la clientela francese. Tra incomprensioni generazionali, senso di appartenenza e desiderio di emancipazione, Yvonne non rinuncia ai suoi sogni. Quando si presenta finalmente l’occasione di un’importante audizione, la giovane è chiamata a scegliere tra le radici familiari e il desiderio di realizzarsi.
Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui: • Premio del Pubblico RTS per la Migliore Commedia al Vevey International Funny Film Festival 2024 • Premio del Pubblico al Festival Plurielles di Compiègne 2024 • Premio del Pubblico al Festival di Saint-Jean-de-Luz 2024
Il PIFF, fondato da Enrico Vanzina e Annarita Borelli, con la direzione artistica di e una giuria presieduta da Valerio Caprara, selezionerà otto film internazionali in concorso, offrendo una prospettiva multiculturale unica nel panorama cinematografico.

La regista Emanuela Piovano sarà presente al 43ª edizione di BFF43 Mercoledí 7 maggio, ore 16.00 per la proiezione Senza fissa dimorache aprirà la nostra retrospettiva insieme ai corti di Adriana Monti e Ursula Ferrara. E ancora Giovedí 8 maggio, ore 16.00 – per la proiezione del film Le rose blu. Conduce Cesare Barbieri del comitato di selezione.

Il cortometraggio Senza fissa dimora (1987), scritto e diretto da Emanuela Piovano e prodotto dalla RAI, rappresenta un’opera significativa che esplora il tema dell’emarginazione attraverso una narrazione poetica e simbolica.
Durante un viaggio in autostop verso la Germania, la giovane Juliane racconta la sua esperienza trascorsa in un dormitorio pubblico. Attraverso una serie di flashback, emergono le storie degli altri ospiti: giocatori di carte, una ragazza ex-tossicodipendente e una suonatrice di saxofono. La narrazione si arricchisce di elementi onirici, come la presenza di bambini vestiti da Re Magi, che appaiono e scompaiono, conferendo al racconto una dimensione sospesa tra realtà e sogno. Il film intreccia i temi della rivelazione, della gratuità e dell’abbandono, offrendo uno sguardo profondo sulla condizione umana e sull’importanza della memoria collettiva.
Il film Le rose blu (1990)- Le rose blu segna l’esordio alla regia di Emanuela Piovano nel lungometraggio, ambientato nel carcere femminile delle Vallette di Torino. Tra piccole detenute per reati legati alla droga, emerge la figura poetica di Lidia, simbolo di resistenza e bellezza. Una rosa blu, portata da Laura Betti e destinata a lei, diventa il filo conduttore di un racconto corale fatto di speranza, marginalità e sogni infranti.
Girato in 16 mm e successivamente ampliato a 35 mm, Le rose blu è un’opera che sfida le convenzioni del cinema carcerario, offrendo una rappresentazione autentica e commovente delle donne dietro le sbarre. Il film è stato riconosciuto per il suo valore artistico e sociale, ricevendo il Premio di Qualità del Ministero dei Beni Culturali e diventando un punto di riferimento nel panorama del cinema italiano degli anni ’90.
Girato tra realtà e finzione, il film si chiude con la tragedia dell’incendio del 1989 in cui persero la vita undici donne. Le rose blu è un omaggio alla dignità delle “dimenticate”, un’opera che unisce documentario e poesia per rinnovare lo sguardo sul cinema italiano.

THIERRY DE PERETTI
Alcune immagini del regista Thierry De Peretti al Bif&st – Bari International Film&TV Festival, dove il 25 marzo 2025 è stato presentato in anteprima italiana il film “À son image – Ritratto di una fotografa“.
Il film racconta alcuni frammenti della vita di Antonia, giovane fotografa del Corse-Matin ad Ajaccio, in Corsica. Il suo impegno, i suoi amici e i suoi amori si intrecciano ai grandi eventi della storia politica dell’isola, dagli anni ’80 all’alba del XXI secolo. Un affresco delicato e potente di una generazione ribelle, narrato attraverso lo sguardo intimo e umano di una donna che osserva il mondo da dietro l’obiettivo.
Durante l’incontro con il pubblico, Thierry De Peretti ha risposto con grande disponibilità alle domande degli spettatori, rendendo omaggio a Nanni Moretti, presente al festival, e a Mina, nel giorno del suo compleanno. Non a caso, il film si apre proprio con una sua canzone.
Foto: Ufficio stampa Bif&st














Nasce da un’idea di Steve Della Casa – critico, conduttore radiofonico e Conservatore della Cineteca Nazionale – la nuova manifestazione Custodi di sogni – I tesori della Cineteca Nazionale, promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia.

Il festival si terrà a Roma dal 31 marzo al 6 aprile, con ingresso gratuito, e offrirà al pubblico preziosi beni culturali cinematografici conservati dalla Cineteca Nazionale. L’evento punta a promuovere la preservazione e il restauro del patrimonio cinematografico, esplorare le molteplici forme di creatività legate alla ricerca e all’edizione del repertorio e del cinema del passato, e creare un dialogo internazionale tra cineteche, sottolineando l’importanza della salvaguardia del cinema.
Giovedì 3 aprile – SPAZIO SCENA
Ore 18:30 | Omaggio a Gabriella Rosaleva: L’incanto dell’essenziale
Un incontro speciale con:
Daniela Morelli (attrice protagonista)
Emanuela Piovano (produttrice del film, regista e distributrice)
Gabriella Rosaleva (regista del film)
Modera Annamaria Licciardello con Luisa Cutzu.
A seguire, proiezione del film “Processo a Caterina Ross” di Gabriella Rosaleva (1982, 79’).
Un’occasione imperdibile per riscoprire un’opera unica e dialogare con le protagoniste del film.

Martedì 25 marzo alle 20:00, la proiezione e presentazione di À Son Image – Ritratto di una Fotografa di Thierry De Peretti al BIF&ST – Bari International Film & TV Festival, presso la Galleria Cinema di Bari.
Il film racconta frammenti della vita di Antonia, una giovane fotografa del Corse-Matin ad Ajaccio. Tra impegni professionali, amici, amori e gli eventi politici che segneranno la sua isola, À Son Image dipinge un affresco intimo di una generazione che si trova a vivere dagli anni ’80 all’alba del XXI secolo.
Il film sarà proiettato nella sezione non competitiva “Frontiere“, che raccoglie opere cinematografiche di diverse origini geografiche, stili e temi, unite dalla riflessione sulle molteplici “frontiere” del nostro tempo. Queste pellicole esplorano le tensioni e le connessioni tra mondi diversi, stimolando il dialogo su questioni di identità, appartenenza e coesistenza interculturale.
Il regista Thierry De Peretti sarà presente alla proiezione e risponderà alle domande del pubblico.
Martedì 25 marzo, ore 20:00 | Multicinema Galleria di Bari, Sala 6, Corso Italia, 15 G, 70123 Bari

Al C-Movie Film Festival, appena concluso, la visione del cinema non è mai vincolata dalle etichette di “serie A” e “serie B”. Il nostro obiettivo è esplorare il cinema di confine, quello che sfida le definizioni tradizionali, offrendo una finestra su mondi spesso non raccontati, ma ricchi di valore, creatività e messaggi profondi. Celebrando tutte le forme di cinema, dalle più sperimentali a quelle più popolari, il nostro festival simboleggia un dialogo ininterrotto tra generi e culture.
Ieri, la scomparsa di Nadia Cassini, icona del cinema di serie B, ci invita a riflettere su un genere spesso considerato marginale, ma che ha dato spazio a innovazione e libertà espressiva, creando opere che sfidano le convenzioni e aprono nuove strade al cinema di genere.
Un ospite speciale di due edizioni del C-Movie è stata Barbara Bouchet, ha partecipato alla proiezione di La dama rossa uccide sette volte (1972) e, nella seconda edizione, ha raccontato il suo rapporto con Monica Vitti e Ugo Tognazzi nel film L’anatra all’arancia (1975). Due pellicole considerate “cult”. Barbara Bouchet, una leggenda del cinema di genere, ha raccontato come Quentin Tarantino, dopo un incontro a Venezia, l’abbia sempre considerata un “mito”, accettando di fare da padrino a una rassegna di film di serie B solo a condizione che fosse invitata anche lei. Riguardo a ciò, la Bouchet si è detta profonda mente grata a Tarantino per aver riconosciuto il valore dei film di serie B, contribuendo così a farli riscoprire da una nuova generazione di appassionati, tra cui i fan del regista stesso, che apprezza da sempre il talento dell’attrice. E non solo: Barbara Bouchet è anche entrata a far parte del cast di Gangs of New York di Martin Scorsese (2002), interpretando il ruolo della signora Schermerhorn, dimostrando ancora una volta la sua versatilità e la capacità di brillare anche in contesti più mainstream, portando con sé la sua esperienza unica nel cinema di genere.

La terza giornata sabato 15 Marzo della seconda edizione del C-Movie Film Festival, organizzato da Kitchenfilm e con la direzione artistica della regista e distributrice Emanuela Piovano, si è conclusa con un grande successo di pubblico.
La giornata è iniziata con un incontro imperdibile con Luca Raffaelli, uno dei massimi esperti italiani nel mondo del fumetto e del cinema d’animazione, e la giornalista e critica cinematografica Mariuccia Ciotta. Insieme a Lorenzo Pulito, hanno approfondito il cinema di animazione della Golden Age americana, offrendo un affascinante spunto di riflessione su un capitolo fondamentale della storia del cinema.











Nel pomeriggio, è stata proiettato Per amor vostro (2015) di Giuseppe Gaudino, con Valeria Golino protagonista. A seguire, l’incontro con Giuseppe Gaudino e Isabella Sandri, che hanno dialogato con Daniela Persico e Mario Balconà sull’opera cinematografica e sul legame che unisce la coppia artistica. La giornata è proseguita con la proiezione del film Un confine incerto (2019) di Isabella Sandri.













Un grande ritorno al festival è stato quello di Barbara Bouchet, volto iconico del cinema italiano e internazionale, che ha emozionato il pubblico della Cineteca di Rimini. In un incontro condotto dalla giornalista Elisabeth Missland e dalla scrittrice Cristina Borsatti, Bouchet ha raccontato la sua carriera artistica e il suo rapporto con Monica Vitti e Ugo Tognazzi, con cui ha recitato nel celebre film L’anatra all’arancia (1075) di Luciano Salce.











La serata si è conclusa in grande stile con l’anteprima di THE SOWER (2017), un film che ha conquistato il pubblico con la sua potente narrazione di resistenza, speranza e solidarietà femminile, presentato alla presenza della regista Marine Francen. Il film sarà distribuito prossimamente nelle sale italiane da Kitchenfilm.





Con una straordinaria partecipazione di pubblico, la terza giornata ha chiuso in bellezza la seconda edizione del C-Movie Film Festival. Kitchenfilm ringrazia tutti coloro che hanno partecipato e contribuito alla realizzazione di questo evento indimenticabile.

La seconda giornata del C-Movie Film Festival, svoltasi ieri, 14 marzo, ha registrato un grande successo con un’eccezionale partecipazione di studenti e pubblico presso la Cineteca di Rimini. Un evento ricco di contenuti che ha saputo coinvolgere il pubblico con incontri e proiezioni di grande valore artistico e culturale.
La mattinata ha visto protagonista la regista Giovanna Gagliardo, che ha presentato il suo film Il mestiere di vivere (2024), un ritratto intimo e profondo di Cesare Pavese. Nel pomeriggio, è stata la volta della proiezione di Via degli specchi (1983), con Milva e Nicole Garcia, un film che ha conquistato il pubblico, confermando l’importanza e la rilevanza delle opere della Gagliardo, che continua a ispirare anche le nuove generazioni.
La seconda giornata del festival ha dunque ribadito la sua vocazione a esplorare le frontiere del cinema, della cultura e del pensiero libero, proponendo film straordinari che stimolano la riflessione.
Un omaggio speciale è stato dedicato al regista Salvatore Piscicelli, con la proiezione di Vita segreta di Maria Capasso (2019), presentata e introdotta dalla sceneggiatrice Carla Apuzzo, che ha dialogato sul cinema di Piscicelli con la giornalista Silvana Silvestri. Un altro incontro importante ha visto protagonisti i giornalisti Mariuccia Cotta e Roberto Silvestri, che hanno approfondito la figura di Clint Eastwood e la sua visione del cinema attraverso il loro libro Spettri di Clint – L’America del Mito nell’opera di Eastwood (MI 2023), analizzando il maestro americano come un “autore feticcio” e il suo rapporto con l’indipendenza e la convivenza.
La serata si è conclusa con la proiezione del film OLEG (2019), del regista Juris Kursietis, un dramma emozionante che ha colpito profondamente il pubblico presente. Il film sarà distribuito nelle sale italiane da Kitchenfilm.



































La seconda edizione del C-Movie Film Festival è iniziata con grande emozione al Cinema Fulgor di Rimini, con un omaggio speciale a Diana Karenne, una delle figure leggendarie del cinema muto. La sua straordinaria vita e carriera sono state raccontate dalla scrittrice Melania G. Mazzucco, (vincitore del Premio Strega nel 2003) autrice del libro Silenzio – Le sette vite di Diana Karenne (Einaudi), Durante l’incontro, Mazzucco ha dialogato con lo scrittore e storico del cinema Sergio Toffetti e con la regista e direttora di C-Movie, Emanuela Piovano, offrendo uno spunto profondo sulla figura di Karenne e sul suo impatto nel panorama cinematografico.
La serata ha visto anche la proiezione, in collaborazione con la Cineteca Milano, del restauro di Redenzione (1920), un film diretto da Carmine Gallone che segna una delle prime grandi interpretazioni di Diana Karenne. La copia restaurata di Redenzione, un raro nitrato d’epoca, è stata realizzata con il contributo della Kitchenfilm e da MicLab a partire dall’unica e preziosa copia sopravvissuta del film. Questo restauro, effettuato su una pellicola incompleta con colorazioni originali, fa parte delle collezioni conservate dal musicologo e storico del cinema Luigi Rognoni, depositate nel 1947 in occasione della fondazione della Cineteca Milano.
In occasione del suo compleanno e per celebrare l’incredibile contributo che Elizabeth Missland ha dato al panorama cinematografico, la Vice Sindaca Chiara Bellini e il Direttore della Cineteca Marco Leonetti le hanno dedicato un omaggio floreale. Missland è stata per oltre 20 anni la Presidente dei Globi d’Oro, i premi assegnati dalla stampa estera al cinema italiano, un ruolo che ha ricoperto con grande passione e impegno.
Rappresenta un esempio di determinazione e successo per tante giovani donne. Da sempre appassionata di cinema, dopo gli studi ha contribuito alla nascita dei Premi Oscar Francesi, allora chiamati Triomphes, oggi César. Negli anni ’60 entra nel Gruppo Paris Match, dove collabora come consulente artistica alla trasmissione di punta della TV pubblica di Guy Lux, Palmarès de la chanson. Nel 1973 si trasferisce a Roma come corrispondente del Gruppo Paris Match, che sarà successivamente acquisito da Hachette Filippachi Press e poi da Mondadori France Magazines, dove ricopre il ruolo di responsabile della redazione italiana della rivista Le Film Français.
Per 22 anni, Elizabeth Missland è stata Direttore Artistico e Presidente Onorario dei Globi d’Oro della Stampa Estera. Inoltre, da 20 anni fa parte dell’Artistic Committee del Monte-Carlo Film Festival, diretto da Ezio Greggio.
A chiudere la serata, alla Cineteca di Rimini, è stata la proiezione del magnifico The Brink of Dreams di Nada Riyadh e Ayman El Amir. Il film, già vincitore dell’Oeil d’Or come miglior documentario al Festival di Cannes, ha anche ricevuto il Premio Speciale della Giuria nella sezione Concorso Documentari del 42° Torino Film Festival. Il documentario sarà distribuito in Italia da Kitchenfilm
Foto di Rossella Chiovetta




























Torna dal 13 al 15 marzo a Rimini il C-MOVIE Film Festival manifestazione alla sua seconda edizione organizzata da kitchenfilm con la direzione artistica della regista e distributrice Emanuela Piovano in collaborazione con la Cineteca di Rimini.
Il festival si propone di aprire una riflessione su cinema, corpi e convivenze attraverso tre giornate di proiezioni, incontri e dibattiti, alla presenza di numerosi ospiti del cinema italiano e internazionale.
“ TESTA E CUORE – A grande richiesta approdiamo alla seconda edizione di questo progetto nato per caso, reti e coincidenze, donne, passioni, paesi. Una responsabilità e un dono, poter presentare all’affettuoso pubblico riminese i nostri film dell’anno, che proprio da questo posto, magico di risonanze, riceveranno il testimone per la staffetta che li porterà in giro per l’Italia. Una responsabilità e un privilegio, poter invitare, insieme ai loro autori, sparring partner eccezionali, in cui crediamo e che hanno creduto in noi. C-MOVIE 2025 resta, dunque, una vetrina della nostra Kitchen che diventa salotto o agorà, come si preferisca, a seconda che il proprio habitat comprenda la democrazia domestica o urbana. Con una speranza: che non si debba mai scegliere tra testa o cuore, che il nostro piccolo festival possa contribuire ad una cultura di spazi e rispetti, corpi e convivenze, di cui il cinema, da sempre, è finestra archetipica, maieutica, miracolosa, come ci ha insegnato Fellini, tra i molti. E tra tutte.”
Emanuela Piovano Direttora Festival C-Movie CEO Kitchenfilm (dal catalogo C-MOVIE 2025)
Ogni modifica al programma sarà pubblicata in tempo reale sul sito www.cinekit.it/c-movie/


La Fédération des Ciné-clubs de la Méditerranée a Béziers, impegnata da sempre in un lavoro di educazione popolare attraverso il cinema, ha scelto di celebrare il valore culturale e sociale del cineforum con la proiezione del film L’età d’oro (L’âge d’or des ciné-clubs) di Emanuela Piovano.
L’evento si terrà il 14 marzo 2025 presso il cinema Kinepolis di Béziers, Francia, dove il pubblico avrà l’opportunità di immergersi in un’opera che esplora la storia e l’evoluzione dei cine-club, simbolo di un cinema più accessibile e condiviso.
La presentazione e la proiezione del film rappresentano una delle numerose iniziative che sottolineano il ruolo centrale del cineforum nell’educazione e nella diffusione della cultura cinematografica.

Prosegue la rassegna di Aspettando C-Movie alla Cineteca di Rimini, con una serie di proiezioni imperdibili. Già presentati ARTHUR RAMBO il 16 gennaio e LA BELLA E LE BESTIE il 6 febbraio, quest’ultimo candidato all’Oscar nel 2019 come Miglior Film Straniero per la Tunisia. L’ultimo appuntamento prima dell’attesissimo C-Movie Film Festival 2025 è domani, giovedì 27 febbraio, con TRUE MOTHERS, film giapponese candidato all’Oscar 2021 come Miglior Film Internazionale.
Non mancate! E segnatevi le date per il C-Movie Film Festival 2025: il 13, 14 e 15 marzo. Il festival si terrà presso la Cineteca di Rimini e il cinema Fulgor e sarà un’occasione unica per partecipare a tre giorni di proiezioni, anteprime esclusive, incontri e dibattiti. Al centro, il tema Cinema, Corpi e Convivenze, con un focus sul cinema e il femminile, accompagnato dalla presenza di ospiti del panorama cinematografico italiano e internazionale.
Vi aspettiamo!

Caro Giulio,
ovunque tu sia, vogliamo ricordarti con quel cipiglio burbero che ci metteva paura, sciogliendosi poi in una attenzione speciale.
Sei stato un uomo che sapeva ascoltare, ma soprattutto sei stato un uomo che manteneva gli impegni presi.
Dopo esserti assicurato che lo facessimo anche noi, (e con quali prove d’altri tempi lo verificavi!) con te si lavorava così bene che la tua agenzia è rimasta l’unica per noi, la sola che – grazie anche alla fedele e motivata equipe – Enza, Matteo, Ginevra – sia sopravvissuta al cambiamento radicale del nostro mondo.
A loro ci stringiamo con dolore e speranza che la tua lezione sia sempre di grande valore e attualità.
Tre film aspettando la seconda edizione, ricca di eventi, ospiti e anteprime, del festival progettato da Kitchenfilm in programma nella seconda metà di marzo in collaborazione con la Cineteca di Rimini.


Cineteca, via Gambalunga, 27 – Rimini centro storico
giovedì 16 gennaio ore 21 – ingresso libero ARTHUR RAMBO di Laurent Cantet (Francia 2021, 87). Molti ricordano per i film A tempo pieno e, soprattutto, per La classe, Palma d’oro a Cannes nel 2008. Arthur Rambo è il suo ultimo film ispirato ad una storia vera.
“Karim, un giovane astro della letteratura ha raggiunto la fama mediatica raccontando la storia di sua madre, un romanzo che tutti leggono, che tutti approvano e che sarà presto un film. Ma la notte della consacrazione il passato ritorna come uno schiaffo. La colpa è del suo “doppio malefico”, Arthur Rambo, lo pseudonimo con cui da adolescente ha twittato cose ignobili. Il tempo di un click e la sua seconda identità è rivelata. Debutto e fine coincidono per Karim. Giudicato moralmente dai tribunali della borghesia e da quelli delle banlieue, dove vive con sua madre e suo fratello, cominciano per lui giorni confusi e notti di erranza.”
Gli altri titoli in calendario sono, giovedì 6 febbraio (ore 21) il tunisino LA BELLA E LE BESTIE di Kaouther Ben Hania e giovedì 27 febbraio il giapponese TRUE MOTHERS di Naomi Kawase.

Siamo entusiasti di annunciare la partecipazione di The Brink of Dreams, il film di Nada Riyadh e Ayman El Amir, già vincitore del Golden Eye Award per il miglior documentario al 77° Festival di Cannes, alla sezione Concorso Internazionale Documentari del 42° Torino Film Festival.
https://www.youtube.com/watch?v=pUsd6dBXZxw


Non perdete l’occasione di scoprire THE BRINK OF DREAMS e di incontrare i registi al Torino Film Festival! Vi aspettiamo al cinema ROMANO.
Proiezione ufficiale:
Proiezioni aggiuntive:
The Brink of Dreams sarà distribuito in Italia prossimamente da Kitchenfilm.

“Il futuro del cinema indipendente nel nuovo quadro normativo” – Un nuovo patto tra autori e produttori indipendenti – L’incontro organizzato da ANAC e CNA si è svolto sabato 31 agosto 2024 a Italian Pavilion-Tropicana 1. Hotel Excelsior Lido di Venezia.
Sono intervenuti: Gianluca Curti (CNA) Francesco Ranieri Martinotti (ANAC) Emanuela Piovano ( ANAC) Ciro De Caro (ANAC) Chiara Galloni e Emanuele Nespeca (CNA).
Ha moderato la giornalista Laura Delli Colli.





















La 4°edizione “E a un certo punto il Rosso cambiò Colore” si è tenuto a Castellazzo Bormida (AL) il 21 giugno 2024 alla Fondazione Luigi Longo con Gargo 21 e la Fondazione Nilde Iotti con la proiezione del docufilm CON VOCE DI NILDE diretto dalla regista Emanuela Piovano per riflettere e approfondire la storia italiana attraverso la voce e la testimonianza di Nilde Iotti, una delle figure più significative della politica italiana del XX secolo.
Sono intervenuti la presidente della fondazione Nilde Iotti, Livia Turco, la regista Emanuela Piovano e la politica Silvana Dameri.
Foto di Rossella Chiovetta e Ivano Antonazzo.

























À SON IMAGE | TAORMINA FILM FESTIVAL 2024
Dopo l’anteprima alla Quinzaine di Cannes, “À Son Image” di Thierry de Peretti è stato proiettato il 16 luglio 2024 al 70° Taormina Film Festival, nel Focus Mediterraneo.
Il film esplora, come il precedente “Una Vita Violenta”, i movimenti separatisti della Corsica attraverso la storia di una giovane fotografa negli anni ‘80, raccontando errori e rimpianti di un’intera generazione.
Presentato da Marco Müller e de Peretti, sarà distribuito in Italia da Kitchenfilm.



























Ciao Adriano!
Ti ricordiamo cosi per aver interpretato te stesso nel nostro film L’età d’oro.
Grazie per la tua infinita curiosità, disponibilità e certosina attenzione per un “Cinema d’amore”

3 aprile 2024
Sono in corso a Torino in queste settimane le riprese di Finale Allegro, lungometraggio diretto da Emanuela Piovano con Barbara Bouchet, Anna Bonasso e Nutsa Khubulava nei panni delle tre protagoniste della storia. Nel cast principale anche Luigi Diberti e Luca Chikovani.
Il film racconta la storia dell’ottantenne Karina e dell’adorata amica di una vita Elena.
Le riprese sono iniziate a Torino lo scorso 11 marzo e termineranno il 20 aprile, dopo 6 settimane di lavorazione e 6 di preparazione. Tra le varie location saranno coinvolte numerose piazze cittadine tra cui Piazza Vittorio Veneto, il Lungo Po, l’Auditorium Rai di Via Rossini, il Circolo Canottieri Armida, il palazzetto del ghiaccio Tazzoli e il Cimitero Monumentale.
La troupe è composta per il 99% da professionisti piemontesi, tra cui il direttore della fotografia Luciano Federici, lo scenografo Mario Scarzella e la costumista Silvia Nebiolo.
Anche il cast artistico conta un’importante rappresentanza di attori e attrici locali: 5 i ruoli minori e 150 comparse.
Per la colonna sonora del film, la produzione ha ottenuto i diritti di utilizzo di alcune canzoni del compositore piemontese Gian Maria Testa.
Finale Allegro è prodotto da Kitchenfilm con la produzione esecutiva di Making Movies & Events, co-prodotto da TESTUKINE sas (Parigi), realizzato con il contributo del PR FESR Piemonte 2021 – 2027, Azione I.1.iii.1 bando “Piemonte Film TV Fund” e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte. Il progetto ha inoltre recentemente ottenuto il sostegno di Eurimages, importante Fondo di co-produzione del Consiglio d’Europa






































































Al cinema Anteo il 5 marzo 2024 la proiezione del film SENZA PROVE di Béatrice Pollet, legal dramma che affronta la negazione della gravidanza.
La distributrice e regista Emanuela Piovano ha presentato la prima edizione di C-MOVIE FILM FESTIVAL una novità assoluta per Rimini che dal 20 al 23 marzo presenta una proposta di opere, testimonianze e dibattiti per raccontare una cinematografia di confine capace di farsi interprete del dialogo fra generi, culture, storie partendo dai concetti di cinema, corpi e convivenze.
Durante il festival le anteprime del film SENZA PROVE, del film ZAFIRA L’ULTIMA REGINA, opera prima di Adila Bendimerad e Damien Ounouri, che tra storia e leggenda racconta le gesta della principessa Zafira che lottò per difendere la sua comunità dal pirata Barbarossa e il film SOLO PER ME di Lucie Borleteau, fiaba moderna tra strip-tease e la scoperta dell’amore.
I tre film SENZA PROVE, ZAFIRA L’ULTIMA REGINA, SOLO PER ME sono distribuiti da Kitchenfilm al Cinema dal 21 marzo.









Appuntamento di fine anno del Laboratorio Immagine Donna in collaborazione con il Comune di Firenze per fare il punto sulle più interessanti esperienze creative e culturali del panorama femminile.
Lunedì 18 Dicembre 2023 Webinar online e in presenza Cinema La Compagnia – Firenze
“Tutto il mondo in una rete. Donne in primo piano, tra cultura e creatività”
Coordinano Maresa D’Arcangelo e Silvia Lelli
Interventi:
















“TORINO RICORDA NILDE IOTTI” organizzato dalla vicepresidente del Senato Anna Rossomando, l’ANPI provinciale di Torino e la Fondazione Nilde Iotti .
Venerdì 15 dicembre 2023 POLO DEL 900 | PALAZZO SAN DANIELE Via del Carmine,14 – TORINO
Sono intervenuti: Anna Rossomando | Vice Presidente del Senato – Nino Boeti | Presidente ANPI – Nadia Conticelli | Capogruppo PD Comune di Torino – Gianna Pentenero | Assessore Comune di Torino – Livia Turco | Presidente Fondazione Nilde Iotti.
L’evento si è chiuso con la proiezione del docufilm Con Voce di Nilde scritto e diretto da Emanuela Piovano per la Fondazione Nilde Iotti e Fondazione Gramsci con la presenza della regista e dell’attrice Anna Bonasso.










































La proiezione del docufilm CON VOCE DI NILDE di Emanuela Piovano si è svolta a Potenza organizzata dal Coordinamento Donne ANPI Basilicata, dall’ANPI provinciale di Potenza e dall’Associazione “Insieme”.
Venerdi 27 ottobre 2023 – Sala Borsellino e Falcone presso l’Associazione INSIEME – Potenza
“Questo film non vuole raccontare la storia, ma raccontare come Nilde ha affrontato la storia” Emanuela Piovano nell’intervista di Elenia Marchetto del 27 ottobre 2023
Presente la regista Emanuela PIOVANO, Lucia SILEO, fondazione Nilde Iotti, Antonella GIOSA, Coord. Donne ANPI Basilicata, Elena TARICCO , sezione AMPI “ Bruno Dradi “ Potenza, Domenico MAGGI ass.Insieme, la coordinatrice Maria Elena Bencivenga e Maria Rosaria D’Anzi che ha letto il messaggio inviato da Livia Turco


























































In occasione dell’anniversario dell’elezione della prima donna Presidente della Camera
Proiezione del docufilm di Emanuela Piovano: “Con voce di Nilde”
Martedì 20 giugno alle ore 19,00 presso la sala Enrico Berlinguer
Gruppo Pd – Idp Camera dei Deputati
Introducono:
Emanuela Piovano (Autrice)
Chiara Braga (Presidente Gruppo Pd-Idp)
Cecilia D’Elia (Portavoce della Conferenza delle democratiche)
Piero Fassino (Deputato Pd-Idp)
Maria Malagoli Togliatti (Presidente onoraria Fondazione Iotti)
Elly Schlein (Segretaria del Partito Democratico)




































Le sorelle Francesca e Lucrezia Corelli, nate a Roma rispettivamente nel 2005 e nel 2007, hanno studiato fin da tenera età clavicembalo con Cipriana Smarandescu e teoria e basso continuo con Andrea Riderelli.
Hanno partecipato ai corsi di perfezionamento “Urbino Musica Giovani” (FIMA) dal 2017 in poi (nel 2022 con Fréderick Haas) e “…non solo Bach…” di Aliusmodum.
Dalla fine del 2022 Lucrezia studia con Enrico Baiano presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma.
Dal 2016 al 2019 Francesca e Lucrezia hanno partecipato al Concorso Internazionale di Clavicembalo “Wanda Landowska” ottenendo sei primi premi assoluti ed il terzo piazzamento nella categoria adulti eseguendo il Concerto per due clavicembali in Do di J. S. Bach (BWV 1061).
Studiano su un cembalo ed una spinetta costruiti da Andrea Di Maio.
Recenti esibizioni pubbliche:
Valenzano, Auditorium dell’Opera San Nicola
Ruvo di Puglia, ospiti del Festival Wanda Landowska
Bolzano, Bolzano Festival Bozen
Sassari, terza edizione del festival internazionale di musica antica “Note senza tempo”, con orchestra d’archi del Conservatorio di Musica “L. Canepa”.
Prossima esibizione:
Sabato 13 maggio 2023 alle 18:30 si cimenteranno in un variopinto repertorio cembalistico nella rassegna di musica barocca “I Concerti di Campagna” (www.amkj.it) in collaborazione con “I Concerti nel Parco” a Monte Compatri eseguendo anche il brillante concerto per due cembali in do minore BWV1060 di J. S. Bach.
Si ringraziano gli sponsor: Kitchenfilm, Cesma, PLH, Organi Pinchi.
Prenotazione obbligatoria al tel. 3392748814



Evento Lunedì 27 marzo 2023 organizzato dall’ANPI e dalla Fondazione Nilde Iotti dedicato alla figura di Nilde Iotti, con la proiezione del docufilm della regista Emanuela Piovano presentato Livia Turco, Presidente della Fondazione Nilde Iotti. Concluderà l’evento Marina Pierlorenzi, Vice Presidente dell’ANPI di Roma.


































Per iniziativa della Fondazione Nilde Iotti l’evento a partecipazione gratuita
“NILDE IOTTI. L’ITALIA, L’EUROPA”
Sala di Palazzo Merulana
mercoledì 22 marzo 2023 alle ore 17:30
la presentazione del libro “Nilde Iotti. Nel Movimento e nel partito. Antologia di scritti politici” a cura di Graziella Falconi (Harpo Editore) e la proiezione del docufilm “Con voce di Nilde” della regista Emanuela Piovano.
Intervengo:
Letizia Casuccio, Direttrice Generale di CoopCulture
Lorenza Bonaccorsi, Presidente Municipio Roma I Centro
Graziella Falconi, Scrittrice
Emanuela Piovano, Regista
Livia Turco, Presidente Fondazione Nilde Iotti




















































































































































































































































L’attore Bouli Lanners trionfa alla cerimonia 4 marzo 2023 della 12ma edizione dei Magritte Film Awards, si è aggiudicato i premi al miglior film e alla migliore regia per Nessuno deve sapere.
Nessuno deve Sapere nelle sale italiane con la kitchenfilm

L’ASP – Istituto Romano di San Michele, in occasione della Giornata internazionale della donna, vi invita alla proiezione del docufilm dedicato a Nilde Iotti – “Con voce di Nilde” – che si terrà Mercoledì 8 marzo 2023 alle ore 17:00 presso i Saloni Giuliani – ingresso in piazzale Antonio Tosti n. 4, Roma.
Nel giorno della proiezione, a seguito dei saluti del Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e della presentazione della Presidente dell’ASP e della Fondazione Nilde Iotti Livia Turco, la regista del film Emanuela Piovano presenzierà per introdurre gli spettatori alla visione della pellicola
L’iniziativa nasce dall’idea di dare il giusto risalto, in una data significativa come quella dell’8 marzo, ad una figura importante per la storia del nostro Paese. Nilde Iotti, oltre ad essere stata la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati, è stata una donna dedita ai valori della libertà, solidarietà e giustizia sociale.






















































Al Cinema Elios di Carmagnola 1 marzo 2023
“Nessuno deve sapere” di Bouli Lanners
Bouli Lanner è stato appena premiato come migliore attore non protagonista ai César 2023 per La notte del 12.
Nel film “Nessuno deve sapere” è regista e protagonista insieme a Michelle Fairley, nota per il ruolo di Lady Stark in “Trono di spade”.
Bouli Lanners ha girato nell’Isola sperduta di Lewis, in Scozia, nell’arcipelago delle Ebridi. Ha diretto con estrema semplicità una storia d’amore fatta di silenzio e di vento con dei paesaggi indimenticali.
Alla proiezione sarà presente la regista Emanuela Piovano che è anche distributrice (Kitchenfilm) per l’Italia.










La kitchenfilm esprime tutta l’ammirazione per la conquista agli Oscar del cinema francese per il film La notte del 12 e per Bouli Lanners che è anche regista e protagonista nel film Nessuno Deve sapere ancora al cinema in Italia.

L’ÂGE D’OR DES CINÉ-CLUBS
L’affaire Annabella Miscuglio
Titolo originale L’età d’oro
21 Febbraio 2023
CINÉ-CLUB PRIMISSIMO PIANO
LIMOGES
ISPIRATO ALLA VERA STORIA DELLA REGISTA ANNABELLA MISCUGLIO
Sid è un giovane professionista che torna al Sud, nel paese d’origine, sulle tracce della madre Arabella, con la quale ha vissuto un rapporto contrastato. Arabella era una grandissima appassionata di cinema e diritti civili e delle donne: ha girato vari film sperimentali e ha occupato gran parte del suo tempo a gestire un animato e colto cineclub. Intorno a lei hanno orbitato tutta una serie di amici e amori che hanno condiviso passioni, disillusioni, speranze, e che adesso, insieme a Sid, cercano di ricostruire il quadro di una vita vissuta con tenacia e passione.
Sceneggiatura di Francesca Romana Massaro, Emanuela Piovano, Gualtiero Rosella, Silvana Silvestri con Laura Morante, Dil Gabriele Dell’Aiera, Gigio Alberti.
Il video parte a 0:36
FILM DA VEDERE

In anteprima con il regista Alessandro Scippa e i produttori il film “LA GIUNTA” mercoledì 8 febbraio 2023 alle ore 20.30 al cinema Massimo di Torino.
Il film è una produzione Parallelo 41 Produzioni con Luce Cinecittà in collaborazione con Fondazione Valenzi e AAMOD- Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, con il contributo del MIC, della Regione Campania e Film Commission Regione Campania.
È stato presentato in anteprima nel corso della 40esima edizione del Torino Film Festival, Fuori Concorso.

Grande partecipazione all’inaugurazione della Mostra per i 70 anni dell’ANAC, Associazione Nazionale Autori Cinematografici.
Dopo la presentazione a Venezia alle Giornate degli Autori, porta a Roma “L’ONDA LUNGA. Storia extra-ordinaria di un’associazione”, una mostra curata da Italo Moscati e Alessandro Rossetti e realizzata in collaborazione con la Casa del Cinema a villa Borghese.
La regista Emanuela Piovano e vicepresidente ANAC ” Come gli agricoltori, come i paesaggisti, come gli architetti gli autori devono ricominciare a ricostruire l’humus. Ricostruire la terra, farla respirare, non schiacciarla più con le ruote del trattore, rifar tornare i lombrichi. È un grosso lavoro che bisogna fare nel cinema”

La mostra è aperta al pubblico dal 20 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023 Casa del Cinema, largo Marcello Mastroianni 1, Roma – Ingresso libero



















foto di Matteo Mignani

“CON VOCE DI NILDE” diretto da Emanuela Piovano è stato presentato in anteprima alla Cineteca di Rimini colma di gente lunedì 12 dicembre 2022.
Presenti: on. Livia Turco, Presidente della Fondazione Nilde Iotti, Emma Petitti, Presidente dell’Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna, la Vice Sindaca di Rimini Chiara Bellini e la regista del film Emanuela Piovano.
“Grazie al docufilm proiettato in presenza della regista Emanuela Piovano è stato così possibile ritrovare la figura internazionale di Nilde Iotti ritratta tra i grandi del ‘900 come nel quadro “I funerali di Togliatti” di Renato Guttuso. Le sue parole fuse insieme alle immagini di repertorio hanno raccontato la sua visione facendosi dialogo con l’attrice Anna Bonasso.” GERONIMO NEWS del 13.12.2022













































Il docufilm “CON VOCE DI NILDE” è dedicato a Nilde Iotti, prima presidente donna della Camera dei Deputati, realizzato dalla regista Emanuela Piovano.
La proiezione all’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna il 15 dicembre 2022 in viale Aldo Moro di Bologna con la presenza della regista.
“Quarantacinque minuti che riassumono oltre mezzo secolo di storia: dai banchi dell’Università cattolica allo scranno più alto di Montecitorio, con intorno un’Italia che cambia, passando dalla dittatura fascista fino ai movimenti di emancipazione degli anni ’70-’80.” “Il film, del 2022, è prodotto da Kitchenfilm per la Fondazione Gramsci e la Fondazione Nilde Iotti e racconta una Nilde Iotti internazionale, ritratta fra i grandi del ‘900 come nel quadro “I funerali di Togliatti” di Renato Guttuso. I discorsi dell’ex Presidente della Camera punteggiano le immagini di repertorio, molte delle quali fino a ora inedite.” Cronaca Bianca del 16/12/2022.







Arriva al cinema l’ultimo film di BOULI LANNERS – Clicca per scoprire tutte le sale
| GIAVENO | CINEMA SAN LORENZO | 09/05 |
| VINOVO (TO) | CINEMA AUDITORIUM | 15/05 |


Da sempre la storia del Festival Festival Internazionale di Cinema e Donne di Firenze diretto da Paola Paoli e Maresa D’Arcangelo ha la missione di promuovere la presenza femminile nel cinema come arte e professione.
“avere un cinema fatto solo da uomini è come guardare il mondo con un occhio solo tenendo chiuso l’altro”.
François Truffaut
A riconnetterci alla storia recente del nostro paese, il prezioso docufilm Con voce di Nilde (2022, 45”) presso il Cinema La Compagnia di Firenze. Ingresso libero. 27 novembre alle ore 18:00. Presente la regista Emanuela Piovano.
“Un omaggio a Nilde Iotti, nel centenario della sua nascita. I suoi veri discorsi punteggiano le immagini di repertorio, e ci raccontano la sua visione. Diventano dialogo con l’attrice Anna Bonasso, mentre guarda una Nilde proiettata, autorevole e ieratica, ma anche profondamente umana. Il docu è realizzato nell’ambito delle attività previste da L’eredità di Nilde Iotti, come progetto per la valorizzazione documentale del lascito ideale.”
Nell’edizione speciale di quest’anno del 43° Festival Internazionale di Cinema e Donne di Firenze la riflessione sul tema“I mille volti della violenza” incontri con tantissimi ospiti in presenza e online al cinema La Compagnia il 25, il 26 e il 27 novembre e in streaming su: https://www.facebook.com/FestCinemaeDonne
Emanuela Piovano in qualità di regista, fondatrice e direttrice di Kitchen Film-Produzione e distribuzione sarà presente nell’ultimo incontro dal titolo “Invece della violenza…Comunicazione, o meglio…Cinema Festival Europei di Cinema e Donne in dialogo” 27 novembre dalle ore 11:00 alle 13:00 al cinema La Compagnia insieme ai presenti: Paola Paoli, Direttrice del Festival di Cinema e Donne di Firenze, Alba Villarmea, Direttrice del Festival Dràc Magìc – Mostra Internacional de Films de Dones, Barcellona, Waltraud Grausgruber, Direttrice del Festival Tricky Women / Tricky Realities, Vienna, Ester de Miro, critica cinematografica, fondatrice e direttrice del Festival Il gergo inquieto, Genova, Daniela Turco, saggista, critica cinematografica Filmcritica, NoiDonne, Enciclopedia del Cinema, Giovanna Gagliardo, regista, giornalista e sceneggiatrice, Premio Mujeres nel Cinema – Toscana: Associazione di professioniste del cinema e dell’audiovisivo.


Oggi giovedì 27 ottobre 2022 in diretta RAI ITALIA alle ore 19:00 sul programma Casa Italia,
il giornalista Carlo Gentile intervista la regista Emanuela Piovano per parlare del film L’età d’oro
considerato uno dei film più belli italiani degli ultimi anni.
Lunedì 31 ottobre sempre su Rai Italia alle ore 21:00 in onda in prima serata il film L’Età d’oro di Emanuela Piovano.

L’Accademia di Svezia il 6 ottobre ha assegnato il premio Nobel per la letteratura 2022 ad un’autrice molto conosciuta e apprezzata che amiamo molto.
La kitchenfilm è molto orgogliosa del premio e di aver scelto il film di Danielle Arbid uscito in italia con il titolo “L’amante russo” tratto dal libro di Annie Ernaux “Passion Simple”.
Il film L’amante russo si trova anche sulla piattaforma https://cinekit.vhx.tv/products/kitchenfilm-sala-2

Il film “Nessuno deve sapere” di Bouli Lanners, acclamato nei principali festival è stato selezionato da Mario Mazzetti per la XXII edizione degli Incontri del Cinema d’Essai, promossa dalla FICE.
Mercoledì 5 ottobre 2022 l’anteprima del film Nessuno deve sapere è stata acclamata anche dal pubblico della sala Nuolari del Cinema Ariston di Mantova.
Presenti in sala Mario Mazzetti e la regista e distributrice per l’Italia Emanuela Piovano (Kitchenfilm).



















In sala la regista Emanuela Piovano con il docufilm “Con Voce di Nilde” al cinema Farnese di Roma 28 settembre 2022 presentata dal presidente dell’Anac Francesco Ranieri Martinotti.
“Un film importante, su una donna importante che ha fatto la democrazia italiana nel dopoguerra e oltre. Un film profondo che ci racconta la storia con gli occhi e la voce di Nilde “
















































Venerdì 22 luglio 2022, sul palco di Scena, il cinema lungo il Tevere
A TU PER TU CON NILDE IOTTI
Incontro con la regista Emanuela Piovano e proiezione del docufilm “Con voce di Nilde”
Una Nilde Iotti internazionale ritratta tra i grandi del ‘900 come nel quadro “I funerali di Togliatti” di Renato Guttuso. I veri discorsi di Nilde risuonano, mentre vediamo scorrere le immagini di repertorio che ci raccontano la sua visione. Diventano dialogo con l’attrice Anna Bonasso, mentre guarda un Nilde proiettata, autorevole e ieratica, ma anche profondamente umana.
“…il film “Con voce di Nilde” di Emanuela Piovano, veramente emozionante ascoltare quella voce chiara e limpida nei toni e nei concetti, in momenti di grande battaglia anche interna al Pci, in nome delle donne, contro il paternalismo che caratterizzava il partito.” STRISCIA ROSSA di Jolanda Bufalini del 14 giugno 2022
Intervengono:
Manuela Morgante (Fondazione Gramsci e Fondazione Nilde Iotti) Vincenzo Vita (AAMOD) Anna Palombini e Susanna Gianandrea (Rai Teche) Maresa D’Arcangelo (Incontri Internazionali di Cinema e Donne) Francesco Ranieri Martinotti (ANAC) Giuliana Gamba (regista) Laurentina Guidotti (Produttrice)












































































Il nuovo docufilm “Con voce di Nilde”, di Emanuela Piovano, con Anna Bonasso, è stato realizzato per Fondazione Gramsci e Fondazione Nilde Iotti, a partire dalle preziose registrazioni dei discorsi di Nilde Iotti Custoditi dall’Associazione Enrico Berlinguer e con materiali di repertorio degli archivi RAI TECHE e AAMOD.
Con voce di Nilde, in anteprima il 13 giugno 2022 in occasione del Convegno “L’eredità di Nilde Iotti” nell’Aula Magna della Sapienza dell’Università di Roma e dell’inaugurazione della mostra multimediale dedicata alla prima donna nella storia a diventare Presidente della Camera.
Il convegno è stato aperto dai saluti istituzionali della rettrice Antonella Polimeni, della ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone, del ministro del Lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando e della vicepresidente della Camera dei Deputati Maria Edera Spadoni.
Sono intervenuti Silvio Pons, presidente della Fondazione Gramsci e Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti; ha partecipato Marisa Malagoli Togliatti.










































































































Il regista Laurent Cantet riceve a Parigi il 2 luglio 2022 la tessera onoraria ANAC
dalla Vice Presidente ANAC, Emanuela Piovano.
“For his utter qualities as a film director, its huge in-depth glance throughout
contemporary society and his artwork with a stringent author’s rigor,
Francesco Ranieri Martinotti, President
Emanuela Piovano, Vice-President
and the Board of Directors of
National Association of Film Authors (ANAC)
are happy to award
LAURENT CANTET
the golden plaque honouring him as a new entry in the ANAC hall of fame
which also included
Vittorio De Sica, Federico Fellini
Cesare Zavattini, Roberto Rossellini
and many other Masters of Italian cinematic art.”

Per la 29esima edizione di Sguardi Altrove International Women’s Film Festival la direttrice artistica Patrizia Rappazzo ha scelto per la per la sezione Cinema (in)visibile il film “Le Rose Blu “ di Emanuela Piovano, Anna Gasco, Tiziana Pellerano, con gli attori protagonisti preferiti da Pasolini: Laura Betti nel ruolo dell’amica dei poeti, Ninetto Davoli nel ruolo della guardia carceraria e le vere detenute del carcere femminile delle Vallette di Torino.
Attualmente la copia è in deposito alla Cineteca Nazionale di Roma per il restauro. In occasione dell’evento del 15 maggio al cinema ANTEO palazzo del Cinema di Milano, il film è stato proiettato in 35 mm.
Trama :
Un gruppo di detenute rivive le loro vicissitudini e la tragedia dell’incendio avvenuto a giugno 1989 nel carcere femminile di Le Vallette a Torino, dove persero la vita. La rosa blu è un simbolo di vita e libertà ed è un omaggio al mondo libero.
Presente la regista Emanuela Piovano insieme a Patrizia Rappazzo.
Inoltre nel progetto del Festival il Focus sul tema della complessità e la fatica dei procesi di femminilizzazione dell’industria nello schermo che si è tenuto al margine del Festival all’Università Cattolica il lunedì 16 maggio, Emanuela Piovano è intervenuta online.
“Le rose blu (Emanuela Piovano, Anna Gasco, Tiziana Pellerano, 1991) è un progetto collaborativo sulla prigione femminile torinese de Le Vallette. Girato con budget ridotto, il film adotta un registro antirealistico, sfidando nuovamente il luogo comune che la sofferenza esiga un linguaggio solo testimoniale. Troviamo il film incluso nel 1991 in una rassegna dedicata a opere di registe e registi esordienti che, recita un articolo dell’epoca, “faticano a trovare una distribuzione commerciale”.La rassegna porta il titolo: “Cinema invisibile”, una coincidenza che non potevamo ignorare e che tende un filo ideale da quel “Cinema invisibile”, a questo e al lavoro delle molte registe (e dei molti registi) che la macchina produttiva e culturale ancora oggi oblitera. Il percorso si conclude con due film di Lina Wertmüller del 1996, Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica e il quasi dimenticato Ninfa plebea. Un accostamento che rende evidente come le conquiste per le donne alla regia siano fragili e messe in discussione sempre, anche quando dietro la macchina da presa c’è un’artista riconosciuta a livello internazionale e all’acme della carriera. “
SAFF 2022 CATALOGO di Rosa Barotsi, Mariagrazia Fanchi del 10-15 maggio 2022
‘Le rose blu’ è una voce del carcere espressa attraverso la metafora della poesia: in uno stile sperimentale a volte irrisolto, con modi sconcertanti ma sempre appassionati. Il titolo si riferisce ai versi della detenuta Livia, la più grintosa e compenetrata prima di rimanere uccisa nel fatale incidente, cui Laura Betti in un’apparizione di pasoliniana memoria forse un po’ pleonastica, porta in omaggio l’azzurro fiore che non esiste in natura.” (Alessandra Levantesi, “La Stampa”, 1 Giugno 1990)”Girato in 16 mm, gonfiati a 35 per il grande schermo, ‘Le rose blu’ risente della tipica trascuratezza del prodotto a basso costo: ma è una sorta di bandiera quello scrutare nell’assenza della bellezza, nel grigiore delle magliette di cotone tirate su seni troppo ampi, una professione di fedeltà al vero delle vite grame. Eppure il miracolo si compie e nell’insieme porta il sigillo della caparbietà appassionata di chi questo film l’ha fatto e voluto: è un’opera di straordinario candore.” (‘Vivilcinema’)” COMINGSOON




















Riccardo Prada, studente dell’Università Cattolica presso il corso di Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse, insieme a due compagni del corso, svolge un project work legato alla ricerca CineAF: Women’s films in Italy.
La ricerca consiste nell’indagare sulla presenza femminile nelle imprese dello schermo italiano, in riferimento all’anno 2011.
Tra il corpus di opere relativo a questo particolare anno, Riccardo Prada, scrive di aver avuto la fortuna di visionare “Le stelle inquiete, un film che, sia nel soggetto che nella produzione, giova proprio di un punto di vista spiccatamente femminile ed ha chiesto di avere un incontro con la regista Emanuela Piovano per un intervista.
“Un film intenso e toccante, un film, come detto, realizzato da una troupe spiccatamente femminile, dedicato a una filosofa e a una donna (Simone Weil) estremamente moderna rispetto al suo tempo. Come testimonia il film, gli italiani negli anni ’40 non erano abituati a una donna così libera dai preconcetti di una società fortemente maschilista.”
di Riccardo Prada
L’intervista si è svolta al Caffe Letterario | CULT all’ANTEO SPAZIO CINEMA di Milano il 15 maggio 2022

Iniziano le riprese a Torino 5 maggio 2022 del documentario “CON VOCE DI NILDE – un racconto “ per i 100 anni dalla nascita di Nilde Iotti con la regia di Emanuela Piovano.
Sul set l’attrice Anna Bonasso con le suggestive immagini del quadro di Guttuso “I funerali di Togliatti”.






























Il film Arthur Rambo il blogger maledetto di Laurent Cantet in uscita dal 28 aprile 2022 con la Kitchenfilm Sulla LA REPUBBLICA del 28 aprile 2022
“Se esistesse l’Oscar per il film più “necessario”, quest’anno andrebbe di diritto a Arthur Rambo.” Roberto Nepoti
Sul IL CINEMATOGRAFO programma diretto da Gigi Marzullo
“Anche qui c’è la realtà. È un gioco di specchi, è tratto da una storia vera, la storia di uno scrittore che si afferma, un polemista, un critico che si afferma, anche grazie, al mondo dei social, ma del quale poi si scopre, una realtà poco nota, fino a quel momento, cioè, un’attività parallela di haters sui social, di prese di posizione, molto dure, molto forti, troppo forti. Questo sbriciola la popolarità del personaggio e né annienta l’impatto, ma il film, oltre raccontare questo, quindi, a raccontare ciò che riguarda tutti, l’identità al tempo dei social, il rapporto che abbiamo con la verità che passa e viene filtrato, proprio da questo genere di modalità informative, va oltre, va a cercare le ragioni per cui un haters diventa haters.” Flavio Natalia
“Mi è piaciuto molto per me è tra i migliori della settimana perché si gioca sul gioco dell’identità e ha un protagonista che secondo me, è ripreso in pieno nella sua ambiguità, che poi è quella di tutti.” Chiara Nicoletti
“Arthur Rambo il blogger maledetto di Laurent Cantet è un film lucido, un film tagliente che in realtà si ispira ad un personaggio che era un cronista radiofonico che si chiama Mehdi Meklat che qui diventa uno scrittore, qui c’è la logica infernale dei social network. È un film importante da vedere sul grande schermo, è importante anche da proiettare, anche nelle scuole.” Francesco Puma
“…si parla dell’importanza della parola. In questo caso la parola che esalta, per cui diventa uno scrittore di grido, ma allo stesso tempo, le parole che lui aveva scritto attraverso un tweet da ragazzo, lo distruggono perché le parole, appunto, antisemite, sono molto violente. Quindi, anche, un’occasione per riflettere su se stesso e capire chi è veramente lui, se la persona del blogger o se la persona che ha scritto il libro.” Angelica Ceccarelli

Finalmente al cinema l’ultimo film di Laurent Cantet Palma d’Oro a Cannes nel film “La Classe”
uno sguardo sul mondo di straordinaria attualità
ARTHUR RAMBO Il blogger maledetto
Tratto da una storia vera
incalzante, lucido e spietato ALAN SMITHEE 5 Aprile 2022 FILM TV
dal 28 aprile al cinema con 𝗞𝗶𝘁𝗰𝗵𝗲𝗻f𝗶𝗹𝗺
Roma Cinema Aquila
Milano Cinema Anteo
Monza Spazio Cinema
Perugia Cinema Zenith
Messina Cinema Lux

Ieri è mancata la grande medievalista Chiara Frugoni per ricordarla sulla piattoforma CINEKIT
la Kitchenfilm propone gratuitamente fino a domani la visione del film
NESSUN UOMO E’ UN’ISOLA di Dominique Marchais
dove lei è la guida alla scoperta di un mondo ideale, partendo dall’affresco di Ambrogio Lorenzetti
IL BUONO E IL CATTIVO GOVERNO.
CINEKIT.IT Basta digitare questo codice PERCHIARA
Si avrà l’accesso al film e ai contenuti extra, compresa una versione del film per ipovedenti con audio descrizione

Bella serata al cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti alla XII edizione del Rendez-Vous per la proiezione del film “Arthur Rambo – il blogger maledetto” che verrà distribuito in Italia da Kitchenfilm.
Il regista Laurent Cantet presente in sala è stato intervistato da Fabiana Proietti di Sentieri Selvaggi ed ha risposto alle tantissime domande del pubblico.
Laurent Cantet in ARTHUR RAMBO Il blogger maledetto continua la sua ricerca sulle contraddizioni sociali, in linea con gli altri suoi suoi film precedenti come “La Classe”, Palma d’oro a Cannes e “L’atelier“.
“Arthur Rambo – Il blogger maledetto è un film impegnativo: senza giudicare, impegna socialmente lo spettatore al pensiero critico.”
“una bella immagine di cinema che vince: per luciditа di pensiero, per intelligenza di stile”
TAXI DRIVERS di Antonio Maiorino del 01 Aprile 2022






















ARTHUR RAMBO Il blogger maledetto è stato selezionato nella programmazione della XII edizione festival Rendez-Vous 2022, nel più prestigioso evento cinematografico italiano dedicato al cinema francese.
Le proiezioni saranno a:
ROMA | CINEMA NUOVO SACHER | venerdì 1 aprile alle ore 21:00 alla presenza del regista Laurent Cantet
NAPOLI | INSTITUT FRANÇAIS NAPOLI | sabato 2 aprile ore 20:00 alla presenza del regista Laurent Cantet
TORINO | CINEMA MASSIMO | sabato 2 aprile alle ore 16:00 e alle ore 18:00
BOLOGNA | CINEMATECA DI BOLOGNA | sabato 2 aprile alle ore 20:15 e domenica 3 aprile ore 10:30


In occasione della recente uscita nelle sale del film True Mothers (2020) di Kawase Naomi e del conferimento alla regista Kawase Naomi della tessera onoraria ANAC da parte del Presidente Francesco Ranieri Martinotti, l’Istituto Giapponese di Cultura, in collaborazione con il distributore Kitchenfilm, ha presentato:
Il CINEMA DI KAWASE NAOMI | Dagli esordi a True Mothers (2020), inquadrando le profondità dell’animo
La diretta streaming si è svolta il 10 febbraio 2022 nella Sala del cinema dell’Istituto Giapponese di Cultura.
La registrazione su YouTube

Il ballerino Sergei Polunin ha tatuato sul petto Putin. È stato protagonista del film “L’Amante russo” distribuito in Italia dalla Kitchenfilm, presente sulla piattaforma di cinekit.
La notizia di oggi è che ha annullato il suo spettacolo “Rasputin” tanto atteso a Milano per una lesione al piede, ma come si ipotizza sul Corriere di Valeria Crippa oggi 14 marzo 2022:
“Sergei possa aver avuto un crollo psicofisico prima dell’infortunio al piede. I suoi collaboratori avevano riferito di come stesse seguendo con “animo lacerato le notizie della rovinosa caduta, in mano dell’esercito russo, di Kherson, la città a sud dell’Ucraina in cui è nato e dove ha mosso i primi passi di danza prima di volare a Londra e diventare, a 19 anni, il più giovane «principal dancer» nella storia del Royal Ballet”.

Il film capolavoro TRUE MOTHERS scritto e diretto dalla regista Naomi Kawase liberamente ispirato al romanzo “Asa ga Kuru” di Mizuki Tsujimura, uscito al cinema lo scorso 13 gennaio, candidato per il Giappone ai Premi Oscar 2021 come Miglior Film Internazionale, SARÀ DISPONIBILE DAL 3 MARZO SULLA PIATTAFORMA CINEKIT in occasione della Hinamatsuri, nota anche come “Festa delle bambole”, ricorrenza giapponese in cui i familiari delle bambine pregano affinché vengano loro date bellezza e salute. Durante questa festività, infatti, si pensa che le bambine “passino” la sfortuna alle bambole, allontanandola da loro stesse.

Come nel famoso giudizio di Re Salomone sul bambino conteso tra due madri, anche Naomi Kawase si confronta con un dilemma morale sull’essere genitrici
Cristiana Paternò
Il titolo evocativo di True mothers (Madri vere), declinato al plurale, di per sé è già significativo in una società in cui il discorso pubblico spesso prende posizione su chi siano le vere madri. Il tema della “vera madre” (al singolare), infatti, è uno dei più tenaci e tra i più diffusi pregiudizi sull’adozione che può essere declinato in maniera consapevole, per cui un bambino che è stato adottato non è e non sarà mai “come un figlio vero”
Monya Ferritti, presidente del Coordinamento CARE

Si ringrazia l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma per l’evento in diretta del 10 febbraio 2022
“IL CINEMA DI KAWASE NAOMI | Dagli esordi a TRUE MOTHERS (2020), inquadrando la profondità dell’animo” conla visione del film True Mothers (2020, 139’ con sott. in italiano) .
Emanuela Piovano, regista, vice presidente ANAC e distributrice Kitchenfilm del film TRUE MOTHERS per l’Italia, ringrazia particolarmente il Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura Masuo Nishibayashi che ha presentato l’evento, – la regista Naomi Kawase in collegamento dal Giappone – Maria Roberta Novielli, docente di Storia del Cinema e Animazione all’Università Ca’ Foscari di Venezia – Monya Ferritti, esperta del tema ‘adozioni’, il regista e il Presidente ANAC Francesco Ranieri Martinotti in collegamento da Berlino per la Cerimonia di conferimento della tessera onoraria dell’ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici alla regista Naomi Kawase.
Grazie allo staff organizzativo dell’Istituto Giapponese di Cultura: Isabella Lapalorcia coordinatrice delle attività di cinema all’Istituto Giapponese di Cultura in Roma, Akiyama Nobushige allestitore di mostre, tecnico e scultore di carta giapponese, Mario Finazzi,storico dell’arte, Mai Miyata addetta artistico dell’istituto giapponese di Cultura, l’inteprete Daisuke Kurihara
E allo staff organizzativo Kitchenfilm: Alessio Taranto e Dario Derosa, regia diretta, Siria Calderone e Rossella Chiovetta,
Alessandra Vezzoli, Maria Paola Romeri e Sara Sagrati di R- Evolution, per i social media e
Reggi&Spizzichino, Communication: Maya Reggi, Raffaella Spizzichino e Carlo Dutto per la stampa.

L’Istituto Giapponese di Cultura in Roma in collaborazione con il distributore Kitchenfilm presenta
in diretta streaming gratuita
su CINEKIT.IT

GIOVEDÌ 10 febbraio 2022 ore 10:00
Sala cinema Istituto Giapponese di Cultura in Roma Via Antonio Gramsci,74
TRUE MOTHERS (2020, 139’ con sott. in italiano) di Kawase Naomi
Liberamente ispirato al libro: Asa ga Kuru(Bungeishunju Ltd.) di Mizuki Tsujimura
Selezione ufficiale di Cannes e scelto per rappresentare il Giappone ai premi Oscar 2021
Al termine del film
IL CINEMA DI KAWASE NAOMI | Dagli esordi a TRUE MOTHERS (2020), inquadrando la profondità dell’animo
Q&A
con la regista Naomi KAWASE, in collegamento dal Giappone, Maria Roberta NOVIELLI, Docente di Storia del Cinema e Animazione all’Univ. Ca’ Foscari di Venezia con Video-contributo registrato, Monya FERRITTI, esperta adozioni in collegamento da Milano.
Presenti in sala Emanuela PIOVANO, Kitchenfilm e l’Amb. Masuo NISHIBAYASHI, Direttore Istituto Giapponese di Cultura in Roma.
Infine cerimonia di conferimento della tessera onoraria dell’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) alla regista Naomi KAWASE da parte del Presidente Francesco RANIERI MARTINOTTI in collegamento da Berlino.

Istituto francese di Napoli 12 nov. 2021 – La scrittrice francese ANNIE ERNAUX, insieme alla distributrice Emanuela Piovano (Kitchenfilm), presentano il film di Danielle Arbid, PASSION SIMPLE.
Il film è tratto dal suo romanzo omonimo, che aveva fatto scandalo per il suo timbro erotico e sovversivo, pubblicato da Gallimard nel 1992 e tradotto in oltre 20 lingue.
Il film nelle sale italiane e su Cinekit con il titolo “L’AMANTE RUSSO” con Letitia Dosch e Sergei Polunin.
Studiata e pubblicata in tutto il mondo, Annie Ernaux è una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese.
Impegnata nel movimento femminista durante gli anni settanta, Ernaux s’ispira nella sua scrittura a elementi autobiografici ma anche ad elementi di indagine sociale, politica ed esistenziale per i quali ha ottenuto svariati riconoscimenti letterari.
“L’amante russo è la storia di una passione e di un amore rovente: una docente universitaria intreccia una relazione con un uomo sposato, Alexandre, un russo che lavora all’ambasciata a Parigi, incontrato per caso.
Un rapporto in cui è lui che decide quando incontrarsi, a casa di lei, in periferia. Senza darle la possibilità di contattarlo. Spunta anche dal nulla, quando vuole.
Una fusione di ghiaccio e fiamma che permette all’attrice francese Laetitia Dosch di dimostrare le sue immense qualità in un’opera che non lascia indifferenti.”
Il film è stato presentato al 68° Festival di San Sebastian e scelto nella Selezione Ufficiale del 73° Festival di Cannes.

“Un opera estremamente delicata, ma coinvolgente come un triller”
Andrea Mancaniello 20 dicembre 2021 ARTE E ARTI
“Un film toccante che esamina il rapporto delle donne con la maternità. Non a caso quest’opera è stata scelta nel 2021 per rappresentare il Giappone ai Premi Oscar.”
Oriana Maerini 8 gennaio 2022 CINEBAZAR
“ […] estremamente godibile e fluente, riuscendo ad avvincere lo spettatore in questa storia che mescola denuncia sociale e dramma privato”
Luca Bovio 10 gennaio 2022 CINECLANDESTINO
“La regista giapponese torna sul tema della perdita, e su di sé bambina alla ricerca della ‘vera madre’”
Mariuccia Ciotta 11 gennaio 2022 FILM TV
” Un’opera ambiziosa e necessaria, contraddistinta dallo stile di Kawase, volto alla massima semplicità ”
Emanuele Sacchi 12 gennaio 2022 MYMOVIES
“[…]illustra come una maternità può benedire o devastare una vita”
M. PO. 13 gennaio 2022 IL CORRIERE DELLA SERA
“[…]è un delicato, poetico film sulla maternità che incrocia i destini di diverse donne avanti e indietro nel tempo, in una messa in scena semplice, elegante e mai banale.”
Alessandra De Luca 13 gennaio 2022 AVVENIRE
“[…]concetto zen, bellezza naturale e bellezza artistica si conpenetrano…Un film da non perdere”
15 gennaio 2022 QN IL GIORNO
“Si prende tutto il tempo che le occorre, la regia, per raccontare questo puzzle di storie che costruisce quasi, ad un certo punto, come una sorta di thriller; così come lo spettatore deve prendersi tutto il suo tempo per entrare in punta di piedi in un racconto che deve essere assaporato lentamente come i tempi del suo divenire”
Andrea Frambrosi 15 gennaio 2022 L’ECO DI BERGAMO
“Il cinema della regista giapponese concede poco allo spettatore distratto: bisogna accettarne lo stile rarefatto, la forza della natura che invade le storie delle persone, le sospensioni narrative che invitano alla riflessione.”
Giorgio Gosetti 16 gennaio 2022 GAZZETTA DEL SUD
“True mothers è un’opera davvero necessaria in epoche di facili derive… perché le vite delle persone sono fatte di Natura, del suo senso profondo e spirituale, e non di codici collettivi da rispettare, che finiscono col danneggiare gli individui, rendendoli dei numeri senz’anima. La Natura potente forse non vincerà sempre, ma la sua forza consiste proprio nel numero dei suoi tentativi di resistenza […]”
Andrea Caramanna 16 gennaio 2022 FARE FILM
“Il messaggio più forte l’amore, che crea perfino somiglianze ad una sola condizione, il coraggio della verità”. “Un film di grande intimità.”
BEBEEZ 16 gennaio 2022
“Toni pastello, minimalismo autoriale, un’oggettività di sguardo che riesce a farsi piena soggettività attraverso un’emotività mai forzata, generata sullo schermo dal flusso naturale degli eventi e dall’intero ciclo dell’esistenza, dove la vita e la morte non sono mai separate”
Paolo Perrone 17 gennaio 2022 SALE DELLA COMUNITÀ
“[…]e il mare, il cielo, i boschi, i ciliegi in fiore ma soprattutto il mare e il paesaggio urbano inquadrato nella distanza, in modo che non risulti oppressivo; il vento, la luna, gli animali che compaiono ogni tanto, a sottolineare la connessione del tutto; e lo scorrere del tempo, e della vita. La forza della vita.“
Paola Brunetta 17 gennaio 2022 CINEFORUM
“Cosa significa essere una buona madre? Dare alla luce un bambino rende una donna capace di amarlo per legge naturale?”
Rosa Balducci 18 Gennaio 2022 F
“Il lungometraggio è diretto con asciuttezza impeccabile e riesce a esprimere gli aspetti emotivi della maternità con sensibilità e grazia tutte femminili, toccando con leggerezza – nei momenti più felici – anche le corde della poesia.”
Edoardo Necchio 19 gennaio 2022 TAXIDRIVERS
“Regista rigorosa nella sua semplicità, la cineasta si specchia in queste brave attrici che vivono le molte emozioni del la sua storia”
23 gennaio 2022 GAZZETTA DI MANTOVA
“True Mo thers” procede con studiata lentezza, scandendo le sequenze drammaturgiche con l’inter punzione di paesaggi o dettagli naturalistici, la cui fotografia spesso sovraesposta induce alla riflessione lirica.”
“[…]la componente tragica che cova sotto le ceneri della quotidianità affiora prepotente, sapida, tagliente”.
Claudio Fraccari 22 Gennaio 2022 LA VOCE DI MANTOVA

IN ESCLUSIVA AL CINEMA TROISI DI ROMA DAL 20 GENNAIO “TRUE MOTHERS” DI NAOMI KAWASE DISTRIBUITO DA KITCHENFILM



TRUE MOTHERS esce nelle sale italiane. Le prime recensioni
“Il taglio delle inguadrature di Kawase, che spezza i volti, fuori fuoco e in primo piano, dicono ribellione, dolore e una lunga suspense emotiva“
Mariuccia Ciotta 11 gennaio 2022 FILM TV
“ Inquadrature semplici di volti sinceri e spontanei, illuminati da una luce che sembra poter bucare ogni nuvola e abbattere ogni ostacolo.”
Emanuele Sacchi 12 gennaio 2022 MYMOVIES
“Usando le parole dell’Awards Watch, si può definire questo film “una celebrazione profondamente toccante delle donne che assumono doveri di amore, sostegno e compassione“.
Elisabetta Colla 12 gennaio 2022 NOIDONNE
“argomenti non nuovi ma eternamente validi e attuali, e andando così a toccare così corde universalmente comprensibili.“
Matilde Capozio 12 gennaio 2022 MOVIETELE
“chi può dire di essere una vera madre? E chi sono o possono sentirsi veri genitori? Quelli biologici, quelli acquisiti, quelli adottivi o quelli che semplicemente amano?”
Barbara Berti 13 gennaio 2022 LUCE!
“True Mothers è un film semplicemente incantevole: è il teorema dell’essere mamma svolto con un tatto di struggente poesia.“
Ornella Petrucci 13 gennaio 2022 OPS
“un caldo grembo accogliente dove far crescere le emozioni nel corso della visione, con il buio della sala cinematografica ad aumentare la forza di un dramma intimo e diretto, senza troppi fronzoli.”
Max Borg 13 gennaio 2022 MOVIEPLAYER
“Naomi Kawase costruisce un film formalmente e tecnicamente perfetto, in cui i silenzi e gli sguardi sono il centro focale, dove la musica incredibile e delicata del compositore Akira Kosemura regala un’atmosfera unica e indelebile.”
Federico Metri 13 gennaio 2022 THE HOT CORN
“Una regia inconfondibile fondata sulla discontinuità nella continuità, in ogni elemento”
“Onore al distributore italiano kitchenfilm”
Silvio Danese 13 gennaio 2022 Il GIORNO
“l’invito alla comprensione e alla compassione in un mondo dominato dalla superficialità e dal cinismo.”
Alessanda De Luca 13 gennaio 2022 AVVENIRE
“Ci sono tre, anzi quattro vite da scoprire e una verità da condividere, il tutto immerso nella magia dei tramonti giapponesi.”
Massimo Adorno 14 gennaio 2022 LEGGIMI

Bellezza e malinconia nel film di TRUE MOTHERS della pluripremiata regista Naomi Kawase dal 13 gennaio al Cinema.
Selezione ufficiale di Cannes 2020 e scelto per rappresentare il Giappone ai premi Oscar 2021
La bellissima video recensione di Giovanni Bogani e l’intervista di Federico Raponi a Emanuela Piovano che per la kitchenfilm distribuisce il film in Italia.
“True Mothers è una storia sul come forgiare il proprio destino: come se, dopo la pioggia, arrivasse una luce radiosa a purificare il mondo. Tutti sono figli di qualcuno, ognuno ha una madre che l’ha partorito. E, proprio per questo, il nucleo di questa storia dovrebbe toccare il cuore delle persone. Perché le fondamenta del mondo stanno nei cuori, visti in questo caso da un’anima pura che crede nella bellezza di ciò che la circonda“.
Naomi Kawase

“Al solito, commedia francese con le bollicine”.
L’asino Patrik è meglio di un uomo? di francesca meneghetti (recensione sabato 24 luglio 2021 su Mymovies)
martedì 25, mercoledì 26 e giovedì 27 gennaio
Il film di Caroline Vignal
IO, LUI, LEI E L’ASINO
Intervista audio di Federico Raponi a Emanuela Piovano (Kitchenfilm) distributrice del film per l’italia in occasione dell’uscita del film.

La Kitchenfilm è onorata di distribuire in Italia TRUE MOTHERS, l’ultimo film scritto e diretto dell’acclamata regista Naomi Kawase, una candida forza nel cinema giapponese contemporaneo.
– Selezionato come film rappresentante del Giappone ai Premi Oscar 2021
– Mainichi Film Concours 2021 (Premio Miglior Regista Naomi Kawase)
– Asian Film Awards 2021 (Premio Migliore Attrice Non Protagonista Aju Makita)
– Women Film Critics Circle Awards 2021
– In concorso al 73° Festival di Cannes 2020
– In concorso al TIFF – Toronto International Film Festival 2020
– Chicago International Film Festival 2020
– Fribourg International Film Festival 2020 (Premio Miglior Film Naomi Kawase)
– Hainan International Film Festival 2020
Liberamente ispirato al romanzo “Asa ga Kuru” di Mizuki Tsujimura, True Mothers racconta la storia di una donna che dopo anni di sofferenza per rimanere incinta, con il marito sceglie di adottare un bambino. Tempo dopo la madre biologica del piccolo si rimette in contatto con la coppia: vuole indietro il figlio o dei soldi? Ma sarà davvero lei? E che cosa vuole davvero questa giovane donna?

FUORINORMA promotore del cinema indipendente di autori italiani torna in sala dal 4 al 9 dicembre con il FESTIVAL – SIMPOSIO
Le proiezioni e gli incontri a cura di Adriano Aprà si terranno a Spazio SCENA (ex Filmstudio di Roma, il primo filmclub italiano) in Via degli Orti D’Alibert, 1
Partecipano: Gianluca Arcopinto, Marco Bellocchio, Paolo Benvenuti, Maria Grazia Calandrone, Silvia Calderoni, Maria Luisa Celani, Antonietta De Lillo, Marta Donzetti, Virginia Eleuteri Serpieri, Agostino Ferrente, Giancarlo Grante, Pietro Montani, Gianfranco Pannone, Gregorio Paonessa, Cristina Piccino, Emanuela Piovano, Luca Ricciardi, Adele Tulli, Alessandra Vanzi, Mina Welby.

In collaborazione del Cinema Verdi e del Comune di Candelo (dal 16 ottobre al 6 novembre) parte la mostra «Ritratti di cinema: la sala, il lavoro, il pubblico» del fotografo Diego Dominici, allestita con materiale di archivio di Arrigo Tomelleri e curata da Alessandro Gaido.
Occasione per un importante
Convegno
Venerdì 22 ottobre 2021 alle 17:30
«Il cinema dopo il Covid – Sale, piattaforme, produzioni»
Interverranno:
Paolo Manera (Film Commission Piemonte)
Domenico Dinoia (presidente Fice)
Antonio Sancassani (cinema Mexico di Milano)
Emanuela Piovano (vicepresidente Anac, regista, kitchenfilm)
Arrigo Tomelleri (presidente Anec Piemonte e Valle d’Aosta)
Dopo il convegno, alle ore 21:00 i registi Stefano D’Antuono e Bruno Ugioli presenteranno
«Manuale di storie dei cinema», un film sui tanti locali di Torino, attivi e scomparsi.


France Odeon Été (22, 23, 24 settembre 2021) tre giorni di cinema francese a Firenze in attesa del XIII edizione del festival internazionale “FRANCE ODEON”
Giovedì 23 settembre l’esilarante commedia
IO, LUI, LEI E L’ASINO
“Antoinette dans les Cévennes”
di Caroline Vignal
alla presenza della regista Caroline Vignal e della distributrice italiana Emanuela Piovano per la Kitchenfilm con successo ancora nelle sale italiane e su cinekit.it


La kitchenfilm presenta in anteprima agli INCONTRI DEL CINEMA D’ESSAI – XXI EDIZIONE 27-30 settembre 2021
MERCOLEDI 29 SETTEMBRE
MANTOVA CINEMA MIGNON
Via Gaetano Benzoni 22
Ore 19,00
TRUE MOTHERS
di Naomi Kawase con Arata Iura, Hiromi Nagasaku, Taketo Tanaka
Cannes Label 2020, Kitchen Film, Giappone 140’
DAL GIAPPONE ARRIVA IN ITALIA UN’ALTRA MEDAGLIA D’ORO
Il film TRUE MOTHERS di Naomi Kawase già candidato all’OSCAR
“True Mothers è una storia sul come forgiare il proprio destino: come se, dopo la pioggia, arrivasse una luce radiosa a purificare il mondo. Tutti sono figli di qualcuno, ognuno ha una madre che l’ha partorito. E, proprio per questo, il nucleo di questa storia dovrebbe toccare il cuore delle persone. Perché le fondamenta del mondo stanno nei cuori, visti in questo caso da un’anima pura che crede nella bellezza di ciò che la circonda“.
Naomi Kawase
“Tratto dal romanzo del 2015 della scrittrice Mizuki Tsujimura, True mothers porta la grande cineasta giapponese a riaffrontare uno dei temi alla base del suo cinema (esplorato con documentari e film) e legato alla sua vita, essendo stata abbandonata dai genitori naturali, e poi adottata e cresciuta dai prozii.“
ANSA CULTURA (Francesca Pierleoni)

La Kitchenfilm si congratula con Laure Calamy che ha ricevuto a Venezia il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE ATTRICE.
In distribuzione con la Kitchenfilm nelle sale italiane e su cinekit.it una curiosa e divertente commedia romantica in cui Laure Calamy ha meritato il César come attrice protagonista nel film “IO, LUI, LEI E L’ASINO”.
Troverete una Laure Calamy che incanta perché interpreta una figura complessa, goffa, insicura, scombinata, quasi ridicola, appassionata e inconsapevolmente coraggiosa.
Da vedere!

A VENEZIA HA VINTO IL FILM
TRATTO DA UN ROMANZO DI ANNIE ERNAUX,
COME L’AMANTE RUSSO (PASSION SIMPLE)
Le opere di Anne Ernaux fanno centro al cinema perché raccontano avvenimenti che hanno segnato la sua vita e la libertà femminile.
Il film «L’Evénement» diretto da Audrey Diwan vince il Leone d’oro a Venezia 2021, un racconto sull’aborto basato sul romanzo autobiografico di di Annie Ernaux.
Come “ L’amante russo” diretto dalla regista libanese Danielle Arbid basato sul romanzo Passione semplice di Anne Ernaux tradotto nel 1992 in tutta Europa, negli Stati Uniti e in Giappone fece molto scalpore per il timbro eversivo ed erotico.
Nelle sale italiane e su cinekit.it da vedere
Il film magistralmente interpretato da Laetitia Dosch racconta la sottomissione assoluta e volontaria di una donna intelligente ed emancipata ai desideri e alle esigenze di un uomo complicato, scorbutico e sfuggente, interpretato dal russo Sergei Polunin, stella del balletto e in quanto tale, per la sua perfetta conoscenza del corpo, ha interpretato le scene di sesso in maniera non banale.” (Bookciack Magazine – Anna Tito)
“Penso che Annie Ernaux sia una donna libera.” La descrive così la regista. “Effettivamente, nel 1992, fu attaccata, insultata, disprezzata dalla stampa che la accusava all’epoca di strisciare davanti a un uomo, di passare questi pomeriggi ad aspettare un uomo, di essere una donna sottomessa. A queste polemiche lei rispondeva: “Penso che quando ami non hai limiti. Aspetto un uomo come un uomo può aspettare una donna. Non è il fatto che io sia una donna, è il fatto di essere innamorata”.
“Pur se presentato in piena era di #MeToo, la critica del Festival di Cannes dello scorso anno lo ha non poco applaudito, riconoscendone l’altissimo livello, anche per la capacità di raccontare nel dettaglio la “banalità” della passione, con i suoi momenti sublimi e il logorio dell’attesa, da cui risulta un formidabile ritratto di donna in preda al proprio desiderio.”
(Bookciak Magazine – Anna Tito)

In occasione dell’uscita italiana del film “Io, lui, lei e l’asino”, i membri dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici si sono riuniti per conferire alla regista del film, Caroline Vignal, il titolo di socia onoraria dell’ANAC.


12 giugno 2021
Nell’ambito dell’undicesima edizione di Rendez-Vous, Festival del nuovo cinema (in corso a Roma).
Sabato 12 giugno alle ore 19 in esclusiva per la Campania all’Institut Français Napoli (Palazzo Grenoble, Via Crispi, 86) in anteprima la commedia francese “Io, lui, lei e l’asino” con la presenza della regista francese Caroline Vignal e la distributrice per l’italia Emanuela Piovano – kitchenfilm.
La visione del film sarà preceduta dai saluti del console di Francia a Napoli Laurent Burin des Roziers e la produttrice Antonella Di Nocera che dialogheranno con la regista al termine della proiezione.
L’evento è un’iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, realizzata dall’Institut Français Italia con UniFrance, organizzata con Kitchenfilm con il sostegno di LVMH e BNL.
“Io, lui, lei e l’asino” (titolo originale “Antoinette dans les Cévennes”) è una commedia neo-western femminista che ha entusiasmato il pubblico e la critica al Festival di Cannes 2020 e ha premiato la protagonista, Laure Calamy, conosciuta in Italia per il suo ruolo di Noémie nella serie “Chiami il mio agente!”, con il Premio César 2021 come migliore attrice.
Il film racconta la storia di Antoinette che aspetta da mesi l’estate e la promessa di una settimana romantica con il suo amante Vladimir, ma lui all’ultimo momento annulla: sua moglie ha prenotato un’escursione in famiglia nelle Cévennes con un asino! Scaricata, Antoinette per ripicca decide di partire e fare anche lei il cammino di Stevenson. Al suo arrivo, nessun Vladimir, ma un certo Patrick, un asino testardo, che la accompagnerà nel suo particolare viaggio.




(Passion simple , Francia-Belgio/2020) di Danielle Arbid (99’)
VERSIONE ORIGINALE CON I SOTTOTITOLI IN ITALIANO
LUMIÈRE | SALA MASTROIANNI Ore 17:45 Sabato 12 giugno
LUMIÈRE | PIAZZETTA PIER PAOLO PASOLINI Ore 20:30 Domenica 13 giugno
LUMIÈRE | SALA SCORSESE Ore 20:30 Domenica 13 giugno
(Antoinette dans les Cévennes, Francia/2020) di Caroline Vignal (95’)
VERSIONE ORIGINALE CON I SOTTOTITOLI IN ITALIANO
LUMIÈRE | SALA SCORSESE Ore 22:00 Sabato 12 giugno
LUMIÈRE | SALA SCORSESE Ore 18:00 Lunedi 14 giugno
Organizzato nell’ambito RENDEZ-VOUS FESTIVAL DEL CINEMA FRANCESE i nuovi film imperdibili distribuiti da kitchenfilm al Cinema MASSIMO di Torino via Verdi,

IO, LUI, LEI E L’ASINO di Caroline Vignal
VENERDÌ 11 GIUGNO – 21.00
Selezione ufficiale al 73° Festival di Cannes 2020
Con la sensazionale protagonista Laure Calamy Premio César 2021 per la migliore attrice.

L’AMANTE RUSSO di Danielle Arbid
SABATO 12 GIUGNO – 16.00
Selezione ufficiale al 73° Festival di Cannes 2020.
Protagonista l’intensa e magnetica Laetitia Dosch, astro nascente del cinema francese. L’attrice ha conquistato a Cannes la Caméra d’Or per Jeune Femme di Léonor Serraille Rendez-Vous 2018.

Sarà la casa di distribuzione Kitchenfilm ad inaugurare l’undicesima edizione del Rendez-Vous Festival del Nuovo Cinema Francese 2021
con il film in anteprima “Io, lui, lei e l’asino”alla presenza della regista Caroline Vignal
e con l’anteprima “L’amante russo” tratto dallo scandaloso racconto autobiografico dellla scrittrice Annie Ernaux alla presenza della regista franco-libanese Danielle Arbid.
L’iniziativa è presente a Roma al Cinema Nuovo Sacher dal 9 al 13 giugno e con le selezioni speciali alla Cineteca di Bologna, a Napoli Istituto francese e al Cinema Massimo di Torino.
I due film distribuiti da kitchenfilm saranno disponibili sulla piattaforma CINETIK e nelle migliori sale italiane rispettivamente dal 10 e dal 17 giugno.
Giovedì 3 giugno 2021 dalle 18,00 alle 19,30
nell’ambito delle
GIORNATE EUROPEE DELL’ABITARE COLLABORATIVO
LIVE con visione del film
QUELLA COSA LI’
Alla ricerca delle buone relazioni – Capitolo 1
Intervengono:
Susanna Cielo, Chiara Cellini, Emanuela Piovano,
Giulia Bonavolontà, Matteo Michelizza
con i protagonisti
Alfredo Camozzi, Giorgia Lattuca, Riccardo Clemente, Diana Bargu
Presenta
Andrea Stagliano della RIVE

IN DIRETTA STREAMING
SU ANACKINO.it/live
MARTEDI’ 20 APRILE
DALLE 17.00 ALLE 19.30
CONDOTTO DA
FRANCESCO RANIERI MARTINOTTI
Il premio oscar Michael Radford parteciperà alla diretta di oggi per il compleanno di Roberto Perpignani che avrà inizio alle ore 17.00 sulla piattaforma anackino.it e sulla pagina facebook di ANAC organizzata da ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici).
Il regista del Postino interverrà da Londra per abbracciare virtualmente uno dei più grandi montatori del mondo in occasione della festa che amici, colleghi e professionisti del cinema hanno organizzato in suo onore.
Il numero elevatissimo di adesioni ha imposto l’anticipazione alle 17 dell’inizio della diretta. Oltre 50 collegamenti con Italia, Portogallo, Inghilterra, Francia.
Altre personalità del cinema che non potranno collegarsi in diretta parteciperanno con contributi video. Tra questi Gianni Amelio e Citto Maselli.
La trasmissione Hollywood Party di Rai radio tre dedicherà uno speciale all’evento con le testimonianze in diretta di Claudio Giovannesi e Maurizio Nichetti, intervistati da Steve Della Casa.

DIRETTA STREAMING SU ANACKINO.it
ROSE E MOVIOLE – IL COMPLEANNO DI UN MONTAUTORE – ROBERTO PERPIGNANI organizzata dall’Anac (Associazione Nazione Autori Cinematografici) in onore del grande maestro del montaggio italiano.
MARTEDÌ 20 APRILE DALLE 18.00 ALLE 19.15

“Orientato inizialmente alla pittura, Perpignani si avvicina al cinema dopo l’incontro con Orson Welles, con il quale collabora – come assistente al montaggio – per Il processo (1962).
Il suo talento per questa disciplina lo porta a lavorare al fianco di grandi registi e sceneggiatori italiani e stranieri, tra cui Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, i fratelli Taviani, Gianni Amelio, Giovanna Gagliardo, Gillo Pontecorvo, Michael Radford, Vittorio Orsini, Bruno De Almejda, Miklòs Jancsò, Wim Wenders, Krzysztof Zanussi. Alla sua scuola si sono formati tantissimi montatori ai quali Perpignani ha trasmesso quella matrice pedagogica di analisi dell’immagine che solo un professionista e curioso come lui poteva e sapeva intercettare e coltivare.
Il cinema italiano è debitore all’insegnante e al professionista Perpignani.”
Conduce Francesco Ranieri Martinotti.

Gli Auguri di Emanuela Piovano vicepresidente dell’Anac che ha lavorato con il maestro in due suoi film “Le stelle inquiete” ispirato alla filosofa Simone Weil e “L’età d’oro” ispirato alla regista Annabella Miscuglio e di STEFANIA ROCCA, MONSIGNOR MATTEO MARIA ZUPPI, VITTORIO STORARO, CLAUDIO GIOVANNESI, CATERINA D’AMICO, FRANCO PIERSANTI, GIUSEPPE LANCI, WILMA LABATE, SILVIA SCOLA, GIOVANNA GAGLIARDO, JACOPO QUADRI, MAURIZIO NICHETTI…
DIRETTA PIATTAFORMA ANACKINO
27 febbraio 2021



SOGGETTI, SCENEGGIATURE, STORIE DI UN TORINESE A ROMA – OMAGGIO A GIORGIO ARLORIO
L’ANAC rende omaggio a Giorgio Arlorio, grande sceneggiatore, uomo di cultura e militante politico proprio nel giorno del suo compleanno con la diretta streaming sulla piattaforma ANACKINO attraverso il racconto di personalità del cinema, di amici e di critici che lo ricordano in alcuni film da lui scritti o ai quali ha collaborato.
Instudio conducono: Francesco Ranieri Martinotti: Presidente Ass. Naz. Autori Cinematografici e Caterina Taricano: giornalista, regista, consigliera ANAC – autrice del libro con Arlorio di Viaggi non organizzati: La vita e il cinema di Giorgio Arlorio– presenta il IL PADRE DI FAMIGLIA (1967) diNanny Loy.
In collegamento online:
la moglie, Luda Blat e la figlia Sasha Arlorio; Vito Zagarrio -storico del cinema e regista – illustra CRIMEN (1960) di Mario Camerini; Fabio Ferzetti – critico de L’Espresso – racconta di QUEIMADA (1969) di Gillo Pontecorvo; Steve Della Casa -autore e conduttore di Hollywoodparty- racconta uno dei film più divertenti scritti da Arlorio,IL GIORNO PIÙ CORTO (1963)di Sergio Corbucci; Andrea Meroni -regista – approfondisce il film LA PATATA BOLLENTE (1979)di Steno;e per finire Emanuela Piovano – regista, vicepresidente ANAC- racconta la sua esperienza con Arlorio nel film da lei diretto LE COMPLICI (1998)
L’Edizione 2020 di BOOKCITY MILANO raggiunge quest’anno i lettori ONLINE con incontri in streaming con gli autori.
Silvio Danese “Intervista alla sposa” con Emanuela Piovano
GIOVEDÌ 12 NOVEMBRE ORE 18:30


Ogni storia di violenza non è una storia. È una vita da raccontare.
“Intervista alla sposa”
La storia di Stefania incomincia quando in realtà tutto finisce per sempre, una notte sconvolgente dopo vent’anni di matrimonio. Aggredita, intrappolata, reagisce alla brutalità e inverte con equivalente potenza una sorte certa. Viva. Ma poi? Mentre sconta la sua pena, Stefania accetta di raccontare emozioni e fatti, anche nei dettagli meno riferibili, a uno scrittore, forse disposto a riscattarne il destino, forse pronto a manipolare e sfruttare ancora una volta un “racconto”. Ricostruendo il lungo ménage borghese con Dino, un legame idealizzato, protetto e insieme ritualmente violento, Stefania interroga in realtà l’intera vita di moglie e madre e, non riconciliata, a tratti rabbiosa, a tratti rassegnata, la offre a domande inesorabili sull’amore, il sacrificio, l’identità, l’abuso e l’omertà, mentre la relazione con il suo interlocutore evolve ambigua, squilibrata, toccando una questione cruciale: come si racconta una storia come questa? Dove ci porta se la percorriamo fino in fondo e con coraggio? Sempre più lucida, man mano che si rende conto di diventare protagonista di un libro, Stefania sembra impugnare la sua vicenda e imporre allo scrittore un confronto inevitabile con le radici e le forme del dominio, ma anche con l’oscurità e le contraddizioni della famiglia, “la sede perpetua della libera prigionia”, fino a un colpo di scena in modo diverso liberatorio per entrambi.
Silvio Danese

Per la sezione FUORI CLASSE, sulla la piattaforma CINE-ROOM due film di culto sulla scuola: Squola di Babele e Il primo Bacio
Sulla necessità di un dialogo sempre più stringente e vivo fra la Scuola e il Cinema.
Tavola rotonda in diretta Streaming
“Il cinema fa scuola”
12 novembre alle ore 17:00
Sito Cine-Room
https://cine-room.com/live/
Pagina Facebook Cine-Room
https://www.facebook.com/111319987266121/posts/179674687097317/

Cinema come luogo fisico e non solo di esperienze condivise e per questo motivo molto vicino alla scuola. Ecco perché abbiamo riunito esperti di cinema ed esperti di formazione uniti da un sentire comune e dal bisogno di salvaguardare la Scuola e il Cinema, la cultura e il futuro della nostra società.
MATTEO BERTOLOTTI – Esercente cinematografico e programmatore di IMAGICA FILM e DUEMILAUNO DISTRIBUZIONE
NOLWENN DELISLE – Coordinatrice degli eventi culturali dell’Institut Français – Centre Saint-Louis di Roma
LYDIA GENCHI– Distributrice della No.Mad Entertainment
LETIZIA GIAMPIETRO – Ricercatrice INVALSI
FLAVIA LAVIOSA – Docente presso il Dipartimento di Italianistica e il Programma di Cinema e Media presso Wellesley College (Massachusetts)
MONICA NALDI – Responsabile Scuola Cinema Beltrade Milano
EMANUELA PIOVANO – Distributrice della Kitchenfilm


In collaborazione con

“Fuori classe” vi aspetta con due film di culto che raccontano una scuola inedita, fatta di relazioni e confronti, con un particolare sconto del 50% sul noleggio.
La scuola non solo come luogo di insegnamento e didattica ma come incontro e formazione sociale.


Dai listini No.mad e Kitchenfilm vi proponiamo rispettivamente una commedia e un docufilm dal ritmo incalzante e inedito. Entrambi ambientati a Parigi hanno in sottotraccia il filo comune dell’integrazione. Classe multi etnica in SQUOLA DI BABELE per la mano raffinata e attenta di Julie Bertuccelli, regista franco-siriano già fumettista di Charlie Hebdo Riad Sattouf per IL PRIMO BACIO .
Il film Corniche Kennedy, di Dominique Cabrera sulla piattaforma Più Compagnia in collaborazione con MyMovies.it per il Festival virtuale FRANCE ODEON di Firenze.

Tratto dal romanzo di Maylis de Kerangal, il film è ambientato nella città di Marsiglia, molto amata dalla regista, in particolare nel tratto Corniche Kennedy, una strada che ha da un lato scogliere a strapiombo sul mare e dell’altro ville di famiglie benestanti. Qui, ragazze e ragazzi, spensierati come si può essere solo a diciotto anni, ridono sul bordo dei precipizi sfidando la forza di gravità e le vertigini, fisiche e metafisiche, tuffandosi dall’alto. Non importano i divieti, i richiami all’ordine, i consigli alla prudenza: si sentono immortali! Ma ci sono anche gli adulti, in particolare la polizia, che vuole arrestare dei trafficanti di droga ai quali uno dei ragazzi è legato.
Introduce il film la distributrice italiana Emanuela Piovano intervistata dal direttore Francesco Ranieri Martinotti.

Per la XII edizione virtuale di FRANCE ODEON 2020 – FESTIVAL DEL CINEMA FRANCESE il direttore Francesco Ranieri Martinotti ha selezionato due film distribuiti da Kitchenfilm: CORNICHE KENNEDY e APACHE (LES APACHES)
NON RINUNCIATE AL CINEMA! con un solo accredito di 9,90 https://www.mymovies.it/ondemand/france-odeon/ 14 film, una mini serie TV, una master class..
CORNICHE KENNEDY di Dominique Cabrera |Una storia d’amore e di amicizia che segnerà la vita di un gruppo di adolescenti di Marsiglia, che sfidano il destino lanciandosi da una scogliera. DOMENICA 01 NOV. Ore 15.30 e MERCOLEDÌ 04 NOV. Ore 15:30
LES APACHE (APACHE) di Thierry de Peretti – In una Corsica affollata di turisti, cinque adolescenti annoiati passano la notte in una villa disabitata. La loro bravata avrà un esito imprevisto. LUNEDÌ 02 NOV. Ore 22.00 e GIOVEDÌ 05 NOVEMBRE Ore 22.00

Il Circolo del Cinema riapre.
Al Cinema Ariston di Mantova Mercoledì 28 ottobre la proiezione del film UNA VITA VIOLENTA di Thierry de Peretti.
Film cruento che ci fa riflettere sul tema della violenza.
Un viaggio in Corsica nell’epoca travagliata degli anni ’90. Sono ragazzi idealisti quelli che decidono di fare politica, nella convinzione di fare qualcosa per cambiare il loro paese, si organizzano in lotte armate. Restano invece coinvolti in lotte di delinquenza armata mafiosa che ne prende le redini, sacrificando e bruciando così le loro vite.
Forse un messaggio per i giovani di domani: “con la violenza non si ottiene nulla”
Thierry de Peretti si è ispirato alla storia vera del giovane attivista Montigny assassinato nel 2001 interpretato dall’attore Jean Michelangeli.

foto di scena con l’attore Jean Michelangeli

Domani a Solarussa grande serata dedicata alla presenza della regista Gabriella Rosaleva per la XIII edizione del Filmfestival “TERRE DI CONFINE” che presenterà alcuni dei suoi film tra cui la versione restaurata del film “Processo a Caterina Ross” del 1982.
La storia di un processo tratto dai verbali del processo del 1697 contro una contadina trentaduenne, condannata ingiustamente per stregoneria nella Confederazione Svizzera.
Il film è stato presentato nell’83 a NewYork per la rassegna “The Kitchen” – Italien & American directions: Women’s Film sponsorizzato dalla New York University.

scena tratta dal film ” PROCESSO A CATERINA ROSS”

Per le serate del CINEMA ALL’APERTO la proiezione del film
UNA VITA VIOLENTA
di Thierry de Peretti
25 e 26 agosto a Conversano (BA)
nella cornice meravigliosa e suggestiva scenografia del Giardino dei Limoni, immerso tra alberi secolari e mura megalitiche.





L’ascesa e la caduta di un giovane che negli anni ’90 ha l’ambizione di cambiare la politica della sua isola, la Corsica, ma il suo impegno, sincero quanto violento, sarà infranto per la lotta tra clan e mafie locali.

Abbiamo ora il piacere di rendere disponibile per voi il progetto concretizzato in una miniserie divisa in quattro capitoli dal titolo:
Cap. 1 – SPERARE | Come sarà il nostro futuro? Cosa ne pensano i giovani americani?
Cap. 2 – PROTEGGERE | Come sarà il futuro dei tuoi figli? Lo abbiamo chiesto ad alcuni genitori americani.
Cap. 3 – AMARE | Pensi che la Terra sia un posto sicuro e bello per vivere? Lo abbiamo chiesto ad alcuni bambini americani.
Cap. 4 – CAMBIARE | Qual’è il tuo mondo ideale e cosa possiamo fare per aiutare laTerra? Lo abbiamo chiesto a diverse fasce di età.

sulla piattaforma
Cine-Room
per gli abbonati
all’interno
della collezione
“pensieri paralleli”
“Lo scopo di questo progetto è quello di fornire uno sbocco ai pensieri e alle paure che le persone hanno riguardante l’ambiente. Poiché Green Eyes si concentra sulla presentazione di temi ambientali con la cinematografia e distribuisce film che collegano questi due temi, voglio mostrare le reazioni delle persone normali ai vari problemi che gli umani stanno creando per la Terra. Sto creando questo video per utilizzare entrambi le risposte delle persone e le loro immagini per raccontare una storia su ciò che l’ambiente significa personalmente per le persone e su come percepiscono i danni che stiamo arrecando alla Terra su cui viviamo. Con questo progetto, voglio fare domande a gruppi diversi di persone sull’ambiente. Voglio sentire dalla gente i suoi pensieri riguardante la terra, specificamente con domande adatte alla loro fascia d’età “.
Zaria Simone George


UN’ESTATE PARTICOLARE CON CINE-ROOM! FUORI DEGLI SCHERMI!
IL CINEMA TORNA IN ATTIVITÀ! LA STAGIONE DELLA CHIUSURA È DIVENTATA QUEST’ANNO LA STAGIONE DELLA RIAPERTURA FUORI DELLA SALA E DAI VECCHI SCHERMI, FUORI DEGLI SCHEMI AL CHIUSO E ALL’ARIA APERTA
PER LA SOLA GIORNATA DEL 30 LUGLIO
La sconvolgente storia delle ragazze della Manson Family raccontata dallo sguardo femminista di Mary Harron in un thriller che dipinge gli eventi che hanno decretato la fine degli anni ’60 mediante un ritratto di amore e violenza, manipolazione e rinascita.
ORE 17:00 – PARTECIPA ALLA DIRETTA |Il RIBALTAMENTO DEL CONNUBIO ESTATE E CHIUSURA DEL CINEMA
Con Dominique Cabrera, regista di CORNICHE KENNEDY, Silvio Danese, critico del GIORNO, Vera Santillo e Lydia Genchi, programmatrice e titolare della NO.MAD Entertainment , Matteo Bertolotti e Giulio Giuliani, programmatore e titolare di IMAGICA FILM , e poi ancora Emanuela Piovano, regista titolare della KITCHENFILM, Giacomo del Buono, regista, Caterina Taricano, direttora di MONDO NIOVO.

GIOCA TUTTA L’ESTATE PER OTTENERE UNO SCONTO PER VEDERE I FILM DI “UN’ESTATE PARTICOLARE”



Dopo GreenEyes uno sguardo verde sul cinema e sulle alternative sostenibili di vita
arriva sulla piattaforma CINE-ROOM ideata da
No.Mad Entertainment e Kitchenfilm
per tratteggiare e accompagnare l’estate di un pubblico che è finalmente uscito dalle case e si confronta con un nuovo modo di ritrovarsi e stare all’aria aperta.
A partire dal 15 luglio
sarà possibile vedere in streaming e scaricare


Un’estate in Provenza sarà fruibile con la sottotitolazione per persone sorde


GREENEYES
La piattaforma creata in collaborazione con No.Mad Entertainment-Kitchenfilm ha voluto offrire al pubblico, anche in un momento di estrema difficoltà come l’emergenza sanitaria appena vissuta, la possibilità di non rinunciare al cinema di qualità, di scoprirlo attraverso dei percorsi di riflessione comune che ben al di là dello schermo hanno saputo creare degli importanti spazi di confronto.
Momenti di condivisione che ci hanno permesso di incontrare persone e compiere viaggi, possibili o solo immaginati, anche quando la realtà non lo permetteva, di resistere cercando soluzioni per il nostro futuro proprio attraverso il cinema, perché se il cinema, come ci insegna Joseph Bédier, è “un occhio aperto sul mondo”, noi non vogliamo smettere di guardare, continuando a farci regalare idee, sogni e pensieri.
Grazie quindi a tutti coloro che hanno seguito i nostri progetti e ne sono diventati parte, grazie a chi ci ha aiutato a realizzarli e a chi vorrà continuare a farlo.
Qui sotto le foto della Diretta dell’evento di chiusura di GreenEyes dal titolo CINEMA SECONDO NATURA prima campagna di CINE-ROOM. Dallo studio della Kitchenfilm di Roma la giornalista e critica cinematografica Caterina Taricano, moderatrice della diretta, il critico cinematografico e conduttore di Hollywood Party su Rai Radio 3 Steve Della Casa, la regista Emanuela Piovano (kitchenfilm) e Lydia Genchi (No.Mad Entertainment).
RICORDIAMO CHE I FILM NESSUN UOMO È UN’ISOLA E PETIT PAYSAN SONO ANCORA DISPONIBILI GIOCA PER OTTENERE LO SCONTO















































👋


![]() “IL CINEMA SECONDO NATURA” diretta 30 giugno alle ore 17:00 tavola rotonda conclusiva della campagna GREENEYES, la prima della piattaforma CINE-ROOM. Seguici sulla Pagina Facebook Cine-Room https://www.facebook.com/111319987266121/videos/603076460628020/ e sul Canale YouTube Cine-Room https://youtu.be/aOkIxWgXWfQ Ambiente e modo di vivere verde sono temi che con l’emergenza Covid-19 risuonano sempre con maggiore urgenza nella società attuale ed ora più che mai trovare alternative sostenibili di vita e di produzione sembra essere una vera necessità. La No.Mad Entertainment e la Kitchenfilm è da molto tempo che si sono avvicinate a queste problematiche, prima ancora che l’emergenza ci facesse aprire gli occhi verso queste tematiche. I due film che abbiamo programmato a supporto della campagna Greeneyes “Petit Paysan” e “Nessun uomo è un’isola” ci fanno ragionare e meditare su quello che oggi è il problema centrale da cui partire per riflettere sulla situazione attuale: “Non è quanto si produce ma come si produce e come le cose vengono distribuite” Qui oggi abbiamo riunito esperti di cinema, esperti di agricoltura e di produzione di cibo. Il minimo comune denominatore di questo incontro é : Come si può raccontare un modo diverso di vivere e produrre, quali sono le esigenze di chi produce nel settore primario, quali quelle dei registi, dei distributori o dei critici. Come queste esigenze possono essere coniugate in questa nuova situazione? Vogliamo con questo incontro mettere in rete chi queste cose le fa e chi le racconta. “CINEMA SECONDO NATURA” è moderato dalla critica cinematografica Caterina TARICANO Gli ospiti del live saranno: Dominique MARCHAIS regista del documentario “Nessun uomo è un’isola“ Roberto LI CALZI protagonista del film e membro del Consorzio siciliano “Le galline felici Steve DELLA CASA critico cinematografico Anselme BAKUDILA rappresentante di Slow food, movimento culturale internazionale che promuove il diritto al piacere e difende la centralità del cibo e del suo giusto valore Paola CAMBRIA in rappresentanza della CIA-Agricoltori Italiani, una delle maggiori organizzazioni di categoria d’Europa che lavora per il miglioramento e la valorizzazione del settore primario e per la tutela delle condizioni dei suoi addetti. Francesco RANIER MARTINOTTI presidente ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) che ci parlerà della diffusione dei presidi di cultura sul territorio. Benoît BLANCHARD Attaché audiovisuel / Addetto per l’audiovisivo Ambassade de France en Italie – Institut français d’Italie Emanuela PIOVANO distributrice della Kitchenfilm Lydia GENCHI distributrice della No.Mad Entertainment Vi aspettiamo!!! |


15 giugno 2020
NASCE CINE-ROOM IL CINEMA IN UNA STANZA: LA PIATTAFORMA ONLINE di KITCHENFILM e NO.MAD ENTERTAINMENT DOVE TROVARE ESCLUSIVAMENTE CINEMA D’AUTORE DI QUALITA’.
Kitchenfilm e No.Mad Entertainment hanno unito le loro forze creando la piattaforma CINE-ROOM e offrendo al pubblico, come primo evento, due film Petit Paysan e Nessun uomo è un’isola, due opere profetiche rispetto a questo momento di riflessione e di ritorno a una Nuova Normalità.

Nasce così la campagna di diffusione “GREEN EYES” improntata al New Normal (modello di crescita basato sulla QUALITA’ e non sulla quantità) e allo sguardo Green.
Il cinema è soprattutto una questione di sguardo e mai come in questo momento, siamo chiamati a cambiare ottica e percorrere nuove strade che per certi aspetti sono dei ritorni al futuro, a una nuova normalità.
Parliamo del ritorno al senso di comunità, all’etica del lavoro, al ripopolamento dei piccoli centri, al rispetto per gli animali e la natura come ben illustrato da Nessun uomo è un’isola e Petit Paysan.
Oltre alla visione dei film, sarà organizzato un evento Live, una tavola rotonda che vedrà la partecipazione dei registi e attori dei due film, esperti ecologisti e ambientalisti e aperta al pubblico e un gioco in cui il pubblico sarà direttamente coinvolto e potrà interagire scegliendo tra le clip dei due film proposte, per pronunciarsi sulla sua visione del futuro.
La campagna #GREENEYES www. cine-room.com inizierà il 15 giugno e finirà il 15 luglio e sarà la prima delle molte campagne che CINE-ROOM proporrà al suo pubblico e che vedranno di volta in volta affrontati temi culturali, sociali, politici: a partire dalla visione dei film il pubblico potrà approfondire tali tematiche in un’ottica di scambio reciproco e interazione.
In TUTTA SCENA l’intervista audio di Federico Raponi a Emanuela Piovano sul progetto

TRAILER
IN THE BATTLEFIELDS
Un grande augurio dalla kitchenfilm alla regista libanese Danielle Arbid e onorata che il suo film “Passion Simple” sia stato selezionato a Cannes 2020.
La kitchenfilm ha di Danielle Arbid in distribuzione per l’Italia “In the Battlefields” (2004) presto On Demand.
Nel tempo Emanuela Piovano titolare della Kitchenfilm aveva scelto di distribuire i film “Apache” e “Una vita violenta” di Thierry de Peretti.
CURIOSITÀ: sia “In the battlefields” che in “Apache” la regista Danielle Arbid era stata, anche se in modo occasionale, anche attrice.

Marija Pikic
Vuoi conoscerla in versione originale bosniaca?
Chi ci ha fatto conoscere Rahima in Italia?
Un estratto dall’intervista di Federico Raponi del 28 marzo 2020 a Emanuela Piovano di Kitchenfilm
Ecco perché la Giuria Giovani del Festival di Pesaro ha premiato questo film!
IL FILM IN STREAMING VERSIONE DOPPIATA E VERSIONE ORIGINALE BOSNIACA SOTTOTITOLATA IN ITALIANO DISPONIBILE FINO AL 15 GIUGNO

BUON ANNO SARAJEVO un film di AIDA BEGIĆ
In un tempo sospeso tra la dolorosa memoria del passato e un futuro che non riesce a realizzarsi, Rahima e Nedim vivono la loro vita a Sarajevo, dove la guerra li ha lasciati orfani. Un giorno il ragazzo, durante una rissa con i compagni, distrugge il cellulare del figlio di un potente del luogo innescando una catena di eventi che sveleranno scenari inaspettati.
“È un film post-traumatico. Riesce a raccontare senza traccia di patetismo delle conseguenze devastanti della guerra in Bosnia, e allo stesso tempo di ogni conflitto bellico”. Motivazione del Premio della Giuria Festival di Pesaro
Vincitore di numerosi premi tra cui il “Menzione Speciale della Giuria al festival di Cannes e il “Premio Cinema e diritti umani” di Amnesty International, il film è stato candidato all’Oscar per la Bosnia Erzegovina come Miglior Film straniero 2013.
UNA VITA VIOLENTA
Il regista Thierry de Peretti ci racconta la storia facendoci entrare DENTRO IL FILM




“Una generazione bruciata” “De Peretti si è ispirato alla vicenda di Nicolas Montigny, un giovane di Bastia di estrazione borghese, assassinato nella sua città nel 2001 a ventotto anni e che nel film viene ribattezzato Stéphane… “
“dell’iniziazione dello stesso Stéphane, segnato dalla lettura di I dannati della terra di Frantz Fanon (cita la frase: «Ogni generazione deve, in una certa opacità, scoprire la propria missione, adempierla o tradirla»).
Roberto Chiesi_CINEFORUM
Grazie a CG per aver messo a disposizione il film per la giornata della resistenza.
Grazie al regista Thierry de Peretti.
Grazie a tutti coloro che hanno visto il film e ci hanno mandato i loro commenti.
Il film UNA VITA VIOLENTA resta disponibile su CG per il noleggio e il download .

![]() KITCHEN FREE | RICETTA DI CINE – RESISTENZA LA CULTURA NON SI FERMA, LA CULTURA È RESISTENZA! Alle vittime del Covid-19 e a tutti coloro che stanno combattendo KITCHENFILM in collaborazione con CG Entertainment solo per la giornata del 25 APRILE – ANNIVERSARIO DELLA RESISTENZA “UNA VITA VIOLENTA ” di Thierry de Peretti STREAMING GRATUITO https://www.kitchenfilm.eu/index.html ![]() |
Dopo l’iniziativa della kitchenfilm
KITCHEN FREE – 5 RICETTE DI CINE-RESISTENZA con STREAMING GRATUITO
Ora tocca a voi!
Qual è il film della vostra vita e quali sono gli ingredienti che lo hanno reso tale?
Oggi Martedì 14 aprile ore 18 CINE – RICETTA LIVE per parlare insieme degli ingredienti del nostro futuro.
In diretta Giacomo del Buono e Caterina Taricano.
Chi si vuole unire all’ultimo momento può farlo scrivendo direttamente nella chat della diretta.
Vi aspettiamo!
Basterà cliccarci https://youtu.be/iV2AEiVUeU8
Nell’attesa la nostra esperta di netiquette, Laura Pranzetti Lombardini ci fa sapere quali sono per lei gli ingredienti fondamentali nel cinema e nella vita e ci consiglia il giusto comportamento per una visione virtuale.
14 aprile 2020
Steve della Casa in apertura della puntata dedicata a Jean-Luc Godard del 13 aprile RAI 3 Hollywood Party condotta con Dario Zonta in compagnia del critico cinematografico Paolo Mereghetti, ha citato l’iniziativa KITCHEN-FREE – 5 RICETTE DI CINE- RESISTENZA STREAMING GRATUITO organizzata da Kitchenfilm.
Nel canale You Tube della kitchenfilm, questa sera in diretta alle ore 18 una CINE-RICETTA LIVE con il regista Giacomo del Buono. Conduce Caterina Taricano.
Quando Alida Valli e Fosco Giachetti (una delle coppie romantiche più famose del cinema italiano) girano La vita ricomincia, vogliono raccontare a tutto il mondo che dopo la sciagura ci può essere una ripartenza, se, come dice Eduardo De Filippo in quel film, “tutti capiscono che bisogna fare del bene e si può fare meglio”. Proprio grazie a quel film la Valli fu notata da Alfred Hitchcock, che la chiamò in America per un importante ruolo di colpevole-innocente nel Il caso Paradine. Un personaggio molto simile a quello interpretato per La vita ricomincia, che rappresenta per la famosa attrice un nuovo inizio; lo stesso nuovo inizio che ci auguriamo di vivere a breve anche noi…
Proprio per questo la Kitchenfilm, a conclusione dello streaming gratuito delle sue “cinericette di resistenza”, vi invita al suo evento a sorpresa, un’ultima cinericetta (dal vivo) per parlare insieme degli ingredienti del nostro futuro…
Se volete essere invitati al live della nostra cinericetta basterà inviarci una mail con oggetto: “cinericetta”, a: kitchen@kitchenfilm.com scrivendo qual è il film della vostra vita e spiegandoci quali sono gli ingredienti che lo hanno reso tale….
Poesia Le rose blu, scritta e detta da Lidia nel film _Con questa poesia Lidia, una delle tante donne invisibili, una detenuta del carcere delle Vallette di Torino, nel 1988, rivendicava il diritto di esistere, di non essere dimenticata, di non dimenticare. Il 3 giugno del 1989 Lidia è una delle vittime dell’incendio che devasta la sezione femminile del carcere. Ed a lei, alla sua memoria, e al ricordo delle altre donne che persero la vita in quel tragico avvenimento, che il film “Le rose blu” è dedicato. E proprio una rosa blu è il filo conduttore del film, una rosa che entra in carcere grazie a Laura Betti,”l’amica dei poeti” e che passa di mano in mano, per raccontare ciò che le parole non sono in grado di esprimere, come la grande sofferenza di chi è privato della libertà. Un tema che avrebbe affascinato Pier Paolo Pasolini presente in spirito, oltre che con Laura Betti, anche con Ninetto Davoli, altro volto importante del suo cinema.
“Una comunità chiusa che cerca di farsi ascoltare, che ha bisogno di riconoscersi nello sguardo degli altri per affermare la propria esistenza. Un universo claustrofobico e spersonalizzante in cui ci si salva solo attraverso la poesia.
A distanza di trent’anni “LE ROSE BLU”, di Emanuela Piovano ci racconta il carcere e ci mostra quale potente arma di resistenza possa essere l’arte.
KITCHEN FREE | 5 ricette di cine-resistenza | streaming gratuito www.kitchenfilmshop.it
IL MORANDINI
“Nato da Lettere dal carcere (1987) – videolettere realizzate da detenute del carcere delle Vallette a Torino con il gruppo Camera Woman – è un collage di racconti e scene di vita carceraria col filo conduttore di una rosa blu che, passando di mano in mano, finisce in quelle di L. Betti, tramite onirico, insieme con N. Davoli, verso il corpo poetico e martirizzato di Pasolini. Girato in 16 mm (con frammenti in video) e gonfiato a 35 mm, costato meno di 200 milioni e meno di 1 mese di riprese, realizzato da donne (soltanto il montaggio è dell’ottimo Alfredo Muschietti) con la collaborazione anche creativa delle detenute come attrici non professioniste, “non è un film sul carcere, opera impossibile, ricorda la terrorista Susanna Ronconi sullo schermo, citando Marguerite Duras: è un film del carcere” (A. Levantesi). È anomalo, straordinario, poetico e politico, commovente, con risvolti allegri o ironici, sempre teso ad accogliere i suggerimenti del set e risolto in linguaggio sciolto di taglio sperimentale. Dedicato alle detenute che morirono nell’incendio delle Vallette del 3 giugno 1989 e delle quali rimasero soltanto i provini in video.”
STEVE DELLA DELLA CASA , LA STAMPA, 1990
“L’idea è quella di un film poetico, che si regge su storie minime […] È ovviamente un film claustrofobico e non potrebbe essere altro essendo impostato sull’istituzione carceraria e girato quasi esclusivamente negli spazi delle carceri Nuove […] Il tutto all’interno di ambienti che sono connotati anche dall’assenza di tonalità cromatiche forti, il colore dominante essendo il bianco-grigio dei muri e dei pavimenti, l’ocra stinta degli armadietti, il grigio ferro di brandine e sbarre. […] Rispetto alle videolettere, si è cercato questa volta di dare una struttura unitaria pur mantenendo la frammentazione delle esperienze personali che vengono narrate: e il collante è fornito dallo spingere le situazioni, la recitazione, le storie in una dimensione onirica, ritenendo che solo la fantasia e la creatività possano garantire la sopravvivenza in una struttura chiusa e limitata quale è il carcere. Le detenute alternano dialoghi e monologhi, passaggi realistici e situazioni immaginate, autocoscienza e finzione, passato, presente e futuro inseguendo ogni barlume di vita, ogni stimolo per riempire il lungo vuoto di giorni che trascorrono implacabili e inutili. Forse il nodo irrisolto del film è proprio quello di non aver saputo puntare sino in fondo sull’aspetto visionario, di non avere insistito sulla dimensione atemporale di un mondo che ha una scansione dei tempi completamente diversa dall’esterno”.
“Un inno alla libertà” così Pierre Morath definisce il suo “Free to run”, uno dei 5 film che la Kitchen propone gratuitamente fra le sue cine-ricette di resistenza e che il regista ci presenta in questo video-messaggio.
Questo duro e inaspettato periodo di isolamento è una maratona per la quale nessuno si è potuto allenare. Il fiato corto è arrivato quasi subito, ma stiamo scoprendo risorse inaspettate, quelle su cui ogni atleta confida. Attendendo quegli ultimi metri, così faticosi, ma così vicini al traguardo, teniamo il passo insieme, concentrati verso il nostro obiettivo, come ci insegnano gli atleti di “Free to run” di Pierre Morath, per essere domani di nuovo tutti liberi e libere di correre…
Vai sul nostro sito per guardarlo subito in streaming gratuito!
4 aprile 2020
Paesaggio naturale e paesaggio umano si fondono in Corniche Kennedy per un omaggio pieno d’amore alla città di Marsiglia… una boccata d’aria, “un orizzonte aperto”, sottolinea Dominique Cabrera, regista del film, in un momento così difficile in cui tutte le porte sono chiuse e possiamo solo guardare dalle solite finestre…
KITCHEN FREE | 5 ricette cine- resistenza | STREAMING GRATUITO www.kitchenfilmshop.it
In attesa di pubblicare l’elenco completo di tutti quanti i siti che ci hanno condiviso, volentieri divulghiamo questa bella pagina di cronaca che ci vede tra i protagonisti di questo difficile momento di passaggio.
“Gli amanti della settima arte – dice Caterina Taricano – potranno scegliere fra cinque titoli premiati in festival internazionali con l’idea di andare oltre l’intrattenimento, per proporre storie vere”.
In catalogo “Félicité” di Alain Gomis storia di una donna di Kinshasa che lotta per salvare il figlio “Liberi di correre” di Pierre Morath (l’emancipazione della donna con lo sport), “Corniche Kennedy” di Dominique Cabrera (avventure estive di ragazzi nei pressi di Marsiglia), “Le rose blu” di Piovano, Guasco, Pellerano (risultato di un laboratorio di alfabetizzazione in carcere, “Buon anno Sarajevo” di Aida Becic (due fratelli nel dopoguerra a Sarajevo).
Maria Lombardo – La Sicilia del 30 marzo 2020
3 aprile 2020
Il momento che stiamo vivendo è stato più volte paragonato a una guerra, a una guerra particolarmente difficile, perché il nemico è invisibile, e perché ci allontana dalle persone a cui vogliamo bene, ma come ci mostra Aida Begic nel suo “Buon anno Sarajevo”
“La resistenza non si fa solo con le armi. La resistenza si trova anche nella forza del popolo, nella capacità di mantenere uno stile di vita normale in tempi anormali”.
Ed è questo uno dei tanti motivi per fare una scelta diversa, per guardare questo film e gli altri titoli che la Kitchenfilm ha messo a disposizione per affrontare più serenamente questo periodo così complesso.
Kitchen Free | 5 ricette di cine-resistenza | streaming gratuito
In “Buon anno Sarajevo” i ricordi hanno sostituito i sogni: “Mi sono chiesta se il tempo che abbiamo vissuto sotto la guerra non fosse il solo tempo in cui abbiamo veramente vissuto…”
AIDA BEGIĆ
2 aprile 2020
Francesco MARTINOTTI , Presidente dell’ANAC e regista pensatore, in questo video messaggio consiglia la visione delle 5 cine-ricette della Kitchen, e ci spiega perché, sottolineando come il cinema possa e debba servire a a vivere meglio….
Gli ingredienti sono : 1 kg di coraggio, 2hg di passione, un fondo di speranza, 6 hg di curiosità, libertà e amore q.b. il tutto condito da un pizzico di pazienza. Tempo di degustazione: a piacere.
LE ROSE BLU streaming gratuito | kitchen Free
Consigliato da STEVE DELLA CASA #iorestoacasa HOLLYWOODPARTY RAI
Interpreti principali : Carmen C., Concetta R., Rita M., Anne F., Morgana C., Caterina R., Vittoria D., Antonietta P., Antonella C., Rosi P., Mariella F., Liviana T., Maria Luisa R., Lina L.,Oriana C., Daniela A., Marzia Z., Elisabetta B., Francesca P., Conni F, Betti P., Cinzia C., Maria V., Monica S., Maria Giovanna C., Rosi Z., Tania B. e Isabella P.
Partecipazione speciale: Laura Betti e Ninetto Davoli
Trama: Una rosa blu è stata portata dentro il carcere femminile con il preciso mandato di consegnarla a Lidia da parte di “un amica dei poeti”. Ma Carmen, la prima a ricevere la rosa, è anche la prima a dimenticarsene, sempre occupata a fare la morale a qualche ragazza. Inoltre non tutte sanno chi sia Lidia, né dove esattamente si trovi adesso, dato che peraltro il deboli tentativi di recapitarle la rosa falliscono sempre.
Luisa, l’ultima arrivata, apprende da Carmen che Lidia è per tutte quante loro un personaggio simbolico e carismatico, che ha scritto una poesia proprio sulle rose blu, e che fino a quel giorno si trovava in cella di isolamento. Luisa chiede emozionata se può essere lei a riportare la rosa quando Lidia uscirà. Ma proprio mentre la porta sta per aprirsi si sente una fragorosa “battitura” di tutte le detenute, suonano gli allarmi, scatta l’emergenza.
Nel suo appartamento l’amica dei poeti riceve la rosa dalla guardia che l’aveva condotta da Carmen.
Come in una veggenza o un’evocazione, ritornano tra le fiamme i volti delle ragazze realmente morte nell’incendio delle Vallette del 3 giugno 1989, tra cui Lidia, delle quali restano soltanto i provini in video.
“Lidia, e con lei Ivana, Michi, Editta, Lauretta insieme ad altre sei donne, sono morte nell’incendio del 3 giugno, lasciandoci in eredità due ore di riprese video in mezzo pollice e la consegna quasi una profezia, a realizzare il film a tutti i costi, qualsiasi cosa fosse accaduta. […] La più agguerrita era Lidia, Lidia che ogni tanto le dicevo di non prendere troppo spazio, e quella volta che ha voluto registrare il pezzo sulle rose blu lo ha fatto dopo che io ho chiesto l’approvazione di tutte le altre, dato che quel giorno non sarebbe toccato a lei. E non gliel’avrei proprio fatto registrare se lei non fosse venuta a dirmi con tutto il suo coraggio e la sua forza, anche seduttiva, che io non potevo capire, che la sua era un’urgenza, e che io avevo il dovere, quindi, di rispettare quell’urgenza. Qualche giorno dopo di Lidia non ci sarebbe più stato al mondo che quella videoripresa.”
E. Piovano, Diario, 1990
29 marzo 2020
LOLA CRÉTON _ PREMIO ANDE 2017 come MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA nel ruolo di Suzanne nel film CORNICHE KENNEDY di Dominique Cabrera
“La pellicola della Cabrera è una sorpresa. È semplice, diretta e sincera. È sensuale ma non volgare. Intreccia con equilibrio eccessi e dolcezza. È coinvolgente e nostalgica. E molto del trasporto che proviamo è merito proprio della regista. È merito del ritmo, che ha saputo imporre alla narrazione; delle inquadrature, che svelano dettagli preziosi; degli occhi, da cui ha fatto affiorare quell’innocenza destinata a perdersi nelle pieghe del tempo; della predilezione per i colori caldi, mai abbaglianti. La sua è un’opera intima, reale, in grado di farci tremare e sperare. Quanta attenzione…”
Vissia Menza _ Ma se domani 15 giugno 2017
Puoi vedere CORNICHE KENNEDY con streaming gratuito
26 marzo 2020
ALAIN GOMIS
“Inizialmente avevo pensato a Tshanda per un piccolo ruolo, ma emanava una tale energia che a poco a poco cominciò a imporre la sua presenza, fino a quando non mi fu chiaro che solo lei avrebbe potuto interpretare Félicité…”
FÉLICITÉ di ALAIN GOMIS – Short List Oscar 2018 tra i nove titoli alla nomination a Miglior Film Straniero. Vincitore di molti premi tra cui Orso d’Argento 2107 con il Gran Premio della Giuria.
Puoi vedere Félicité con streaming gratuito
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“Per affrontare il periodo duro e complesso che stiamo vivendo, dovuto all’attuale emergenza sanitaria che ha stravolto le nostre abitudini e portato anche alla chiusura delle sale cinematografiche, la Kitchen Film apre parte della sua library online; perché la cultura non si ferma, anzi diventa il principale strumento di resistenza. Gli amanti della settima arte avranno così la possibilità di scegliere di vedere film di qualità ma senza dover uscire di casa, comodamente seduti sul proprio divano.
La proposta online della Kitchen Film – cinque titoli apprezzati e premiati in diversi festival internazionali – apre infatti una finestra su un cinema che sa andare oltre l’intrattenimento, per proporre storie vere, a volte drammatiche, che raccontano il mondo che viviamo e che cercano le emozioni in uno storytelling nuovo e originale. Il punto di vista è quasi sempre quello delle donne e i film ne condividono comunque spesso lo sguardo.
L’ambientazione è soprattutto europea e l’ambizione è uscire dai confini ristretti, dagli schemi precostituiti per fare emergere la vita nel cinema, proprio come diceva Chantal Akerman. Uno sguardo nuovo e insolito, un cinema che sa raccontare con passione e con rispetto.
Tutto questo è Kitchen Free: perché il cinema è nutrimento dello spirito.”
I consigli della Cheffe CATERINA TARICANO
La mostra “Cinemaddosso” aperta al pubblico dal 14 febbraio al 15 giugno al Museo Nazionale del Cinema – Mole Antonelliana di Torino mostra gli abiti che hanno fatto la storia del cinema da Cinecittà a Hollywood.
È il primo evento per le celebrazioni di “Torino Città del Cinema 2020”.
Curata da Elisabetta Bruscolini presenta le splendide creazioni della storica Sartoria Annamode, che dagli anni Cinquanta realizza con perizia e passione abiti che hanno reso i costumisti italiani famosi in tutto il mondo.
Sono 100 costumi tratti da 40 film:
“Casta Diva” di Carmine Gallione del (1954)
“Guerra e Pace” di King Vidor del (1956)
“Matrimonio all’italiana” di Vittorio De Sica (1964)
“Mestiere delle armi” di Ermanno Olmi (2001)
“Marie Antoinette” di Sophia Coppola del (2006)
“King Arthur” di Guy Ritchie (2017)
“Robin Hood” di Ridley Scott (2010)
“Anna Karenina” di Joe Wright (2012)
e tantissimi altri film.

Lia Morandini presente all’inaugurazione è protagonista della mostra per i costumi usati nel film per la tv “Caravaggio“ di Angelo Longoni (2006) per il quale nel 2009 ha avuto una nomination per i migliori costumi.
Seguono le foto con Emanuela Piovano. Alcuni film da lei diretti portano la firma di Lia Morandini.
26 febbraio 2020
La bella e le bestie candidato all’oscar 2019 come Miglior Film Straniero sarà al King Multisala Cinestudio di Catania via Antonio de Curtis, 14 in occasione della rassegna Cinestudio 41.
Le proiezioni mercoledì 26 e giovedì 27 febbraio.
L’ingresso è riservato solo ai tesserati FIC.
“La bella e le bestie” è un piccolo capolavoro, costituito da nove capitoli, ciascuno dei quali è un piano sequenza. Grazie a questa tecnica cinematografica, siamo catapultati direttamente dentro la storia, e lo spettatore accompagna la protagonista lungo tutta la sua odissea, infiltrandosi negli spazi claustrofobici e cupi del film.
La storia messa in scena è attuale e toccante, il tono della pellicola è diviso in due: da una parte c’è la prospettiva di Mariam, da cui si percepisce tutta le crudeltà degli eventi, e dall’altra c’è l’indifferenza di alcuni personaggi, per cui l’accaduto è insignificante.
Mariam Al Ferjani, che veste i panni della protagonista, è eccezionale. Riesce a comunicare tutte le paure, l’insicurezza e la tensione di una ragazza che è stata stuprata e che cerca in qualche modo di ottenere giustizia. In particolare, l’attrice trasmette tutto il disagio di Mariam nell’indossare quel vestito che non la copre, seconde lei, abbastanza o nel rimanere sola con persone che non conosce.
Allo stesso tempo si percepisce l’evoluzione del personaggio, che tira fuori tutta la sua forza per sopravvivere, riuscendo a coinvolgere emotivamente il pubblico.
“La bella e le bestie” ha un grande significato, non solo perché tratta un tema delicato, come quello della violenza sessuale, ma soprattutto in quanto porta sul grande schermo un altro tipo di violenza, quello delle amministrazioni e della burocrazia che spesso non si schierano dalla parte delle vittime, ma dei carnefici.
Mariateresa Vurro
Da non perdere le proiezioni di Una vita violenta di Thierry de Peretti il 18 febbraio alle 18:00 e alle 21:00 al Cinema Sociale di Brescia per il ciclo del Nuovo Mascherino circolo del cinema.
Il film è un omaggio a tutti quei giovani che si sono persi o sono stati uccisi.
“È la storia di Stéphane, uno studente di Bastia, iscritto a Scienze politiche all’università di Aix-en-Provence.
Per amicizia accetta di nascondere delle armi e finisce in carcere.
In cella entra in contatto con alcuni attivisti nazionalisti e sceglie il loro leader come mentore.
All’educazione politica segue l’addestramento alla lotta armata, che volge presto in una pratica sistematica di estorsioni di fondi e in una successione di vendette tra fazioni rivali per ‘divergenze politiche.
Combattente anonimo, consacrato interamente alla causa e al collettivo, Stéphane infila un destino e una meccanica di onore e lealtà che abbatte a sangue freddo ragazzi che fino a ieri erano fratelli.”
Le foto delle giornate sabato 24 e domenica 25 novembre per gli incontri organizzati dal Festival Internazionale di Cinema e Donne presso il Cinema la Compagnia, l’Istituto Francese e l’Istituto Tedesco di Firenze dalle mitiche Paola Paoli e Maresa D’arcangelo.
L’invito per la regista Emanuela Piovano a presentare il suo ultimo lavoro “Tre in treno per l’Europa e un pollo” .
Girato al Museo Ferroviario Piemontese di Savigliano con materiale di repertorio da Fondazione FS Italiane conservato e digitalizzato da Archivio Nazionale Cinema Impresa, le parole delle madri fondatrici dell’Europa come Nilde Iotti e Ursula Hirschmann accompagnano il viaggio in treno di tre donne di tre generazioni.
Era stato presentato per la prima volta al convegno “L’Europa delle donne” per la fondazione Nilde Iotti.
In occasione del Festival di Firenze è stato ultimato con le musiche di Giocchino Rossini Un Petit train de Plasir arrangiate da Ninì Bourgeois.
Inoltre Emanuela Piovano in qualità di produttrice per la Kitchenfilm ha presentato il teaser del nuovo progetto cooprodotto con la Francia con la regia di Silvana Silvestri, uno sguardo sulle artiste donne in Italia e nel mondo dal titolo “Artiste Svelate”.
Il film L’age d’or des ciné-clubs ha un cast eccezionale: LAURA MORANTE, DIL GABRIELE DELL’AIERA, GIGIO ALBERTI, EUGENIA COSTANTINI, PIETRO DE SILVA, STEFANO FRESI, GIULIO SCARPATI, GISELDA VOLODI, ELENA COTTA, ADRIANO APRÀ.
In Francia il film esce nella città di Parigi l’8 agosto 2018 Dil Gabriele Dell’Aiera protagonista insieme a Laura Morante lo ha presentato in anteprima al cinema Saint-André-des-Arts.
Il film di Emanuela Piovano continua ad emozionare domani la proiezione al cinéma Agnés Varda a la Tranche-Sur-Mer.
“TRE IN TRENO PER L’EUROPA E UN POLLO” di Emanuela Piovano verrà proiettato il prossimo 24 novembre alle ore 15 al cinema LA COMPAGNIA di Firenze alla presenza della regista per l’edizione “MADRI DELLE STORIE ” al 41° FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA E DONNE 2019.
Tre in treno per l’Europa e un pollo di Emanuela Piovano, Italia, 2019, 15
Tre donne di diverse generazioni viaggiano su un treno. Fuori scorre la storia dell’Italia attraverso le immagini dall’Archivio delle Ferrovie di Stato e dell’Archivio di Stato. Metafora della nascita della nuova Europa e ricordo del pollo arrosto che permise alla copia miniaturizzata del Manifesto di Ventotene di evadere, portata in treno da Ursula Hirschmann.
Onorati che il film UNA VITA VIOLENTA di Thierry de Peretti distribuito da Kitchenfilm è stata inserito dal Comitato Direttivo fra le nomination al Gran Premio Internazionale del Doppiaggio 2019 – XI Edizione nella categoria EDIZIONI D’AUTORE.
A presenziare la serata di premiazione giovedì 21 Novembre presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma sarà presente:
Emanuela Piovano distributrice per Kitchenfilm per l’edizione italiana Synchronia con la direzione del doppiaggio di Marco Casanova.
Un grande onore il ritorno della proiezione del film La bella e le bestie a Mantova per il Circolo cinematografico Il cinema del carbone
La Bella e le Bestie era stato il film d’apertura in lingua originale della XVII Edizione della FICE -INCONTRI DEL CINEMA D’ESSAI 2017. Presentato da Domenico Dinoia, presidente della FICE, da Mario Mazzetti, segretario nazionale e responsabile dell’ufficio cinema AGIS e da Emanuela Piovano distributrice del film in Italia con la Kitchenfilm.
Il film è stato poi selezionato nella shortlist della 23° Les Prix Lumières 2018 e candidato all’Oscar 2019 come miglior film straniero.
Da non perdere la proiezione lunedì 25 novembre 2019 ore 18:30.
Il bellissimo film La Bella e le Bestie di Kaouther Ben Hania colpisce nel cuore.
Le proiezioni del 22 novembre:
“L’Age d’Or des ciné- clubs” film di Emanuela Piovano liberamente ispirato al libro di Francesca Romana Massaro e Silvana Silvestri ” L’età d’oro – il caso Véronique” EMMEBI EDIZIONI Firenze 2012 produzione italo – francese KITCHENFILM – TESTUKINE distribuito in Francia da JOUR2FETE.
Nella foto gli attori protagonisti LAURA MORANTE e DIL GABRIELE DELL’AIERA.
Mercoledi 20 novembre al Cinéma Agnès Varda ore 14:00 La Tranche-sur-Mer.
21 ottobre 2019
Nell’ambito della rassegna “DOC IN TOUR A SAN GIORGIO” organizzata dal comune San Giorgio di Piano (BO) la proiezione del film “FREE TO RUN” lunedì 21 ottobre 2019 alle ore 21:00 presso la Biblioteca Comunale di San Giorgio di Piano Piazza Indipendenza, 1.
“FREE TO RUN” di Pierre Morath mostra come la maratona sia stata una vera e propria conquista di costume e simbolo di libertà.
“Correre è un diritto di tutti: oggi sembra normale, ma non è sempre stato così.
Solo 50 anni fa era raro vedere gente correre per le strade: alle donne era vietato e gli uomini erano visti come eccentrici, se non “sovversivi”.
A sdoganare la corsa in rosa ci ha pensato Kathrine Switzer, prima donna a partecipare alla maratona di Boston nel ’67. Non senza ostacoli: si iscrive con un nome da uomo per passare inosservata ma lungo il percorso viene notata dal direttore di gara che cerca di fermarla. Inutilmente: taglia il traguardo e cambia la storia diventando il simbolo femminile per i pari diritti nello sport.”
La stampa (M.CAS.) del 14 maggio 2017
17 ottobre 2019
“Onestamente, anche se ne sono testimone tutti i giorni ed è il mio ambiente, mi colpisce sempre. Vedere questi giovani alberi, tutta questa speranza, quando vedi lo stato pietoso in cui si trova il mondo con la perdita di biotopi e di biodiversità, vedere questo giovane abete bianco così potente, robusto…”
Markus Faißt
“Una storia di democrazia partecipativa, sensibilità al territorio, pratiche di lavoro ecosostenibili e diversa qualità della vita e ci si domanda se non sia questo l’ultimo territorio dell’utopia, o meglio l’esordio un nuovo progetto di salvaguardia dell’ambiente, che pur nel rispetto delle specificità di ciascuno, agisce sul cambiamento, ne ottimizza le possibilità, si apre ad altre esperienze, parla in senso globale, senza mai dimenticare il modello di una società solidale e cooperante”
Letf (Daniela Ceselli) del 29 marzo 2019
10 ottobre 2019
Il direttore artistico Davide Barberis sceglie la giuria composta da Emanuela Piovano, Stefano Masi, Manuela Michetti ed Eugenio Allegri per la selezione dei vincitori dell’edizione 2019 del “Cortocircuito – Savigliano Film Festival”.
Davide Pulci sarà presidente della giuria che in occasione del 25° anniversario della fondazione della rivista Nocturno Cinema, capeggerà un team nocturniano appositamente allestito per la IV edizione del Festival.
Sezione Generale
Premio per il miglior cortometraggio, a cui spetterà un premio del valore di 700,00€;
Premio speciale della Giuria, a cui spetterà un premio del valore di 300,00€.
Sezione Tematica “CIAK, SIPARIO!”
Cortomettraggi che mettano in scena il cortocircuito tra cinema e teatro, dalla spazialità all’attorialità, passando per la narrazione, fino alle tematiche.
Premio per il miglior cortometraggio, a cui spetterà un premio del valore di 500,00€.
Domenica pomeriggio 27 Ottobre la cerimonia di premiazione e la proiezione dei cortometraggi vincitori.
24 settembre 2019
Come aprirsi al mondo mentre si coltiva la sua differenza!
Al cinema Ratti di Legnano (MI) martedì 24 settembre alle ore 21 è stata organizzata dal gruppo solidale GASABILE la proiezione gratuita del film
NESSUN UOMO È UN’ISOLA
di Dominque Marchais
Grande protagonista nel film, il siciliano Roberto Li Calzi del Consorzio “Le Galline Felici” . Di seguito una clip.
06 agosto 2019
Il Fitzcarraldo Cineclub organizza con il sostegno di Centro Servizi Culturali, in collaborazione con Cineteca di Bologna al Cinemino Polifemo nel giardino di Villa Spadola, ingresso da Via Panoramica 1 a Marina di Ragusa la rassegna estiva “REWIND – A VOLTE RITORNANO” il recupero di tesori di bellissimi film (dal 6 giugno al 31 agosto).
Martedì 6 agosto la proiezione di “NESSUN UOMO È UN’ISOLA” di Dominique Marchais distribuito da quest’anno per l’italia da Kichenfilm.
Un documentario sulle utopie realizzate. I membri del consorzio LE GALLINE FELICI: Roberto di Calzi, Antonio Grimaldi, Gabriele Proto e Barbara Piccioli sono i protagonisti siciliani nel film di Dominique Marchais.
La rassegna “ARVAIA ESTATE 2019” Cultura, Comunità, Cibo e Salute promossa dalla cooperativa agricola Arvaia di Bologna prevede la proiezione di film con incontri e musica preceduti da aperitivo di stagione presso il campo di via Olmetola 16 di Bologna tutti i mercoledì dal 5 giugno al 17 luglio.
Mercoledì 3 luglio la proiezione “Nessun uomo è un’isola”, film di Dominique Marchais distribuito per l’Italia da Kitchenfilm verrà presentato da Simone Li Calzi del consorzio Le Galline Felici.
27 giugno 2019
La Rassegna “Cinema d’Autrice” è stata ideata per poter far conoscere le opere delle registe al grande pubblico. Nasce da un movimento di cittadini nati nel terzo municipio che si chiama Grande come una città, del gruppo Terzo in Genere e con la presenza di un gruppo di studenti di vari istituti, chiamato Licei in Genere, che sentono la necessità di un confronto con le tematiche sulla sessualità e sulla diversità.
Elena Tenga, organizzatrice della rassegna di Cinema d’Autrice ha scelto per giovedì 27 giugno alle ore 21:00 nella Sala Agnini di Roma di proiettare il film “La bella e le bestie” della regista Kaouther Ben Hania, distribuito per l’Italia da Kitchenfilm.
La proiezione è preceduta da un aperitivo in terrazza a partire dalle ore 20:00.
Ingresso tessera €.3 + contributo- per info e prenotazioni Elena 327 9886224
14 giugno 2019
Emanuela Piovano (Kitchenfilm, Roma, Italia) ha raccontato al pubblico presente l’esperienza da regista “Del rammendo e altre visioni. “Il mio percorso di cine-autora” nel secondo convegno internazionale JOURNAL OF ITALIAN CINEMA AND MEDIA STUDIES dal titolo GLOBAL INTERSECTIONS AND ARTISTIC INTERCONNECTIONS: ITALIAN CINEMA AND MEDIA ACROSS TIMES AND SPACES ed ha presentato la proiezione del corto “Tre in treno per l’Europa (e un pollo)” (Piovano, 2019) presso The American University of Rome presentato insieme alla direttrice Flavia Laviosa (Wellesley College) che l’ha premiata per l’occasione con una targa per la sua partecipazione.
Nella seconda giornata di convegno incontro con Liliana Cavani per il film Francesco d’Assisi (Cavani, 1966) presentato da Flavia Laviosa.
Importante evento al congresso internazionale del Journal of Italian Cinema and Media Studies | Intersezioni globali e interconnessioni artistiche: Cinema e Media italiani nello spazio e nel tempo | 14-15 giugno 2019 | The American University of Rome |
La seconda edizione del convegno del Journal of Italian Cinema and Media Studies, mira a rispondere agli emergenti approcci critici interdisciplinari al Cinema e ai Media italiani all’interno di contesti internazionali. Ciò significa entrare in contatto con le discipline, trovare nuove strade per interpretare l’intersezionalità artistica e la transmedialità nelle produzioni globali, rivolgere lo sguardo al di fuori del canone istituzionale degli studi accademici, e dare forma a nuovi paradigmi per gli studi su Cinema e Media.
La conferenza vuole aprire un dialogo con gli studiosi di nicchie particolari e fornire una piattaforma per il loro lavoro. Il Cinema e i Media italiani guardano alle produzioni di altri paesi per trarne ispirazione e viceversa. L’attrattiva delle leggende del Cinema italiano e l’interesse per la riscoperta della loro genealogia creano ponti tra linguaggi artistici globali, nello sforzo di preservare armonie e sciogliere tensioni. Nell’allontanarsi da percorsi già molto battuti, il JICMS e la conferenza mirano anche a portare gli studi su Cinema e Media italiani fuori dal loro spazio canonico, a stringere legami con varie comunità accademiche, a costruire nuove strutture concettuali e a promuovere ricerche oltre le basi occidentali ed eurocentriche, al fine di incoraggiare un corpus di studi più globalmente orientato e rappresentativo.
All’interno del convegno verrà proiettato gratuitamente il corto
“TRE IN TRENO PER L’EUROPA (E UN POLLO)” di Emanuela Piovano che interverrà.
Panel 18: Women in cinema and media – Venerdì 14 Giugno alle ore 17,00 presso AURIANA AUDITORIUM in via Pietro Roselli 16
Chair: Giovanna Summerfield (Auburn University, United States)
1. Emanuela Piovano (Kitchenfilm, Roma, Italia)
Del rammendo e altre visioni. Il mio percorso di cine-autora
“Mi sono formata in Storia e Critica del cinema, pertanto faccio parte della prima generazione ad aver approcciato il cinema non sul set, ma sui banchi di scuola e imparare un mestiere dai libri ha i suoi pro e i contro. Ho fatto la gavetta, in un’ Italia segnata dagli anni di piombo e in una città che ne era stato l’epicentro: la Torino degli anni Ottanta. In questo periodo di apprendistato il filone “femminista” ha preso il sopravvento. Come assistente e autore testi di Gabriella Rosaleva arrivai a teorizzare che la mia missione sarebbe stata quella di “liberare la prima donna”, come evidenziai in un saggino per l’allora rivista di tendenza Fluttuaria diretta da Lea Melandri. Risale a questo periodo la fondazione di Camera Woman con altre compagne. Culmine di questo periodo la fondazione di KITCHENFILM. Questo filone serve per collegare tra loro i miei sei film, dedicati a sei donne da liberare: Laura Betti, Iolanda Insana, Anna Rita Sidoti, Simone Weil, Sonia Bergamasco e Laura Morante. Nel mio intervento parlerò anche dei miei maestri, importanti per gli sviluppi futuri della nostra arte-mestiere: Gianni Vattimo, Gianni Rondolino, Paolo Gobetti, Adriano Aprà e Morando Morandini. Seguendo la loro lezione sono diventata una “ricamatrice operaia”, o, meglio, una “rammendatrice”. Spiegherò perché trovo questa figura molto pregnante per il mio fare cinema. Inoltre, con la Kitchenfilm ho aperto dal 2006 il filone della distribuzione, ennesima sfida al mercato agonizzante con piccoli gioielli pluripremiati. L’ho fatto perché riconoscendomi principalmente in chi produce testi, non potevo fare a meno di impegnarmi a favorirne il contesto, pena la dispersione o ineleggibilità! “
Programma del convegno
Click to access jicms_2019_program_final.pdf
Abstracts & Note biografiche
Click to access jicms_conference_2019_abstracts_bionotes_final.pdf
Iscrizione al convegno: Euro 65 per un giorno; Euro 130 per due giorni. Per informazioni sull’iscrizione contattare Luzon Marita at: m.luzon@aur.edu
Link for ONLINE PAYMENT: https://www.aur.it/Payments/
Finalmente al Cinema Multisala ALFIERI di Catania Via Duca degli Abruzzi, 8 Mercoledì 5 giugno ore 20:00 il film “Nessun uomo è un’isola” di Dominique Marchais.
A presentare il film Vincenzo Vacante, presidente del Consorzio Galline Felici che omaggerà gli spettatori con prodotti bio tipici siciliani.
“Il film si apre con le immagini della ALLEGORIA DEL BUONO E DEL CATTIVO GOVERNO di Ambrogio Lorenzetti, grandioso ciclo di affreschi nel Palazzo Pubblico di Siena,suggestivo nell’impianto paesaggistico, che sintetizza il cambiamento di mentalità della cittadinanza nel 1300 e manifesta un progetto collettivo, per mettere a frutto le buone pratiche nella direzione della cosa pubblica, secolare e laica, secondo i criteri di goistizia sociale. Stabilisce così un nesso tra passato e presente.” …
Una storia di democrazia partecipativa, sensiblità al territorio, pratiche di lavoro ecosostenibili e diversa qualità della vita e ci si domanda se non sia questo l’ultimo territorio dell’utopia, o meglio l’esordio di un nuovo progetto di salvaguardia dell’ambiente, che pur nel rispetto delle specificità di ciascuno, agisce sul cambiamento, ne ottimizza le possibilità, si apre ad altre esperienze, parla in senso globale, senza mai dimenticare il modello di una società solidale e cooperante. (L’UTOPIA CONCRETA DEL BUON GOVERNO – Daniela Ceselli – Left del 29 marzo 2019)
05 giugno 2019
Mercoledì 5 giugno alle ore 19:00 dopo il grande successo di pubblico al cinema dei Cappuccini di Genova replica del film NESSUN UOMO È UN’ ISOLA di Dominique Marchais.
“La vita è più semplice se ci consideriamo individui isolati”. (ROBERTO LI CALZI- Agricoltore, co-fondatore di Le Galline Felici)
“Dovremmo preservare le differenze e persino rafforzarle. La città ha bisogno della campagna e la campagna della città”. (GION A. CAMINADA- Architetto)
“In Italia non c’è nessuno che rappresenta una visione del mondo ecologica. L’unica cosa è organizzarsi”. (BARBARA PICCIOLI- Agricoltora, membro Le Galline Felici)
“Vogliono tutti vivere in città. Anche se le possibilità di avere una vita migliore sono scarse. È come se fossero posseduti, vogliono tutti andarsene!”(MARKUS FAIBT- Falegname)
“Prima il nostro orizzonte erano i nostri connazionali, ora abbiamo un rapporto anche in Belgio, Austria.. Questo ci fa immaginare un’Europa fatta di relazioni e di persone”. (GABRIELE PROTO-Ragioniere e produttore di erbe aromatiche, membro Le galline Felici)
)
9 maggio 2019
La conferenza stampa per il film “Una vita Violenta” al cinema Intrastevere si è conclusa con una serata magnifica alla sede della kitchenfilm di Roma a base di risotto agli asparagi preparato dal regista Giacomo del Buono.
A fine serata nella sala proiezione della kitchenfilm il presidente dell’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematrografici ) Francesco Martinotti ha consegnato a sopresa la tessera onoraria a Thierry de Peretti alla presenza di personalità della cultura e dello spettacolo.
Il film Una vita Violenta nelle sale italiane con la kitchenfilm.
1 giugno 2109
“AL CASTELLO SOTTO LE STELLE” evento organizzato dalla Scuola Itinerante in Agroecologia della CSA Orobica Animante.
SABATO 1 GIUGNO presso la Casa del Castellano al Castello di BERGAMO in San Vigilio.
A partire dalle 19:00 per condividere esperienze e assaggi dagli orti di autoproduzione della CSA Orobica Animante. Il parco, in cima e sotto il castello, è aperto fino alle 20.30 e Il Giardino Profumi e Farfalle è a disposizione tutta la serata.
La proiezione sul muro antico del castello alle ore 21:00 per il film evento distribuito da Kitchenfilm NESSUN UOMO E’ UN’ISOLA di Dominique Marchais.
23 maggio 2019
Uomini di paesi diversi a partendo dal proprio lavoro fanno in un modo o nell’altro politica e si sentono parte di un futuro comune.
NESSUN UOMO E’ UN’ ISOLA sarà a GENOVA CINEMA CAPPUCCINI Giovedi 23 Maggio alle ore 21.
Evento speciale in collaborazione con G.A.S. Gruppi di Acquisto Solidale di Genova e con le degustazione delle arance delle Galline Felici protagonisti del film.
Quando il monaco Thomas Merton coniò la frase “Nessun uomo è un’isola, in sé completa: ognuno è un pezzo di un continente, una parte di un tutto” pensava sicuramente alla spiritualità ma non dimenticava le cose di questo mondo.
Giancarlo Zappoli
14 maggio 2019
L’evento speciale #CineScoperta 2019 organizzato dall’Institut français Napoli martedì 14 maggio alle ore 19:00 Palazzo “Il Grenoble” la proiezione del film CORNICHE KENNEDY in occasione della presenza della scrittrice Maylis de Kerangal del romanzo omonimo.
Maylis de Kerangal è considerata una delle più importanti scrittrici francesi contemporanee. Corniche Kennedy (2018) finalista al Prix Femina, al Prix Médicis e al France Culture/Télérama) adattato al cinema dalla regista Dominique Cabrera e distribuito in Italia da Kitchenfilm.
09 maggio 2019
La conferenza stampa del film UNA VITA VIOLENTA si è tenuta al cinema INTRASTEVERE di Roma alla presenza del regista THIERRY DE PERETTI.
11 maggio 2019
Finalmente “Nessun uomo è un’isola” sbarca in Sicilia! L’esperienza siciliana delle Galline Felici presa ad esempio nel film di Dominique Marchais.
“Nessun uomo è un’isola” sara proiettato sabato 11 maggio nel cortile Quetzal di Modica dalla Coop QUETZAL in occasione della GIORNATA MONDIALE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE.
Presente Vincenzo Vacante, Presidente del Consorzio “Le Galline Felici”.
4 maggio 2019
Sabato 4 maggio a Roma la proiezione del corto di Emanuela Piovano “TRE IN TRENO PER L’EUROPA E UN POLLO” girato presso il Museo Ferroviario Piemontese di Savigliano interpretato da Anna Bonasso, Giulia Candeloro e la piccola Ginevra Padula ideato a sorpresa per il convegno promosso e organizzato dalla Fondazione Nilde Iotti: L’EUROPA DELLE DONNE nella Sala Carla Lonzi Casa Internazionale delle Donne.
Presente Emanuela Piovano, Livia Turco (presidente della Fondazione Nilde Iotti), Francesca Russo (vicepresidente della Fondazione Nilde Iotti), Francesca Kock (presidente della Casa Internazionale delle Donne, Pia Locatelli (vicepresidente dell’Internazionale Socialista), Grazia Barbiero (membro della fondazione Nilde Iotti), Anna Loretoni (professore associato in Scienze Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Marcella Corsi (ordinario di Economia Politica al Dipartimento Scienze Statistiche della Sapienza Università di Roma, Silvia Costa (parlamentare europeo PD), Maria Pia Di Nonno, (dottoranda in Storia d’Europa), Francesca Izzo (fondatrice di Se non ora Quando-Libere), Marita Ricagni (membro del Centro Italiano Femminile CIF), Francesca Romana Cocchi (membro del Coordinamento Italiano Lobby Europea delle Donne)
http://www.fondazionenildeiotti.it/iniziative_1.php?eventi_id=669

4 maggio 2019
Livia Turco:
“Le donne possono cambiare l’Europa,
siano protagoniste”
Convegno a Roma della Fondazione Nilde Iotti il 4 maggio alla Casa Internazionale delle Donne
Il corto “Tre in treno per l’Europa (e un pollo)”, l’omaggio della regista Emanuela Piovano per la Fondazione, in anteprima al convegno
Ispirato ad una testimonianza orale di Altiero Spinelli raccolta da Lucio Levi narra che la prima stesura del Manifesto di Ventotene, redatta tra il 1941 e il 1943, fosse stata scritta su cartine di sigarette, nascoste nel ventre di un pollo arrosto e portato sul continente da Ursula Hirschmann.
Ripropone testualmente le parole di alcune madri fondatrici dell’Europa, da Ursula Hirschmann a Nilde Iotti. L’idea era di far risuonare questi testi, presi da discorsi ufficiali, memoriali o articoli, come fossero il ricordo di tre donne di generazioni diverse, che stanno viaggiando su un treno. Interpretate da Anna Bonasso (signora), Giula Candeloro (ragazza) e Ginevra Padula (bambina). Le accompagniamo per un breve tratto (15 minuti) nell’arco di una giornata, rievocando tutto il novecento e gli sforzi fatti per giungere ad una unione europea non ancora compiuta. La metafora del viaggio, grazie anche ai preziosi materiali raccolti dall’Archivio Nazionale del cinema e dall’Archivio delle Ferrovie dello stato, fa da contrappunto alle voci narranti delle tre passeggere.
19 marzo 2019
“L’arte della fuga” di Brice Cauvin racconta con ironia la storia di tre fratelli confusi sulla strada da prendere: andare o rimanere, cambiare o restare fermi.
Una commedia sull’amore, in Italia ora anche in versione DVD apprestatevi a richiederlo alla CG ENTERTAINMENT.
“È meglio avere rimorsi che rimpianti”
https://www.cgentertainment.it/film-dvd/larte-della-fuga/f21990/
3 marzo 2019
Al Cinema Esperia di Padova mercoledì 3 marzo proiezione del film “Nessun uomo è un’isola” di Dominique Marchais.
Presente la regista Emanuela Piovano e titolare della kitchenfilm distributrice del film in l’Italia. Nell”occasione ha offerto a tutti gli spettatori le arance omaggiate dal consorzio protagonista “Le Galline Felici” di Catania. Il pubblico ha molto apprezzato, colpito dalle Galline Felici che sono riusciti a fare una rete che oggi che si estende nell’Europa. Un mondo nuovo é possibile ?
Pensate nel Land del Vorarlberg, in Austria esiste un Ufficio Affari del Futuro. Un film da vedere.
29 marzo 2019
Dopo Roma (cinema Aquila), Milano (cinema Centrale), Bollengo (sala Nuova Torre),Torino (Cinema Reposi), Ancona (cinema Azzurro), Milano (cinema Colosseo),Firenze (cinema Stensen), Bologna (cinema Odeon), il film di Dominique Marchais “Nessun uomo é un isola” sta a poco a poco attraversando tutte le città italiane con entusiasmo del pubblico.
Al cinema Reposi c’erano pochi spettatori ma affascinati dal film tanto da sentirsi coinvolti ad impegnarsi a spargere la voce per altre proiezioni sul territorio. (vedi video della presentazione Cinema Reposi)
Presente la distributrice Emanuela Piovano, il protagonista del film Roberto Li Calzi e la francese Catherine Peltir, talmente innamorata del film che si è trasferita da Parigi a Catania per uno stage e non è più andata via ed ora segue con entusiasmo la promozione del film in Italia.
Difatti i simpatici protagonisti siciliani del consorzio “Le galline Felici” presentano quando più possono il film nelle varie città offrendo i loro prodotti Bio agli spettatori, sicuri di essere protagonisti non solo nel film, ma di essere portatori di “una cultura che dà voce e sostanza al fare”. Sanno di non essere soli. Nel mondo, ovunque, c’è un brulichio di vite, progetti e comunità che stanno cambiando il sistema. Sono agricoltori, educatori, carpentieri, medici, giornalisti, informatici … che agiscono, ognuno in ciò che sa fare meglio, per creare nuovi modelli.
Le nuove date di proiezione:
17 marzo 2019
La Kitchenfilm ha presentato a Bollengo il 17 marzo alle ore 10:00 presso la sala Nuova Torre per la 3^ edizione I giorni di Orosia, il film di Dominique Marchais “NESSUN UOMO È UN’ISOLA” Un viaggio nell’Europa delle utopie realizzate.
Molti piccoli progetti stanno nascendo in Europa per il bene comune. Un mondo diverso è possibile?
Il pubblico presente ha molto apprezzato il documentario applaudendo anche durante la proiezione, alle parole di Roberto Li Calzi.
“Anche perché sicuramente tenersi la casa tutta bella pulita quando fuori ci sono i bombardamenti sicuramente nun sevvi a nenti (non serve a niente) di più. Uno apre a finestra e u pruvulazzo t’addubba (la polvere ti soffoca)”
Dopo la proiezione Emanuela Piovano ha presentato al pubblico il regista Dominique Marchais arrivato da Parigi e Roberto Li Calzi, protagonista nel film, fondatore del Consorzio “Le Galline Felici” arrivato da Catania in occasione dell’evento. Il direttore della Confagricoltura, Ercole Zuccaro ha moderato il dibattito.
16 marzo 2019
La Kitchenfilm presenta per l’Italia il film documentario “Nessun uomo é un’isola” di Dominique Marchais – Un viaggio nell’Europa delle utopie realizzate.
Al cinema CENTRALE di Milano Emanuela Piovano (kitchenfilm) ha presentato il film insieme a Vincenzo Moscuzza (Galline Felici).
Il titolo del film viene da un poema di John Donne dell’inizio del XVII secolo John Donne traccia un parallelo tra lo spazio geografico, il continente e il genere umano. Questa analogia è la stessa proposta dal film, che pone sullo stesso piano la questione spaziale, quella del paesaggio e, volendo, la politica della cooperazione, della solidarietà e del cambiamento. Indaga il possibile emergere di una popolazione europea, persone che lavorano sugli stessi problemi, scoprono le stesse attitudini e che hanno un orizzonte comune.
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Da non perdere il documentario “Nessun uomo è un’isola” di Dominique Marchais in sala dal 13 marzo a Roma e poi nelle sale cinematografiche di tutta Italia con la Kitchenfilm.
volevo osservare e filmare persone che fanno politica dal loro lavoro, piuttosto che persone che fanno della politica il loro lavoro.
7 – 8 marzo 2019
Per celebrare la festa della Donna, la rassegna al femminile di quest’anno “UNA DONNA PUÒ TUTTO” in programma a marzo, la sede di Alghero della Società Umanitaria/Cineteca Sarda ha organizzato una retrospettiva su Gabriella Rosaleva.
Il 7 e 8 marzo a partire dalle ore 16,30 proiezione del film Processo a Caterina Ross nella versione restaurata presentata all’ultima edizione del Torino Film Festival e le proiezioni di La vocazione e Viaggio.
Sarà presente l’autrice che dialogherà con la ricercatrice Luisa Cutzu, la docente di storia e critica del cinema Lucia Cardone e la giornalista e critica d’arte Manuela Gandini.
13 Marzo 2019
SERATA EVENTO |“NESSUN UOMO È UN’ISOLA” DI DOMINIQUE MARCHAIS | UN VIAGGIO NELLE UTOPIE REALIZZATE |
Roma| Mercoledì 13 Marzo alle 21:30 al Nuovo Cinema Aquila (in Via l’Aquila, 66) verrà proiettato il documentario
“NESSUN UOMO È UN’ISOLA”
di Dominique Marchais, documentarista, già critico cinematografico del magazine francese Les Inrockuptibles.
Alla proiezione parteciperanno i rappresentanti della cooperativa agricola “Le Galline Felici” che per l’occasione omaggeranno tutti gli spettatori con i loro prodotti biologici.
NESSUN UOMO È UN’ISOLA è un viaggio in Europa, dal Mediterraneo alle Alpi, alla scoperta di uomini e donne che lavorano insieme per far vivere localmente lo spirito della democrazia e per creare il paesaggio del buon
governo. Dagli agricoltori della Cooperativa Galline Felici in Sicilia agli architetti, artigiani e funzionari delle Alpi svizzere e del Vorarlberg in Austria, tutti fanno politica a partire dal loro lavoro e pensano a se stessi come a un destino comune. Perché come afferma Roberto Li Calzi, agricoltore co-fondatore de “Le Galline Felici” «La vita è più facile se non ci consideriamo individui isolati».
Sono 5 i film italiani scelti per gli appassionati del cinema e della cultura italiana al lido di Castres – Francia per la « Semaine du cinéma italien » dal 23 gennaio al 5 febbraio 2019 proposto da Les Cinglés du Cinéma (Castres) e Colori d’Italia.
Ad aprire la rassegna il film Lazzaro Felice di Alice Rochwacher, Premio Migliore sceneggiatura a Cannes 2018.
Per decenni il cinema italiano è stato considerato il migliore d’Europa, nel weekend del 26 e 27 gennaio due film italiani degli anni ’60: Il bell’Antonio un film del 1960 diretto da Mauro Bolognini e Il Sorpasso un film del 1962 diretto da Dino Risi, si confronteranno con il cinema di due epoche con due film italiani del 2018: Il padre d’Italia di Fabio Mollo del 2018 e L’età d’oro di Emanuela Piovano uscito in Francia nel 2018 con il titolo L’âge d’or des cineclub.
“L’età d’oro mostra un uomo che ritorna nel paese della sua infanzia per la morte della madre che possedeva un cinema all’aperto. Si trova di fronte ai suoi ricordi e a parlare con il fantasma della madre.
Questo film magnifico, senza essere un film biografico, è un tributo a una grande figura della cineasta italiana degli anni ’60 e ’70: Annabella Miscuglio, femminista impegnata e fondatrice di un famoso cineclub.”
https://www.lasemainedecastres.fr/semaine-du-cinema-italien-au-lido-de-castres/
L’età d’oro – Orari proiezioni:
Sabato 26 gennaio ore 13:45
Mercoledi 30 gennaio ore 18:30
Venerdì 1 febbraio ore 20:00
Martedi 5 febbraio ore 18:30
DEUX SEMAINES AUTOR DU CINEMA ITALIENNE -Programma:
https://ita.calameo.com/books/004271332904e7b7f3d66
15 gennaio 2019
L’età d’oro tra i sette film italiani scelti per la nona Edizione del Festival Ciné Sans Frontieres
(1 -10 febbraio 2019) ad Arcachon in Francia.
In concorso per il premio del pubblico sono stati selezionati:
“Capri – Revolution” di Mario Martone e “L’Ospite” di Duccio Chiarini.
Tra i cortometraggi in competizione “Asciola” di Edoardo Sandulli ed la puntata della serie “Caro Marziano” di “Pif” “Parlare con i Sordi”.
Tre i film fuori concorso: “A Casa Tutti Bene” di Gabriele Muccino, “L’Età d’Oro” di Emanuela Piovano e “Lazzaro Felice” di Alice Rohrwacher.
Il progetto “La Città Incantata Film Festival” organizzato presso la Sala Roma di Nocera Inferiore con il patrocinio del Comune coinvolge circa 10.000 studenti di tutti gli Istituti scolastici superiori.
Per il tema contro la violenza sulle donne é stato selezionato il film di Kaouther Ben Hania LA BELLA E LE BESTIE distribuito da Kitchenfilm per l’Italia e candidato all’Oscar 2019 come Miglior Film Straniero per la Tunisia. La prima proiezione giovedì 13 dicembre.
La rassegna “Martedì al cinema – un altro cinema è possibile”
organizzata al Cinema Clarici di Foligno (Perugia) sceglie per martedì 11 dicembre negli orari 17:30 – 20:30 – 22:30,
il film candidato all’Oscar 2019 “La bella e le bestie” di Kaouther Ben Hania, un film poliziesco, drammatico, un triller da non perdere. Ispirato ad un evento realmente accaduto, raccontato nel romanzo “Colpevole di essere stata violentata”.
Matteo Bonanni, cinefilo romano e Gianlorenzo Lombardi, regista esordiente che vive e opera a Parigi sono gli organizzatori della Terza edizione del Festival Girogirocorto 2018 in collaborazione con Institut Français – Centre Sant Louis di San Luigi dei Francesi di Roma per l’integrazione e lo scambio culturale di opere provenienti da molte parti del mondo: Francia, Italia, Germania, Messico, Germania, Russia e Iran.
La giuria composta da Emanuela Piovano (regista), Fabio Ferzetti (critico cinematografico) Maddalena Crippa (attrice), Andrea Di Iorio (regista) hanno decretato:
Miglior cortometraggio: “Les Pouces vers le Bas – I pollici in giù” di Léo Bontempelli (Francia)
Miglior regia: Alice Gruia per “Consenting Adults” (Germania)
Menzione d’onore: “Rosso” di Antonio Messana (Italia-Francia)
Il cortometraggio preferito dal pubblico è stato “Are you volleyball ?! “di Mohammad Bakhshi (Iran)
1 dicembre 2018
Per il 36° Torino Film Festival il presidente di Piemonte Movie, Alessandro Gaido e il direttore artistico Daniele Gaglianone hanno organizzato la 1^ edizione del CONCORSO TORINO FACTORY.
La conferenza stampa si è svolta il 30 novembre presso la Rai di Torino.
La giuria composta da Sara D’Amario, Emanuela Piovano e Gianluca Arcopinto hanno decretato il Miglior cortometraggio.
Sabato 1 dicembre si è svolta la cerimonia di premiazione al Cinema Reposi di Torino. Madrina della serata l’attrice Lucia Mascino. A leggere le motivazioni la regista Emanuela Piovano.
“TEMPO CRITICO” di Gabriele Pappalardo
Perché racconta con onestà, profonda partecipazione e con consapevolezza drammaturgica uno spaccato di vita, in tutte le sue sfaccettature: la condizione familiare e sociale, l’inventiva e l’intraprendenza, le aspettative per il futuro.
“SOLO GLI OCCHI PIANGONO” di Emanuele Marini
Per aver saputo raccontare con poche frasi, ma soprattutto con immagini e silenzi l’intera vita della protagonista.
25 Novembre 2018
QUALCUNO ALZA LA MANO?
Emanuela Piovano racconta aneddoti curiosi del film “Processo a Caterina Ross” al pubblico presente al cinema Massimo con Gabriella Rosaleva, Dada Morelli e il direttore artistico Emanuela Martini nella serata del 25 novembre al 36°TORINO FILM FESTIVAL.
Il film Processo a Caterina Ross riceve il Premio Equilibra ed è stato restaurato dall’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa, dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, dal Centro Sperimentale di Cinematografia con la collaborazione di Kitchenfilm.
27 novembre 2018
Cerimonia di Premiazione in occasione del 36° Torino Film Festival allo sceneggiatore Giorgio Arlorio, e all’ex operaio, artista e filmaker Pietro Perotti martedi 27 novembre alle ore 20:30 presso il Cinema Massimo di Torino per il PREMIO MARIA ADRIANA PROLO ALLA CARRIERA con laudatio del critico cinematografico Steve Della Casa per Giorgio Arlorio che era rappresentato dalla figlia Sasha.
Presente alla cerimonia Caterina Taricano che ha redatto un numero speciale di “Mondo Niovo“, la rivista dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema che da un po’ di anni dirige. Presente Emanuela Piovano che ha contribuito con una piccola testimonianza.
IL 27 e il 28 novembre il film LA BELLA E LE BESTIE Kaouther Ben Hania arriva al cinema Cristallo di Oderzo- Treviso e al Cinema Theatre De La Ville di Aosta.
Ispirato ad un evento di vita reale, il film utilizza i codici del cinema di genere, dal thriller all’horror, ma anche anche quelli ultrarealistici del cinema diretto. Tutto avviene nell’arco di una notte. Il miglior film in circolazione scelto in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Miriam, la protagonista, combatte non solo per sè ma per tutti contro la normalizzazione del male. Fulcro del film l’emozionante l’interpretazione di Mariam Al Ferjani.
ORARI :
martedì 27 ore 20.00-22.00 – mercoledì 28 alle ore 19.30 (in lingua originale) – 21.30
26 novembre 2018
La bella e le bestie il film di Kaouther Ben Hania candidato all’Oscar 2019 sta riscuotendo molto successo. La bella protagonista Mariam Al Ferjani ieri sera premiata al Festival Internazionale di Cinema e Donne con il Premio Gilda Attrice.
Il film distribuito per l’talia da Kitchenfilm sarà oggi il film d’apertura ed Evento speciale dell’ XXVIII edizione del Balafon Festival, al cinema Esedra di Bari alle ore 20:30.
25 novembre 2018
Il 40° FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA E DONNE premia MARIAM AL FERJANI con il PREMIO GILDA ATTRICE per il film LA BELLA E LE BESTIE.
Mariam Al Ferjani è nata in Tunisia nel 1989 e vive a Milano, dove si è diplomata alla Scuola di Cinema Luchino Visconti. Non è soltanto l’attrice protagonista del premiatissimo film della regista tunisina più importante del momento, Mariam Al Ferjani è nata in Tunisia nel 1989 e vive a Milano, dove si è diplomata alla Scuola di Cinema Luchino Visconti. Non è soltanto l’attrice protagonista del premiatissimo film della regista tunisina più importante del momento, Kaouther Ben Hania, ma è Mariam, una donna giovane di ora, che cerca la sua strada personale nella notte della ragione del nostro tempo.
26 novembre 2018
In collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, il Torino Film Festival, l’Associazione Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, Lunedì 26 novembre a Torino presso la Libreria Il Ponte sulla Dora, Via Pisa 46 la presentazione del libro di Giorgio Arlorio e Caterina Taricano dal titolo:
“VIAGGI NON ORGANIZZATI – LA VITA E IL CINEMA DI GIORGIO ARLORIO”edizioni Centro Sperimentale di Cinematografia – Iacobelli Editore
Partecipano Giaime Alonge (Università degli Studi di Torino — DAMS), Paolo Mereghetti (Corriere della Sera), Cristiana Paternò (CinecittàNews) e la coautrice Caterina Taricano.
Il percorso straordinario di un giovane torinese che realizza il suo grande sogno: il cinema.
Ricordi intensi e storie divertenti di Giorgio Arlorio, sceneggiatore del film “Le complici” di Emanuela Piovano.
Per la 36°TFF – TORINO FILM FESTIVAL 2018 al cinema Massimo domenica 25 novembre alle ore 14.30 la proiezione del film
“PROCESSO A CATERINA ROSS” di Gabriella Rosaleva.
In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne sarà proposta la proiezione della copia restaurata dall’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa, dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, dal Centro Sperimentale di Cinematografia con la collaborazione di Kitchenfilm e con il contributo di Equilibra.
Sarà presente la regista Gabriella Rosaleva che riceverà il Premio Equilibra per
“il suo impegno nel descrivere la condizione di marginalità e di stigma di Caterina Ross, che diventa un simbolo delle vittime della violenza di genere”.

Presente l’attrice protagonista Dada Morelli e Emanuela Piovano che ha partecipato alla produzione del film inaugurando nel 1982 la prima edizione del Festival Internazionale Cinema Giovani.
Processo a Caterina Ross
Il testo del film riproduce esattamente i verbali del processo svoltosi nel 1697 a Poschiavo-Brusio (Confederazione Svizzera) contro Caterina Ross, contadina di 32 anni, di religione riformata, figlia e nipote di “strie” a sua volta accusata stregoneria.
Il processo è girato nel chiuso di un capannone industriale totalmente abbandonato adiacente a una stazione ferroviaria. La parte riguardante i testimoni d’accusa è girata in esterni in alta montagna.
21 novembre 2018
Il bellissimo film “La bella e le bestie” di Kaouther Ben Hania candidato all’Oscar, distribuito da Kitchenfilm per la ricorrenza della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, sarà:
Tunisi ai giorni nostri. Miriam ha 21 anni e una gran voglia di festeggiare: ha organizzato un party per studenti universitari dove gli ospiti sono invitati a “fare tutto quello che vogliono”. Al party Miriam incrocia lo sguardo con Yussef, un bel ragazzo che non le toglie gli occhi di dosso. I due escono insieme nella notte stellata, diretti alla spiaggia poco distante. Nella scena successiva Miriam è in fuga, terrorizzata, e ha addosso i segni di una violenza appena subita. È l’inizio di una notte di incubo in cui la ragazza si confronterà con la polizia, il sistema sanitario e l’intera società tunisina, della quale lei, in quanto giovane donna, rappresenta la componente più vulnerabile.
Al cinema La Compagnia di Firenze si svolge dal 21 al 25 novembre il Festival Internazionale di Cinema e Donne, 40 anni di cinema e donne.
Ospiti le registe da tutto il mondo per l’edizione speciale DIS/UGUALI presentato da Paola Paoli e Maresa D’arcangelo.

Emanuela Piovano sarà presente Sabato 24 novembre alle ore 19:00 Master Class dal titolo “Kitchenfilm: Ricette per un Cinema a lunga conservazione, 1988/2018” per raccontare il suo rapporto con il cinema, dall’underground alla distribuzione di film specialissimi e sorprendenti.
Squola di Babele di Julie Bertuccelli proiezione sabato 24 novembre.
La Bella e le Bestie di Kaouther Ben Hania candidato all’Oscar, domenica 25 alle ore 21. Sarà presente l’attrice protagonista Mariam Al Ferjani che riceverà il premio Gilda Attrice.
L’impresa culturale della kitchenfilm compie 30 anni di attività.
Tutto comincia con Le rose blu di Emanuela Piovano le proiezioni del film nella saletta MyMovies:
Mercoledì 21 novembre alle ore 15:00
Giovedì 22 ,Venerdì 23 e Sabato 24 novembre alle ore 17:00
Ester De Miro – Alias- Manifesto del 17 novembre 2018
“Un spazio speciale è riservato ad Emanuela Piovano, regista e sceneggiatrice, divenuta in seguito anche produttrice e distributrice, della quale viene proiettato l’esordio da regista Le rose blu, film singolare girato nel 1990 nel carcere Le Vallette in cui appare Laura Betti in un ruolo che anche un omaggio alla sua relazione amicale con Pier Paolo Pasolini. Ad Emanuela Piovano è affidata anche un interessante master class in cui esporrà il suo itinerario professionale del tutto “sperimentale”, fatto di tentativi e di virate, in quanto Emanuela è riuscita miracolosamente a sfruttare gli scarsi spazi riservati alle donne nel cinema Italiano ed è riuscita a creare la sua società di produzione e distribuzione che si chiama Kitchenfilm”
22 novembre 2018
Una giornata dedicata ad “Annabella Miscuglio. Una cineasta in prima linea” giovedì 22 novembre al Cinema Trevi di Roma, a quindici anni dalla scomparsa, in collaborazione con l’Associazione Culturale Filmstudio.
Al termine delle proiezioni e dell’incontro moderato da Annamaria Licciardello con Paola De Martiis, Armando Leone, Loredana Rotondo, verrà proiettato SVELATA di Emanuela Piovano e Silvana Silvestri (Italia, 2004, 16’)
“Un omaggio ad Annabella Miscuglio all’indomani della sua scomparsa. I volti, le parole, i luoghi di Annabella e di chi ha condiviso con lei le battaglie e gli amori di una vita intera”.
Emanuela Piovano ha dedicato in seguito, sempre in collaborazione con Silvana Silvestri per la sceneggiatura insieme a Francesca Romana Massaro e Gualtiero Rosella il lungometraggio L’età d’oro (2016) in cui la figura estremamente affascinante di Annabella Muscuglio nel panorama del cinema italiano è stata interpretata dalla bravissima Laura Morante.
21 novembre 2018
Il Circolo del cinema di Mantova si scontra con la crisi del cinema con un programma a novembre all’ Ariston con la proiezione di 25 film di diverse nazionalità (francese, americana, italiana, inglese catalana, israeliana, giapponese, tedesca, iraniana, croata)
Mercoledì 21 novembre: La Commedia “L’arte della fuga” di Brice Cauvin con Laurent Lafitte, Agnès Jaoui, Nicolas Bedos. Francia 2014. 100’
Tre fratelli, due con una relazione duratura, ma prossimi a mettersi con un’altra, e il terzo in attesa dell’ex moglie si consola con una novità.
Quest’anno il sesto convegno convegno della Società dei/lle Territorialisti/e ONLUS, organizzato in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Alta Murgia “La democrazia dei luoghi, azione forme di autogoverno comunitario” (15-17 novembre) si svolge in Puglia:
GIOVEDÌ 15 NOVEMBRE 2018 – Bari vecchia -Complesso monastico di S. Teresa dei Maschi – Via della Torretta.
VENERDÌ 16 e SABATO 17 NOVEMBRE 2018 – Andria -Castello Federiciano di Castel del Monte
Daniela Poli (Professoressa Ordinaria in Tecnica e Pianificazione Urbanistica -Direttrice Rivista – Editor in chief Journal Scienze del Territorio – Direttrice Laboratorio di Progettazione Ecologica degli Insediamenti – DIDA – Dipartimento di Architettura – Department of Architecture – Università degli studi di Firenze) presenterà nel suo intervento del 16 novembre a Castel del Monte, il trailer “Nessun uomo è un’isola” del documentario di Dominique Marchais in Italia il prossimo anno nelle sale italiane con la Kitchenfilm.
12 Novembre 2018
Due spettacoli al Cinéma Olbia -Cinéma Hyérois nella città di Hyères-Les-Palmiers alle ore 13:30 e alle 18:00 per il ritorno dell’ L’age d’or des ciné-clubs il film di Emanuela Piovano molto amato in Francia.
9 novembre 2018
Apre il film di Kaouther Ben Hania “La Bella e le Bestie” (Beauty and The Dogs) distribuito per l’italia da Kitchenfilm la 38° edizione del Festival di Cinema Africano nella città di Verona.
“La protagonista della drammatica storia è Mariam, una ragazza bellissima che durante una serata in discoteca conosce il giovane Youssef. Quello che succederà dopo l’incontro sarà intenso, nonché doloroso per i due giovani, che verranno catapultati in uno dei tanti drammi di violenza di genere di una repressiva società maschilista.”
Molto amato nelle città francesi il film di Emanuela Piovano “L’Âge d’or des ciné-clubs” che evoca la passione del cinema ambientato tra gli anni ’60 -’80 di una figura affascinante della cinéphilie italiana, Annabella Miscuglio anche se poco conosciuta in Francia.
Le proiezioni a novembre:
Mercoledi 7 alle ore 15:45 al CINÉMA OLBIA di Hyères-Les-Palmiers
Giovedì 8 alle ore 14:30 al CINÉMA LES ORMEAUX di Jard sur Mer

25 ottobre 2018
Alle ore 21:30 al Cinema Centrale di Lucca verrà presentato il film L’ARTE DELLA FUGA di Brice Cauvin.
Come ti è venuta l’idea di adattare il romanzo di Stephen Mc Cauley?
Conosco Agnès già da molto tempo e ci scambiamo spesso le nostre letture. Conoscevamo e amavamo entrambi l’opera di Stephen Mac Cauley, e in particolare L’arte della fuga. Trovavo che ci fosse un ruolo formidabile per Agnès ma non ne abbiamo parlato subito. L’editore di Stephen Mc Cauley, Cinthia Liebow (Baker Street) ci ha aiutato per i diritti. Poi ho lavorato con Raphaëlle Desplechin-Valbrune.Adattare un romanzo straniero non è semplice. Ci siamo resi conto di quanto il lavoro necessitasse di un adattamento culturale: i francesi non si esprimono affatto come gli americani. Allora abbiamo chiuso il libro e siamo partiti da quello che ci interessava: la personalità di questi tre fratelli. Ci siamo ingegnati a trasformare questo materiale in una sceneggiatura molto francese, che significava una totale riscrittura dei dialoghi e delle situazioni. Poi naturalmente abbiamo riletto tutto il romanzo fino alla fine per verificare che non avessimo dimenticato delle scene saporite…
E come è stato il lavoro di consulente di Agnès Jaoui?
Agnès era la nostra script doctor: quando arrivavamo ad una versione che ci soddisfaceva, ci consultavamo. E lei riusciva a stanare gli americanismi rimasti!
Come hai lavorato sulla linea dei personaggi?
Abbiamo costruito questa sceneggiatura a partire da ciascun personaggio: abbiamo trascorso una settimana intera con il personaggio di Gérard. Parlavamo come lui.
La settimana seguente era intorno al personaggio di Antoine, poi di Louis… Io sono linguista di formazione e amo pensare alla parte inconsapevole delle parole, allora ho messo molta attenzione a lavorare ai dialoghi, ma anche al modo in cui ciascuno si esprime.
Antoine per esempio cerca molto le sue parole ma unicamente quando parla di se stesso. Abbiamo dovuto anche francesizzare il modo di esprimersi: gli americani amano dire chi sono, a che punto sono della loro vita… nel romanzo il personaggio di Ariel si lamenta molto della sua vita, lei dice: “Voglio cambiare la mia vita!”.
Un francese dice raramente le cose in modo così diretto. Da noi funziona la litòte, si direbbe piuttosto: “sono stufo del mio lavoro!” e l’interlocutore dovrà intuirne le conseguenze … nel romanzo Ariel gestisce un’agenzia viaggi, e mentre il suo capo se ne va in giro per il mondo lei gestisce tutti i casini compresi quelli in cui lui la mette… questo genere di agenzia è quasi scomparso a causa di Internet. Abbiamo cercato anche qui di attualizzare le cose e di inserirle in un contesto più francese: Ariel lavora nel mondo della cultura e redige dei cataloghi per le mostre; è l’alibi culturale di una società privata che concepisce delle mostre “chiavi in mano” per musei in cerca di maggiore affluenza. Io volevo denunciare in filigrana la mercificazione e l’opportunismo degli ambienti pseudo culturali. Con Raphaëlle Desplechin-Valbrune abbiamo condotto un’ inchiesta e ci siamo ispirati ad un museo parigino che per lottare contro la disaffezione degli spettatori si è rivolto ad un’agenzia di comunicazione che gli ha proposto un’esposizione alla moda ma completamente improbabile: una mostra sulle arti primitive in un museo specializzato nel XIX secolo..
La scena della colazione presenta fin dall’inizio le rispettive posizioni dei tre fratelli in seno alla famiglia.
Questa scena non è nel libro ma avevamo voglia di una scena che presentasse i personaggi così, senza parere, giusto con una storia di biscotti e croissant, per mettere in luce i rapporti tra i fratelli. Il cinema permette di mostrare tutto questo in una sola scena, molto meglio che la letteratura. Anche questo vuol dire fare un adattamento: mostrare sullo schermo quello che non è scritto ma è palpabile nelle 300 pagine di un romanzo.
Il film evoca le cose melanconiche della vita ma tu hai scelto di parlarne con una certa leggerezza…
I personaggi dell’arte della fuga sono incapaci di andare avanti nella loro quotidianità, e questo spero li renda divertenti e alla fine crei una certa empatia. Al festival di San Francisco uno spettatore mi dice: “Hannah e le sue sorelle” (di Woody Allen), finalmente ci sarà “Antoine e i suoi fratelli”… Questo mi ha lusingato! Antoine (Laurent Lafitte), cuore pulsante di questo film, perché sembra l’unico lucido, dice le cose come stanno, accetta di dire che tutto va storto. Si fa carico dei problemi dei suoi fratelli e dei suoi genitori. Eppure lui si porta dentro una ferita che rifiuta di vedere, ed è questa negazione che lo rende malinconico. E’ tutta la linea del personaggio di Antoine nel film: accettare di prendere coscienza della sua situazione.
Fedele al titolo il film fa delle giravolte, i personaggi si fanno eco…
Ho cercato di scrivere la sceneggiatura come uno spartito di musica. Ogni personaggio è uno strumento che suona una propria musica. Antoine è uno strumento a fiato, un flauto o un fagotto, Gérard piuttosto un contrabbasso, Louis una tromba e Ariel un pianoforte… all’inizio del film si comincia con Gérard. È lui che ci porta alla scena della colazione, ci porta verso il quartetto. Eppure poco a poco, sarà la musica di Antoine che ci allontanerà da questo ritratto familiare, ma quasi a nostra insaputa. Io scrivo ascoltando musica, è lei che mi ispira, ascolto 10 o 20 volte un pezzo ed ecco come mi tuffo dentro al sapore di una scena: sul set cerco di creare delle ambiguità: un adagio può cominciare con un allegro! Amo creare degli equivoci: i personaggi possono dire una cosa ma il loro corpo raccontarne un’altra. La musica ci fa percepire delle cose complesse poiché è polisemica. Ho cercato di lavorare allo stesso modo con gli attori.
Questa melodia si è anche costruita con il montaggio?
È in effetti al montaggio che mi sono reso conto che avevo soprattutto voglia di costruire questa fuga a partire dal personaggio di Antoine. Abbiamo molto modificato l’ordine delle scene, il flashback per esempio non esisteva ma ho avuto voglia di cominciare il film con lui, che lo spettatore si interroghi su quest’uomo che arriva in bicicletta e improvvisamente si mette a piangere… porsi delle domande su un personaggio è un modo per entrare nella sua intimità.
Non congeli mai un personaggio in una situazione, quando Gérard torna ad abitare dai suoi genitori questa regressione è appena un dettaglio della sua vita
Io penso fondamentalmente che sono sempre i personaggi che creano le situazioni. Non anticipo mai una situazione, questa accade grazie all’incontro dei personaggi. E cerco anche di lasciare le cose sempre in movimento, con delle contraddizioni. La vita è fatta di contraddizioni. Avevo anche voglia che queste situazioni creassero degli svelamenti un po’ come nella tragedia antica o come nel melodramma, ciascuno all’incrocio del suo destino dopo la morte del padre. Eros e Thanatos!
Fra i tre fratelli Gérard è quello che ha una maggiore evoluzione
Sì perché parte da una situazione paralizzata, lui rifiuta la realtà; Elena non ritornerà più. La maggior parte delle persone vogliono vivere secondo un cliché: essere una coppia, essere sposati o anche divorziati. Voler assomigliare a un cliché è per me la morte. Un cliché è qualcosa di immobile e vivere in due è il contrario dell’immobilità. Accettare le incertezze, le minacce della vita a due, significa restare vivi e quando c’è questa complicità c’è la vita. E’ questa la linea che seguirà Gérard e anche Antoine in certo qual modo.
Tu hai la nevrosi gioiosa…la madre per esempio, molto castratrice, potrebbe essere terribile ma è anche così divertente!
La madre dissimula una ferita che si scoprirà alla fine e che rende perdonabile questa isteria. E’ per questo che il personaggio ti coinvolge. Lei sa perché è arrivata fin lì, perché la sua coppia è lì. Prima di diventare nevrotici i miei personaggi sono integrati in un quotidiano banale un po’ come in Truffaut. Antoine è un Doinel contemporaneo: in apparenza è molto integrato nel suo quotidiano ma alla fine è anche un grande spettatore della propria vita. E’ questo che crea empatia.
Come è stato realizzato il casting?
Per interpretare Antoine volevo un attore che potesse mostrare questa parte di lungimiranza. Trovo che i comici hanno questa capacità di guardare le cose da distante, di prendere in giro gli altri e se stessi, e poi la lucidità è un ottimo strumento per mostrare la malinconia…Laurent inoltre ha una parte di mistero che lo rende molto attraente per un regista.
Agnès Jaoui era presente fin dall’inizio?
Volevo mostrare una Agnès Jaoui diversa, ma ho veramente scritto il ruolo per lei. Durante la scrittura non ci parlavamo. Volevo che lei avesse la possibilità di rifiutare e allora quando la sceneggiatura è finita le ho fatto la proposta ufficialmente e sono stato contento che lei abbia accettato. Ho adorato dirigere Agnès, noi ci capiamo bene, come me lei ama cercare, esplorare. Si tiene qualcosa, altro lo si getta, ma si sperimenta!
Con lei ho l’impressione che tutto sia possibile, sia nelle mèches blu e rosse, nei vestiti improbabili, ma soprattutto nel suo lavoro d’attrice: lei ama il rischio!
E Benjamin Biolay?
All’inizio aveva fatto dei provini per Antoine ma non funzionava, era troppo distante dal personaggio, lui stesso mi aveva detto: “In ogni caso preferisco Gérard!”. All’epoca c’era un altro attore per quel ruolo ma quando il film è entrato in produzione l’attore prescelto non era più disponibile, allora ho richiamato Benjamin e nonostante i suoi impegni ha detto subito sì. E’ come se l’avesse aspettato, io credo che quel ruolo lo allettasse molto!
Benjamin non ha paura di nulla, è scivolato nel suo personaggio senza complessi. Le occhiaie sotto gli occhi, i capelli grassi, e il maglione pacchiano… è un attore molto sensibile, molto reattivo, adoro lavorare con gli attori musicisti. Capiscono subito l’importanza della modulazione nella recitazione.
E Nicolas Bedos?
All’inizio il fratello più piccolo era un calciatore. Doveva interpretarlo un altro attore ma le date non coincidevano con il piano di lavoro. Il direttore del casting Nicolas Ronchi mi ha suggerito Nicolas. L’ho visto molto bene in questa confraternita ma ho cambiato la musica del personaggio. E’ passato dal football all… HEC! (alta scuola di specializzazione in management francese). Accordo una certa importanza alla somiglianza: Louis assomiglia a suo padre con gli occhi di sua madre, Antoine a sua madre, Gérard a suo padre.
E perché Marie-Christine Barrault e Guy Marchand?
Con Marie-Christine Barrault avevamo lavorato insieme a teatro. Io so a che punto lei possa essere generosa e non ha paura di nulla. E’ meravigliosa. Ispira una quantità di contraddizioni, di vita. Quanto a Guy Marchand, quello che gli è piaciuto è che lo statuto del suo personaggio restava indecifrabile: veramente ammalato o ricatto affettivo? Amava questa materia ambigua. Sul set adorava i suoi tre figli di cinema. Mi sono deliziato a vederlo con Marie Christine. Sono stati in questo negozio come se vi avessero sempre vissuto, litigando, bevendo whisky. Ero estasiato quando ho mostrato la scenografia del negozio a Stephen Mc Cauley che m’ha detto: ma è geniale! Bisogna subito scrivere qui un’altra scena ambientata nel negozio! e allora di colpo abbiamo scritto insieme la scena della Signora Chaussette (calzetta) interpretata dall’editrice di Stephen. In un libro non si può sentire l’atmosfera di un negozio. Nel film invece diventa un personaggio.
E infine Elodie Frégé?
Non la conoscevo. Nicolas Ronchi me l’ha presentata senza dirmi chi era. Ho amato quel suo essere una ragazza carina ma insicura. Elodie prende sempre in giro se stessa e non accetta i complimenti. Julie ha questa stessa ritrosia, è una vera innamorata, è pronta a fare la donna oggetto per mantenere Louis e a fare di tutto anche se questo ruolo la mette a disagio. Quando si spoglia si sente il suo imbarazzo in modo credibile. Trovo…era esattamente ciò che ci voleva di fronte a Mathilde (Irene Jacob).
Come lavori con gli attori?
Io cerco di non spiegare il testo. Esploro a monte differenti direzioni insieme agli attori ma non fisso mai nulla. E’ sul set che le cose si impongono. Amo lasciare gli attori propormi qualcosa, per me è il modo migliore di portarli a quello che voglio! alcune volte quello che loro propongono è ancora meglio di quello che avevo immaginato e allora lo prendo! Mi comporto veramente come un direttore d’orchestra. Sono loro gli interpreti, loro che sanno utilizzare lo strumento che suona, non io. E’ per questo che deve venire questa cosa da loro, io li lascio trovare la nota buona anche se io la sento in fondo a me stesso. Io sono soltanto il garante di una certa coerenza del personaggio. Alla prima prova sul set chiedo agli attori di sottolineare le intenzioni un po’ come Renoir e il suo metodo sottrattivo, in questo modo i nodi della scena sono chiari a tutti, e poi così si eliminano le spiegazioni.
E questo ha il merito di uccidere ogni psicologia! in seguito si fa la potatura, si abbassa il cursore per arrivare man mano ad una sempre maggiore sottigliezza e perfezione. Questo permette anche di mantenere la spontaneità della prima prova. Io non dico mai agli attori quando e dove mettere un’intenzione, mi accontento di dire per esempio “mettici un po’ più di collera!” e lascio trovare la buona strada per esprimere questa cosa. Alcune volte i miei suggerimenti sono contraddittori e siccome gli attori si lamentano io rispondo AGGIUNGI! la verità risiede in queste contraddizioni.
Anche la musica del film piuttosto che avere a che fare con l’umore delle scene ci porta spesso lontano…
Sì, la musica serve a questo: portare qualcos’altro rispetto a ciò che la scena mostra già. E’ stato complicato per il compositore Francois Peyrony. Lui non sapeva mai cosa fare, mi domandava se doveva essere più dramma o più commedia, io gli rispondevo come gli attori: AGGIUNGI! cerca di mescolare tutte le due cose.
Una frase ricorre nel film: è meglio avere rimorsi che rimpianti…
Sì, è meglio fare le cose e sbagliare piuttosto che non farle. E’ il solo mezzo che ho trovato per andare avanti nella vita. Antoine prende in giro Ariel quando lei glielo dice, ma alla fine lo capisce. Certe volte le persone vi dicono delle cose evidenti o dei cliché e questo vi lascia basiti. Ma alla fine, quando esse producono degli effetti voi le accettate perché contengono una forma di verità. Io preferisco sempre partire da un cliché per arrivare alla verità piuttosto che il contrario.
25 ottobre 2018
FÉLICITÉ ad ALESSANDRIA al Cinema Kristalli giovedì 25 ottobre ore 21,15.
L”ultima tappa della rassegna Progetto Movie Tellers per FÉLICITÉ martedì 30 ottobre, ore 18.00 al Cinema Monviso di CUNEO.
CURIOSITÀ SUI PROTAGONISTI DEL SUPER- PREMIATO FILM DI ALAIN GOMIS: FÉLICITÉ
VÉRO TSHANDA BEYA (Félicité) è nata nella Repubblica Democratica del Congo. E’ cresciuta a Kinshasa dove ha studiato economia e commercio. Infine, da appassionata di arte, si è unita al teatro popolare Congolese. Félicité è il suo primo ruolo.
PAPI MPAKA (Tabu) è nato nel 1974 nella Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver imparato il mestiere di meccanico dal padre oggi è proprietario di un garage a Kinshasa dove forma giovani provenienti dai quartieri svantaggiati delle vicinanze. È stato scelto per il ruolo di Tabu in Félicité in seguito ad un provino pubblico svoltosi nella capitale.
GAETAN CLAUDIA (Samo) è nato a Kinshasa nel 1997. Ha deciso di tentare la sorte e di provare a partecipare ai provini pubblici per Félicitè che si svolgevano nelle vicinanze. Ora spera di proseguire la carriera nel cinema mente continua gli studi
EKASAI ALLSTARS è un collettivo che raggruppa 15 musicisti provenienti da varie orchestre. Tutti i Kasai sono del luogo, ma rappresentano diversi gruppi etnici. Il primo album del gruppo, In The 7th Moon (Sulla settima luna) , The Chief Turned Into A Swimming Fish (Il capo si è trasformato in un pesce che nuota) e Ate The Head Of His Enemy by Magic (Mangia la testa del suo nemico attraverso la magia) – (2008 – Crammed Discs ) ebbe un duraturo e profondo impatto sull’immaginario dei musicisti e degli amanti della musica di tutto il mondo, in particolare i media e gli artisti indipendenti elettronici anglo sassoni che lo videro come una sorta di “rock iniziale” – una combinazione accidentale di trance e avanguardia.
Nel 2011 Crammed Discs pubblica l’album TRADI-MODS Vs. ROCKERS, un omaggio multi artistico alla musica dei Kasai Allstars, Konono No 1 e altri gruppi del Movimento dei Congotronics. Nel 2011 i Kasai Allstars si unirscono al progetto Congotronics vs.Rockers per formare un supergruppo formato da 10 musicisti congolesi e 10 musicisti rock indipendenti.
L’ultimo album dei Kasai Allstars si chiama Beware The Fetish (Attenti al feticcio). Così come per gli altri progetti del gruppo, produce Vincent Kenis, un produttore/musicista Belga.
Beware The Fetish compare nella lista dei migliori album dell’anno pubblicata dalle riviste inglesi, compreso MOJO, Uncut, The Quietus, etc.
I Kasai Allstars hanno suonato in molti dei maggiori festival musicali internazionali tra cui Glastonbury, Roskilde, Eurockéennes, Couleur Café, Vieilles Charrues, Paléo, Fuji Rock etc.
Per il PROGETTO MOVIE TELERS – OTTOBRE 2018
Lunedì 15 ottobre ore 21.15
Cinema Aurora di SAVIGLIANO in provincia di Cuneo
Sarà ospite Emanuela Piovano, regista e distributrice per l’Italia del film “FÉLICITÉ” con la Kitchenfilm.
Le proiezioni di FÉLICITÉ continuano nel territorio piemontese nei giorni:
>VALENZA (AL) – Cineteatro Sociale >mercoledì 17, ore 21.15
>BARGE (CN)– Cinema Comunale > lunedì 22, ore 21.15
>ALESSANDRIA – Cinema Kristalli >giovedì 25, ore 21.15
>CUNEO – Cinema Monviso >martedì 30, ore 18.00
Carlo Griseri che ha intervistato il regista Alain Gomis ospite al cinema Verdi di Candelo giovedì 11 con il suo film FÉICITÉ il racconta su facebook: “Il suo film è una meraviglia, lui un regista eccezionale”
12 ottobre 2108
L’attrice MARIAM AL FERJANI alla IX EDIZIONE DEL CARBONIA FILM FESTIVAL!
Appuntamento Venerdi’ 12 ottobre alle ore 10:00 presso la Fabbrica del Cinema, piazza Sergio Usai snc, Grande Miniera di Serbariu per la proiezione del il film
LA BELLA E LE BESTIE
di Kaouther Ben Hania candidato all’Oscar per il miglior film straniero alla presenza dell’attrice protagonista MARIAM AL FERJANI.
Il direttore artistico Francesco Giai Via, focalizza la rassegna sul tema: cinema, lavoro e migrazioni. Assi portanti su cui si regge la storia della città di Carbonia ed elementi centrali del dibattito pubblico contemporaneo.
Gli studenti delle scuole cittadine incontreranno l’attrice Mariam Al Ferjani, che sarà anche in giuria per la premiazione dei cortometraggi selezionati con storie provenienti da tutto il mondo.
11 ottobre 2018
Félicité nella 2^ edizione della rassegna
“Progetto Movie Tellers – Narrazioni cinematografiche”.
Dopo TORINO Sala Il Movie lunedì 1 ottobre, ASTI nella Sala Pastrone e a CHIERI al Cinema Splendor martedì 9 ottobre il film di Alain Gomis
sarà l’11 ottobre alle ore 21:00
al CINEMA VERDI di CANDELO (BIELLA)
Saranno presenti il regista Alain Gomis insieme a Emanuela Piovano, regista e distributrice per l’Italia di Félicité con Kitchenfilm.
L’obiettivo della rassegna è di promuovere sul territorio regionale, le opere realizzate in Piemonte e mostrare quanto il Piemonte offre in campo cinematografico.
Il film di Alain Gomis, FÉLICITÉ sostenuto del TorinoFilmLab, rappresenta un film internazionale poiché vincitore di parecchi premi, vincitore del Gran Premio della Giuria alla 67a Berlinale e in Nomination agli Oscar 2018.
La rassegna sarà una nuova vetrina per la Kitchenfilm che ripropone nuova uscita in Italia per questo interessante film girato in Kinshasa (Congo).
Alain Gomis (regista originario della Guinea Bissau e del Senegal) ha trovato, dopo una lunga serie di incertezze, in Vero Thsanda Beya una protagonista, alla sua prima apparizione sullo schermo, capace di tenere la scena non solo grazie alla propria voce ma anche a una presenza fisica e a un volto che sanno esprimere forza ma anche tenerezza. (Giancarlo Zappoli – MYmovies)
La rassegna “Amici del Cinema – Pura Qualità” ospita la sofisticata commedia francese distribuita per l’Italia da kitchenfilm
“L’arte della fuga”
ore 21,30 Mercoledi 10 ottobre 2018 al cinema 4 Mori di Livorno
“IRONIA CINICA E DIALOGHI BRILLANTI PER UNA COMMEDIA DOLCEAMARA CHE ELEGGE LA FUGA AD ARTE DI VIVERE. – Tratto dall’omonimo romanzo del 1992 dello scrittore americano Stephen McCauley, L’arte della fuga è il secondo lungometraggio di Brice Cauvin che continua a interessarsi alla vita sentimentale di coppie divise tra la stabilità di una relazione consolidata e la ricerca di nuove sensazioni.” (Francesca Ferri – mymovies)
Condividiamo con piacere la bellissima critica al film
L’età d’oro con Jour2fête in Francia con il titolo
“L’AGE D’OR DES CINE-CLUBS L’AFFAIRE ANNABELLA MISCUGLIO“
https://www.unificationfrance.com/article53518.html?lang=fr
Di seguito la traduzione:
“L’età d’oro dei cinéclub è un momento speciale, con un’atmosfera davvero speciale. Una forma di libertà la cui memoria segna ancora gli spiriti. Questo film spingerà alcuni spettatori (almeno i più anziani, che hanno conosciuto questo tempo benedetto) ad una dolce nostalgia, prendendo in prestito una luce e un’atmosfera, qui perfettamente trasmessa.
Sono sensibile a questa forma di nostalgia, che prende il suo posto interamente nel presente. Questo paradosso che pone la memoria nel cuore di “oggi” e mostra anche l’impatto del passato sul presente, senza mai annoiare …
Seguiamo con piacere, anche se non è così facile per lui, le peregrinazioni di un giovane in preda al ricordo della madre defunta. Che viene a prendere in carico la sua eredità, un cinema all’aperto, di grande bellezza.
Le immagini sono superbe. Il luogo magnifico nella sua semplicità.
In contrasto con la complessità del soggetto, che porta il nostro sfortunato figlio a un dialogo strano e soprannaturale con sua madre, tornata da un aldilà dove sembra aver sempre vissuto.
Libera e anticonvenzionale, questa artista viveva in un vortice di emozioni, passione per la settima arte, di un amore condiviso con gli uomini della sua vita, compagni e figli. Un passato che pesa sul giovane nel momento in cui deve prendere una decisione importante rispetto all’eredità pesante di ricordi e risentimento.
La tecnica cinematografica è qui allo stesso tempo uno strumento e un personaggio.
I flashback si fondono armoniosamente con la trama principale.
Si apprezza la particolare “grana” dell’immagine, testimonianza di un passato non così lontano.
Gli attori ci danno a loro volta scene teatrali e momenti intimi, recitati con molta naturalezza.
Il tutto invita a sognare e a riflettere sulla difficile questione dell’eredità … tanto temporale che spirituale.
Cosa ci lasciano i nostri genitori? A parte i beni materiali che devono essere gestiti … Cosa rimane del nostro rapporto con il nostro genitore? Quando non abbiamo avuto il tempo di “sistemare tutto” con lui, prima che se ne andasse?
Tante domande che “passano molto bene” in questa storia costruita con l’intelligenza del cuore e la delicatezza di una messinscena che mette in risalto i sentimenti dei due protagonisti. Senza dimenticare di dare tutto lo spazio agli altri.
Un film piacevole, che tratta di un soggetto non così facile … con eleganza. Affascinante.”
Félicité al cinema Sala Pastrone di Asti
Martedì 9 ottobre ore 21:15
Félicité di Alain Gomis, il film vincitore della 67a edizione della Berlinale ORSO D’ARGENTO 2017 Gran Premio della Giuria, vincitore di ben 6 premi agli AMAA 2017, tra i 9 titoli per la nomination a Miglior Film Straniero per 90a edizione agli OSCAR 2018. Distribuito in Italia da Kitchenfilm partecipa alla grande rassegna regionale Movie Tellers – Narrazioni Cinematografiche.
Félicité è una cantante congolese che viene sconvolta dall’incidente del figlio. Riuscirà a superare il proprio smarrimento e a ritrovare sé stessa grazie all’amore.

1 ottobre 2018
FÉLICITÉ il film di Alain Gomis scelto per la 2^ Edizione Progetto Movie Tellers – Narrazioni cinematografiche – Ottobre 2018.
La rassegna propone 12 film realizzati in Piemonte, un grande evento regionale che va dal 1 al 31 ottobre con ben 130 proiezioni in 25 città.
Alla Conferenza Stampa allo Spazio Casa Piemonte_ Slow Food del 21 settembre Palazzo della Regione di Torino, sono intervenuti: Alessandro Gaido (Presidente Associazione Piemonte Movie, Paolo Manera (Direttore Film Commission Torino Piemonte), Mercedes Fernandez Alonso (Managing Director TorinoFilmLab), Paolo Tenna (Ad di FIP-consigliere Istituto Luce -Cinecittà), Arrigo Tomelleri, (delegato nazionale del Piccolo Esercizio ANEC)
Il super premiato FÉLICITÉ distribuito da Kitchenfilm per l’Italia è il primo film ad aprire la rassegna il 1 ottobre alle ore 18 presso la sala IL MOVIE al Cineporto di Torino via Cagliari, 40.
25 settembre 2018
Free to run del regista Pierre Morath è un film documentario che racconta per la prima volta la storia della corsa con video storici e interviste a Bobbi Gibb, Kathrine Switzer, Noel Tamini, Fre Lebow, Steve Prefontaine, Franck Shorter.
Il film racconta la storia di un’attività, la corsa, che è diventata sinonimo di libertà, di uguaglianza tra i sessi e di emancipazione femminile. Negli anni ’60 era raro vedere gente correre per le strade o nei parchi, alle donne era vietato e gli uomini che lo facevano venivano considerati eccentrici. Kathrine Switzer è stata la prima donna a partecipare alla maratona di Boston nel 1967 e dieci anni dopo, nel 1984, la maratona donne è diventata sport olimpico. (La Repubblica)
FREE TO RUN distribuito per l’italia dalla Kitchenfilm con la voce di Linus verrà proiettato nella rassegna
“Il ’68 a via L’Aquila 68“
Mercoledì 25 settembre 2018 alle ore 20:00
al cinema Aquila di Roma
FREE TO RUN – Linus: “Nella corsa c’è il sentimento”
FREE TO RUN – Linus: “I pionieri della corsa”
FREE TO RUN – Linus: “I miei 20 anni di corsa”
L’intento è di creare un percorso culturale e didattico su di un anno importante che ha segnato un’epoca e le generazioni a seguire.
Il progetto è un focus tematico prodotto dalla Cinema Mundi Cooperativa Onlus per il Nuovo Cinema Aquila di Roma.
Un calendario ( dal 24 settembre al 3 ottobre ) ricco di eventi, proiezioni, performance multimediali, retrospettive e incontri con autori, attori e produttori.
Continua il successo del film L’âge d’or des ciné- clubs L’affaire Annabella Miscuglio di Emanuela Piovano ispirato al libro “L’età d’oro Il caso Véronique” di Francesca Romana Massaro e Silvana Silvestri.
“L’età d’oro era l’età in cui gli ideali si materializzavano in progetti, a volte troppe audaci per essere compresi, troppo moderni per non essere osteggiati. Il caso Veronique racconta proprio questo. Un collettivo di donne e la sua voglia di indagare, di sviscerare il rapporto tra l’uomo e la donna. Tra il sesso forte e quell’altro, quello che si stava trasformando, spogliandosi dalla veste di “debole”. Una trasmissione televisiva tanto profonda e reale da risultare dura e asciutta, come uno schiaffo in pieno viso. E allora l’unico modo per arrestare un percorso così tumultuoso, divenne il suo incardinamento nelle maglie della Giustizia. Nelle aule le carte, in strada i picchetti. Una carrellata di ricordi e ricostruzioni di ciò che era Roma, il cinema, la televisione, i cineforum – negli anni ’70/’80- e di come capitava di essere , inconsapevolmente, protagonisti di battaglie che avrebbero lasciato un profondissimo solco nella nostra Storia”. (aletta anteriore della copertina del libro)
Diedero vita ad un collettivo e, in quanto autrici, firmarono un programma televisivo che avrebbe cambiato, senza appello, la storia della televisione italiana.
Il film “FÉLICITÉ” distribuito da Kitchenfilm scelto per la 1^ EDIZIONE ATLANTICO FESTIVAL, l’evento musicale e cinematografico incentrato sull’eredità culturale del continente africano e della sua diaspora.
Félicité Proiezione ore 16:00 del 23 settembre!
Un progetto culturale nato dalla collaborazione tra il dj e giornalista musicale, Federico de Felice, il dj e promoter, Cristian Adamo, la ricercatrice, Katia Golovko ed il centro sociale TPO.
Tutto il programma:
CINEMA : Félicité film di Alain Gomis (2017)- la condizione femminile nell’Africa odierna, attraverso la storia di una madre e cantante nei bar di Kinshasa, il documentario Ouaga Girls di Theresa Traorè Dahlberg (2018) – giovani donne apprendiste meccaniche in una scuola del Burkina Faso e Rage di Netwon I. Aduaka (1999)- particolare attenzione al contesto urbano londinese degli anni 90.
MUSICA DAL VIVO:
Ezra Collective (UK), Fawda( Marocco- Italia), Kalifa Kone Ensemble (Mali- Burkina Faso- Italia) e Don Karate(Italia)
DJ SET : Bigadig this Way Records, Andrea Mi
PRESENTAZIONI : Claudio Sessa e Dudù Kouate, membro degli Art Ensemble of Chicago, presentano l’edizione italiana del libro “Grande Musica Nera. La storia dell’Art Ensemble of Chicago” di Paul Steinbeck (Quodlibet, 2018).
OSPITI : Daniela Ricci – ricercatrice e professoressa di cinema africano e delle diaspore nere (Paris 3 – Sorbonne Nouvelle), Newton I. Aduaka – regista e Justin Randolph Thompson – educatore ed artista nell’ambito dei new media.
L’età d’oro continua il tour. Emanuela Piovano presenta il film al Filmstudio90 di Varese.
Il filmstudio90 venne fondato sulla scia del Filmstudio di Roma “il primo club di cinema italiano” fondato da Annabella Miscuglio nel 1967 insieme a Paolo Castaldini e Americo Sbardella.
L’età d’oro s’ispira alla figura di Annabella e sarà l’occasione per parlare della crisi del rilancio della sale a cui la serata è dedicata “EVENTO SPECIALE: ALLA RICERCA DELLA SALA + L’ETÀ D’ORO” organizzata da Giulio Rossini per mercoledì 19 settembre alle ore 20:30.
17 settembre 2018
Calorosa accoglienza del director’s cut del film L’età d’oro all‘Arena Airiciclotteri di Bari diretta da Nico Cirasola alla presenza di Emanuela Piovano e Rossella Chiovetta.
Rossella ha raccontato la bella esperineza del cast e del ruolo eccezionale: LE SEGGIOLE dei Ariciclotetri protagoniste del film che poi è stato girato nell’arena di Monopoli.
L’età d’oro di Emanuela Piovano è stato girato a Monopoli provincia di Bari.
Le foto del set:
16 settembre 2018
Nico Cirasola organizza per LA MASSERIA DEL CINEMA E DELLE ARTI domenica 16 settembre una serata evento dedicato al personaggio di Annabella Miscuglio presso l’arena Airiciclotteri di Bari.
ore 20:00 “SVELATA” omaggio ad Annabella Miscuglio
ore 21:30 “L’ETÀ D’ORO” versione director’s cut alla presenza della regista.
Emanuela Piovano racconterà come si è ispirata ad Annabella Miscuglio per il personaggio di Arabella intrerpretato da Laura Morante e del figlio, Pierluigi Alto, interpretato da Dil Gabriele Dell’Aiera.
Un cast eccezionale per questo film che omaggia soprattutto il cinema. Gli attori: Gigio Alberti, Eugenia Costantini, Pietro De Silva, Stefano Fresi, Giulio Scarpati, Gisella Volodi, Elena Cotta, Adriano Aprà e tanti bravissimi attori pugliesi. Il film è stato girato nella splendida Monopoli in provincia di Bari. Ambientato soprattutto nell’ Arena di Monopoli, Palazzo Palmieri e la Chiesa.
Attualmente la versione director’s cut sta girando alcune sale italiane.
In Francia è distribuito da Jour2Fete con il titolo L’age d’or des Cinè-Clubs L’affaire des Annabella Miscuglio.
(Le registe di Piera Detassis)
"...nasce "Kinomata" collettivo politico e artistico
che si preoccupa di celebrare e smuovere il protagonismo
femminile dietro la macchina da presa, con un forte
interesse alla condizione femminile. Anime del gruppo,
all'origine anche di una rassegna itinerante e di un
libro troviamo Annabella Miscuglio, Rony Daopulo,
Paola De Martis, Anna Carini, Loredana Dondi.
Insieme girarono Processo Per strupo, mandato in onda
il 26 aprile del 1979 dalla RAI: per la prima volta
la cinepresa era entrata in un tribunale, quello di Latina,
e aveva ripreso il dibattimento, svelando come, nelle parole
crude di avvocati e Pm, le vittime diventassero
colpevoli. Ancor più scandalo per il film successivo
della Miscuglio, A.A.A. Offresi girato dentro la vita
quotidiana delle prostitute, un documento talmente
sovversivo che la Rai non lo trasmise.
Oggi lo si considera perduto, e molte si adoperano
per trovarne una copia, anche per ricordare
l'opera e l'impegno femminista della Miscuglio, scomparsa
nel 2003 e a cui l'assistente dell'epoca Emanuela Piovano
ha dedicato un biopic poetico L'età d'oro,
ispirato al romanzo di Romana Massaro e Silvana Silvestri
e interpretato da Laura Morante."
14 settembre 2018
LA BELLA E LE BESTIE è uno dei diciotto i film classificati dal Ministero dei Beni culturali come “film d’essai”.
Il film sarà in prima visione dal 14 settembre al Cine Teatro Orione di Bologna
venerdi 14 ore 18:00- sabato15 ore 18:15 – domenica 16 ore 16:00 e 21:30
“Bravissima inoltre la giovane protagonista Mariam Al Ferjani, capace di far trasparire anche solo con uno sguardo ogni più piccolo mutamento emotivo del suo complesso personaggio. La belle e le bestie, presentato nella sezione Un certain regard di Cannes 2017, è l’ennesima perla cinematografica distribuita da Kitchen Film: superfluo ribadire, dunque, che è assolutamente da non perdere”. (Alberto Leali _Zerkalo Spettacolo 2-08-2018)
https://agcult.it/2018/08/24/cinema-diciotto-film-ottengono-la-qualifica-dessai-due-sono-italiani/
13 settembre 2018
Nell’ambito della Rassegna L’ESTATE IN BIBLIOTECA, IL CINEMA LEGGE IL MONDO si terrà la proiezione del film LA BELLA E LE BESTIE distribuito da Kitchenfilm.
L’appuntamento il 13 settembre, alle ore 19:00 presso la Biblioteca Goffredo Mameli di Roma anticipato da un AperiCinema condotto dal critico Mario Sesti.
La bella e le bestie è l’ultima opera della regista tunisina Kaouther Ben Hania ed è il film che ha aperto la 23° edizione del MedFilm Festival.
La rassegna è stata organizzata da Ginella Vocca fondatrice del MedFilm Festival in collaborazione con l’associazione Methexis e le Biblioteche di Roma.
“La bella e le bestie è un triller che vi lascerà senza fiato! Non è solo un film. È una storia vera, un libro, una denuncia morale e politica, un racconto di speranza…” (Facebook Kitchenfilm)

COMUNICATO STAMPA
IL CINEMA LEGGE IL MONDO.
dal 19 luglio al 28 settembre 2018
Giovedì 13 Settembre 2018
Biblioteca Goffredo Mameli (Via del Pigneto, 22 – Roma)
ore 19:00 AperiCinema con Mario Sesti
ore 20:00 LA BELLA E LE BESTIE di Kaouther Ben Hania
Si svolgerà giovedì 13 settembre presso la Biblioteca Mameli di Roma il quinto appuntamento con la rassegna L’Estate in biblioteca – il Cinema legge il mondo, iniziativa dedicata alla diffusione delle opere filmiche più interessanti del cinema mediterraneo contemporaneo. Il film in programma, preceduto dell’incontro di approfondimento con Mario Sesti, a cura di Veronica Flora, sarà La bella e le bestie, lungometraggio della regista tunisina Kaouther Ben Hania. Ispirata ad un fatto di cronaca avvenuta a Tunisi, l’opera racconta del calvario di Mariam, una studentessa stuprata da un gruppo di poliziotti, che deve decidere se denunciare o tacere. Un tema drammaticamente attuale, che diventa denuncia di un sistema violento e imprevedibile che segna tragicamente l’esistenza fisica e psicologica delle donne che ne sono vittime. A interpretare la protagonista è una toccante ed espressiva Mariam Al Ferjani che a proposito del personaggio ha dichiarato: “La bella e le bestie parla non solo alle donne, ma anche agli uomini poiché non è un film sullo stupro, ma sulla violenza che tutti possiamo subire da chi abusa del suo potere”. Il film è stato presentato nel 2017 nella sezione “Un Certain Regard” del Festival di Cannes.
La critica:
“Tra cronaca e teatro, l’avventura di una giovane stuprata da poliziotti in Tunisia: un abuso moltiplicato all’infinito da cultura società stato. Un film tanto duro quanto rivelatore”.
(Mario Sesti)
“La tenacia della giovane Mariam nel gridare la verità della propria tragedia, di fronte al muro di gomma di un sistema che cerca in qualunque modo di colpevolizzarla: oggi più che mai, il simbolo di un’istanza universale di cambiamento”.
(Federico Pontiggia)
“Un film che s’inoltra nei meandri dei nodi ancora irrisolti delle promesse della rivoluzione tunisina. Realizzato esclusivamente attraverso magnifici piani sequenza, a indicare una percezione e presenza dello spazio completamente modificata. Un viaggio alla fine della notte in grado di offrirsi come un incubo necessario”.
(Giona A. Nazzaro)
L’ESTATE IN BIBLIOTECA – IL CINEMA LEGGE IL MONDO
La Rassegna, diretta da Ginella Vocca e realizzata dall’Associazione Methexis, in collaborazione con le Biblioteche di Roma e il MedFilm Festival, entra dalle biblioteche comunali (tra cui anche quelle di Istituti penali), per arricchirne l’offerta culturale, con una panoramica varia e interessante della produzione cinematografica contemporanea di qualità. Il cinema legge il mondo, perché il mondo ci guarda e ci riguarda: dalla Norvegia al Marocco, dalla Spagna al Belgio, passando per la Siria, l’Algeria, la Tunisia, Israele e la Croazia, fino all’Italia, con l’obiettivo di fornire possibili chiavi di lettura del mondo d’oggi, stimolando ragionamenti su tematiche e contraddizioni della società contemporanea.
L’iniziativa è parte del programma dell’Estate Romana 2018 promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE.
Sito ufficiale: medfilmfestival.org
Pagina FB: https://www.facebook.com/estateinbiblioteca/
Twitter @estateinbiblioteca
#estateinbiblioteca
Ufficio stampa :
Elisabetta Castiglioni
+39 328 4112014 – info@elisabettacastiglioni.it
Raffaella Spizzichino
+39 338 8800199 – raffaspizzy@gmail.com
PRESS KIT SCARICABILE AL LINK:
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LA BELLA E LE BESTIE
Tunisia/ Francia/Svezia/Norvegia/Libano/Qatar/Svizzera, 2017, 100 min
Durante una festa studentesca, Mariam, una giovane donna tunisina, incontra Youssef, un ragazzo che non le toglie gli occhi di dosso. I due escono dal locale per fare una passeggiata sulla spiaggia. Inizia così una lunga notte, durante la quale Mariam dovrà combattere per i propri diritti e la sua dignità. Ma come può essere fatta giustizia quando questa sta dalla parte dei colpevoli? Un film basato su fatti realmente accaduti, ricostruiti da Meriem Ben Mohamed con Ava Djamshidi nel libro Coupable d’avoir été violée.
Regia Kaouther Ben Hania
Sceneggiatura Kaouther Ben Hania
Produttore Habib Attia, Nadim Cheikhrouha
Fotografia Johan Holmquist
Montaggio Nadia Ben Rachid
Musiche Amine Bouhafa
Cast Mariam Al Ferjani, Ghanem Zrelli, Noomane Hamda, Mohamed Akkari, Chedly Arfaoui, Anissa Daoud, Mourad Gharsalli
Festival e premi
23° Les Prix Lumières della stampa internazionale 2018
17° Festival del cinema mediterraneo di Bruxelles – Premio Speciale della Giuria
23° Medfilm Festival – Menzione Speciale
In anteprima al Festival de Cannes 2017 – Un certain regard
Dopo l’anteprima al cinema di Parigi il 7 agosto al cinema Saint-André des Arts nel magnifico quartiere latino, il film sta attraversando molte città francesi: Grenoble, Lyon, Clermont, Cavillon Cedex, Carpentras, Brest Bretagn, Nice, Carantec…
Ecco le prossime proiezioni di L’ETÀ D’ORO di Emanuela Piovano, in Francia con il titolo
L’age d’or des ciné-clubs L’affaire Annabella Miscuglio.
12 SETTEMBRE
– CINEMA LUXSOR – Oloron-Sainte-Marie – ore 18:30
– LES LUMIÈRES – Vitrolles – ore 21:00
DAL 13 AL 18 SETTEMBRE
–CINÉ M – Mourenx
23 SETTEMBRE 2018
–SALE JULETTE GRECO- MEDIATHÈQUE – Carros-ore 17:30
26 SETTEMBRE 2018
–CINEMA LEPETIT CASINO – Saint-Aignan ore 21:00
9 settembre 2018
Il film L’AGE D’OR DES CINÉ-CLUBS in Francia domenica 9 settembre al cinema LE LUXOR a Oloron-Sainte-Marie. Orari: 18:30 – 20:08
In Italia con il titolo L’ETÀ D’ORO con Laura Morante regia di Emanuela Piovano.
L’articolo di ASKANEWS ” La Morante pasionaria dei cineclub: Seguiamo l’esempio di Moretti”
La Morante pasionaria dei cineclub: Seguiamo l’esempio di Moretti
29 agosto 2018

Ritorna a Firenze L’ARTE DELLA FUGA al cinema di Castello 29 e 30 agosto.
“L’arte della fuga è una serenata a tre che racconta e intreccia le vite di tre fratelli in una commedia dolceamara sulla complessità del quotidiano, sulla fragilità dei rapporti amorosi e l’ansia del tempo che passa.”
Il film L’età d’oro di Emanuela Piovano trae spunto dalla vita di Annabella Miscuglio, una famosa attivista femminile del cinema italiano degli anni ’70 – ’80 che ha ispirato il personaggio di Arabella, interpretata dalla bravissima Laura Morante.
Liberamente ispirato al libro di Francesca Romana Massaro e Silvana Silvestri
“L’età d’oro – il caso Véronique”
EMMEBI EDIZIONI Firenze 2012
Attualmente nei cinema francesi distribuito dalla casa di distribuzione Jour2fête con il titolo L’AGE D’OR DES CINÉ-CLUBS L’AFFAIRE ANNABELLA MISCUGLIO
Video anteprima a Parigi al cinema Saint André des Arts alla presenza della regista e dell’attore Dil Gabriele Dell’Aiera.
Articolo del corriere della sera del 4 settembre 2013 di Alessandro Fulloni
«A.A.A Offresi»: quel filmato «dimenticato» all’ufficio corpi di reato del tribunale di Roma
UN LIBRO RICOSTRUISCE L’ITER GIUDIZIARIO DEL CASO CHE NEL 1981 DIVISE L’ITALIA
«A.A.A Offresi»: quel filmato «dimenticato» all’ufficio corpi di reato del tribunale di Roma
Il documentario sulla prostituta Veronique: un processo durato 10 anni. E la «pizza» inedita ancora sotto sequestro
Veronique, in un servizio apparso su «Playboy» dell’aprile 1981 (Rocchi)
Chissà sopra quale scaffale dell’ufficio corpi di reato del tribunale di Roma sarà stata dimenticata, quella «pizza» originale del documentario «A.A.A. offresi» mai andato in onda. Era il 1981, anno cupo, anno di piombo, e la storia di Veronique, quella «lucciola» francese ripresa in un documentario girato per Rai Due, divise l’Italia. Aspri dibattiti su censura, limiti della privacy. E un processo – con accuse di favoreggiamento della prostituzione – durato 10 anni.
«A.A.A Veronique», le foto della lucciola mai vista in tv
LIBRO – Ora quella vicenda è stata interamente ricostruita, leggendo atti giudiziari e trovando testimonianze inedite, in un libro – «L’età dell’oro, il caso Veronique», edizioni Emmebi – scritto dalla giornalista Francesca Romana Massaro, esperta di cinema ma con la passione per le carte da spulciare negli archivi giudiziari, e Silvana Silvestri, critico cinematografico del Manifesto. Proprio in tribunale, appunto, è finita quella «pizza», poggiata chissà dove tra quelle migliaia di oggetti sequestrati che stanno lì da decenni, in attesa di essere messi all’asta, distrutti o riesumati in qualche cold case. Da allora, dalla conclusione dell’iter penale, nessuno ne ha saputo più nulla.
CENSURA– Una pellicola persa tra quei frammenti di storia patria – tutto quel che si trova nella scena del crimine, dal delitto Pasolini al banale sequestro per contrabbando – che hanno per lo più un solo destino: un oblio che può, in certi casi, sconfinare pericolosamente nella rimozione colpevole. Se non in vera e propria censura. Esattamente quanto accadde a quel filmato che aveva come protagonista Veronique, all’epoca ventisettenne, ripresa mentre riceveva i clienti a Roma in un appartamentino al civico 50 di via San Martino ai Monti, quartiere Esquilino. Un documentario curato da sei donne – Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Rony Daopulo, Paola De Martiis, Annabella Miscuglio e Loredana Rotondo – già note per aver realizzato «Processo per stupro», andato in onda su Rai Due. Macchina da presa bloccata e riprese gelide – le stesse poi viste in certe successive trasmissioni di Rai Tre – sui volti di imputati, testimoni, inquirenti.
ERA IL 1981– Uno choc, per quell’Italia del 1981, con i giorni scanditi tra l’esplosione dello scandalo P2, l’attentato al Papa, il rapimento Dozier e il referendum sull’aborto.
Nonostante le polemiche e la strada ancora in salita, le sei donne pensarono ad un altro programma per raccontare l’Italia. Uno «specchio segreto» nel quale i clienti – undici in tutto, tra cui un poliziotto che per l’incontro non scucì un quattrino dopo aver mostrato il tesserino – vennero ripresi con il volto oscurato, a loro insaputa. Approccio, trattativa e saluti in quattordici ore di filmato. Apriti cielo.
«IL PROGRAMMA NON VA IN ONDA» – Alle 21.30 dell’11 marzo, orario della programmazione su Rai Due, salta tutto. «Nel piccolo schermo appare Marina Morgan che, invece di “A.A.A. Offresi”, annuncia che andrà in onda – scrive Francesca Massaro autrice anche un saggio sulla censura nel cinema – il film “Grisbì”, con Jean Gabin». Non bastasse, la Morgan legge il telegramma inviato dal presidente della Commissione parlamentare sulla vigilanza Rai Mauro Bubbico: «Invito la concessionaria alla sospensione della messa in onda della trasmissione». Censura, insomma. A cui seguì la cancellazione definitiva del programma. A quel punto esplose il putiferio: picchettaggi davanti Montecitorio, interpellanze, stampa divisa. E anche l’accusa penale, per le sei autrici e per cinque dirigenti Rai, di favoreggiamento della prostituzione e violazione della privacy. L’agente venne invece imputato di violenza carnale. Della squillo, nel frattempo, nessuna traccia. Volata via, forse in Libano. O ancora a Parigi.
IN TRIBUNALE– Il processo si celebrò nel 1985: assolti tutti in primo grado. E anche in secondo, una sentenza arrivata 10 anni dopo tra mille polemiche e appelli di scrittori e intellettuali – tra cui Moravia e Maraini – a favore degli undici alla sbarra. Ma nel dispositivo della prima decisione – è la scoperta che si legge nel libro – venne stabilito il «destino del filmato. Il collegio decise di confiscarlo e la pellicola rimase nel deposito del tribunale di Roma, in quanto corpo del reato». «Da allora nessuno l’ha più visto – racconta oggi Francesca Massaro – nè le autrici pensarono di richiederlo. O la Rai di sollecitare una nuova messa in onda». Facile immaginare il perché: quella specie di gogna cui vennero sottoposti le sei donne e e i cinque dirigenti della tv di Stato «scavò nel profondo, lacerando le coscienze, anche le più battagliere e determinate». Meglio voltare pagina e non pensarci più. Così gli unici «spettatori» ad avere visto per intero il documentario risultarono – oltre agli inquirenti – quella manciata di inviati chiamati dalla Rai ad una specie di presentazione prima della messa in onda. Per il resto degli italiani, il nulla.
VERONIQUE, LA PARIGINA– E lei, Veronique, chi era davvero? Sul mensile Playboy, Giulia Massari – l’unica giornalista in Italia riuscita a intervistare la «lucciola» – la descrisse così in un servizio pubblicato nell’aprile 1981 e corredato dagli «scatti» di Roberto Rocchi, il celeberrimo fotografo delle dive: «Un po’ sul tondo, ma molto ben modellata, con la faccia larga, la bocca sensuale, i capelli lisci con la frangetta, impoveriti dai vari cambiamenti di colore: Veronique deve sicuramente attrarre gli uomini, o almeno quel tipo, che ama sentirsi tranquillo». Parigina, la mamma proveniente dell’ex Cecoslovacchia, una bambina. E un innamorato rimasto in Francia: perciò chiese che il documentario non venisse mandato in onda Oltralpe. Disinteressata di «femminismo e politica», nell’intervista raccontò di «avere accettato per curiosità, per fare un’esperienza ma anche per denunciare la situazione in cui vivono le donne che fanno le métier», il mestiere. Un lavoro svolto per soldi, da «abbandonare in fretta, prima di ritrovarsi con le stimmate». Poi il sogno di mettersi a lavorare con la madre, ceramista. Chissà se c’è riuscita.
Il cinema all’aperto negli antichi Giardini del Frontone di Perugia propone uno dei film più belli della stagione. Domenica 26 agosto, unico spettacolo alle ore 21:30. “L’arte della Fuga” di Brice Cauvin.
“L’ARTE DELLA FUGA – BRICE CAUVIN – A fare da protagonisti in questa commedia sentimentale, si muovono tre fratelli alla ricerca di se stessi. Sospesi tra amanti, fidanzate e genitori opprimenti opteranno per l’unico rimedio possibile: cercare di apprende “l’arte della fuga da una vita piena di guai.”
Già attore e sceneggiatore qui, il regista Brice Cauvin, dimostra di indossare degnamente anche i panni dell’adattatore, trasformando il romanzo dell’americano Stephen McCauley in puro cinema dalle venature autoriali. Scandito da dialoghi semplici, ma efficaci ed eleganti, L’arte della fuga pone come elemento centrale il sentimento, mantenendo spessore nei confronti delle emozioni e dell’azione che cede, per forza di cose, però il passo alla conoscenza dei personaggi. Vero motore di tutta la storia.
Antoine (Laurent Lafitte), Louis (Nicolas Bedos) e Gérard (Benjamin Biolay), i tre fratelli che guidano la storia, si muovono attraverso un mondo composto da un ensemble di persone costantemente in conflitto con gli altri e con se stessi (la società dunque rispecchia quasi metaforicamente il “caos” vissuto dai tre protagonisti). In primis l’aleggiare minaccioso di Nelly (Marie-Christine Barrault) e Francis(Guy Marchand) i genitori che rifiutano ogni mutamento nella vita dei figli, sopratutto quello sentimentale, mantenendo al contempo intatti i dettami della commedia francese. In secondo luogo, quelle che sono le vite vere e proprie dei tre: Antoine convivente di Adar (Bruno Putzulu) che però si invaghisce di Alexis (Arthur Igual); Louis invece promesso sposso di Julie (Élodie Frégé) legato a quest’ultima da ben dieci anni di fidanzamento ma innamorato perdutamente di Mathilde (Irène Jacob) e della sua leggerezza nei confronti della vita; Gérard, ostinato ad attendere il ritorno di sua moglie Hélène (Judith El Zein) la quale ha chiesto il divorzio, che ben presto fa però sperare in una sorta di rivalsa, grazie al promettente incontro con Ariel (Agnès Jaoui).
Dedicato a tre sorelle, Valérie, Frédérique e Agathe. Per parlare di tre fratelli. Come riporta in una dedica lo stesso regista, l’opera definisce in maniera chiara ed efficace la corrispondenza che spesso si instaura tra schermo e realtà, dunque la vita di tutti i giorni non si discosta poi tanto da certe situazioni rappresentate al cinema, ed in questo tipo di rappresentazione Brice Cauvin si è dimostrato capace ed efficace, la fuga dunque (come la intende il film) viene posta più come una vera e propria necessità che come arte.”
Giacomo Sabelli (critico cinematografico)
La piazzetta piena per la proiezione del film L’ARTE DELLA FUGA.
Ecco il messaggio del regista Brice Cauvin letto dalla scrittrice Nathalie Peigney nella manifestazione di “Capalbio Movie Cinema e Altro”
“Cari amici!
Sono molto contento di avere la mia « L’arte della fuga » al Festival di Capalbio. Sono spiacente di non potere essere con voi, specialmente dopo l’accoglienza meravigliosa che ho ricevuto dalla stampa italiana.
Voglio ringraziare la distributrice Emanuela Piovano – Kitchenfilm, il mio angelo, la cara, Donatella Pascucci e anche l’Italia che mi dà sempre tanta gioia e che io amo tanto.
E’ un onore avere questa presentazione questa sera.
Grazie alla Direttrice Artistica Lidia Tarantini che ha scelto il mio film!
Buonasera a tutti!
Viva il festival di Capalbio!
Viva il cinema!”
L’ARTE DELLA FUGA
Arriva a Capalbio Movie Cinema e Altro
Venerdì 24 Agosto alle ore 21:30
Presenta il film la scrittrice NATHALIE PEIGNEY
“Commedia dolceamara che attraverso dialoghi brillanti conditi di cinica ironia, elegge la fuga ad arte di vivere.
Tra Parigi e Bruxelles la storia intreccia le vicende sentimentali di tre fratelli, incerti tra la stabilità della vita di coppia e la ricerca di nuove sensazioni amorose: al suo secondo lungometraggio Bruce Cauvin adatta al gusto francese l’omonimo romanzo dello scrittore americano Stephen Mc Cauley e realizza un ritratto di famiglia variegato e universale, tratteggiando i suoi personaggi con i loro vizi e virtù attraverso una minuziosa analisi dei rispettivi comportamenti e alleggerendo l’introspezione psicologica con un divertente senso dello humour.
Ne viene fuori un film corale giocato prevalentemente nello spazio teso e imbarazzante degli ambienti chiusi, all’interno dei quali si sviluppano i fitti dialoghi brillanti, tipici delle commedie francesi: tra colpi di scena, smentite e false apparenze la storia si sviluppa in una sorta di labirintica confusione, nella quale i tre fratelli si perdono per ragioni diverse, sfuggendo alle proprie responsabilità e alle decisioni quotidiane, in un’irritante incertezza senza orizzonti, dove la musica restituisce un ordine naturale al caos dei sentimenti.”
Con un cast eccezionale: Laurent Lafitte, Agnès Jaoui, Benjamin Biolay, Nicolas Bedos, Marie-Christine Barrault. Il film è stato diretto dal regista francese Brice Cauvin.
Nathalie Peigney
Con una formazione in business administration e marketing, è stata imprenditrice nel campo della moda, lanciando il proprio brand a Parigi. Come designer e manager ha viaggiato in tutto il mondo per presentare le sue collezioni.
Oggi è consulente di marketing e giornalista specializzata nel lusso, la moda maschile e la gastronomia francese. Tiene un blog, in cui il suo alter ego Sophie dialoga con un gruppo di donne e un uomo, osservando criticamente le abitudini della vita parigina (www.sophietheparisian.com).
Vive e lavora tra Parigi, Roma e gli Stati Uniti.
Ha scritto il libro “Sophie la Parigina, 103 cose da sapere per essere come lei” (Rizzoli), che sta avendo successo in Italia e sta per essere lanciato il 16 ottobre in America in inglese “Sophie the Parisian, style tips from a true Parisian woman”.
Al cinema Anteo Palazzo del Cinema di Milano ritorna oggi nella sala De Amicis il bellissimo film LA BELLA E LE BESTIE
Il film tratta un tema di forte attualità. Nella rivista F dell’ 8 agosto 2018 cinque domande a Kaouther Ben Hania, regista del film “La bella e le bestie”.
“UN FILM DA VEDERE CON ATTENZIONE” F.M

07 Agosto 2018
Jour 2 Fête ha presentato martedì 7 agosto l’anteprima del film “L’ÂGE D’OR DES CINÉ-CLUBS L’AFFAIRE ANNABELLA MISCUGLIO” diretto da Emanuela Piovano al Cinema Saint-André des Arts di Parigi.
Presenti: la regista Emanuela Piovano e l’attore protagonista Dil Gabriele Dell’Aiera.
Jour2Fête presenta in FRANCIA:
L’ÂGE D’OR DES CINÉ- CLUBS L’affaire Annabella Miscuglio
un film diretto da Emanuela Piovano con Laura Morante.
Anteprima il 7 agosto al Cinéma Saint-André des Arts di Parigi con la presenza
della regista EMANUELA PIOVANO
e dell’attore DIL GABRIELE DELL’AIERA coprotagonista del film.
Nei cinema dall’8 agosto!
Cinema SAINT ANDREÉ DES ARTS – Parigi |Cinema LE STUDIO – Brest Bretagne|
Cinema RIVOLI – Carpentras | Cinema FEMINA – Cavaillon Cedex|
Cinema LES AMBIANCES – Clermont Ferrant|Cinema COMOEDIA – Lyon|
Cinema RIALTO – Nice |Cinema LE CLUB – Grenoble|…
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28 luglio 2018 –
L’attrice protagonista Mariam Al Ferjani ospite al cinema Palestrina di Milano insieme alla regista e distributrice del film “La bella e le Bestie” Emanuela Piovano – Kitchenfilm.
Presenta Domenico Dinoia.
Giovedì 26 Luglio 2018 ore 21,30 al Cinema ANTEO, Piazza Venticinque Aprile, 8
Sabato 28 Luglio 2018 ore 21,15 al Cinema PALESTRINA, Via Giovanni Pierluigi da Palestrina, 7
alla presenza dell’attrice protagonista
MARIAM AL FERJANI
e della distributrice del film per l’Italia EMANUELA PIOVANO, regista e fondatrice della Kitchenfilm.
✰ DA OGGI AL CINEMA ✰
#LaBellaELeBestie | La Belle et la Meute | #BeautyAndTheDogs

22 luglio 2018
Per la terza edizione di SAN GIOR GIOCANDO…UNA MARCIA IN PIU’ nel paese di San Giorgio di Gioiosa Marea (ME) si è costiutito un comitato promotore in ricordo di Annarita SIDOTI chiamata anche “scricchiolo d’oro” che inaugurerà una strada e una statua bronzea in suo onore.
Annarita SIDOTI è stata campionessa mondiale di marcia ed é stata protagonista nel film LE COMPLICI del 1999.
Domenica 22 luglio alle ore 22:00 presso l’arena, la proiezione del film “Le complici” preceduto da salotto e introduzione al film alla presenza della regista Emanuela PIOVANO.
Anna, una vita memorabile
Personaggi. Annarita Sidoti, la marciatrice siciliana campionessa europea e mondiale, è morta a soli 45 anni dopo una lotta contro il cancro. La regista Emanuela Piovano, che l’aveva voluta nel 1998 nel film Le Complici, la ricorda così
Emanuela Piovano EDIZIONE DEL 23.05.2015
Voglio ricordare Annarita Sidoti partendo da una citazione dell’ultimo film di Nanni Moretti, Mia madre. E’ un film che sento come un traguardo personale. Da anni mi sono battuta perché la parte femminile che è in tutti noi si esprimesse. Ma non alla Flaubert (madame Bovary c’est moi) e neppure secondo le analisi della critica femminista alla Laura Mulvey, secondo cui la dark lady raffigurata dal noir americano degli anni quaranta era una Fallizzazione della donna. Alla Cechov, piuttosto, ma da allora era raro vedere (perfino sugli schermi firmati dalle registe) personaggi tanto attuali e profondi come quello impersonato da Margherita Buy che anche se interpreta dichiaratamente l’alter ego dell’autore non per questo ne è la copia né la celebrazione, anzi.
Il segreto lo svela lo stesso Nanni, con una autocitazione tormentone nel film: la recitazione deve stare accanto al personaggio, ovvero la persona che lo interpreta deve anch’essa essere percepibile, in quella sorta di “sfraso” caro appunto a Cechov. Lo stesso tormentone, sebbene in versione negativa e antitetica a quella cecoviana, lo abbiamo studiato con le analisi di DIVISMO. Anche qui la persona doveva stare a fianco del personaggio, ma non per amore della verità o della rappresentazione, bensì per le ferree leggi del mercato.
Un divo ha una filiera di sfruttamento più lunga e più sicura del singolo personaggio di una pièce. Ma veniamo ad Anna Rita. Oggi su Repubblica c’è un suo bellissimo ritratto a firma Enrico Sisti che così cita il mio film Le Complici: “ Dopo il trionfo di Atene la vollero in un piccolo film come debuttante..erano rimasti folgorati da una sua foto, il look androgino, quel non tradire sensualità eppure una strana e infinita tenerezza nello sguardo…atletica e cinema. Sempre una foto aveva convinto Pasolini, prima che Annarita nascesse (fine 68) ad affidare a Giuseppe Gentile, fresco bronzo nel triplo ai Giochi di Città del Messico, la parte di Giasone in Medea accanto a Maria Callas. “
In realtà la scelsi proprio in virtù di quello “sfraso” ,in bilico tra un divismo non più “sostenibile” (auto esiliato per inquinamento) e un cechovismo adorabile, attraverso la via maestra delle cose ancora non dette, per trovare le cui parole si deve andare nella foresta vergine e provare a trovare varchi senza per forza usare il machete. (La Sidoti baciava per la prima volta nel cinema italiano un’altra donna – e la cosa davvero pur nel vicino 1998 ci procurò non pochi guai – anzi grazie ancora alla perla rara e unica e lungimirante Andrea Occhipinti)
Non tutti apprezzarono la scelta di lasciare la presa diretta e una non – attrice che più che spontaneità tradisce meccanicità, ma Anna Rita bucava lo schermo proprio con quella dolce aria da automa, dell’autodisciplina, (se non si allenava un giorno era affetta da vere e proprie crisi di astinenza da endorfine), della sua distanza dagli altri attori “veri” (Antonella Fattori, Urbano Barberini, Arnaldo Ninchi), del suo segnare un personaggio che come lei (per citare ancora SISTI) è “pronto a conquistare vittorie e accogliere sconfitte, di donna pronta a difendersi da tutto, forte di una volontà tutta sua, allenata alle lunghe distanze, quando vedi sempre la ragione di tanta fatica, quando concludere un allenamento è sì una gioia ma in fondo non più di tanto.perché la felicità di esserci o di esserci stata confonde l’inizio con la fine della sofferenza. Quando si ricomincia ?”
Ricordo su un volo Cannes-Roma l’urlo di un Roberto Silvestri entusiasta ai passeggeri un po’ cannensi e un po’ non, nel vedermi “E’ lei che ha fatto recitare la Sidoti “ e giù applausi a “carlinga” aperta ! Ricordo la prima pagina della Gazzetta dello Sport scoperta ad un incrocio di strada (allora c’erano più Strilloni e meno internet) con una Anna Rita ritratta con la pistola alla James Bond (il film Le Complici è un noir).
Insomma, piccoli traguardi di stare accanto al cinema, come piace a me. Immaginando che la strada sia sempre qualcos’altro, qualcosa oltre lo schermo, che ci accomuna tutti, ed è in quella strada, olimpionica o sterrata, che vale la pena cercare,per restituire opere incompiute o troppo brevi come la vita di Anna Rita, ma memorabili.

21 luglio 2018
Al ROMA AFRICA FILM FESTIVAL RAFF 2018 – Sabato 21 Luglio alle ore 21 sotto il cielo stellato di Villa Borghese, nella storica cornice della Casa del Cinema, non poteva mancare un fim che racchiude in sé tutto lo spirito e le contraddizioni dell’Africa: il pluripremiato La bella e le bestie, della regista tunisina Kauther Ben Hania
Il Direttore Artistico Antonio Falmini presenta al pubblico la deliziosa Mariam Al Ferjani, protagonista del film che le è valso il Premio della Critica Africana allo scorso Festival di Cannes.
Il film verrà proiettato in lingua originale sottotitolato. Dal 26 luglio al cinema in versione doppiata con la kitchenfilm.

20 luglio 2018
Video e intervista della conferenza stampa del film LA BELLA E LE BESTIE al cinema INTRASTEVERE di Roma all’attrice protagonista MARIAM AL FERJANI.

Venerdì 20 luglio 2018
Sta facendo parlare molto il film La bella e le bestie della regista Kaouther Ben Hania ispirato ad una storia realmente accaduta.
Racconta la questione delle donne nel mondo arabo e non solo, svelando l’omertà e la corruzione delle strutture pubbliche attraverso la storia di una giovane e bella studentessa che dovrà combattere per i propri diritti e la sua dignità.
Venerdì 20 luglio 2018 ROMA – Cinema Intrastevere
ore 10:30 proiezione -ore 11:00 Photocall – ore 12:15 Conferenza stampa
Sarà presente l’attrice Mariam Al Ferjani, premiata lo scorso 12 maggio a Cannes con l’Arab Critics Award, come migliore attrice protagonista. Presenta la conferenza stampa Antonio Flamini Direttore Artistico di RomAfrica Film Festival (Raff) iniseme a Emanuela Piovano di Kitchenfilm distributrice del film per l’Italia.
Venerdì 20 luglio 2018 MILANO – Cinema Anteo
ore 10:30 proiezione e incontro stampa
Mariam Al Ferjani e la sua vicenda personale non ancora risolta.
Cittadina tunisina, diplomata alla scuola Visconti di Milano e contratto regolare a tempo indeterminato da interprete.
Lo stato italiano però non le riconosce né il titolo di studio, né il contratto di lavoro perche i corsi della scuola non sono universitari e secondo la legge non può lavorare in Italia.
Convocata al posto di Polizia di Frontiera a Malpensa, è stata invitata a lasciare il territorio italiano entro 15 giorni.
Nel frattempo la notizia che chi si fosse diplomato alla Luchino Visconti avrebbe avuto l’equiparazione alla laurea.
Mariam ha fatto ricorso al TAR ed è tuttora in attesa del rinnovo del suo permesso per rimanere a Milano, dove ha casa, ha studiato e si è laureata. Insomma, dove ha tutta la sua vita di adulta.
La sua prossima udienza a settembre 2018.
15 luglio 2018
Lunghi applausi e sala pienissima per la proiezione del film Une Vie Violente di Thierry de Peretti premiato al festival del cinema francese Vive le cinéma a Lecce.
Il film distribuito da Kitchenfilm sarà presto nelle sale italiane con il titolo “Una vita violenta”.
La giuria dei lungometraggi diretta da François Ozon è composta dall’attrice Anais Demoustier, dal regista e sceneggiatore Sebastiano Riso e dalla costumista Pascaline Chavanne.
Grande attesa per la bella Mariam Al Ferjani premiata lo scorso 12 maggio a Cannes con l’Arab Critics Award, come migliore attrice protagonista per La bella e le bestie, in Italia premiato al MEDFilM Festival
sarà presente per salutare il pubblico
-il 13 LUGLIO Arena Minerva – ore 21.00 all’ OFF-Ortigia Film Festival di Siracusa
-il 21 LUGLIO Casa del Cinema RAFF- RomAfrica Film Festival
“La storia di una ragazza, Mariam, che dalla zona rurale della Tunisia profonda si trasferisce nella capitale per studiare. Nel corso di una notte in cui voleva semplicemente divertirsi, in un locale fra l’altro decisamente sobrio, e conoscere meglio un ragazzo, la sua vita cambia per sempre. Ispirato a una storia vera, è un coraggioso viaggio notturno nella corruzione della polizia e della politica in una nazione pure all’avanguardia in Africa per la condizione femminile.” (Coming Soon)
“Perchè non si tratta solo di violenza fisica o di perdita di un lavoro, ma della dignità dell’essere umano. Mariam non molla. Il velo che qualcuno le ha allungato quasi a voler coprire la vergogna, lei lo trasformerà in un mantello da super-eroina. Pronta a volare via dalla gabbia delle menzogne e ipocrisie. Per sé e per tutte le donne”. (Giuseppina Manin – Corriere della sera)
Il film esce nelle sale italiane il 26 di luglio con la casa di distribuzione KITCHENFILM.
26 giugno 2018
Il cinema Edison di Parma apre l’arena estiva con un ricco programma organizzato insieme a Fice Emilia Romagna per “Accadde Domani”.
il 26 giugno appuntamento con Corniche Kennedy in lingua originale con i sottotitoli distribuito da Kitchenfilm.
“Marsiglia. Corniche Kennedy, un tratto di strada che da un lato ha scogliere a strapiombo sul mare e dall’altro ville di famiglia benestanti.
Ad una di queste appartiene Suzanne, una liceale prossima all’esame di maturità, che osserva e riprende con il cellulare le imprese di un gruppo di ragazzi di origine mediorientale che, sfidando i divieti, si tuffano dalla scogliera.
Non appena possibile cercherà di unirsi a loro”.
20 giugno 2018
Terza edizione di Cinemambulante, progetto culturale di integrazione in Calabria organizzato dall’Associazione La Guarimba, associazione culturale che si occupa principalmente di cinema ed illustrazione, usa la cultura come un veicolo per promuovere valori di democrazia partecipativa, integrazione e accessibilità.
La proiezione del film Félicité di Alan Gomis Mercoledì 20 giugno è dedicata agli italiani e i ragazzi rifugiati in Calabria.
L’arte della fuga” è una commedia musicale che racconta le diverse sfumature dei sentimenti attraverso gli occhi di tre fratelli. Un film scritto come una partitura, con una colonna sonora – di François Peyrony – che si mescola a brani di Vivaldi, Mozart e Bach (qui nella versione degli The Swingles)…
Ho cercato di scrivere la sceneggiatura come uno spartito di musica. Ogni personaggio è uno strumento che suona una propria musica.
Antoine (Laurent Lafitte) è uno strumento a fiato, un flauto o un fagotto,
Gérard (Benjamin Biolay) piuttosto un contrabbasso,
Louis (#NicolasBedos) una tromba e Ariel (Agnès Jaoui Officiel) un pianoforte»…
Brice Cauvin, regista de #Lartedellafuga | #Alcinema!
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✮ Antoine (Laurent Lafitte) vive con Adar, forse comprerà con lui una casa, ma sogna Alexis.
Louis (#NicolasBedos) è innamorato di Mathilde, che incontra a Bruxelles dove lavora, ma sta per sposarsi con Julie.
Gérard (Benjamin Biolay), disoccupato e testardo, sogna il ritorno della moglie Helen che lo ha lasciato, ma forse cadrà tra le braccia della materna e stravagante Ariel (#AgnèsJaoui).
Tre uomini confusi, tre fratelli molto legati tra loro, insofferenti ma subalterni agli ossessivi genitori (Marie- Christine Barrault e Guy Marchand), un modello di coppia che nonostante tutto resiste.
🔜 #LarteDellaFuga, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore americano #StephenMcCauley e già campione di incassi in Francia, esce il 31 maggio nelle sale italiane, distribuito da KitchenFilm Roma
9 giugno 2018
Proiezione del film “Félicité” di Alain Gomis, versione originale con sottotitoli
presso il Cinema Massimo, all’interno del format SoundFrames Days in collaborazione con il Museo del Cinema.
“Félicité fa la cantante in un bar di Kinshasa. Quando suo figlio di 14 anni resta ferito in un incidente, il bisogno di trovare denaro per le cure spinge Félicité a una ricerca disperata per le strade della città, un mondo fatto di musica e sogni. Gran Premio della Giuria alla Berlinale e primo film senegalese a entrare nella short list degli Oscar per il miglior film straniero.
In collaborazione con CreativAfrica.”
● Antoine (Laurent Lafitte) sostiene che sia meglio vivere di rimorsi, che di rimpianti.
● Gérard (Benjamin Biolay) si sente troppo moscio per avere solo 40 anni.
● Louis (NicolasBedos) ha troppe aspettative da non deludere.
● Ariel (Agnès Jaoui Officiel) detesta essere d’accordo con uno psicologo.
07 GIUGNO 2018
ASCOLI PICENO | Nuovo Cineteatro Piceno – BERGAMO | Multisala Studio Capitol – BOLOGNA | Cine Teatro Orione – CAGLIARI | Greenwich – CANDELO (Biella) | Verdi – CHIERI (Torino) | Splendor – DOGLIANI (Cuneo)| Multilanghe – FANO | Cine Malatesta – FIRENZE | Stensen – GENOVA | Ariston – MANTOVA | Ariston – MILANO | Eliseo – MILANO | Anteo – MONZA | Capitol SpazioCinema – PADOVA | Multisala Pio X – PALERMO | Aurora – PESARO | Solaris – PERUGIA | Cinema Melies – PISA | Arsenale – REGGIO EMILIA | Al Corso – ROMA | Nuovo Aquila – ROMA | Eden – ROMA | Quattro Fontane – SAN MAURO TORINESE (Torino) | Cinema Gobetti – TORINO | Reposi – VARESE | Nuovo …

23 maggio 2018
Tre anteprime in diverse città alla presenza del regista Brice Cauvin e della distributrice Emanuela Piovano (KITCHENFILM)
ROMA -24 maggio ore 20:30 cinema Farnese modera Maurizio di Renzo
FIRENZE -25 maggio ore 20:30 cinema Stensen modera Michele Crocchiola![]()
MILANO – 26 maggio ore 21:30 cinema Anteo modera Nicola Falcinella ![]()
AL CINEMA
I genitori:
Hanno tre figli maschi:
I fratelli incalzati dai genitori, sono molto indecisi su quale strada scegliere, ma proveranno a dare una svolta alla propria vita.
17 MAGGIO 2018
Per la rassegna “Prison for human righs”, si terrà la proiezione del film “Félicité” di Alain Gomis giovedi 17 maggio a Brescia al cinema Nuovo Eden.
La proiezione del film premiato con l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria alla Berlinale 2017 in versione originale con sottotitoli in italiano sarà presentata da un gruppo di detenuti del carcere di Verziano.
Il progetto in collaborazione con Fondazione Brescia Musei – Cinema Nuovo Eden, Casa di Reclusione di Verziano, Camera Penale di Brescia, Ufficio del garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Brescia, ACT – Associazione Carcere e Territorio Onlus.
“Una donna cerca in tutti i modi di recuperare i soldi necessari per evitare l’amputamento di una gamba al figlio. Ma le cose non vanno come si aspettava.” MYMOVIES
Félicité interpretato dalla bravissima Véro Tshanda Beya.
13 maggio 2018
PROCESSO A CATERINA ROSS a “ITALIEN 1968″ IL CINEMA ITALIANO SPERIMENTALE DEGLI ANNI SESSANTA E SETTANTA, la rassegna organizzata da Arsenal – Institut für Film und Videokunst e.V. grazie alla ricercatrice di cinema Cecilia Valenti e il collega Fabian Titeke che hanno scelto il film di Gabriella Rosaleva e alla Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia che ha fornito i materiali.
PROCESSO A CATERINA ROSS (1982)
Il primo film prodotto da Emanuela Piovano (Kitchenfilm) .
Il film che ha inaugurato la prima Edizione del Festival Giovani di Torino.
LA PROIEZIONE DEL FILM IL 13 MAGGIO ORE 21:00 AL CINEMA
DI BERLINO!
Il testo del film riproduce esattamente i verbali del processo svoltosi nel 1697 a Poschiavo-Brusio (Confederazione Svizzera) contro Caterina Ross, contadina di 32 anni, di religione riformata, figlia e nipote di “strie” a sua volta accusata stregoneria.
Il processo è girato nel chiuso di un capannone industriale totalmente abbandonato adiacente a una stazione ferroviaria. La parte riguardante i testimoni d’accusa è girata in esterni in alta montagna.
“Faccio cinema perchè amo la pittura, il segno del colore, l’equilibrio delle forme sono fondamentali nella mia vita.(Gabriella Rosaleva)
Caterina Ross Daniela Morelli
Il podestà Massimo Sacilotto
Soggetto e sceneggiatura Gabriella Rosaleva
Aiuto regista Giovanni Barbieri
Direttore della Fotografia Renato Tafuri
Fonici Hubert Niyhius e Pippo Ghezzi
Montaggio Anna Napoli
Segretaria di edizione Lella Lugli
Produzione Emanuela Piovano
CATERINA ROSS E LA STORIA Archivio Comunale di Poschiavo -Fasc. n.497 R: Processo a carico – febbraio 1697
A condurre l’interrogatorio non è qui l’inquisizione ma l’Honorando Magistrato, ovvero il podestà, del comune di Poschiavo – Brusio (Confederazionw Svizzera) affiancato da 12 consiglieri.
Siamo alle soglie del ‘700: la stregoneria è diventata reato. La giustizia questa volta non ha aspettato un’accusa esplicita da parte di qualche compaesano di Caterina, sono bastate delle “voci in giro” perchè la macchina dell’ordine si muovesse.
La controriforma si allontana pian piano e con essa il timor di Dio. Le testimonianze che la giustizia raccoglie tra la gente hanno perso il phatos dell’esorcismo: i contadini sono molto più timorosi di un giudice che non di una qualche “ stria in forma di uccello” .
Troviamo così in luce la maggioranza silenziosa , di fronte ad un inizio di Stato che non ha bisogno di prove ma di conferme a quello che che ancor prima di essere un reato è un nucleo di disordine.
La stessa Caterina, attraverso le sue contraddizioni, il suo negare di essere “stria” pur affermando di esserlo stata, ma in gioventù, e solo per plagio di sua “ ava” (la stregoneria veniva tramandata per gradi parentela, ed accadeva spesso che si uccidessero sin da piccole le nipoti delle donne implicate. Caterina tra l’altro aveva già subìto un processo all’età di 7 anni) esprime questo trascolare della stregoneria in mera superstizione, se non addirittura in pratica burocratica. Inoltre, ciò su cui la gustizia insiste in questo momento non è tanto l’accertamento dei famosi “bolli”, che si supponeva il demonio imprimesse sul corpo delle sue adepte, bensì quali fossero le compagne di Caterina e dove trovassero i loro luoghi di aggregazione (i Berlott, Sabba profani in cui la rigida ritualità lascia il posto ad un più spensierato “ballar”).
Caterina, la quale come abbiamo visto, non sapeva prendere una decisione univoca al suo essere o non essere strega tace con risolutezza, anche sotto tortura, i nomi delle sue compagne.
Leggendo gli atti di questo processo siamo dunque lontani dalla consueta mitografia aulica e curiale della stregoneria che si rifà ad episodi cronologicamente anteriori.
Se si fa eccezione per i bambini, nel cui immaginario si suppone permangono elementi di stupore e di paura – ma forse anche di ammirazione – quando parlano di Caterina, in tutti i testimoni, così come nel Giudice e nella stessa condannata, prevale la fretta, l’indifferenza per la materia di cui si tratta, la senzazione di obbedire tutti ad un destino (burocratico?, sociale?, comunque non divino) di fronte al quale non ha più valore la fede e non ancora la ragione.
Emanuela Piovano
9 maggio 2018
I direttori Steve della Casa e Paola Poli del Baff Film Festival 2018 hanno invitato la distributrice per l’Italia Emanuela Piovano (Kitchenfilm) a presentare il bellissimo film La bella e le bestie della regista tunisina Kaouther Ben Hania. Il film ancora in fase di doppiaggio sarà prossimamente nelle sale dei cinema italiani.
La proiezione LA BELLA E LE BESTIE con i sottotitoli mercoledì 9 maggio alle 21.30 presso il cinema Ratti di Legnano.
Nuovo film in uscita con la Kitchenfilm!
Cast di attori francesi formidabili per il film L’ARTE DELLA FUGA di Brice Cauvin.
La più conosciuta in italia è sicuramente l’attrice Agnès Jaoui protagonista nel precedente film “50 Primavere”, Benjamin Biolay cantautore e musicista noto per il matrimonio con Chiara Mastroianni, Christine Barrault (candidata due volte all’Oscar) torna a lavorare 40 anni dopo “Cousin-Cousine con Guy Marchand, e il famoso attore della Comèdie Francaise, Laurent Lafitte
Una storia familiare dove in apparenza va tutto bene, ma niente è a posto! Tre fratelli allo sbando!
Paragonato al film di Woody Allen HANNAH E LE SUE SORELLE. Arriva ANTOINE E I SUOI FRATELLI!
L’ARTE DELLA FUGA dal 31 maggio al cinema
18 aprile 2018
La “CORRIREGGIO”, popolare manifestazione ecologico-sportiva organizzata dal Circolo del Cinema di Reggio Calabria, aderente alla FICC-Federazione Italiana dei Circoli del Cinema, in collaborazione con Legambiente, è giunta quest’anno alla 36a edizione.
La manifestazione promuove l’idea dello sport come diritto di tutti, come momento di partecipazione collettiva e di diffusione dei principi del vivere sano e dell’amore per la natura.
Per sensibilizzare l’evento oggi, 18 aprile, alle ore 18:30, al Teatro Metropolitano di Reggio Calabria, la proiezione del docufilm sulla corsa FREE TO RUN di Pierre Morath.
La Corrireggio si concluderà il 25 Aprile con la corsa podistica per tutti.
Attraverso la partecipazione dei diversamente abili, degli anziani, degli immigrati e dei più piccoli, si afferma il principio dello sport come veicolo di solidarietà e di convivenza civile, nel rispetto delle differenze, e come momento di allegria e di serenità.
27 Marzo 2018
Nell’ambito della rassegna “Martedì al cinema – Un altro cinema è possibile” curata dell’associazione Casa dei Popoli arriva al Multisala Politeama Clarici “FÉLICITÉ” il film di Alain Gomis che arriva nelle sale italiane grazie a Kitchenfilm dopo l’orso d’argento Gran Premio della Giuria a Berlino 67.
oggi le proiezioni: ore 17.30- 20.15- 22.30.
L’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di San Felice, ha organizzato per la GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA la proiezione docu-film FREE TO RUN di Pierre Morath Mercoledì 14 marzo alle ore 21.00 presso l’Auditorium Comunale.
FREE TO RUN
“ripercorre decenni di storia mondiale della celebre attività sportiva, raccontando l’emancipazione femminile dal punto di vista della corsa. Fino agli anni Sessanta, la corsa era un’attività unicamente maschile, preclusa alle donne, in quanto vista come sovversiva o eccentrica, e ancora oggi in alcuni paesi del mondo non è permessa.”
11 marzo 2018
Ieri sera, domenica 11 marzo, al Cinema Massimo di Torino, grande affluenza di pubblico per la premiazione del 17° gLocal Film Festival.
Presenti le giurie di Spazio Piemonte, presidente l’attore Flavio Bucci e di Panoramica Doc, presidentessa Emanuela Piovano.
10 sono le storie selezionate dal direttore Gabriele Diverio con Maurizio Fedele per il Concorso PANORAMICA DOC – 10 STORIE DAL MONDO.
La Giuria Panoramica Doc guidata da Emanuela Piovano con Fabrizio Vespa, giornalista, Emanuele Baldino, FIP Film Investimenti Piemonte, Ettore Scarpa, attore e Sara Benedetti, Scuola Holden, ha assegnato il PREMIO TORÈT ALBERTO SIGNETTO Miglior Documentario
“LA POLTRONA DEL PADRE” (Italia- Stati Uniti, 2015) di Antonio Tibaldi.
A ricevere il premio la produttrice Enrica Capra
“Brooklyn: Abraham e Shagra sono gemelli ebrei ortodossi e conducono un’esistenza appartata nella loro casa di famiglia. Dopo la morte dei genitori hanno accumulato oggetti e memorabilia di ogni genere, riempendo i locali senza troppo badare all’ordine e alla pulizia. L’inquilino del piano di sopra ha però posto un ultimatum: se i gemelli non ripuliranno completamente il loro maleodorante appartamento, non pagherà più l’affitto. Abraham e Shagra non hanno altra scelta: devono aprire le porte di casa a una ditta specializzata. Si dà così il via a una traumatica invasione della loro intimità, in cui i due fratelli sono costretti a confrontarsi con i propri ricordi e il proprio presente e a cercare un nuovo inizio.”
10 marzo 2018
La proiezione del corto “SORPRESE!” di Emanuela PIOVANO al Cinema Massimo di Torino – sala 3 – sabato 10 marzo alle ore 10,30, in occasione del “Focus Tra Me” organizzato dal 17° Piemonte Movie gLocal film Festival, incentrato sui temi dell’accoglienza, della multiculturalità e delle pari opportunità.
La regista Emanuela Piovano, Presidente della Giuria Documentari Panoramica della 17° Piemonte Movie GLocal, racconta la sua esperienza a Torino su Torino Sette
“Ringrazio il gLocal Film Festival per aver pensato a me quest’anno”
Torino Sette del 09.03.2018
“Doc di liberta e indipendenza – Ogni occasione è buona per tornare a Torino e fare il punto con la mia formazione. Coerente con la mission di questo evento. Durante gli anni Ottanta infatti si discuteva molto di cinema culturale versus industriale, e la cultura era territorio, località. Ci ricollegavamo agli albori del grande cinema nato proprio a Torino con Pastrone e le sue Cabirie ispiratrici di Griffith e di tutto il cinema americano, per rivendicare una artigianalità tutta da reinventare.
Anch’io, dalle «Rose Blu» in poi, ho creduto di far tesoro di questa formazione vocazionale, e ho sempre lavorato ad una finzione intrisa di verità, mescolando attori e non attori. Ah già la verità! I film che visioneremo in questi giorni sono come i nostri figli tanto attesi. All’epoca ci muovevamo in una specie di deserto pieno di miraggi. Oggi sono diventati realtà, e questi ragazzi si muovono a livello internazionale seguendo i nostri germi, che sono poi quelli di Zavattini, ma anche del Free Cinema inglese, della Nouvelle Vague, e di tutti gli esempi che studiavamo con devozione perché ci aprivano mondi. Ricordo ledéâcle su Cinema Verità e Cinema di Finzione eredi degli anni sessanta, con il mondo diviso in buoni e cattivi, visione poi attutita dal relativismo postmoderno. Ecco: senza per forza voler ripristinare quelle spaccature (puritane?) il sempre più fiorente filone del documentario nelle nuove generazioni di tutte le latitudini ci ricorda un valore che finalmente sta riemergendo potente: la libertà e l’indipendenza.
Perché il doc non ha bisogno di grossi budget, e avvicinando il corpo dell’autore a quello dell’attore (nella maggioranza dei casi essendo lui che fa il suono e la fotografia) produce ogni volta una rivelazione, unica e irripetibile.”
7 – 11 marzo 2018
IL 17° Piemonte Movie gLocal Film Festival 2018 diretto da Gabriele Diverio ha scelto la regista Emanuela Piovano come Presidente di giuria nella sezione Panoramica Doc.
Il festival si svolgerà a Torino dal 7 all’11 marzo 2018 al cinema Massimo in collaborazione con la Film Commission Torino Piemonte, il Museo Nazionale del Cinema, la Fip Film Investimenti Piemonte e il Torino Film Festival.
La sua missione è la valorizzazione dei prodotti cinematografici realizzati in Piemonte, siano essi di autori locali o extra regionali.
I
n occasione della Festa della Donna, l’associazione Circuito Cinema di Modena ha programmato per le “Serate speciali” mercoledì 7 marzo nella sala Truffaut di Modena il film Félicité di Alain Gomis con l’attrice rivelazione Véro Tshanda Beya.
“Félicité canta nei bar di Kinshasa: quando suo figlio ha un incidente, per pagargli l’operazione, cerca di racimolare i soldi necessari. Il film immerge il racconto nella ribollente capitale congolese, mentre la camera sta addosso alla protagonista, impressionandone la maschera ed esaltandone la prepotenza scenica, di donna di fierezza imperturbata. Gran Premio della Giuria a Berlino 2017. “
4 marzo 2018
Tutte le foto di Domenica sera 4 marzo sull’interessante dibattito sul tema “Donne, Vino e Cinema” al Museo Nazionale del
Cinema di Torino.
Coordina Renata Cellerino, delegata Piemonte dell’Associazione Le Donne del Vino. Modera l’incontro la docente universitaria Giusi Mainardi.
Intervengono: il critico Steve della Casa, la regista Emanuela Piovano e la giornalista enoturistica Silvia Delfuoco.
Emanuela Piovano, regista e viticultora del vino erbaluce “Orosia”. Coltiva la sua uva tra vigne e boschi in totale armonia e sintonia con l’ambiente.
“ Fare arte di qualità è come fare il vino buono”
Trai filari di una vigna ha infatti ambientato il suo penultimo film “Le stelle inquiete”, la storia di un incontro tra Simone Weil e il filosofo contadino Gustave Thibon. Durante il dibattito la proiezione di alcune clip del film.
5 marzo 2018
A grande richiesta al CINEMINO di Milano, ritorna il film “FÉLICITÉ” di Alain Gomis distribuito da kitchenfilm.
La proiezione Giovedì 8 marzo alle ore 17:30.
In occasione della Festa della Donna, il CINEMINO, nella settimana dal 5 all’8 marzo, dedica la rassegna “STORIE DI DONNE” con storie di affermazione e di riscatto.
“VIOLA FRANCA” dedicato alla prima donna che si è ribellata al matrimonio riparatore.
“ETERNO FEMMINILE” il ritratto della scrittrice messicana Rosario Castellonas.
“FÉLICITÉ” la coraggiosa e surreale, Orso d’Argento Gran premio della giuria Festival del cinema di Berlino 2017.
“CONTRO L’ORDINE DIVINO” il racconto di come le donne svizzere sono riuscite ad ottenere il voto nel 1973.
“UNA DONNA FANTASTICA” candidato all’Oscar come miglior film straniero per il Cile.
1 marzo 2018
Nel calendario dei film 2017- 2018 a Solagna – Vicenza arriva Corniche Kennedy al Cinema Teatro Valbrenta per il 2 -3- 4 marzo.

Vincitore del premio come miglior film al 39° EFEBO D’ ORO e il Premio ANDE per la migliore attrice protagonosta Lola Créton.
Corniche Kennedy di Dominique Cabrera, tratto dal romanzo omonimo della scrittrice Maylis de Kerangal è una storia d’amore e di amicizia che segnerà la vita di un gruppo di adolescenti di Marsiglia, che sfidano il destino lanciandosi da una scogliera.
La stagione del Circolo del cinema di Mantova ha programmato per il 28 febbraio “Corniche Kennedy” di Dominique Cabrera
film vincitore EFEBO D’ORO 2017 al cinema ARISTON di Mantova.
‘Corniche Kennedy’, ragazzi di oggi tra vita spericolata e nessun futuro
“Non contano tanto le parole quanto gli sguardi, i gesti, i comportamenti ora arroganti ora pieni di ingenua tenerezza. Un tratto del lungomare di Marsiglia, dove stanno le ville dei ricchi, è territorio di conquista per una banda di ragazzi della periferia poco educati, con origini nel disagio, con precedenti arresti. Sfidano polizia, abitanti e soprattutto ogni prudenza gareggiando in tuffi pericolosi. Giocano, si divertono per qualche ora ogni giorno per tenersi lontani da guai e tristezze, compatti nel loro codice di comunicazione. Una ragazza della buona borghesia si intrufola fra di loro attratta dalla scommessa lanciata alle regole, dapprima respinta poi accettata al punto da flirtare contemporaneamente con due ragazzi della comitiva. Se da una parte incombe il timore dell’incidente dall’altra incalza il mondo degli affari criminali lambito pericolosamente da uno dei due ragazzi. Inno qui e là poetico all’incoscienza alla libertà e alla bellezza di quel tratto di vita, per questi ragazzi molto breve, che precede l’ingresso nel mondo adulto.”
Paolo D’agostini
http://www.repubblica.it/spettacoli/in-sala/2017/06/13/news/corniche_kennedy-168021427/
L’associazione delle donne del vino organizza il primo evento nazionale dedicato alla cultura del vino al femminile.
“ FESTA DELLE DONNE DEL VINO PIEMONTE 2018″
Al Museo Nazionale del Cinema di Torino presso la Mole Antonelliana Domenica 4 marzo alle ore 20,00 per “Donne, Vino e Cinema” un interessante dibattito sul tema:
“Il vino nel cinema: un’immagine spesso in chiaroscuro. Ma con la presenza femminile nasce il rapporto con la terra, la vigna, il paesaggio…”
L’evento per celebrare Vittorio Nino NOVARESE, a 35 anni dalla sua scomparsa, costumista, scenografo e sceneggiatore italiano, vincitore di due premi Oscar per i migliori costumi: nel 1964 per “Cleopatra” e nel 1971 per “Cromwell”, che ha soggiornato a lungo nel Monferrato nella propria casa di Cassine (AL).
Introduce Renata CELLERINO delegata Piemonte dell’Associazione Le donne del Vino. Modera Giusi MAINARDI, direttrice dal 1999 della rivista enologica italiana OICCE Times.
Intervengono:
Steve DELLA CASA, critico cinematografico e direttore artistico che analizzerà la stretta connessione tra il mondo del cinema e il mondo femminile.
Emanuela PIOVANO, nota regista e sceneggiatrice, fortemente legata al mondo del vino che racconterà la sua esperienza come registra vignaiola attraverso il suo film “LE STELLE INQUIETE”, interamente girato in una vigna del Piemonte. L’intervento sarà corredato da alcune clip tratte dal film.
Silvana DELFUOCO, giornalista e collaborazioni con testate operative nel settore del turismo e dell’enogastronomia.
Curerà le riprese dell’evento il regista emergente Egon UPTINO.
LE STELLE INQUIETE note dell’intervento di Emanuela Piovano
“Nel film, ambientato nel 1943 in una Francia divisa in due dall’occupazione nazista, si racconta l’incontro tra la filosofa Simone Weil e il vignaiolo filosofo Gustave Thibon.
Simone Weil si era recata in Ardèche per imparare il mestiere di vignaiola, lei così assetata di esperienze ed in particolare quelle legate a qualsiasi mondo del lavoro.
L’incontro con Gustave segnerà profondamente la vita della giovane e del suo mèntore, e la cornice tutt’altro che bucolica accentuerà il profondo scambio culturale affettivo e psicologico di questi due protagonisti del 900.
L’idea di scrivere e poi di realizzare questo film (Globo d’oro stampa estera – film da non dimenticare – 2011) mi era stata suggerita proprio da alcuni miei compagni di viaggio in questa terra canavesana dove da qualche anno coltivo erbaluce. La terra si chiama Canavese, un territorio segnato in modo molto importante dal passaggio di Olivetti, che aveva fatto di Simone Weil un’icona e in particolare aveva utilizzato le sue riflessioni nell’Enracinement (la Prima radice) per creare un movimento politico sfociato nell’esperienza di Comunità. Questo movimento è stato determinante non solo per le scelte culturali e industriali degli Olivetti, ma è stato uno stimolo ante litteram per la valorizzazione del territorio, in particolare per la viticultura. La doc Erbaluce è sbocciata in questo clima culturale grazie ad un impegno etico prima che politico.
Come ho cercato di raccontare nel mio film del 2010, il rapporto con la terra, con la vite, è qualcosa di magico e nello stesso tempo essenziale. Come se attraverso di esso si giungesse ad una sorta di succo dell’esistenza che non lascia spazio al superfluo. Come il gusto: per saperlo trovare bisogna essere puliti, ricettivi, in qualche modo sempre vergini, proprio come Simone Weil e il suo modo di rapportarsi al mondo assoluto, primitivo.
Finirò con il delineare qualche analogia tra fare cinema e fare vino, e come, nei momenti più bui del nostro fare artistico artigianale mai del tutto riconosciuto, abbia personalmente fatto spesso ricorso ai mie mastri vinai, di cui ho seguito la carriera all’insegna della qualità, e che ritengo abbiano molto da insegnare.
Cinema e vino oggi si scontrano con la serialità e la globalità. Il vino italiano ha da qualche tempo insegnato che questi due mostri non sono solo ostacoli ma anche opportunità. E anche il cinema, sempre di più e grazie soprattutto ai giovani, sta mettendosi in questo magico solco di artigianalità e unicità con tanta voglia di comunicarla a tutto il mondo.”
27 febbraio 2018
Ad anticipare la 16ª EDIZIONE BRESCIA ART MARATHON |BAM2018, l’atteso evento podistico che si terrà l’11 Marzo,
il Cinema Nuovo Eden ha organizzato la rassegna “CORRI AL CINEMA CON LA BAM” dedicata al running.
La proiezione del film “FREE TO RUN” di Pierre Morath al CINEMA NUOVO EDEN di Brescia Martedì 27 febbraio!
“Il documentario ripercorre decenni di storia mondiale della celebre attività sportiva, sondandone le evoluzioni che l’hanno resa, ai giorni nostri, parte integrante e imprescindibile della quotidianità di migliaia di individui in tutto il mondo. Eppure, come testimonia questa produzione a cura dello storico e giornalista – nonché ex atleta – nato nel 1970, la corsa non è sempre stata considerata nell’accezione contemporanea.
L’esito della ricerca di Morath – condotta attraverso la visione decine di filmati, per una durata di oltre 6mila minuti – ha sorpreso lo stesso autore: nel corso dei decenni, la progressiva affermazione della corsa è costellata di episodio che si intrecciano con i più significativi momenti di passaggio della società, come le lotte per l’emancipazione femminile.”
21 febbraio 2018
Il Cinemino di Milano riapre domenica 11 febbraio dopo una campagna di crowdfunding sorprendente!
Dal 21 febbraio FÉLICITÉ, distribuito per l’italia da kitchenfilm al CINEMINO!
“MAGNETICO” The Guardian |“UNO STILE STRAORDINARIO” New York Time|“UN SUGGESTIVO E SENSUALE RITRATTO DI DONNA” Variety
Con Félicité nasce l’ attrice Véro Tshanda Beya, al suo primo ruolo cinematografico, diretta dal regista Alain Gomis.
Una donna che scalda il cuore sugli schermi della Berlinale cantando il blues in un bar notturno a Kinshasa. Félicité vince il Gran Premio della giuria in Germania e una serie di premi prestigiosi che lo portano alla candidatura all’Oscar come miglior film straniero.
http://www.parismatch.com/Culture/Cinema/Felicite-Le-fabuleux-destin-de-Veronique-Beya-Mputu-1455860
8 febbraio 2018

Su iniziativa del Circolo del Cinema di Verona in collaborazione con gli amici del Festival del Cinema Africano di Verona la proiezione del film dell’anno “Félicité” di Alain Gomis al cinema Kappadue di Verona giovedì 8 febbraio.
Il critico cinematografico Giuseppe Gariazzo introdurrà la proiezione delle 21.30.
6 febbraio 2018
Il film di Alain Gomis FÉLICITÉ alla nuova rassegna dei m’ARTEdi CINEMA&DONNA
La proiezione martedì 6 febbraio alle ore 21, 30 al cinema Olimpia Tavarnelle Val Di Pesa (FI)
”Congo, Kinshasa. Félicité è una cantante che si esibisce, molto apprezzata, in un locale dove ci sono persone che ascoltano ed altre che litigano. Un giorno la sua vita cambia improvvisamente: il figlio adolescente ha un incidente e deve essere operato con urgenza. La madre inizia un pellegrinaggio per raccogliere velocemente il denaro necessario per l’intervento risolutore e non invalidante ma quando torna in ospedale scopre che l’attesa è terminata e i medici gli hanno amputato una gamba. Da quel momento tutto sembra precipitare ma Félicité si ritrova insapettatamente a fianco Tabu, un uomo apparentemente alla deriva, che finisce con il caricarsi del ruolo della figura paterna per il ragazzo.”
24 gennaio 2018
Rammarico ieri per il film “Félicité” di Alain Gomis per non aver avuto il riconoscimento agli Oscar.
Ha solo perso la penultima corsa. Onorevole è stato il corso che ha avuto il film!
Dopo essere stato stato candidato e selezionato tra i nove scelti per Miglior Film Straniero all’OSCAR 2018. Ha vinto il Premio FIPRESCHI 2018 come Miglior Film Straniero alla 29° Palm Springs Internazional Film Fest. E’ stato premiato al FESPACO 2017, il più grande premio cinematografico in Africa e agli AMAA 2017 come Miglior Film, Migliore Attrice Protagonista Véro Tshanda Beya, Migliore Sceneggiatura, Migliore Colonna Sonora, Miglior Film in Lingua Africana. Premiato negli Stati Uniti, con il premio speciale della giuria SILVER HUGO 2017 alla 53a edizione del Chicago International Film Festival. Ha ricevuto l’ORSO d’ARGENTO alla Berlinale 2017a Berlino.
La giornalista culturale Régina Sambou: ”Per la prima volta un film senegalese è stato selezionato agli Oscar, bisogna esserne orgogliosi”
Il regista sul suo profilo Facebook:
“Fine della corsa agli Oscar. Grazie per tutto il supporto. Va bene anche quando ci si ferma. La strada era lunga e intensa. Si torna al lavoro. L’importante era trovare un pò di libertà. Si vedrà”
La Kitchenfilm ringrazia il regista Alain Gomis per questo bellissimo film!
15 Gennaio 2018
Il Festival Internazionale del Film di Palm Springs 2018 annuncia che il premio FIPRESCI per il miglior film straniero dell’anno è andato a Félicité (Senegal), diretto da Alain Gomis.
Pieno di energia, il cineasta franco-senegalese Alain Gomis, vincitore del festival di Berlino, ci immerge nei panorami e nei suoni di Kinshasa mentre racconta con leggerzza il travaglio quotidiano dell’omonima ragazza madre e cantante di night club (la congolese Véro Tshanda Beya, in una performance indimenticabile) cuore del film.
Il film è nella lista dei candidati per il premio Oscar come miglior film straniero.
Il film FÉLICITÉ di Alain Gomis, candidato agli Oscar come Miglior Film Straniero e distribuito in Italia dalla kitchenfilm, sarà proiettato nell’evento “UNA DONNA SPECIALE” al cinema AlCorso di Reggio Emilia il 15 gennaio alle ore 18:45 e 21:00
Il regista ALAIN GOMIS _Nato in Francia da una famiglia guineano-senegalese, e attivo in Senegal come formatore di filmmaker, Alain Gomis firma con Félicité il suo quarto lungometraggio. I tre precedenti erano già stati presentati a Locarno, Venezia (Giornate degli autori) e Berlino ma l’assegnazione a Félicité di un riconoscimento come l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria alla Berlinale 2017 – in pratica il secondo premio dopo l’Orso d’Oro – rappresenta al contempo un traguardo e un punto di partenza importante per un cineasta che desidera lavorare in Africa e ha prodotto questo suo film interamente in quel continente.
Félicité non è il nome che la protagonista ha avuto fin dalla nascita, è quello con cui è stata ribattezzata (cristianamente) dopo aver rischiato di morire per malattia. Da allora è una donna speciale, che ha saputo affrontare in maniera indipendente la vita per nulla facile di una ragazza madre congolese che vuol guadagnarsi il pane con il suo talento di cantante.
Quella che sembrerebbe la vita di una donna forte e capace di prendersi cura da sola di sé stessa e della sua famiglia, cambia radicalmente quando il figlio adolescente è vittima di un gravissimo incidente, in seguito al quale rischia di perdere una gamba. Per impedire l’amputazione, è necessaria una grossa somma di denaro che la donna si appresta a mettere da parte nel più breve tempo possibile, se non fosse che, al suo ritorno in ospedale, scopre essere arrivata troppo tardi.
In quello stesso momento, tutto inizia ad andare sempre peggio, fino a che nelle esistenze dei due protagonisti, non compare la figura di Tabu, un uomo che diventerà per il ragazzo quasi un padre.
La storia di questa toccante pellicola, come dichiarato dal regista senegalese Alain Gomis, è stato un lungo viaggio di esperienze e riflessioni che è riuscito a portare sul grande schermo la storia vera di una donna forte e apparentemente impossibile da piegare; pronta ad affrontare la vita a testa alta, ma inevitabilmente costretta a prendere atto del fatto di doversi sottomettere alla volontà degli altri e del destino.
Ad ispirare il lungometraggio, una vicenda familiare dello stesso Gomis, che ha visto un cugino diciassettenne abbandonare per sempre la spensieratezza della sua età a causa di un terribile incidente e della carente assistenza sanitaria. Vani sono stati i tentativi della madre di aiutarlo, dopo essere stata accusata dei più loschi magheggi.
La morale è che a volte la rassegnazione è l’unica strada da prendere per affrontare le situazioni che la vita ci pone davanti, perché la realtà è inspiegabile e l’impotenza è parte integrante delle nostre esistenze.
Per i quotidiani francesi “Le Monde” e “Liberation” il film “Une vie violente” di Thierry de Peretti è tra i cinque film più belli dell’anno 2017!
Il film con il titolo italiano “Una vita violenta” sarà presto in Italia con la kitchenfilm già distributrice del primo film di Thierry de Peretti “Apache”.

15 Dicembre 2017
FÉLICITÉ É TRA I 9 FILM FINALISTI CANDIDATI ALL’OSCAR COME MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA SU 92 CONTENDENTI PROPOSTI DALLE VARIE NAZIONI PER CONCORRERE AL PRESTIGIOSO 90° ACADEMY AWARDS.
ORGOGLIO E FELICITÀ PER LA KITCHENFILM CHE DISTRIBUISCE IL FILM “FÉLICITÉ” DI ALAIN GOMIS IN ITALIA!
Una donna fantastica di Sebastián Lelio (Cile)
Oltre la notte di Fatih Akin (Germania)
Corpo e anima di Ildikó Enyedi (Ungheria)
Foxtrot di Samuel Maoz (Israele)
L’insulto di Ziad Doueiri (Libano)
Loveless di Andrey Zvyagintsev (Russia)
Félicité di Alain Gomis (Senegal)
The Wound di John Trengove (Sud Africa)
The Square di Ruben Östlund (Svezia)
L’Accademia annuncerà i candidati il 23 gennaio 2018. I 90 ° Academy Awards si terranno il 4 marzo 2018.
11 dicembre 2017
L’edizione del Festival del Cinema Mediterraneo di Bruxelles di quest’anno è stata sotto il segno del cinema femminile, sia per la programmazione, sia per i talenti presentati durante la manifestazione.
I cinque membri della giuria, formata da registe, produttrici, sceneggiatrici e attrici, hanno messo in risalto voci femminili forti e impegnate.
LA BELLA E LE BESTIE si è aggiudicato il Premio speciale della giuria e il Premio Cineuropa.
Con il suo terzo film, La bella e le bestie (Beauty and the Dogs), la regista tunisina Kaouther Ben Hania firma un thriller spietato tratto dalla storia di una ragazza che oltre a essere stata violentata deve anche battersi per far valere i suoi diritti e per la sua dignità, vivendo un vero e proprio calvario burocratico, in una società dove sono gli aguzzini che devono far rispettare la giustizia.
Su The New Yorker Richard Brody classifica Félicité tra i migliori film del 2017!
«lI film è un “documentario virtuale” di luoghi e stati d’animo della capitale musicale dell’Africa, Kinshasa, e anche il ritratto amaro di un paese senza una rete di sicurezza sociale. Sequenze oniriche dai toni blu e interludi di musica classica suggeriscono contromisure di aspirazioni idealistiche, private e pubbliche. In lingala e in francese».
Continua a crescere il plauso della critica internazionale al film di Alain Gomis, già vincitore dell’Orso d’argento a Berlino e di una pioggia di Oscar africani, distribuito in Italia da Kitchenfilm.
https://www.newyorker.com/culture/2017-in-review/the-best-movies-of-2017
“Félicité” e “La bella e le bestie” della kitchenfilm per l’Italia candidati alla 23°Cérémonie des Lumières per i Premi della Stampa Internazionale.
In attesa dei vincitori l’Académie des Lumières ha annunciato le nominaion 2018 dei Golden Globes Francesi che si terrà il prossimo gennaio, scegliendo 6 film per categoria i migliori film del 2017.
“Félicité”e “La bella e le bestie” rimangono ancora in lizza!
FÉLICITÉ di Alain Gomis con la rivelazione Véro Tshanda Beya Mputu è nominato:
Félicité di Alain Gomis – MIGLIOR FILM
Alain Gomis – Félicité – MIGLIOR REGIA
Céline Bozon – Félicité- MIGLIOR FOTOGRAFIA
LA BELLA E LE BESTIE di Kaouther Ben Hania, con l’esordiente Mariam Al Ferjani è nominato:
La bella e le bestie di Kaouther Ben Hania – MIGLIOR FILM FRANCOFONO
6 dicembre 2017
LA BELLA E LE BESTIE , (titolo internazionale BEAUTY AND THE DOGS), è un bellisssimo thriller poliziesco, tratto da una storia vera, che uscirà in primavera in Italia con la Kitchenfilm.
E’ stato selezionato dal più atteso e acclamato evento cinematografico e culturale degli Emirati Arabi, la 14^ edizione del DIFF, Dubai International Film Festival, dal 6 al 13 dicembre.
Il film della giovane regista tunisina
, accolto con successo alla sezione Un Certain Regard all’ultimo Festival di Cannes, è duro e toccante.
4 dicembre 2017
Grandi film, grandi autori, tante versioni originali al cinema Edison di Parma. Proiezione Lunedi 4 dicembre del super premiato film Félicité di Alain Gomis in lingua lingala sottotitolato. L’attrice principale, la bravissima Véro Tshanda Beya. Il film é distribuito dalla kitchenfilm.
Felicité
Il film FREE TO RUN di Pierre Morath scelto per l’iniziativa CINEMA DA SCOPRIRE IN MERENDERIA con la rassegna CIAK IN CAMPO – STORIE DI SPORT, organizzata dall’associazione Si fa così 2.0, in collaborazione con la Società Umanitaria di Alghero.
La rassegna ha come filo conduttore la narrazione di storie di sport poco conosciute per il grande pubblico, ma di rilevanza anche sociale. Storie di emarginazione ma anche di riscatto e rivalsa, di emancipazione e appagamento.
FREE TO RUN _ La storia della corsa, che nel tempo è diventata, da attività marginale e militante, passione universale, sinonimo di libertà, di uguaglianza e di emancipazione.
29 novembre 2017
“La bella e le bestie” a Tunisi !
Prossimamente al cinema in Italia con KITCHENFILM!
Dopo essere stato presentato nella sezione “Un certain regard” a Cannes 2017, questo film tragicamente ispirato ad una storia vera sta facendo molto parlare di sé in patria, dov’è stato appena presentato alle Journées Cinématographiques des Carthage.
La gente aspetta questo film!
Giona A. Nazzaro
“Sono stato a Tunisi nelle giornate del Cinema di Cartagine. È dall’inizio del festival che c’è una grandissima attesa. Al momento della prima proiezione del film c’è stata una risposta da parte del pubblico straordinaria, con le forze dell’ordine che faticavano a contenere l’entusiasmo delle persone che entravano in sala.
È uno dei titoli di cui si parla di più, che sta viaggiado di piu nel mondo, e poi ha iniziato la sua carriera al Festival di Cannes Un certain regard. E da allora che se ne parla.”
Alessia Carnevale – Q Code Magazine
“una travolgente figura femminile ci parla del riscatto di una femminilità abusata, lasciandoci allo stesso tempo riflettere su una mascolinità abbrutita, vittima di quella stessa mentalità che lo vuole dominatore e padre padrone.”
Il film ” LA BELLA E LE BESTIE” di Kaouther Ben Hania presentato in anteprima al pubblico italiano al 39° MedFilm Festival di Roma, interpretato da una sorprendente Mariam AL FERJANI si è aggiudicato una MENZIONE SPECIALE dalla GIURIA UNIVERSITARIA Gli studenti delle Università La Sapienza (Dipartimento Istituto italiano di studi orientali, Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo), Tor Vergata (Dipartimento di Storia Patrimonio Culturale Formazione e Società), John Cabot University, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e della Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté hanno deciso la menzione con la seguente motivazione :
http://www.viaggiemondo.it/?p=8520 di Lucia Centi
“L’attrice protagonista riesce ad interpretare in maniera eccellente, anche solo con lo sguardo dolente e fiero allo stesso tempo, la faticosa battaglia per difendere i propri diritti e la propria dignità; determinata, disposta a tutto pur di non cedere ad un losco compromesso.
La calorosa accoglienza del pubblico del MedFilm Festival per l’attrice protagonista Mariam Al Ferjan.
Il film sarà distribuito in Italia da Kitchenfilm.
CORNICHE KENNEDY FILM EFEBO D’ORO 2017
L’Efebo d’oro, rassegna di cinema e letteratura, riscopre il senso di ribellione e di libertà degli adolescenti e premia il film “Corniche Kennedy” della regista franco-algerina Dominique Cabrera.
MOTIVAZIONE DEL PREMIO – Il film, coglie la “straordinaria connotazione del mondo giovanile in una Marsiglia che si fa cuore del nostro tempo tra bellezza e paura, tra ribellione e coraggio”. E ha un “forte segno liberatorio”. La fotografia indugia sui corpi dei protagonisti e sulle espressioni dei volti. La stessa regista parla di quei ragazzi come “statue di marmo e come efebi” e ne accosta in modo significativo le figure al premio intitolato proprio Efebo d’oro. “Corniche Kennedy” è tratto da un romanzo di Maylis de Kerangal.
Dominique Cabrera mette in pratica la sua esperienza di documentarista per osservare le dinamiche di certi adolescenti che dai margini della società cercano una personale riconquista del mondo con fierezza e incoscienza.
È un film vitale e sensoriale in grado di trasmettere la febbre che accompagna un salto nel vuoto, il fremito erotico di un bacio trafugato, il peso esplosivo delle emozioni capace di fermare il cuore e spezzare il fiato, fino a sconfiggere ogni paura.
Per lo stesso film ha ricevuto il premio ANDE (Associazione Nazionale Donne Elettrici) l’attrice protagonista Lola Créton “per aver costruito, con il personaggio centrale del film uno spontaneo e carismatico carattere che restituisce tutte le sfumature di una crisi
generazionale che tutti ci riguarda, così contribuendoad aprire uno squarcio di luce nella complessa realtà mediterranea”.
“Sono molto contenta di aver ricevuto questo premio – ha detto la Cabrera – perché quando ho fatto questo film ho pensato al Mediterraneo e il fatto che sia l’Italia a riconoscer merito alla pellicola è un onore; l’oro dell’Efebo lo associo all’idea che ho cucito addosso ai protagonisti del film, che come statue dorate mostrano tutta la loro bellezza“.
SCHEDA DEL FILM
Corniche Kennedy (Corniche Kennedy)
di Dominique Cabrera (Francia 2016, 94’) Sceneggiatura: Dominique Cabrera, tratta dall’omonimo romanzo di Maylis de Kerangal.Con: Lola Creton, Kamel Kadri, Aïssa Maïga, Moussa Maaskri, Cyril Brunet, Hamza Baggour.Produzione: Centre National de la Cinématographie (CNC), Everybody on the Deck
Distribuzione Italia: Kitchenfilm
La Corniche Kennedy è uno stradone che costeggia il lungomare di Marsiglia, un lungo cornicione sospeso tra cielo e mare. Durante l’estate un gruppo di ragazzi dei quartieri popolari s’impadronisce del muro roccioso e lo usa come trampolino di lancio per sfidare la sorte e tuffarsi dall’alto nell’acqua fredda. Un giorno Suzanne, adolescente inquieta della Marsiglia più agiata, si unisce al gruppo e stringe un forte legame con due ragazzi di origine magrebina. Per lei è come un richiamo carnale che le risveglia i sensi, un inno ribelle che sa di libertà.
Dominique Cabrera mette in pratica la sua esperienza da documentarista per osservare le dinamiche di certi adolescenti che dai margini della società cercano una personale riconquista del mondo con fierezza e incoscienza. Con sguardo paritario e mai paternalista la regista descrive i suoi personaggi attraverso una rappresentazione quasi tattile delle azioni: la macchina da presa indugia sui dettagli dei corpi tesi e sulle espressioni fugaci dei volti, le chiacchiere tra i giovani sono quasi un ornamento alla purezza dei gesti. Corniche Kennedy è un film vitale e sensoriale in grado di trasmettere la febbre che accompagna un salto nel vuoto, il fremito erotico di un bacio trafugato, il peso esplosivo delle emozioni capace di fermare il cuore e spezzare il fiato, fino a sconfiggere ogni paura.
DOMINIQUE CABRERA
Nata a Ighil Izane, in Algeria, in una famiglia francese “pied- noir” costretta a rimpatriare nel 1962, frequenta l’IDHEC e successivamente i film che realizza la fanno conoscere per lo sguardo particolare che rivolge alla vita sociale delle periferie, Chronique d’une banlieue ordinaire e Une poste à La Courneuve. Nel suo terzo lavoro Rester là-bas, evidenzia i legami che tuttora esistono fra la Francia e l’Algeria. Nel 1995 realizza Demain et encore demain, saggio autobiografico, giornale intimo di una cineasta condivisa fra angoscia e felicità di vivere. Il film ottiene la distribuzione in sala e per lei rappresenta una svolta. Da lì in poi si dedica alle opere di fiction ma sempre inspirate da esperienze documentarie, utilizzando spesso interpreti non professionisti presi dalla vita reale. Il suo primo lungometraggio è L’Autre côté de la mer (1996), presentato a Cannes e selezionato per i Césars. Anche Nadia et les hippopotames (1999) partecipa al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard. Nel 2001 gira Le Lait de la tendresse humaine. Il film è accolto calorosamente dalla critica e gli interpreti (Patrick Bruel, Maryline Canto, Valeria Bruni-Tedeschi, Olivier Gourmet e Yolande Moreau) ricevono un premio per la loro interpretazione collettiva al Festival di Locarno. Folle embellie (2004) è presentato alla Berlinale dove vince il premio della Giuria ecumenica. Nel 2013 dirige Grandir, secondo lungometraggio autobiografico, e nel 2015 gira l’adattamento del romanzo di Maylis de Kerangal, Corniche Kennedy.
di Silvia Fabbri
Visto alla sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2017, La bella e le bestie, della regista Kaouther Ben Hania, è un’opera potente, coraggiosa, ben diretta e ottimamente recitata che narra un fatto di cronaca realmente accaduto nella Tunisia post ‘rivoluzione dei gelsomini’. Mariam è una giovane donna tunisina che, dopo avere conosciuto a una festa studentesca il bel Youssef, subirà ripetute violenze sessuali da parte di alcuni poliziotti; convinta dal nuovo amico a denunciare il fatto, trascorrerà l’intera notte cercando sia di far valere i propri diritti che di non farsi trasformare da vittima in colpevole… In occasione della presentazione del film alla 23°edizione del Medfilm Festival – che grazie alla Kitchenfilm sarà nelle sale italiane a Marzo 2018 – abbiamo avuto il piacere di incontrare la più che brava protagonista di questo imperdibile lungometraggio: Mariam Al Ferjani.
In un elegante tailleur nero e scarpe rosse, l’attrice ventottenne racconta di essere nata in Tunisia e di avere lì frequentato per 4 anni la facoltà di medicina. Accortasi che quel mondo non faceva per lei, nel 2011 decide di cambiare il corso della propria esistenza raggiungendo in Italia il padre (diplomatico a Milano), e dopo avere studiato per 12 mesi la nostra lingua si iscrive alla Scuola di cinema Luchino Visconti. Terminati gli studi, nel 2015 avverrà il fortunato incontro con la filmmaker sua connazionale Kaouther Ben Hania: incontro che la porterà a ricoprire l’intenso ruolo di Mariam.
Sappiamo che sei stata espulsa dal nostro Paese sebbene tu abbia studiato in Italia e nonostante avessi un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Puoi spiegarci cosa è accaduto?
“A sei mesi dalla mia richiesta del Permesso di Soggiorno la Questura di Milano mi ha comunicato che il Permesso mi era stato rifiutato poiché i corsi della scuola che avevo frequentato non erano universitari, quindi, secondo la legge, non potevo lavorare in Italia. In quello stesso periodo uscì però la notizia che chi si fosse diplomato alla Luchino Visconti avrebbe avuto l’equiparazione alla laurea, ma purtroppo mi era già arrivato il foglio di via. Trascorsi due mesi dalla notifica di espulsione, dei poliziotti vennero a casa ad informarmi che entro 10 giorni avrei dovuto abbandonare l’Italia. Ho presentato il primo ricorso al tribunale e l’ho vinto, e sono ora in attesa del secondo ricorso, la cui udienza è stata fissata per Settembre 2018. Nel frattempo sono tornata a Tunisi e per due anni ho fatto fatica a viaggiare, ma una volta uscito il film sono rientrata in Italia con il visto con cui ero entrata a Cannes. Per potermi muovere liberamente tra uno Stato e l’altro, alla Questura italiana ho detto che dovevo viaggiare perché avevo un film in promozione”. In poche parole potremmo dire: dal foglio di via alla croisette! Di storie riguardanti la burocrazia ‘kafkiana’ ve ne sono molte, ma ascoltarle dalla viva voce di chi le ha vissute sulla propria pelle – e le sta tuttora vivendo – ha dell’incredibile, tanto più che Mariam Al Ferjani ha dichiarato di avere ottenuto, dagli Organi deputati a dirimere la sua questione, sei diverse risposte nel giro di 15 giorni.
La bella e le bestie è un lavoro che affronta argomenti delicati e attualissimi, quali gli abusi sulle donne perpetrati in Nazioni ad alto tasso maschilista (e non soltanto), e il marciume di un sistema corrotto impegnato a tutelare esclusivamente se stesso. E’ comunque bene ricordare che, nel mondo arabo, rispetto ai diritti delle donne la Tunisia è da considerarsi il Paese pioniere. Sì, perché nel lontano 1956 – sotto la spinta di Habib Bourguiba, fondatore della allora neo Repubblica tunisina – venne promulgato il ‘Codice Personale’, documento che aboliva sia la poligamia che la facoltà di ripudio da parte del marito. E non è tutto, è infatti nel 1965 che in questo Stato del Maghreb venne legalizzato l’aborto: ben otto anni prima che negli Stati Uniti. Eppure, nella ‘Terra dei gelsomini’ fino a tre mesi fa non esisteva una legge contro la violenza sulle donne…
“E’ una situazione delicata, non si può pretendere di cambiare la società cambiando una legge. Il percorso è ancora lungo, c’è molta strada da fare. Credo che gran parte degli uomini che compiono violenza sulle donne siano essenzialmente da educare, perché solo lavorando sull’educazione si potrà riuscire a sistemare qualcosa. Ritengo che film come ‘La bella e le bestie’, che trattano questo argomento, dovrebbero essere proiettati nei licei o in luoghi dove le persone non hanno ancora compreso cosa stia realmente accadendo intorno a loro. E’ importante che il film sia visto dagli adolescenti di ambo i sessi. Già, perché mentre ai ragazzi mostrerebbe cosa gli uomini sono capaci di fare, alle ragazze farebbe capire quanto una donna possa resistere e avere coraggio. Dopo questo film mi sono stupita delle tante donne che mi hanno raccontato di avere subito violenze e di averlo taciuto per anni. Bisogna investire sull’educazione per combattere questo fenomeno, e il film di Kaouther Ben Hania rappresenta un ottimo spunto di riflessione”.
Il film è già uscito in Tunisia? Se sì, quali sono state le reazioni sia del pubblico che delle istituzioni?
“In Tunisia uscirà Domenica 12 Novembre, ma in questi giorni, in cui è stato proiettato alle Giornate Cinematografiche di Cartagine, i biglietti terminavano in un istante. Sono stata estremamente contenta di vedere la sala sempre piena, ciò dimostra che è un film molto atteso in Tunisia, e questo perché non è un lungometraggio che parla soltanto di violenza sulle donne, ma mostra anche quanto possa essere marcio un sistema. Sono quindi speranzosa che sia bene accolto!”. E ci auguriamo che avvenga così anche in Italia, perché pagare un biglietto per ammirare La bella e le bestie è un atto tanto dovuto quanto necessario in qualsiasi zona del globo terrestre.
Hai conosciuto la ragazza a cui il film si è ispirato?
“No, non ho voluto incontrarla per non farmi condizionare. Ho letto però il libro che ha scritto, e quando avvenne quel tremendo episodio, nel 2012, ricordo che se ne parlava ovunque, anche nei media stranieri, e la gente scendeva in strada a protestare per quanto stesse accadendo. In realtà queste pratiche sono sempre esistite, ma venivano taciute. E’ grazie alla rivoluzione del 2011 che oggi se ne può finalmente discutere apertamente”. La bella, e soprattutto brava, attrice tunisina ci ha anche detto che durante la rivoluzione del 2011 si trovava in Tunisia, mentre la sua famiglia abitava a Milano. Lei lo ricorda come un periodo bellissimo ma anche molto stancante, però, malgrado i suoi genitori la esortassero a raggiungerli in Italia, decise di rimanere a Tunisi proprio per continuare a scendere in piazza a protestare.
Il film è strutturato in nove capitoli, ognuno di questi è girato con un unico piano sequenza in cui tu sei sempre presente. Essendo il tuo primo lungometraggio, come ti sei preparata per affrontare un tale impegno?
“Ho lavorato tantissimo sul personaggio, ho fatto numerosissime prove, ho lavorato per mesi, a volte anche 12 ore al giorno. Gli spazi erano inoltre molto ridotti, e questo rendeva il lavoro ancora più difficile. La complicità con gli altri attori è stata poi importantissima, perché nonostante io apparissi in ogni scena del film, era fondamentale che ci fosse un feedback con il resto del cast. Non sono una professionista, sto iniziando ora questo tipo di lavoro, e interpretare il personaggio di Mariam è stata sì una bellissimo esperienza, ma anche estenuante” . Bisogna riconoscere a Mariam Al Ferjani che la sua performance è di un’incredibile intensità. “Abbiamo girato il film in 5 settimane e non abbiamo mai improvvisato nulla: sarebbe stato impossibile, perché è stato tutto calcolato al millimetro. Pensa che c’è una scena che abbiamo ripetuto 53 volte, è un piano sequenza di quasi una ventina di minuti: per la precisione l’ottavo capitolo”.
Garbata, delicata, elegante e a tratti quasi timida, Mariam Al Ferjani è una ragazza da cui traspare un grande amore per il proprio Paese e per il cinema: un’attrice esordiente della quale, ne siamo certi, sentiremo ancora parlare!
16 novembre 2017
La Kitchenfilm e la regista Emanuela Piovano si complimentano con il prof. Gian Piero Brunetta premiato dall’Accademia Nazionale dei Lincei con il prestigioso premio italiano “Antonio Feltrinelli” per i suoi studi sulla storia del cinema italiano.
17 novembre 2017
Corniche Kennedy della regista franco-algerina Dominique CABRERA rivolge uno sguardo particolare alla vita sociale delle periferie.
Il film tratto dal’ omonimo romanzo Maylis de Kerangal portato al cinema da Kitchenfilm, sarà presente alla 39ma edizione del Premio Internazionale Efebo d’oro, organizzato dal Centro di ricerca per la narrativa e il cinema.
Proiezione 17 novembre ore 20:30 Cinema de Seta – Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo alla presenza dell’attrice protagonista Lola CRÉTON e della regista Dominique CABRERA.
15 novembre 2017
Corniche kennedy nella Rassegna autunnale di proiezioni organizzata dal Cinema Filo di Cremona dal 25/10/2017 al 13/12/2017
Dalla Corniche Kennedy, la strada che costeggia le acque del Mediterraneo nei pressi di Marsiglia e le ville più lussuose, un gruppo di ragazzi si tuffa in mare, trascorrendo così l’estate. A osservarli con il suo binocolo è una poliziotta, incaricata di controllare la zona, nella speranza di smantellare una rete di traffico di droga. I ragazzi, incuranti, continuano a sfidare la legge e volare giù da promontorio roccioso verso l’acqua, ma presto le cose iniziano ad andare storte. La paura e la vertigine si mescolano alla gioia di averle vinte. E non importano i divieti, i richiami all’ordine, i consigli alla prudenza: quei ragazzi si sentono immortali! Rischiano la loro vita, ma sentono di eccellere e di eseguire un rituale tutto loro. Un viaggio luminoso nell’adolescenza, vista come l’età in cui tutto è possibile, nel film diretto da Dominique Cabrera e tratto dal romanzo omonimo di Maylis de Kerangal, capace di restituire il delicato senso di libertà e lo spirito della giovinezza. http://cinema.quotidiano.net/Cremona/corniche-kennedy/36417/

10 novembre 2017
«La bella e le bestie» di Kaouther Ben Hania di Kaouther Ben Hania selezionato a Cannes Premio Un Certain Regard è stato il film d’apertura della 23° edizione del MedFilm Festival. Racconta la questione delle donne nel mondo arabo, e non solo, svelando l’omertà e la corruzione delle strutture pubbliche attraverso la storia di una giovane e bella studentessa che dovrà combattere per i propri diritti e la sua dignità.
Il film sarà distribuito in sala in Italia da Kitchenfilm.
Il tema dell’edizione 2017 è “Il Contemporaneo nello sguardo delle Donne”
Al mattino si è svolto l’incontro stampa con la protagonista del film Mariam Al Ferjani che ha raccontato anche curiosità sulla sua vicenda personale.
DAL FOGLIO DI VIA A CANNES – Mariam Al Ferjani cittadina tunisina, diplomata alla scuola Visconti di Milano, contratto regolare a tempo indeterminato da interprete, ad un certo punto è stata convocata al posto di Polizia di Frontiera a Malpensa ed invitata a lasciare il territorio italiano entro 15 giorni o fare ricorso al TAR, perchè lo stato italiano non ha riconosciuto né il titolo di studio né il contratto di lavoro. Una vicenda in cui non vince il cinema ma la burocrazia.

Ieri sera, un pubblico numerosissimo è accorso alla proiezione per il film LA BELLA E LE BESTIE al Cinema Savoy di Roma.
Ginella Vocca, presidente del MedFilm festival ha presentato Mariam Al Ferjani insieme alla distributrice Emanuela Piovano. Dopo il film l’attrice protagonista Mariam Al Ferjani ha risposto alle moltissime domande del pubblico. Ha moderato il dibattito il critico Giona A. Nazzaro.
La bella e le bestie è un film che si ispira ad una storia realmente accaduta. Una storia tra le tante, tantissime, insabbiate e taciute che non hanno mai trovato giustizia. Uno script ricco di dettagli rivelatori esplora le difficoltà della vita di Mariam, una ragazza che, seppure cresciuta in una famiglia conservatrice, crede nella Tunisia dell’Islam democratico. Pensa che sia possibile per una ventunenne nubile trascorrere una serata allegra a ballare con le amiche, ma scoprirà che non è così…
FÉLICITÉ di Alain Gomis al 37° Festival Cinema Africano di Verona
8 novembre alle ore 21,00 al Cinema Teatro Santa Teresa di Verona. 
Una donna cerca in tutti i modi di recuperare i soldi necessari per evitare l’amputazione di una gamba al figlio.
Ma le cose non vanno come si aspettava. Il film, premiato al Festival di Berlino, è una storia d’amore, il racconto musicale di un ritorno alla vita.
Ospite il gruppo italo-senegalese Baobab di Carta che per la proiezione del film Félicité offre a tutti gli spettatori un assaggio di alcune bevande tipiche del Senegal.
Edizione 2017
SEGNARE IL TEMPO
Cinema la Compagnia di Firenze.
Ore 19,00 Mariann Lewinsky: Ricerca, cura e restauro del cinema, la mia avventura. Incontro con Dominique Cabrera, Elisabetta Pandimiglio e Tatiana Forese.
Ore 21,00 Proiezione del film Corniche Kennedy di Dominique Cabrera.
A Marsiglia, una banda di ragazzi provenienti da quartieri nord, in fuga da esclusione e miseria, ha conquistato un lembo di territorio sulle rocce che formano la Corniche, la famosa passeggiata sul mare, una zona di ricchi. Si sfidano in pericolosissimi tuffi dall’alto e la regista filma i voli nel vuoto, le danze sott’acqua. Ma il rischio più grande per i ragazzi non viene dalla sfida all’abisso.
Tutto il programma del festival http://www.laboratorioimmaginedonna.it/2017/10/18/segnare-il-tempo-2017/
Proiezione del film Corniche kennedy Sala Truffault di Modena ![]()
Gli opposti che si attraggono sono Suzanne, maturanda di buona famiglia, Marco e Mehdi con il loro gruppo di amici, tutti figli della suburra. Punto di contatto è la scogliera su cui si affaccia la Corniche Kennedy, la strada panoramica di Marsiglia a strapiombo sul mare. I ragazzi si tuffano e la ragazza li spia. La Cabrera restituisce la vertigine del gesto e quella del corteggiamento, a partire da un’alterità.
LA BELLA E LE BESTIE sarà il film d’apertura alla 23° edizione MEDFILM FESTIVAL (Roma 10 – 18 novembre 2017)
La pluripremiata regista Kaouther Ben Hania racconta, con una messa in scena teatrale dai toni dark, la questione delle donne nel mondo arabo (e non solo!) svelando l’omertà e la corruzione delle strutture pubbliche attraverso la storia di una giovane e bella studentessa che dovrà combattere per i propri diritti e la sua dignità.
Il film sarà distribuito in sala in Italia dalla kitchenfilm.
21 ottobre 2017

Le risposte alle domande e alle curiosità durante l’incontro con il regista Brice CAUVIN e l’attrice Agnés JAOUI
“L’ARTE DELLA FUGA “ Premio al Miglior Doppiaggio al France Odeon 2017 presso il Cinema La Compagnia di Firenze.
Al cinema che ci aiuta a comprendere il mondo in cui ci muoviamo
è dedicata la rassegna di cinema edizione 2017 “SGUARDI PURI” a cura di Roberto Figazzolo, organizzata dalla Fondazione Teatro Gaetano Fraschini in collaborazione con Cinetica Film Club.
«La collaborazione con la società di Psicoanalisi ci darà l’occasione per riflettere sui giovani, sulla loro tendenza ad omologarsi ma anche sulla loro ricerca di un’identità. Racconteranno storie. Come quelle dei protagonisti di “CornicheKennedy” di Dominique Cabrera che non giudica, ma posa lo sguardo sull’adolescenza come normalmente non accade».
[Link all’articolo di Maria Grazia Piccaluga http://laprovinciapavese.gelocal.it/…/il-cinema-piu-vero-de…]
“La Cabrera e la vitalità degli adolescenti. Un atteggiamento complice. Un essai sospeso tra cielo, pietra e mare . La diegesi che sposta il baricentro dall’indagine sociologica al racconto di banlieu. Romantico, attuale e d’avventura. Unico. ”
CINEMA e adolescenza
Il festival diretto da Francesco Ranieri Martinotti ha consegnato domenica 22 ottobre il “Premio Miglior Doppiaggio” alla distributrice italiana Emanuela Piovano Kitchenfilm per il film “L’arte della fuga” di Brice Cauvin.
Una commedia sull’amore, dove fra tradimenti, equivoci e bugie, tre fratelli proveranno a dare una svolta alla propria vita.
Ospiti del festival: il regista Brice Cauvin e l’attrice Agnès Jaoui
Agnès Jaoui
“Mi fa molto piacere tornare qui, in Italia. Da tanto tempo non vengo a Firenze. Mio padre è sposato con un’ italiana e vive a Roma. E’ stato molto strano, non spiacevole vedere questo film in un’altra lingua.”
Brice Cauvin
“La sensazione è come se il mio film fosse stato reinventato. E’ stato molto piacevole perché era come avere una lettura molto diversa. E poi ho notato che non avete riso negli stessi momenti che in Francia. A volte mi sono sentito un po’ frustrato in Francia nel sentire che mancavano le risate dove le avevo immaginate. Nel ruolo della madre, interpretato dall’attrice Marie Christine Barrault, immagino che abbiate ritrovato una mamma latina. Ho notato anche che tutte le scene con Agnés provocavano più risate che in Francia. Questo mi ha fatto molto piacere”.
23 ottobre 2017
Il film del regista senegalese Alain Gomis “Félicité” ha vinto il premio speciale ”Silver Hugo” dalla giuria della 53a edizione del Chicago International Film Festival 2017.
la motivazione della giuria: ” il film di Gomis trasporta il pubblico nell’evocativa comunità di Kinshasa senza farsi coinvolgere dagli stereotipi con cui l’Africa viene spesso rappresentata sullo schermo”
Atelier Farnese e France Odeon per rilanciare il cinema italo-francese
21 ottobre 2017
CinemAfrica è espressione dell’Africa oltre i confini geografici e di pensiero, per contaminarci con le sue culture e le sue suggestioni.
Proiezione del film FÉLICITÉ Regia di Alain Gomis al cinema Lumiere di Bologna per la dodicesima edizione CinemaAfrica, organizzata dall’associazione studentesca Centro Studi Donati e in collaborazione con la Cineteca.
Félicité è una donna fiera e autonoma che si guadagna da vivere cantando in un bar di un quartiere popolare di Kinshasa. Quando il figlio sedicenne Samo ha un incidente con il motorino, Félicité cerca disperatamente l’aiuto della comunità per mettere insieme il denaro necessario per le cure, ma tutto risulta complicato e lei perde la rotta. L’incontro con Tabu la aiuterà a rialzarsi. Una donna coraggiosa, un ritratto del Congo contemporaneo, un film che racconta l’amore per la vita, nonostante tutto.
Il listino della Kitchenfilm si arricchisce di un film di grande impatto che in Francia ha già lasciato il segno!
Uscito ieri in 64 copie, è entrato subito nella top ten francese con una media schermo che conferma l’amore del pubblico per la storia (vera) di Myriam…
“La bella e le bestie” sarà distribuito prossimamente in sala da Kitchenfilm che lo ha presentato a Mantova in occasione della VII Edizione della FICE – INCONTRI DEL CINEMA D’ESSAI, dove ha emozionato il pubblico della gremita sala de il Cinema del Carbone.
06 ottobre 2017
La Kitchenfilm si congratula con il regista Alain Gomis e la protagonista Véro Tshanda Beya perchè “Félicité” è stato scelto a rappresentare il Senegal come miglior film in lingua straniera ai prossimi premi Oscar.
Questa è la prima volta nella storia del cinema senegalese che un film viene selezionato per la vetrina della settima arte più prestigiosa al mondo, gli Oscar… Emanuela Piovano è orgogliosa di aver creduto in questo bellissimo film sperando che il suo percorso di successo continui nel migliore dei modi!
I film candidati alla selezione ufficiale saranno annunciati il 23 gennaio 2018 e gli Academy Awards si terranno domenica 4 marzo 2018 al Dolby Theatre di Hollywood
https://www.oscars.org/news/92-countries-competition-2017-foreign-language-film-oscarr
Karima Moual, giornalista e rappresentante del Consultorio delle donne di Lugano commenta il film Aala Kaf Ifrit (Beauty and the Dogs).
9 ottobre 2017

Proiezione inaugurale con la Kitchenfilm per la XVII Edizione della FICE -INCONTRI DEL CINEMA D’ESSAI presente con il film “Beauty and the dogs“
Lunedi 9 ottobre presso il Cinema del Carbone
Ha presentato Domenico Dinoia, presidente della FICE insieme a Mario Mazzetti, segretario nazionale e responsabile dell’ufficio cinema AGIS e Emanuela Piovano per la Kitchenfilm che distribuirà il film per l’Italia.
Myriam è una giovane e bellissima studentessa tunisina. Una sera è determinata ad andare a ballare in quella discoteca dalle luci colorate scintillanti di cui ha sentito parlare, e conoscere Youssef, il ragazzo che non le toglie gli occhi di dosso. Myriam vorrebbe soltanto accogliere la vita a braccia aperte. Ma qualcosa di terribile è pronto a spezzarle le ali.

Il tema sono le grandi storie e le grandi donne:
Maria di Nazareth, Edith Stein, Simon Weil, Giovanna dʼArco, Teresa di Lisieux, Babette, Yentl…

per capire come il “genio femminile” si sia svelato nelle religioni e nelle culture del mondo.
Venerdi 15 settembre 2017 alle ore 21,30
La proiezione del film “Le stelle inquiete“ di Emanuela Piovano (2011)
Ispirato ad un vero episodio della breve vita della carismatica fiosofa francese Simone Weil.
Nel momento più buio della storia umana, mentre si agitano le ombre dei totalitarismi, sopraggiungono lucciole e stelle inquiete.
Quelle che vede Simone Weil, nella campagna dove è arrivata per lavorare come bracciante dal “filosofo contadino” Gustave Thibon, col quale intratterrà un incontro di idee che lambisce l’amore.
Al termine della proiezione dibattito con la Giornalista dell’Osservatore Romano Silvia Guidi.
Appuntamento al Cinema La Compagnia di Firenze (15-17 Settembre) per la X edizione di Immagini & Suoni del Mondo.
Apre il festival del Film Etnomusicale Félicité, di Alain Gomis premiato con l’Orso d’Argento alla Berlinale 2017.
Venerdi 15 alle ore 21
Foto di Véro Tshanda Beya premiata come migliore attrice protagonista Africa Movie Academy Award 2017 per il film Felicité.

12 Settembre 2017
Oggi conferenza stampa per la 20ª EDIZIONE DEL MEDITERRANEO VIDEO FESTIVAL presso la moderna Università Telematica Internazionale Uninettuno nella Sala Conferenze in Corso Vittorio Emanuele II, 39 di Roma.
Sono intervenuti :
Maria Amata Garito, rettore Università Telematica Internazionale Uninettuno
Maria Grazia Caso, direttrice artistica Mediterraneo Video Festival
Tony Shargool, direttore artistico FestivalMente FM Onde Cerebrali
I registi Giorgio Verdelli, Noureddine Fatty e la regista Emanuela Piovano, membro giuria 20ª edizione Mediterraneo Video Festival.
Il Mediterraneo Video Festival è un concorso internazionale del cinema documentario giunto alla 20°edizione con il patrocinio CICT UNESCO.
Si svolgerà nel Parco Nazionale del Cilento avrà come location Palazzo Ricci ad Ascea-Velia (SA)il 15 /16/17 settembre 2017
E’ lo spazio dove si incontra e si confronta la cinematografia documentaristica internazionale con particolare attenzione ad un cinema che riflette la diversità umana e la comprensione delle differenze, che promuove il rispetto delle identità dei luoghi e favorisce il dialogo interculturale.
http://www.medvideofestival.net/
https://emanuelapiovano.wordpress.com/2017/09/18/mediterraneo-video-festival/
FÉLICITÉ alla 10° Edizione di Sciacca Filmfest 2017 – “Nuovo Cinema Africano”.
La sezione curata da Enrico Chiesa storico ed esperto di cinema, animatore del progetto “Africa Love” ha l’obiettivo di promuovere la cinematografia d’avanguardia africana e il cinema indipendente.
Il film sarà proiettato alla Multisala Badia Grande di Sciacca il 12 settembre.
12 settembre 2017


Nell’ambito della “Festa dello sport” al Cineteatro Astrolabio di Villasanta
12 settembre ore 21,00
Proiezione del film documentario “FREE TO RUN” .
Libertà, uguaglianza ma anche fragilità delle conquiste attraverso l’evoluzione di una disciplina, la corsa.
La rassegna Il «Cinema sotto le stelle» alle Arene di Marte del Mandela Forum si conferma tra le proposte più apprezzate dell’estate fiorentina.
La proiezione del film Félicité (Gran Premio della Giuria a Berlino 2017) Sabato 2 settembre a Firenze Arena estiva di Marte Grande alle ore 21,15.
Le peripezie e la musica di “Félicité” protagonista del film di Alain Gomis ambientato in una Kinshasa sospesa tra tradizione e modernità.
26 – 30 agosto 2017
L’estate al cinema continua al MPX di Padova con Corniche Kennedy di Dominique Cabrera.
“Un messaggio trasversale potente che punta i riflettori sulla fragilità emotiva di giovanissime leve, non scagionando le colpe delle responsabilità della società civile. Colpe, espresse nella meravigliosa metafora del salto nel vuoto che il mare accoglie, restituendo, a quei ragazzi, un momento molto importante di conquistata stima.”
Recensione di R. Gaudiano Cinema4Stelle.it –
Al cinema in Italia con Kitchenfilm
27 luglio 2017

La sesta edizione della rassegna di cinema all’aperto
“Il mondo in un cortile – Cinema dal Mondo” (15-28 luglio 2017)
coordinata dall’associazione Il Pettirosso ospita in particolari location della città di Terni film di varie culture.
Giovedì 27 luglio alle ore 21,00 presso il Chiostro di S.Cecilia, Borgo di Collescipoli verrà proiettato FÉLICITÉ di Alain Gomis (Orso d’Argento a Berlino e trionfatore agli African Movie Academy Award 2017)
Grazie al contributo di Amnesty International di Terni il film sarà preceduto da una presentazione dello stato dei diritti umani in Congo.
“Félicité” è la commovente storia di una donna, pronta a tutto per salvare la vita del figlio, in una dura lotta tra casualità della vita e forza di volontà.
26 luglio 2017
Sugli schermi del bellissimo villaggio di Marzameni storie di donne per la diciassettesima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Frontiera (24- 30 luglio 2017) considerato l’evento principale dell’estate siciliana.
Proiezione del film Fèlicitè 26 luglio alle ore 21,30.
“Un dramma sincero e toccante del regista Alain Gomis. Il ritratto di una madre disposta a tutto pur di salvare suo figlio”
La Fondazione Cineteca Italiana di Milano in occasione della rassegna e mostra “AFRICA. RACCONTARE UN MONDO”
Proiezione del film Félicité del regista franco-senegalese Alain Gomis presso il Cinema Spazio Oberdan di Milano.
Una storia d’amore, il racconto musicale di un ritorno alla vita.
Félicité
Congo, Kinshasa. Félicité è una straordinaria cantante dei locali della città. Un giorno suo figlio adolescente ha un incidente e deve essere operato con urgenza. Felicité inizia un pellegrinaggio per raccogliere il denaro necessario per l’intervento.
“ARABELLA LULLABY” è uscita con la casa discografica 103 CENTOTRE EDIZIONI MUSICALI & DISCOGRAFICHE
Il brano, scritto da Emanuela Piovano e cantato da Eleonora Tosto, è inserito nella colonna sonora de “L’età d’oro” Director’s cut, il film liberamente ispirato al libro di Francesca Romana Massaro e Silvana per celebrare la figura di Arabella Miscuglio.
Sui titoli di coda del film:
Composta e diretta Alessandro MAIETTA
Testo di Emanuela PIOVANO
Voce solista Eleonora TOSTO
Studi di registrazione – Produzione musicale e staff
POWER ORCHESTRA
Disponibile su Apple Music https://itunes.apple.com/us/album/ara…
e su Spotify https://play.spotify.com/album/6T1eEB…
“L’età d’oro” ci trascina nella vitalissima atmosfera degli anni ’70, piena di utopie e gioiose o sofferte sperimentazioni, ma anche di tanto grande cinema. Laura Morante interpreta una pasionaria del cinema che lotta per tenere in piedi un’arena cinematografica che ha restaurato e che da anni programma quotidianamente con i film che più ama. Una passione totalizzante, mal vissuta dal figlio (Dil Gabriele Dell’Aiera), diverso da lei in tutto. Una storia sull’amicizie, la passioni e le scelte difficili che ogni giorno caratterizzano la nostra vita. Un commosso omaggio al cinema che sa parlare del sé più intimo e delle aspirazioni.
Regia di Emanuela Piovano, con Laura Morante; Dil Gabriele Dell’Aiera; Gigio Alberti; Eugenia Costantini; Pietro De Silva; Stefano Fresi; Giulio Scarpati; Giselda Volodi; Elena Cotta; Adriano Aprà.
24 luglio 2017

Torna nelle sale italiane il film di Emanuela Piovano L’età d’oro director’s cut
Il cinema, l’arena cinematografica.
La passione e la dura realtà.
Due generazioni al confronto.
Proiezione il 24 luglio 2017 alla Casa del Cinema di Prato – arena cinematografica estiva al CASTELLO DELL’ IMPERATORE
MAMAA
Saltare è spaventoso, ma siamo giovani, vogliamo sentirci liberi. Siamo troppo pazzi per fallire.
Un giorno ho visto un amico schiantarsi, mi faceva male tornarci al solo pensiero. Qui, la paura è presente come non mai, hai visto quello che è successo, lui è in ospedale e tu sei di nuovo sul punto di tuffarti. Lì per lì avevo un po’ paura, ma una volta che ti sei ferita alla testa … ci ritorni. Hai solo quello in testa. Il mio amico per esempio, è stata tutta la sua vita, saltava tutto il tempo, non importava quanto faceva freddo o pioveva … lui ci tornava sempre. Quando sei in aria, ti chiedi di cosa avevi paura. Ci sei solo tu, il vuoto e il mare. E ‘ l’unica momento nella tua vita in cui ti senti veramente libero.
MELISSA
Innanzitutto è un orgoglio. Sei orgoglioso di saltare. Dici a te stesso: “Sono io che l’ho fatto.”
Poi c’è l’adrenalina, il pericolo. Con questa carica non si pensa più a nulla. Tuffarsi è la cosa più facile per procurarsi dell’adrenalina, è accessibile a tutti ,gratuito e ti fa lo stesso effetto che buttarti con il paracadute.
Quando sei piccolo, quando fai parte di un gruppo che salta, non hai scelta, sei costretto a farlo. Se no diventi lo zimbello di tutti, vieni tagliato fuori . Ma quando cresci vuoi superare te stesso, prima salti da tre metri poi più in alto e dopo ancora più in alto, più lontano, cercando di volare …Volere è potere! Questo mondo è così brutto che abbiamo bisogno di sognare!
ALAIN
Ho la sensazione di evadere da me stesso quando salto, di essere altrove. Mi tuffo spesso, anche da solo. Cerco di essere sotto pressione, ne sento il bisogno. Quando sono in aria, ho la sensazione che in acqua esploderò, tutto si blocca nel cuore. Rasento la morte, ma mi piace
HAMZA
Tutto quello che cerco è la vertigine. Io salto da quando avevo 12 o 13 anni, i calanchi sono vicino a casa mia. Quando sei lassù sulle rocce, sei responsabile di tutto, tutta la tua vita è sulle tue spalle. E quando ti lanci, quando decolli nell’ aria, il peso della vita va via, e tu voli.
Il massimo che ho saltato è 16 metri. Ovviamente sei a conoscenza del pericolo, ma la paura è assente. Tutto questo non è che libertà.
KAMEL
Quando salto sento che mi lascio alle spalle tutte le preoccupazioni, sento di fare qualcosa che la gente non fa, di andare oltre la mia paura. Sento una forza, come se fossi in grado di sfidare me stesso ancora di più. Di fronte al salto, alla società, io sarò più forte. Ti senti vivo e libero. La vera libertà è questa: quando ci si sente vivi.
14 luglio 2017
Si è svolta a Roma presso l’Accademia di Egitto la conferenza stampa del film Félicité di Alain Gomis.
Presenti al tavolo della conferenza la protagonista, Véro Tshanda Beya, la distributrice della Kitchenfilm, Emanuela Piovano e Patrizio Carnevale, Ostetrico- operatore umanitario di Medici senza frontiere Italia con più di una missione in Congo.
Modera la giornalista dell’Ansa Daniela Giammusso.
67° Berlinale🏆 Orso d’Argento Gran Premio della Giuria
African Movie Academy Awards (AMAA)
🏆 Miglior Film
🏆 Miglior Attrice Protagonista
🏆 Miglior Attore Non Protagonista
🏆 Miglior Sceneggiatura
🏆 Miglior Colonna Sonora
🏆 Miglior Film in lingua africana
La seconda edizione di VIVE LE CINÉMA festival del cinema francese organizzato dall’Apulia Film Commission, ideato e diretto dal regista e sceneggiatore Alessandro Valenti, dal produttore Angelo Laudisa e da Brizia Minerva si è svolto nel borgo salentino di Acaja.
Quattro serate nel Castello di Acaya (dal 12 al 15 luglio 2017)
Tre i film scelti dal festival con distribuzione Kitchenfilm:
16 luglio 2017
Dopo “SQuola di Babele”, la KitchenFilm ha scelto di distribuire in Italia un film pazzesco, “Ultime Notizie dal Cosmo”, sempre per la regia di Julie Bertuccelli, presentato in anteprima alla seconda edizione del Festival del cinema francese di Acaya, Vive le Cinéma dove è stato premiato come miglior documentario.
“Un film che ci ha colpito molto, che ci ha cambiato come persone e come spettatori”, dice che ha diretto la masterclass con la regista francese che ha dichiarato: “Vivo il momento che filmo per leggere tra le righe l’intimità delle persone. Questo fa sì che il problema morale di ciò che sto girando si ponga proprio durante le riprese e non al montaggio, che si è rivelato solamente un contesto di selezione delle scene che funzionavano meglio nel raccontare Heléne”.
La cinepresa è stato il punto di incontro con la giovane poetessa che alla regista francese ha dedicato questo messaggio «Attraverso il tuo film, Julie, io sembro una persona fuori dal circuito. […] Con piacere mi osservo nel tuo occhio beffardo che rende più belli i contorni poetici del reale. Adoro il magico istante di questa eternità nella quale lo sguardo e l’emozione e tutto il corpo si immobilizzano. Credo in questa strana alchimia dell’istante per l’eternità, mi insegna la fiducia dell’esistenza di essere qualcuno da qualche parte in uno spazio di condivisione. Grazie, Julie, per aver imbarcato con me in questo mondo di altrove che tu chiami Cosmo».
Foto Antonio Leo

15 luglio 2017
Splendido successo di Félicité agli AMAA2017 , l’Africa Movie Academy Awards è il più importante evento cinematografico africano e il premio piu prestigioso in Africa.
Félicité Orso d’Argento Gran Premio della Giuria alla 67° Berlinale si è portata a casa ben 6 riconoscimenti:
13 luglio 2017
Serata di gala, ad inviti presso l’Accademia di Egitto a Roma per la proiezione del film “Félicité”, vincitore dell’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria al Festival del Cinema di Berlino 2017 Véro Tshanda Beya con la presenza dell’attrice protagonista Véro Tshanda Beya e la distributrice per l’Italia Emanuela Piovano (Kitchenfilm).
La Repubblica
“Inno qui e là, poetico, all’incoscienza, alla libertà e alla bellezza di quel tratto di vita, per questi ragazzi molto breve, che precede l’ingresso nel mondo adulto”.
Paolo D’Agostini
Quotidiano Nazionale
“Difficile dimenticare questo trio dell’adolescenza non rubata, ma vivissima, nella Marsiglia abbacinata di sole e di mare, personaggio sovrintendente di una dolcissima e ingrata virtù dell’adolescenza. Dal romanzo di Mylis de Kerengal. Film dell’estate”.
Silvio Danese
Il Giornale
“Questa sì che è vita. Un dramma delicato e sensibile sui primi turbamenti, vietato a chi soffre di vertigini.”
Massimo Bertarelli
Il Sole 24 ore
“Quasi tutto Corniche Kennedy è girata in esterno, per una parte rilevante alto sul mare, o in acqua e talvolta anche sott’acqua. A noi sembra che la sua misura sia la leggerezza, tanto dei corpi quanto dei desideri. Sono leggeri Marco, Mehdi e i loro compagni, nonostante la loro esclusione dalla Marsiglia del benessere e della rispettabilità.”
Roberto Escobar
Ciak
“Così, minuto dopo minuto la Cabrera accarezza i personaggi di Corniche Kennedy, il suo sguardo è sempre affettuoso, difficilmente giudicante a metà strada tra i Dardenne e Guédiguian.”
Andrea Morandi
Alias
“Solare e tattile, prova muscolosa di regia, è una bellissima sorpresa tra i film che escono in estate.”
Silvana Silvestri
8 luglio 2017
Taormina FilmFest uno dei più antichi e prestigiosi festival del panorama cinematografico italiano seleziona il film Corniche Kennedy di Dominique Cabrera.
Proiezione sabato 8 luglio al Palazzo dei Congressi.
Le avventure di un gruppo di ragazzi che passano l’estate nei pressi di Marsiglia saltando in acqua dalla Corniche Kennedy, una strada che costeggia il mare.
Una poliziotta con l’incarico di supervisionare quella parte di costa li osserva con il binocolo. I ragazzi continuano a sfidare la legge e presto le cose iniziano ad andare storte…
19 giugno 2017
“ La storia di un fenomeno che potrebbe sembrare banale, ma è invece lo specchio di trasformazioni sociali profonde, il regista appassionato corridore, ha dedicato questo documentario Free To Run uscito in diversi paesi europei “ ( Internazionale)
La maratona femminile diventata uno sport olimpico nel 1984 e fino a 50 anni fa le donne non potevano partecipare a tale tipo di gare. Poi, nel 1967, una studentessa dell’università di Syracuse s’iscrisse, con uno stratagemma, a quella di Boston ed entrò nella storia: si chiamava Kathrine Switzer e fu la prima “lei” a correre una maratona con un numero ufficiale (il 261) Da quella vicenda prende il via Free To Run, il film documentario del regista ( e runner) svizzero Pierre Morath sulla corsa. Corsa che, più che come sport, è raccontata come una strada per l’emancipazione e una forma di lotta contro ogni discriminazione. “La corsa è un atto individuale che diventa atto collettivo e quindi atto politico” fra detto il regista presentando la pellicola a Milano, al Festival dei Diritti Umani. Un film che racconta quanto questo sport permetta a chi lo pratica di affermare se stesso. E gridare al mondo, in modo pulito, la propria presenza. (Mensile la Vita in Diretta nella pagina Cultura e Spettacolo di Annalisa Misceo)
La kitchenfilm distribuisce FREE TO RUN per l’Italia e viene raccontato con la voce di LINUS
Dopo Milano, Roma… dal 19 giugno 2017 a Torino Cinema Fratelli Marx.
Roma – 8 giugno 2017 – Casa del Cinema
Conferenza Stampa del film “Corniche Kennedy” alla presenza della regista Dominiche CABRERA. Conduce Margherita FERRANDINO.

A Hollywood Party 7 giugno 2017 in diretta da Rai 3 conduce Steve Della Casa e Alessandro Boschi. In studio Dominique Cabrera accompagnata da Emanuela Piovano che distribuisce il suo film CORNICHE KENNEDY in Italia con la Kitchenfilm.
Dominique Cabrera si racconta ai microfoni di Hollywood Party. La regista francese, nata nel 1962 in Algeria, ha mosso i primi passi nel mondo della settima arte con il documentario Chronique d’une banlieue ordinaire (1992), sguardo attento e personale sulla periferia francese e sui suoi abitanti, ma si è poi dedicata anche ad altri generi. L’autre côté de la mer è il suo primo lungometraggio di finzione (presentato a Cannes nel 1997), mentre l’opera più recente è Corniche Kennedy (2016), ritratto appassionato di quattro adolescenti che trascorrono l’estate nei pressi di Marsiglia.
http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-ff7fc9e1-f4cb-40bc-a5a4-2d8dcdbadf5c.html
LA FICE SELEZIONA “CORNICHE KENNEDY” PER ” ESTATE D’AUTORE”
E’ un film solare anzi, BALNEARE!!!!
Rinfrescante e corroborante.
La FICE Federazione italiana cinema d’Essai lo ha scelto per la quarta edizione
“Estate d’Autore. Prime visioni al cinema” per promuovere l’offerta di film di qualità italiani ed europei nel periodo estivo.
CORNICHE KENNEDY di Dominiche Cabrera un potente, sensibile e sensuale atto d’amore per quel momento della vita in cui tutto è possibile: l’adolescenza.
Dal 15 giugno al cinema distribuito da Kitchenfilm
05 Maggio 2017
Ospite alla Triennale di Milano il regista Pierre Morath ha presentato in anteprima nazionale il film FREE TO RUN.
Vanessa Tonnini curatrice del Festival dei Diritti Umani:
“i valori umani sono l’unico antidoto ai nostri mondi imperfetti, e l’unica invocazione possibile sembrerebbe per tutti la stessa: free to run!”
Il film è stato lungamente applaudito.
La kitchenfilm distributrice del film per l’Italia, presente alla proiezione, ha omaggiato tutti quelli che lo desideravano fino ad esaurimento scorte con delle t-shirts nere con la scritta ” FREE TO RUN”
Milano Venerdì 5 maggio 2017
Prendendo spunto dal film “Free to run” di Pierre Morath proiettato in anteprima italiana al Teatro dell’Arte della Triennale di Milano, il Festival dei Diritti Umani ha organizzato una corsa notturna con la partecipazione del regista, lo storico, giornalista ed ex atleta Pierre Morath e dei ragazzi richiedenti asilo del Centro Accoglienza Straordinaria di via Corelli, che correranno assieme all’associazione NoWalls, al Gruppo Sportivo Tassisti milanesi e ai preparatori atletici di Almostthere, il cui progetto corale li ha recentemente portati a partecipare alla Milano Marathon. Con questa grande squadra ci sarà anche Danilo Goffi, maratoneta azzurro plurimedagliato ad Olimpiadi, Mondiali ed Europei.
L’evento è organizzato in collaborazione con Amnesty International e NoWalls.
BOBBI GIBB
Nel 1966 fu la prima donna a correre la maratona di Boston. Nonostante non avesse il numero di pettorale, riuscì a finire la gara.
KATHRINE SWITZER
Nel 1967 fu la prima donna a correre la maratona di Boston come partecipante ufficialmente registrato. Jock Semple, direttore della maratona le corse appresso tentando di strapparle la pettorale e farla ritirare dalla corsa. Questo momento viene ricordato come il punto iniziale della rivolta femminile per ottenere il diritto a correre. Kathrine Switzer divenne un icona centrale di questa lotta.
NOEL TAMINI

Nei primi anni 70, Noel Tamini, nato in Svizzera e soprannominato il poeta di Salvan, fondò la rivista Spiridon.
Per 15 anni avrebbe diffuso la nuova visione della corsa a lunga distanza in tutto il mondo, andando alle barricate per difendere le lotte contro i reazionari: la pratica libera per tutti, e per le donne in particolare, l’emancipazione dai sistemi federali e la libertà di organizzare gare al di fuori degli stadi.
FRED LEBOW

Un piccolo uomo divertente con energia incredibile e una creatività in esaustiva, Fred Lebow fu fondatore ed organizzatore storico della maratona di New York. Riuscì a trasformare una gara che coinvolgeva circa pochi centinaia di partecipanti in una delle sfide più famose e desiderate nel mondo. Lui rappresentava il gran successo della corsa contemporaneamente alla sua evoluzione verso gli affari .
STEVE PREFONTAINE

Il corridore americano anche chiamato il James Dean della pista, Steve Prefontaine combatté per far si che lo status di dilettante imposta sugli atleti fosse riconsiderato. Con questo status le federazioni potenti potevano vietare agli atleti di prendere anche un centesimo. Una vera leggenda delle gare a media distanza negli USA, fu ucciso in un incidente all’età di 24 anni
FRANCK SHORTER
Ricevette la medaglia d’oro nel 1972 per la maratona olimpica e trasformò radicalmente la percezione del pubblico sulla disciplina. La sua eleganza, controllo e stile rilassato permise alla gente di dimenticare l’immagine pericolosa e dannosa associata alle maratone.
La Gazzetta dello Sport del 3 Maggio 2017


Per la prima volta in assoluto FREE TO RUN racconta la favolosa storia della corsa un’attività marginale e militante divenuta col tempo una passione universale
FEE TO RUN Regia Pierre Morath
Dalle strade di New York ai sentieri delle Alpi svizzere, da Sao Paulo a Parigi, Pechino o Sydney, la corsa è una pratica che unisce milioni di persone in tutto il mondo. Ma quest’attività sportiva, mezzo di libera espressione del corpo, non è sempre stata così semplice: nel corso dei decenni, la progressiva affermazione della corsa è costellata di episodi che si intrecciano con i più significativi momenti di passaggio della società, come le lotte per l’emancipazione femminile. Le donne hanno dovuto lottare persino per ottenere il semplice diritto di correre. Da Bobbi Gibb e Kathrine Switzer (le prime donne a partecipare alla maratona di Boston) a Fred Lebow (l’inventore della maratona di New York) e Steve Prefontaine (il James Dean delle piste), un inno al grido di Liberté, Égalité, Course à pied.
Storico, giornalista ed ex atleta, Pierre Morath è nato a Ginevra nel 1970. Ritiratosi dall’attività agonistica per un grave infortunio al tendine di Achille, nel 2005 ha prodotto e diretto il suo primo documentario, Les Règles du jeu, ritratto del mondo dell’hockey su ghiaccio. Il lavoro successivo, Togo (2008), è ambientato nel Paese africano durante i Mondiali di calcio del 2006, quando la prima storica qualificazione della nazionale ha evitato una guerra civile ormai alle porte. Dopo aver realizzato Tu seras champion mon fils (2008) per la televisione svizzera, Morah ha girato Chronique d’une mort oubliée (2012), ricostruzione del caso di Michel Christen, l’uomo trovato morto nel 2005 nel suo piccolo appartamento a Ginevra: Christen era deceduto in un quartiere residenziale della città 28 mesi prima, ma mai nessuno era andato alla sua ricerca.
https://www.comingsoon.it/film/free-to-run/53867/scheda/
Arriva alla Triennale di Milano (2-7 maggio 2017) per la prima volta in Italia il film FREE TO RUN per la seconda edizione del FESTIVAL DEI DIRITTI UMANI
FREE TO RUN di Pierre Morath
E’ un documentario sulla corsa e su come poter arrivare a correre liberamente sia stata una vera e propria conquista sociale.
La conquista di essere “LIBERI DI CORRERE” viene raccontata attraverso la voce di Linus per l’edizione italiana e sarà nelle sale italiane con la Kitchenfilm.
Negli anni 60 gli uomini che correvano venivano considerati strani, se correvano con gli shorts e la canottiera in Central Park venivano arrestati.
Peggio per le donne: a loro era vietato correre.
Kathrine Switzer è stata la prima donna a partecipare alla maratona di Boston nel 1967.
La maratona donne è diventata sport olimpico solo a partire dal 1984.
http://festivaldirittiumani.it/free-to-run/
http://it.euronews.com/2017/01/27/free-to-run-il-docu-film-sulla-corsa-come-sinonimo-di-liberta
07 aprile 2017
La proiezione del film “L’età d’oro” venerdì 7 aprile 2017 è stata organizzata dall’istituto Italiano di Cultura al Goethe Loft di Lione
Presente la regista Emanuela Piovano.
“A Lione le prenotazioni sono state talmente tante che si è dovuta aggiungere una stanza e non si è potuto tirare la tenda nella saletta prevista per la proiezione.
Questo ha fatto sì che la prima parte della proiezione avvenisse alla luce dato che non era possibile oscurare il lucernario.
Ho cercato di tirare un po’ in lungo la presentazione, ma visto che era oltretutto una bellissima giornata non si è fatto notte fino a metà film.
Ho dunque dato l’avvio al proiezionista alludendo a Lione città magica (e triangolo con Torino e Praga) visto che uno dei temi dell’Età d’oro è proprio la proiezione in piena luce, come se la forza delle immagini potesse competere con la luce stessa dell’arena cinematografica.
Quindi come L’arroseur arrosé sono stata ripagata dall’aver lanciato questo sasso paradosso e proprio a Lione (città tra l’altro natale dei fratelli Lumière) ho dovuto proiettare L’età d’Oro en plein lumière.
Sfida vinta. I circa 150 spettatori hanno seguito passo passo le ironie del film, le allusioni, le commozioni, incoraggiandomi a stare anch’io con loro, cosa che non faccio quasi mai.
Molte le domande e le felicitazioni a fine proiezione: nessuna domanda era di chiarificazione, dunque la sintonia con il pubblico molto eterogeneo e di svariate generazioni è stato totale. Come ad Annecy e a Mons peraltro.
Ma il commento più gradito è venuto da una giovane studentessa, che mi ha detto di amare il cinema di relazione, dove le relazioni tra i personaggi sono approfondite e sviscerate.
Non si parla mai abbastanza delle relazioni al cinema, perché i critici la ritengono un’escursione non pertinente con l’estetica, la ricerca linguistica, la citazione e il controcanto dei maestri.
E poi parlare di relazioni al cinema è un po’ come l’esecrata lettura dei film alla luce dell’ideologia, una sotto-lettura insomma che da quando esiste lo strutturalismo è praticamente vietata.
Vengo adesso da una rilettura di Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg, piccolo gioiello di un’attualità inaudita che fu stroncato da Goffredo Fofi e dai quaderni piacentini perché il femminismo filosofico era ancora lontano, e anche il situazionismo.
Infatti l’Età d’Oro è un omaggio a questa generazione successiva, (Annabella Miscuglio cui il film rende omaggio è stata la traduttrice in Italia di Veneigem), dove è vero che si decostruiva la narrativa e quindi anche ogni possibilità di comprensione, ma dove è anche vero che qual movimento era tutto fuorché intellettualistico, cerebrale, avulso.
Era invece un movimento che incominciava a rendere permeabili i passaggi dall’uno all’altro, l’utopia di rivedere i modi di stare insieme oltre la famiglia, il rapporto con i figli al di là di tutti i paletti imposti dai protocolli di comportamento.
Ecco: aver voluto fare di questo omaggio un’opera narrativa (come sottolinea Adriano Aprà citandomi nel nuovo progetto di Fuori Norma) e non neo-sperimentale, come forse ci si sarebbe potuti aspettare, è stata dettata non da un compromesso di mercato o di leggiblità, ma proprio dall’aver colto il seme più profondo posto da Miscuglio ad insegna del suo testamento.
Il seme che l’avrebbe portata alla fiction, alla sceneggiata, al nazional popolare su cui stava lavorando negli ultimi tempi insieme al suo collettivo. Il seme che noi autori di età d’Oro abbiamo creduto individuare nel mescolare fantasmi e inconscio a relazioni e storia, dialogo lineare e piani sfalsati su cui raccogliere le immagini e le immagini delle immagini, e le immagini delle immagini delle immagini.
Piccolo fiore che sboccia per gli spettatori che hanno avuto – come i francesi, e i belgi, forse europei? – una scolarità all’audiovisivo, che dunque si abbandonano al processo significante senza blocchi, dando vita a quello che ognuno di noi che lavora dietro (nell’orto prima dell’assaggio e dietro le quinte è uguale) saluta come un piccolo miracolo anche se dovrebbe essere il normale sbocco del proprio impegno.
Alludo al piccolo grande fiore del riconoscersi, (altro grande filone della critica cinematografica abiurato, quello del rispecchiamento alla Lukacs), del ritrovare nel film qualcosa che si intuisce ma che il film aiuta a svelare, o solo a complicare.
E’ una bellissima esperienza per un autore uscire dalla proiezione di uno dei suoi film e sentire che le persone che vi hanno assistito ne hanno bisogno, lo riconoscono come un dono.
Così è stato anche a Lione, dove un istituto italiano di Cultura lotta per la propria sopravvivenza (da più di un anno il nuovo direttore non è ancora stato nominato), dove al di là dei nazionalismi i pochi impiegati fanno di tutto per scambiare con la loro città le opere del proprio paese.
Pensate che la sala di proiezione dove si svolgono le attività dell’Istituto italiano di cultura a Lione è del Goethe Institut.
Evviva allora questo circuito alternativo alle sale commerciali che sempre di più stano imparando da loro (vd dichiarazioni di Sorrenitno e altri all’ultimo convegno ANICA), viva i centri culturali dove da adolescente mi sono formata anch’io a Torino e li ricordo come tra le più belle esperienze.
5 aprile 2017
In diretta da Milano al doppiaggio con Linus, voce narrante di #FreeToRun.
In questa scena ci racconta della mitica Kathrine Switzer e della sua prima volta alla #maratona di #Boston.
#Liberidicorrere – da maggio al cinema.

Il Festival del Nuovo Cinema francese Rendez-Vous 2017 su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, realizzata dall’Institut français Italia, co-organizzata con Unifrance, sotto la direzione artistica di Vanessa Tonnini sceglie il film Corniche Kennedy di Dominiche Cabrera.
Il film si svolge in un’estate, incentrato su un gruppo di adolescenti svogliati che sfidano le leggi della gravità tuffandosi in mare dalla strada Corniche Kennedy che costeggia il mare.
Le proiezioni:
ROMA-Giovedì 6 aprile 2017 alle ore 20,00 presso presso l’Institut Français – Centre Saint-Louis
TORINO-Sabato 8 aprile 2017 ore 18,30 presso il cinema Massino e Martedì 11 aprile 2017 ore 15,00 presso il cinema Massimo
Il film Corniche Kennedy sarà distribuito per l’Italia dalla Kitchenfilm
8 Marzo 2017 In occasione della Festa della donna vi presentiamo una clip inedita per celebrare la figura di Arabella - interpretata da Laura Morante Web - una persona combattiva che ha lottato per quello in cui più credeva il cinema e l’affermazione dei diritti delle donne L'inedita versione Director’s cut, del film " L' età d'oro" ora disponibile in DVD con CG Entertainment contiene 4 minuti in più, oltre ad avere un montaggio alternativo, rispetto alla versione presentata in sala.
Dedicata alle ragazze di ieri e alle donne di oggi e di domani! "Dobbiamo smettere di avere paura"

Questa sera Martedì 7 marzo alle 20:00
In collaborazione con Apulia Film Commission a Spaziocineforum presso il Cineporto di Lecce la presentazione del film di Emanuela Piovano “L’età d’oro”, girato a Monopoli e ispirato alla figura di Annabella Miscuglio, storica femminista vissuta negli anni 70 e 80 dell’altro secolo.

Proiezione alla presenza della regista, della co-sceneggiatrice Silvana Silvestri e del direttore della fotografia Marc Van Put.
Il film ha per protagonista un’intensa Laura Morante che, con il nome di Arabella, tratteggia la vita e gli amori della Miscuglio, appassionata di cinema e pasionaria del suo cineforum nell’arena sulla splendida costa pugliese.
Ultimo titolo della Piovano, L’età d’oro è un film sul cinema, ma anche un omaggio romanzato ad una regista cult degli anni post-sessantottini, autrice di documentari e pioniera del femminismo.
Da tutta l’opera traluce un’atmosfera velata di nostalgia per gli anni trascorsi, e per i sogni di epoche ormai perdute rimasti nel cassetto.
Da domani 7 Marzo 2017 sarà disponibile in Home Video ill film “L’età d’oro” – Director’s Cut di Emanuela Piovano con Laura Morante, in un nuovo montaggio a cura della stessa regista, in cui sono recuperate alcune delle scene del lavoro di gruppo della cineasta Annabella Miscuglio tratteggiata da Laura Morante, oltre ad alcune scene in cui è più intensa la presenza di Giselda Volodi.
In generale, in questa occasione, la Piovano ha inteso fornire una sua versione della storia meno drammatica e più rievocativa del periodo e delle persone raccontate nel film. Le due versioni del film conviveranno nell’edizione homevideo, che sarà acquistabile su CG Entertainment http://www.cgentertainment.it/film-dvd/leta-doro/f21527/
http://www.cgentertainment.it/news/letdorodiemanuelapiovanoindoppiodvd/
“Una coincidenza perfetta tra forma e contenuto, uno charme retrò che intenerisce e commuove.” Mymovies.it
“Sognare davanti allo schermo era un modo di aprire gli occhi e farli guardare lontano, molto oltre ogni film.” Il Manifesto
“Annabella Miscuglio, un nome che è quasi un destino per una vita tumultuosa che riassume tutte le utopie e le gioiose follie degli anni 70. “ Il Messaggero
Gala di premiazione e cerimonia di chiusura presso il teatro Reale per il prestigioso Festival International du Film d”Amour de Mons (FIFA).
Sala gremita e applausi per entrambe le proiezioni di Giovedi 16 e di Venerdì 17 febbraio per il film “L’età d’oro” nella categoria “Panorama del cinema Italiano”.
La regista Emanuela Piovano al festival per la presentazione del film e in qualità di membro di giuria per i cortometraggi internazionali ha risposto a tutte le domande e firmato numerosi autografi ai presenti.
10 -17 febbraio 2017
http://www.fifa-mons.be/fr/films/l-eta-d-oro![]()

BELGIO - La regista Emanuela Piovano presenta il suo film L’ETA’DORO selezionato nel “Panorama du Cinéma Italien” per l'edizione del 33° Festival International du Film d'amour de Mons
14 dicembre 2016
Ho visto per l’ultima volta Maria Pia in occasione del Festival di Bari, aprile 2016.
Ha fatto da sapiente presentatrice alla conferenza stampa del nostro film l’Età d’oro, con Laura Morante.
Aveva seguito il mio lavoro fin dal lontanto Le Rose Blu, riuscendo a trovare spazi miracolosi per un cinema indipendente, fatto di piccole grandi cose.
Per l’Età d’Oro mi ha detto una cosa illuminata, di cui ho fatto tesoro e che ha determinato i miei ultimi mesi di impegno.
Aveva notato con sorpresa e piacere alcuni sottotesti ironici nel film, che l’avevano molto divertita, e mi aveva chiesto come mai non avessi insistitito di più nel montaggio su quel registro.
Ecco che dopo quel colloquio ho rimesso mano al film, ed ora uscirà in un’edizione revista e corretta anche alla luce di quelle consideraioni amiche, dette con intelligenza e amicizia.
Non vedevo l’ora di mostrarglielo.
Non sono abituata a frequentare l’altra parte della barricata, ma ho sempre fatto tesoro, a volte amaro, dei suoi strali.
Così la Fusco, con affetto e leggerezza, fece capolino nella mia vita professionale quelle cinque o sei volte determinanti.
Così penso debba essere un critico, un giornalista, un militante di passioni assolute com’è la nostra: leggero, acuto, generoso, perspicace e coraggioso.
Grazie Maria Pia.
Emanuela

La 57esima edizione Festival internazionale di cinema documentario si terrà a Firenze dal 25 Novembre al 2 Dicembre 2016.
Quest’anno viene dedicata una retrospettiva completa sulla regista franco -libanese Danielle Arbid che sarà ospite del Festival per tutta la settimana.
Occhio alla proiezione del suo bellissimo film “IN THE BATTLEFIELDS” distribuito per l’Italia dalla Kitchenfilm.
TRAILER http://www.kitchenfilm.eu/kfilm/battlefields/trailer.html
“Voglio essere vicina ai miei personaggi nella finzione così come nel documentario. Voglio vivere vite parallele, non soltanto raccontare storie, ma provare degli stati d’animo, delle sensazioni forti.
I miei film di finzione – così come li percepisco, – sono dei documentari sui miei personaggi. Faccio molto uso di primi piani e focali lunghe per introdurmi nell’universo che creo, dimenticare, per quanto possibile, la realtà delle riprese e carpirne i momenti.
Ho filmato molto il sesso e penso che questa sia una mia prerogativa, di donna e di origine araba. Provo ad avvicinarmi alla pittura nella rappresentazione dei corpi. La grazia che ne emerge! Cerco sempre di abbellire, magnificare gli attori. Naturalmente, vi è una parte di spettacolo quando si fa un film, ma la cosa più straordinaria nel cinema rimane la parte del rischio. Non si sa mai che risultato si avrà alla fine. Venendo da una famiglia di giocatori d’azzardo – mio padre era un giocatore di poker – amo molto questo aspetto. Quando faccio un film non do niente per scontato. Filmare scene di sesso è ancora più rischioso, persino in Europa per certi versi. E nella mia cultura d’origine, quella libanese, dove quasi tutti i miei film sono censurati o vietati, è ancora peggio.
Nonostante ciò, esigo incessantemente che ogni film sia quanto più possibile ardente, nella sostanza, nella forma, così come nella maniera in cui viene realizzato”. (D. Arbid)
Tratto dal sito
http://www.festivaldeipopoli.org/festival/industry/2016/167
Focus interessantissimo organizzato da Paola Paoli e Maresa D’arcangelo per il 38°Festival internazionale di Cinema e Donne 2016
Come rendere l’industria cinematografica più paritaria: Formazione? Risorse? Potere? Diversità?
Viviamo in un mondo in cui le storie e le esperienze delle donne non sono valutati allo stesso modo come le storie di genere maschile.
In Svezia è nata un’ iniziativa di volontarie e volontari che hanno lanciato un marchio, un bollino di valutazione per i film.
La brillante ricercatrice svedese Ellen Tejle insieme a Livia Podestà Media Relations Manager allo Swedish Institute di Stoccolma durante il focus ha presentato l’iniziativa e spiegato l’uso di A- rating.
I film che passano il test devono includere nella storia del film:
L ’A sta come approvato, non ha scopo di giudicare, ma di sensibilizzare l’opinione pubblica. Molti Festival in tutto il mondo stanno adottando questo metodo. Il marchio può essere stampato sui manifesti e sui video dei film.
Emanuela Piovano con il suo director’s cut del film L’ETA D’ORO rientra nei parametri. Il suo film pùò avere il bollino di approvazione!
7 nov 2016
La 38° Edizione del Festival internazionale Cinema e Donne 2016 di Firenze ha come titolo “Sex&Story”. Partecipano le registe di tutto il mondo per sottolineare l’importanza della narrazione delle donne nel cinema.
Tra le italiane Emanuela Piovano che, in una Puglia fantastica, ambienta “L’età d’Oro.
Emanuela Piovano conosce da molto tempo Paola Paoli e Maresa D’Arcangelo le direttore del Festival, nelle passate e prime edizioni ha anche partecipato ed aiutato nell’organizzazione, durante la serata si congratula con loro per il bellissimo lavoro svolto in tutti questi anni.
Evento speciale del Festival è il director’s cut di Emanuela Piovano, “L’età d’oro”
Lunedì 7 novembre.
Ore 21. Cinema La Compagnia – Firenze Via Cavour, 50r
L’età d’oro è la scommessa cinematografica più impegnativa di Emanuela Piovano. Portare sullo schermo una figura centrale della scena romana degli anni 70 e 80, tra cinema sperimentale e femminismo nascente, Annabella Miscuglio, senza fare un biopic e neanche un documentario.
Annabella Miscuglio è stata l’ideatrice e la fondatrice del mitico Filmstudio di Roma. Ha realizzato inchieste, storiche e molto censurate, come Processo per stupro e A.A.A. Offresi su violenza e prostituzione.
Documentarista e sperimentatrice di nuovi linguaggi visivi organizzò, assieme a Rony Daopoulo il primo Festival di Cinema e Donne italiano: Kinomata.
A questo personaggio multiforme e affascinante, Emanuela Piovano si ispira per un film, poetico e sorprendente, in cui un figlio adulto, ancora ribelle nonostante la morte della madre, ne incontra l’ombra né triste né tragica e con essa discute e si riconcilia. Arabella/Annabella, una Laura Morante ironica e seduttiva, rievoca lo stile divita molto libero e creativo, comune al mondo scatenato dell’underground che il bambino di allora rifiutava e ora finisce per capire.
Siamo, però in Puglia e non a Roma e il discorso comprende il passato ed il presente di molti che, amano il cinema e continuano a credere nei loro sogni.
Come ogni anno la direzione del Festival è diretto da Paola Paoli e Maresa D’Arcangelo, ma da quest’anno i film verrano presentati al nuovissimo Cinema La Compagnia di via Cavour, 50r di Firenze anziché nello storico cinema Odeon.
C’è grande curiosità e attesa per la regista Emanuela Piovano invitata a presentare il 7 novembre alle ore 21.00 il film “L’Età d’Oro “ versione Director’s cut.
Liberamente ispirato alla vita di Annabella Miscuglio, regista militante e televisiva, documentarista femminista, fondatrice del mitico Film Studio. L’età d’Oro ci porta nella vitalissima atmosfera degli anni ’70, piena di utopie e gioiose o sofferte sperimentazioni, ma anche di tanto grande cinema. Punto di vista quello, assai critico, di un figlio.
Emanuela Piovano
di Paola Paoli
Scuola torinese, ovvero tutto quello che d’innovativo si muove nel cinema italiano d’idee, dalla trasmissione radiofonica di culto Hollywood Party alla direzione dei maggiori festival italiani, Emanuela Piovano è un’instancabile sperimentatrice di soggetti e forme del femminile. Scopre il cinema come allieva di Gianni Rondolino all’Università ma trova un maestro in Paolo Gobetti, con cui inizia a collaborare, negli anni di formazione, all’Archivio Cinematografico Nazionale della Resistenza. Fondatore di «Cinema Nuovo» e primo tra i traduttori dei formalisti russi, critico dell’«Unità», ideatore e direttore del «Nuovo Spettatore Cinematografico» – per inciso anche figlio di Piero, soprattutto esploratore e anarchico – Gobetti le trasmette un’eredità difficile che terrà sempre a mente. Ad esempio, che un archivio è qualcosa che rinnova continuamente il nostro approccio alla realtà e vive della riproduzione di testimonianze che diventano storie e storia, qualcosa di vivo che fa tenere gli occhi aperti sul mondo. Piovano collabora alla realizzazione di filmati didattici, al recupero e alla riedizione di filmati d’archivio e al film Le prime bande (1983) di Paolo Gobetti. Nel frattempo si è inserita nel gruppo dei giovani autori cui il Centro di Produzione Rai del Piemonte, molto attivo sotto la direzione di Cesare Dapino, affida piccoli budget per realizzare corti a soggetto o documentari.
Fedele alla lezione di Gobetti dell’approccio militante al cinema per approfondire soggetti fondamentali per la crescita della società civile fonda, con alcune amiche e colleghe, “Camera Women”, un’associazione che vuole affrontare la relazione tra donne e cinema con lavori collettivi. Dal 1981 al 1987 il gruppo realizza: D’amore lo sguardo (registe a Torino); Il corpo, il gesto, le donne, il cinema; Camera oscura; Milonga de la niña (studio per Marilaide Ghigliano fotografa); Epistolario immaginario. Nel 1984 Emanuela Piovano produce il film della regista varesina Gabriella Rosaleva Processo a Caterina Ross, un lavoro molto sperimentale e apprezzato, ispirato al lavoro di ricerca accademica e femminista sulla stregoneria, in particolare a La signora del gioco di Luisa Muraro. Nel 1987 firma sceneggiatura e regia del cortometraggio prodotto dalla Rai Senza fissa dimora, un bel primo lavoro d’indagine sull’emarginazione per strada, negli anni ‘80 non sempre ricchi e spensierati. L’anno successivo fonda la Kitchenfilm, società che esiste tuttora e che le permetterà di produrre tutti i suoi film, ma anche di offrire, ai giovani che vogliono cimentarsi coi mestieri del cinema, un luogo adatto all’apprendimento di tecniche e stile. A questo proposito, il suo si va delineando e precisando nei vari percorsi collettivi ma appare chiaro ed esplode ne Le rose blu (1989).
La scena è il carcere femminile delle Vallette, dove erano entrate con Anna Gasco e Tiziana Pellerano, su richiesta dalle detenute politiche e comuni per raccontare la loro difficilissima scuola di vita. Girato in 16mm e gonfiato in 35mm, il film inventa un linguaggio straordinario per evadere dagli spazi chiusi: scenette e siparietti, galline e messe in pieghe di fortuna, un mondo escluso che vuole entrare con l’ironia nell’assurdo della quotidianità negata. Quando irrompe il dramma dell’incendio e molte delle protagoniste perdono la vita, il cinema divampa con tutta la sua forza. Le rose blu nasce da questa tragedia ed è tuttora un film di culto sulla realtà carceraria femminile, con la presenza di Laura Betti e Ninetto Davoli a ricordare l’ispirazione pasoliniana del racconto. Lidia, la più forte protagonista della vita sbarrata, spiega cosa sono le rose blu:
“Le rose di solito hanno tanti colori / bianche rosse gialle. / Ma blu, blu fuori non ce ne sono rose blu. / Sono solo chiuse qua dentro. / Fuori passate e ci passate / così noi passiamo inosservate / così per voi. / Eppure io di sera di notte di mattina / io le sento / io sento di notte ogni cuore / ogni cuore di queste mie amiche sento battere / le sento palpitare. / Esistiamo”.
Il film raccoglie un grande consenso critico e vince il Premio di qualità fortemente voluto da Guido Aristarco. Con quei soldi Piovano si accinge a realizzare il suo secondo film, L’aria in testa (1991), soggetto originale di Adriano Belli, titolare insieme a Zlata Potancokova di Airone Cinematografica, una prestigiosa piccola casa di distribuzione che grazie alla doppia nazionalità di Zlata era anche la rappresentante italiana dei film d’autore dell’Est. All’epoca le piccole case di distribuzione cinematografica erano pochissime: Piovano impara dall’Airone il mestiere e si lancia nella distribuzione. Da quel momento, metterà insieme un catalogo internazionale di giovani talenti.
Quando si trasferisce definitivamente a Roma si sente un pesce fuor d’acqua. L’aria in testa, sceneggiato con Dirce Bezzi, allieva di Giorgio Arlorio, mette in scena questo disagio attraverso un linguaggio ancora sperimentale in cui ogni componente della troupe, regista compresa, recita la sua parte. Il film ha una piccola storia di festival che lo amano e lo premiano, ma poche occasioni di incontrare il pubblico cui era rivolta quella storia in tonalità surreale sullo stato di salute del nostro cinema appena prima Tangentopoli. Passano cinque anni e lo scenario muta completamente. L’aria è cambiata e al Ministero dello Spettacolo ci sono buone prospettive per giovani con buon curriculum e voglia di creare nuove storie capaci di attirare il pubblico in sala. Piovano presenta il suo progetto Le complici, tratto dal romanzo di Maria Rosa Cutrufelli Complice il dubbio, un noir che ruota intorno alla morte di un uomo (Urbano Barberini) e al sospetto di assassinio e complicità equamente bilanciato tra due donne diversissime (una brava Antonella Fattori e un’inaspettata Anna Rita Sidoti, campionessa europea e mondiale di marcia, per la prima volta attrice). Il loro incontro arriva fino all’audacia di un bacio. Siamo nel 1998, il film ottiene l’ultimo articolo 28 della storia di questo sistema di finanziamento pubblico ma non il sostegno della Rai, messa in fuga dal lato sulfureo del plot. La KeyFilms di Kermith Smith ne assume la distribuzione.
Nel cinema italiano il miglioramento è lento ma costante, arrivano al Ministero Giovanna Melandri e Rosanna Rummo che non incoraggiano in modo particolare le donne registe ma neppure le ostacolano. Sta di fatto che Piovano gira il suo primo film con un buon budget a Cinecittà dove dirige una troupe di tutto rispetto grazie al fondo di garanzia che si è aggiudicata. Sonia Bergamasco è la protagonista di questa storia di follia, da un soggetto dello sceneggiatore e regista Massimo Felisatti, in cui il rovesciamento rompe molti specchi della psicoanalisi e vede la psichiatra innamorarsi del paziente (Ignazio Oliva) ed entrare in un delirio di passione ultrasregolata. Amorfù del 2003 è distribuito, come il precedente, dalla Key Films. Con successivo Le stelle inquiete (2011), Piovano torna a girare in Piemonte, nel paesaggio ordinato e sensuale dei vigneti. In questo set assai accogliente, che simula quello del Sud della Francia in cui è ambientata la storia, si nasconde la filosofa ebrea Simone Weil. Due mesi soltanto di tregua negli anni terribili della seconda guerra mondiale, mentre incalza la persecuzione degli ebrei e la Francia è occupata dai tedeschi. Il film mette la grande filosofa mistica del Novecento in una situazione che ne rivela il carattere: l’incontro con Gustave Thibon, vignaiolo, attratto dalla fama di studiosa della Weil, le apre nuovi spazi di vita attiva. Diventa amica della coppia così ben assortita che Gustave forma con Yvette e persino del nonno Pepè, intreccia con loro una relazione piena di chiaroscuri ma altrettanto umana, calda, vera, che arricchirà la sua teoria e la convincerà a lasciar loro la sua preziosa eredità che diventerà il testo a cura di Thibon L’ombra e la grazia. Anche una filosofa, persino quella con più sete di assoluto, conta sul suo corpo per esprimere, attraverso pensieri e parole, la sua idea di mondo. Finanziato col nuovo sistema Tax Credit, con il sostegno del Media Development Found e della Film Commission Piemonte, il film è distribuito dalla Bolero Film.
Tratto da: Quaderni del CSCI – Rivista annuale di cinema italiano 2015
Comunicato stampa del 25 ottobre 2016 Studio PUNTOeVIRGOLA
L’età d’oro di Emanuela Piovano al Festival Cinema & Donne di Firenze e poi in Homevideo
Alla 38a edizione del Festival Cinema & Donne (5 – 9 novembre), presentata a Firenze, sarà proposto il film
L’ETÀ D’ORO
di Emanuela Piovano con Laura Morante, in un nuovo montaggio a cura della stessa regista, in cui sono recuperate alcune delle scene del lavoro di gruppo della cineasta Annabella Miscuglio tratteggiata da Laura Morante, oltre ad alcune scene in cui è più intensa la presenza di Giselda Volodi.
In generale, in questa occasione, la Piovano ha inteso fornire una sua versione della storia meno drammatica e più rievocativa del periodo e delle persone raccontate nel film.
Le due versioni del film conviveranno nell’edizione homevideo, che sarà in vendita nei prossimi mesi.

CINEFORUM F.I.C. e MOVIEPIU’ – 1° RASSEGNA 23° EDIZIONE 2016-2017 – Il POSTO DELLE FRAGOLE – MULTISALA MOVIE PLANET Giovedì 20 ottobre 2016 BELLINZAGO NOVARESE Proiezione del film L’età d’oro di Emanuela Piovano
Sinossi
Al principio e in conclusione, un’auto arriva e un’auto se ne va. All’inizio tra le prime luci dell’alba; alla fine in piena notte. In entrambi i momenti sul parabrezza scorrono non solo il riflesso dell’asfalto, del paesaggio e delle luci artificiali, interne o esterne all’abitacolo. Sulla superficie del vetro si avvicendano pensieri, visioni e memorie del protagonista, il giovane architetto Sid. Nell’incipit possiamo immaginarli. Nello scioglimento si mostrano come immagini proiettate. Tra questi estremi, e tra le loro potenziali differenze, sta la scommessa del sesto film di Emanuela Piovano: può il ricordo incidere sulla scorza impenetrabile di un presente assoluto? O, più semplicemente: i valori del passato, oltreché sconfitti, sono anche irrimediabilmente perduti ed inutili?
L’utopia in discussione Alberto Zanetti
L’età d’oro è dedicato ad Annabella Miscuglio (1939-2003), che nel film diventa Arabella, figura rilevante della scena intellettuale tra anni Sessanta e Ottanta. Innanzitutto per l’attività svolta nell’ambito del Filmstudio, il cineclub di Trastevere avanguardia della cinefilia italiana. Poi per la militanza, in particolar modo nei movimenti femministi: sua, ad esempio, l’ideazione del festival “Kinemata. La donna del cinema”. Infine per la carriera di cineasta, prima da posizioni sperimentali, successivamente in televisione con la partecipazione a numerosi progetti innovativi come, ad esempio, Processo per stupro, girato nel 1978 nel tribunale di Latina. Il suo nome è legato peraltro al caso controverso di AAA offresi (1981), ritratto del mondo della prostituzione che destò scandalo ancora prima dell’uscita, fu bandito dalla RAI e costò alle autrici (oltre a Miscuglio, Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Rony Daopulo, Paola De Martiis e Loredana Rotondo) un lungo e doloroso procedimento penale.
Il film nasce proprio a partire da un libro, L’età d’oro – Il caso Véronique di Francesca Romano Massaro e Silvana Silvestri, che ricostruisce contesto, sviluppo e conseguenze della vicenda giudiziaria. In generale, Miscuglio rappresentò un punto di riferimento per la scena culturale romana. Così la definisce uno dei personaggi del film: «L’opera di Arabella è sempre stata al pari della vita. Le piace depistare lo spettatore sottoponendolo a terapie di puzzle e cacce al tesoro». La sua casa era meta di artisti, intellettuali, giovani. Tra essi anche Emanuela Piovano, proveniente da Torino, che con questo film omaggia un’amica e maestra. Lo fa distanziandosi dalla realtà metropolitana e sfumando i riferimenti troppo stringenti all’attualità e alle biografie individuali.
L’età d’oro inizia con il ritorno di Sid nella cittadina della costa pugliese dove la madre Arabella si è esiliata – o è stata esiliata – ma in cui ha mantenuto la passione di un tempo costruendo e animando una sala cinematografica. Arabella è morta: amici e collaboratori si danno appuntamento per ricordarla. Più che a una storia, il film si affida così a una successione di incontri, attese, confessioni. Il passaggio da una situazione all’altra è sottile, talvolta accennato e subito interrotto, come suggerisce anche la colonna sonora di Franco Piersanti.
Il “regno” di Arabella (la sala cinematografica) è una città nella città. Quello che la circonda non riesce a penetrarla, giustapposto al pari delle inquadrature fisse che rivelano la composizione di interni ed esterni. Come se tutto (la Storia) fosse già accaduto e i personaggi si limitassero a vivere traiettorie parallele prive di sintesi: Jean si avventura in affari poco trasparenti, Bruno ha scelto di diventare magistrato per fare carriera e allontanarsi dai guai dell’impegno politico, don Sandro sembra indeciso tra la vocazione per Cristo e quella per il cinema, l’assistente Vera ha un ruolo indefinito: segretaria, studente, cineasta (insomma, una giovane di oggi), la giornalista Rosaria non riesce a liberarsi da entusiasmi, traumi e sconfitte della trascorsa militanza.
Se le cose non possono essere attraversate o colte in profondità, nondimeno ci si può ancora aggrappare alle loro superfici. E a quella per eccellenza: lo schermo. Nel mattino del suo arrivo Sid vede se stesso bambino proiettato nell’arena in un vecchio film della madre. E nel corso della giornata gli schermi si moltiplicano: moviole, smartphone, monitor di computer, pellicole, il parabrezza dell’auto di cui si accennava all’inizio. Le immagini sono autobiografiche e sperimentali. Richiamano il cinema underground, ma anche la “facilità” del digitale odierno. Anzi, in questo “incontro” tra la sperimentazione di un tempo e la quotidianità tecnologica di oggi sembra possa instaurarsi un dialogo, quasi che il cinema sopravviva alle sue mutazioni insieme agli esseri che continuano ad amarlo.
La cittadina si trasforma così in una utopia realizzata di “cinema diffuso”, memore delle intuizioni di Rossellini e Zavattini. Ma è un’utopia malinconica. Più che dalla vita il “paese del cinema” è abitato da fantasmi e ombre. A partire proprio da Arabella. Essa appare al figlio. Dialoga con lui. Cerca di recuperare il tempo perduto dandogli “lezioni di sguardo”. L’età d’oro è anche un film del lutto e della perdita. Diverse sequenze in interni – in prevalenza nella residenza di Don Sandro dove, in un certo senso, Arabella si è reclusa – esplorano le gradazioni della penombra che, se talvolta rivelano, più spesso nascondono; un’atmosfera accentuata per contrasto dalla solarità mediterranea e dal bagliore dello schermo.
In questa continua transizione tra luce e oscurità sta la chiave di una narrazione costruita su passaggi, trasalimenti, fratture: se il cinema è come la vita, anch’esso non avrà chiusura. Ed è probabilmente su questo aspetto che non riescono a conciliarsi i sopravvissuti. Forse perché non colgono che esso è, al medesimo tempo, una possibilità e un limite: possibilità di assecondare il divenire delle cose, ciò che accade, e cioè di essere liberi, aperti, ricettivi; limite di una condizione dove ogni legame si dissolve e nulla resiste agli aspetti “negativi” del cambiamento. Il destino della generazione che in questo film si interroga è forse proprio quella di un’oscillazione paradossale tra il desiderio di vivere al di là di qualsiasi compromesso e la tentazione, continua, di ricadervi.
Nelle ultime parole che Arabella rivolge al figlio si affaccia la maturazione di questa consapevolezza: «Per me è troppo tardi per riparare agli errori che sicuramente ho fatto. Ma sono sicura di una cosa, cioè che noi ti abbiamo dato qualcosa che non dovresti sottovalutare. Noi ti abbiamo dato uno sguardo. Ti abbiamo insegnato a guardare il mondo conservando la capacità di stupirti ed emozionarti». Sid abbandona la serata che la cittadina dedica alla madre: non sappiamo se lo scambio generazionale si compia.
Ovvero se il cinema e la cultura siano ancora in grado di
assolvere quella funzione “genitoriale” nei confronti dello spettatore e del cittadino un tempo rivendicata da Truffaut e Daney.
Queste tematiche, in fondo, si riflettono nel titolo stesso. Che cos’è “L’età d’oro”? Naturalmente si tratta del leggendario film di Buñuel del 1934 che si dovrebbe proiettare nella veglia. Il riferimento è chiaro: come il capolavoro dello spagnolo fu per anni vietato per offesa al pudore e alle istituzioni, così la vita di Arabella/Annabella è stata segnata dalle persecuzioni: la storia “novecentesca” del cinema è stata anche un “martirologio”, osservava Deleuze. E un sentore di sacralità, o di un’interrogazione su di essa, pervade diversi punti del film.
Ma il richiamo all’avanguardia costituisce anche una scelta di campo per un’arte capace di sovvertire lo stato delle cose o anche, solo di farle scartare, in un attimo decisivo, dall’ordinario: «Trasformare il mondo, cambiare la vita». Il surrealismo, di marca “lieve” e grottesca, da Buñuel seconda maniera, sembra più volte affiorare: si pensi all’apparizione del critico Adriano Aprà che viene trasportato su un motocarro per le strade della città; o alla figura interpretata da Elena Cotta, un’anziana divisa tra la passione per il cinema e la rivendicazione dei diritti di proprietà usurpati dallo schermo dell’arena che le impedisce di vedere l’orizzonte. Lo stesso corteo che ha per meta la sala cinematografica può ricordare il funerale irriverente e dadaista di Entr’acte. La pellicola di Buñuel però non si trova: il cinema del passato forse è irrecuperabile.
Nella serata conclusiva viene così proiettato una sorta di documentario fatto di interviste ad Arabella e ai frequentatori della sua sala, rappresentanti di un pubblico trasversale in fase d’estinzione (l’intellettuale, l’ignorante, il frivolo…) che un tempo si sarebbe definito “popolo”. “L’età d’oro” è allora quella che abbiamo alle spalle? Se anche così fosse non è detto che la meditazione su di essa sia vana. Il ricordo riguarda la dignità, è qualcosa di minimo ma tenace come per il vecchio Miralles del romanzo Soldati di Salamina di Javier Cercas che ricorda i giovani caduti con lui sui fronti di Spagna, dell’Africa, delle Ardenne: «… perché, sebbene siano morti da sessant’anni, non sono ancora morti del tutto proprio perché lui si ricorda di loro. O forse non è lui a ricordarsi di loro, ma sono loro che si aggrappano a lui, per non essere del tutto morti». La nostalgia può essere anche un valore o l’indizio di qualcosa che continua a resistere.
La camera oscura e la bacchetta del rabdomante Intervista a Emanuela Piovano
– Arabella come Annabella Miscuglio. Come e in che “seguito” hai vissuto questo eccezionale personaggio?
– Negli anni Ottanta appena laureata venivo sempre in “missione” a Roma mandata da Paolo Gobetti che per risparmiare mi faceva prendere la cuccetta in treno andata e ritorno. Daniele Segre a Salsomaggiore 1982 mi aveva presentato Annabella cui il Festival aveva dedicato ampio spazio con il loro I fantasmi del fallo e Maschi si nasce non si diventa. Il gruppo (lei, Roni Daoupoulos e altri) era appena reduce dallo scandalo di AAA Offresi. Io avevo appena iniziato la mia “carriera” (meglio dire avventura) aiutando Gabriella Rosaleva a montare il suo Processo a Caterina Ross. Così facemmo amicizia e quando andavo a Roma mi fermavo sempre da lei e da suo figlio Piero, proprio sopra al Filmstudio che all’epoca era chiuso.
– Il film si svolge in Puglia, dove Arabella aveva costruito un’arena e formato un cineclub. Perchè non la Roma del Filmstudio?
– Perché non abbiamo voluto fare una biografia o una ricostruzione. Abbiamo decalato anche gli anni (oggi Annabella avrebbe quasi ottant’anni, la nostra Arabella ne ha cinquantasette-cinquantotto) e immaginato un personaggio come ce ne sono ancora molti sparsi per il Paese, soprattutto nelle provincie, perché nei centri urbani il fenomeno dei cineclub è davvero finito. In questi anni ho avuto il piacere di accompagnare i miei film nelle più remote contrade dove scoprivo ogni volta un’eccellenza e una passione che ritengo saranno il motore di un rinnovamento.
– Puoi dirmi qualcosa sull’eclettico impegno della Miscuglio, sul suo talento professionale, sulle sue debolezze…
– Annabella era figlia del suo tempo. Il centro sperimentale all’epoca era praticamente in dismissione dopo le contestazioni del ’68, Marco Ferreri lo dirigeva con una certa apertura anche ai non iscritti, Annabella e Roni erano molto legate a lui. C’era una grande contaminazione di linguaggi ed esperienza. Sul piano filosofico era una seguace di Raoul Vaneigem, che aveva tradotto. La vita innanzitutto doveva essere rivoluzionaria, l’arte ne sarebbe stata l’espressione o, meglio, la testimonianza. La debolezza forse era un po’ di dispersione, una quasi allergia a voler portare a termine i progetti che restavano per lo più aperti. Ma anche questo, secondo me, era una caratteristica della cultura dell’epoca.
– Ho avvertito, nel film, echi di Vertov (le “poltrone magiche” dell’arena) o del Wilder di Che cosa è successo tra tuo padre e mia madre (Avanti!)… davvero, come mi hai detto en passant, non ci avevi pensato? Ci sono altri richiami?
– Confermo, ma certo Vertov è dentro di me. Durante i miei anni all’ANCR ho potuto cibarmi di una straordinaria collezione di classici che Gobetti faceva maniacalmente registrare a noi giovani dalle televisioni.(era l’epoca dei ladri di cinema). Un archivio che né l’Università né altri enti avevano. Non c’erano neppure i vhs e le registrazioni venivano fatte su Betamax. Poi toglievamo pazientemente tutti gli inserti pubblicitari… pertanto sì penso che il film contenga comunque l’idea che questa elegia come tu giustamente la chiami sia anche un’elegia ai vari linguaggi del cinema.
– Mi colpiscono, in L’age d’or, il vuoto e il disadorno. Un vuoto liricamente celebrato negli esterni di paesaggio, e invece dimesso negli interni: pochi primi piani, prospettive d’ambiente allungate… un disadorno insistito, appunto…
– Sì l’idea centrale è il tema della camera oscura, quella che già i rinascimentali usavano e che quindi preesiste all’invenzione del cinema. Questo perché il tema del film è l’apparizione: la madre che non c’è, il ricordo di sé quando si ritrovano le cose che eravamo e non siamo più, come i filmini di famiglia. Mi piaceva pensare che noi attaccavamo la macchina da presa con un tempo di esposizione abbastanza lungo affinché dall’oscurità potessero apparire forme. Se vuoi è anche il Mito della Caverna… ovvero mentre il tempo presente può permettersi una camera partecipe, indagatrice, pedinante, il tempo del passato mi sembra debba essere quello dell’attesa. E poi credo sempre che la Camera sia un po’ la bacchetta del rabdomante e più sta ferma più si accorge se c’è acqua da qualche parte!
– La frantumazione. Il tuo mi sembra un film che la subisce consapevolmente e ne fa motivo sia tematico che stilistico: tanti schermi, di formato diverso, tante contaminazioni. Poi il titolo giusto e il film sbagliato, la proiezione in pieno giorno…
– Sì appunto, la frantumazione era anche la cifra dell’underground, anche se volutamente non l’abbiamo portato sul piano delle associazioni libere… ipnagogiche, eccetera… ma abbiamo ricondotto tutto all’infanzia. Perché oggi l’underground suona un po’ intellettualistico, mentre forse il fanciullino che è in noi può meglio raccontare le paure, l’irritazione e di conseguenza lo scandalo che non smettono di dettare ancora oggi tutte le azioni (artistiche o non artistiche) votate alla passione, e quindi al disordine, alla sperimentazione, agli aspetti oscuri della storia, come le madri ad esempio, o le censure. La proiezione in pieno giorno si contrappone al buio dell’apparizione della madre fotopatica. È come dire: il ricordo si costruisce di notte, nel buio, nell’attesa, ma la sua restituzione è una festa, è nel sole, deve vedere davanti a sé e non soltanto rivolgersi all’indietro. Il cinema cui in questo film si rende omaggio è un film dell’inconscio che però guarda avanti e ne fa un motore di rivoluzione.
– Come hai organizzato il lavoro con Franco Piersanti? Le sue musiche, come spesso accade, mi sono parse eccellenti, specie nel momento in cui si “frantumano” a loro volta, cioè quello della celebrazione funebre in arena.
– Franco ha lavorato in parallelo e prodotto delle musiche molto libere e molto sperimentali, quasi stravinskiane. Personalmente ho ancora forzato di più la mano e le ho montate per contrasto invece che per somiglianza. Così ad esempio il funerale ha una musica che Franco aveva pensato per la scena del giocoliere, quella su cui avevamo montato la vera musica cui la scena si ispira e che è Les Enfants du Paradis. Ma io volevo che il funerale fosse giocoso, un po’ come Entr’acte di René Clair cui la scena è ispirata.
– E con gli altri collaboratori: sceneggiatori, scenografo, direttore della fotografia, del montaggio? –
Con gli sceneggiatori abbiamo fatto un lavoro molto affascinante ma anche molto difficile. Abbiamo iniziato a buttare giù cose soprattutto con Silvana Silvestri, che aveva frequentato Annabella prima e più di me, come a snocciolare un album di ricordi. Poi Gualtiero Rosella su nostra indicazione ha cercato di trovare un’unità narrativa più moderna, relazionale, lui ha molto lavorato sulle relazioni. Con lo scenografo abbiamo lavorato per sottrazione, come avete rilevato. Proprio per questo discorso dell’assenza, perché di fatto ci troviamo con un personaggio che è assente. Laura Morante incarna un personaggio disincarnato, esistente solo nel nostro ricordo. E questa possibilità ci è offerta soltanto dal cinema. Ma tuttavia bisognava dare un segno di disincarnazione, e quindi ad esempio Dil Gabriele che interpreta il figlio non la guarda mai negli occhi, ci sono piccole indicazioni sotto traccia sia nella recitazione che nella scenografia che indicano una non presenza di quella presenza, pertanto il figlio a tratti quasi le passa attraverso, e lei esce dall’ombra. Come dire è la camera oscura che pian piano rileva i dettagli, forse ci mette in comunicazione con essi senza che noi li avvertiamo nello spazio reale. Con la fotografia abbiamo lavorato unicamente con luci naturali. Ogni scena ha una luce diversa dettata dalla lampada esistente scelta con lo scenografo. Abbiamo immaginato il personaggio di Arabella come allergico alla luce, una specie di Euridice o di regina della notte, e questo sempre per questo omaggio al cinema inteso come la luce senza la quale non ci sono forme. Infine il montaggio: Roberto ha voluto costruire un’ulteriore gerarchia e portare in primo piano il rapporto madre figlio, che per noi era soltanto una spina dorsale da cui si dipanavano a raggiera le storie parallele degli altri personaggi. Io ho condiviso questa scelta in nome di un’ulteriore dato di modernità: il fatto cioè che oggi un film debba comunque lavorare molto sulle emozioni.
(Intervista a cura di Tullio Masoni)
Piacenza 25 Settembre 2016
Al Festival del Diritto 2016 di Piacenza domenica 25 settembre alle ore 15.00 presso Palazzo Rota Pisaroni nel Salone d’Onore si affronterà il tema:
DIGNITÀ E LIBERTÀ: CONVERSANDO CONVERSANDO SIMONE WEIL
a cura di Centro Culturale Italo-tedesco ACIT e Cantiere Simone Weil
coordina JESSICA LAVELLI intervengono ANGELA CHIAINO, EMANUELA PIOVANO
L’emancipazione non ha eliminato l’oppressione: “Invece di essere tormentato dalla natura, l’uomo è tormentato dall’uomo”. Simone Weil è convinta che la dignità, presupposto stesso della libertà dell’uomo, sia racchiusa nel pensiero: “nulla al mondo può impedire all’uomo di sentirsi nato per la libertà. Mai, qualsiasi cosa accada, potrà accettare la servitù: perché egli pensa”.
Conversazione su Simone Weil con proiezione di stralci del film “Stelle inquiete” della regista Emanuela Piovano, tra l’autrice e la filosofa Angela Chiaino.
Emanuela Piovano Regista
Nel film Le stelle inquiete (2011) con Fabrizio Rizzolo, Isabella Tabarini e Renato Liprandi, racconta l’incontro dell’attivista, filosofa e mistica francese Simone Weil con il contadino Gustave Thibon.
Angela Chiaino Filosofa
Angela Chiaino si occupa da anni di formazione e di ricerca nell’ambito della filosofia. E’ docente di scuola secondaria superiore di filosofia e storia, scrittrice e redattrice di una rivista ad argomento filosofico (Diogene Magazine) e di una casa editrice (Diogene Multimedia srl) della quale è anche tra i soci fondatori. E’ inoltre presidente di Diogene Multimedia – Associazione per la ricerca in filosofia, con cui organizza eventi in presenza a carattere filosofico nella città di Bologna e in altre zone d’Italia.
Autrice del libro “Simone Weil. La vita, il pensiero,le opere.”
L’età d’oro sbarca in Francia per il Festival Annecy Cinema Italien
Giovedì 22 e venerdì 23 settembre 2016 la proiezione presso la Grande Salle de Bonlieu.
Tutte le anteprime dei film al Festival Annecy Cinema Italien 2016
L’ ETÀ D’ORO di Emanuela Piovano
LE CONFESSIONI di Roberto Andò
FAI BEI SOGNI di Marco Bellocchio
LA FELICITÀ È UN SISTEMA COMPLESSO di Gianni Zanasi
FIORE di Claudio Giovannesi
LA NOTTE È PICCOLA PER NOI di Gianfrancesco Lazotti
PERICLE IL NERO di Stefano Mordini
QUO VADO? di Gennaro Nunziante
RIDENDO E SCHERZANDO – RITRATTO DI UN REGISTA ALL’ITALIANA
di Paola Scola, Silvia Scola
VIENI A VIVERE A NAPOLI! di Guido Lombardi, Francesco Prisco, Edoardo De Angelis
LA VITA POSSIBILE di Ivano De Matteo

08/10/2016
Emanuela Piovano, regista e sceneggiatrice italiana, ospite da Gigi Marzullo nel programma di RAI 1 “Sottovoce”.
https://www.raiplay.it/social/video/2016/09/Sottovoce-96c14cc8-8aac-4da2-b671-d7c95ab7fe27.html
Il film L’età d’Oro di Emanuela Piovano è stato scelto dall’AGISCUOLA come film di alto interesse culturale e didattico. La visione è consigliata agli studenti delle scuole.
https://agiscuola.it/chi-siamo.html
https://agiscuola.it/schede-film/item/567-l-eta-d-oro.html
Riportiamo gli spunti di riflessione
di Rossella Chiovetta
1) Nel film “L’età d’Oro”, Don Sandro è il prete del paese di Monopoli. In gioventù era stato un cinéphile, amico di Arabella.
DON SANDRO -“Questo è vangelo”- Eppure c’è un’altra verità: quella del cuore… –
Il Vangelo ha subito tante stesure e censure.
La verità è una sola o possono essercene diverse ?
2) Nel film “L’età d’Oro”, Arabella è stata regista, ma ora vive da Don Sandro. Gestisce un’arena sul mare, proprio di fronte la chiesa. Insieme a Don Sandro, Vera, la sua giovane assistente e Alberto, il proiezionista dell’arena, hanno una missione importantissima da compiere: continuare a far vedere i nuovi e vecchi film come “L’Age d’Or” del regista Luis Bunuèl di cui preparano una rassegna e, nel contempo, riversare tutto l’archivio cinematografico di Arabella. Un archivio cinematografico è un patrimonio. Sei d’accordo sull’importanza che ha il recupero e la conservazione per la nostra memoria?
3) Nel film“L’età d’Oro”, Sid è il figlio di Arabella, abita al nord ed è tornato a trovare la madre. Durante il viaggio, nel ritrovare i vecchi luoghi, si chiede che bambino sia stato. Nei ricordi sente la voce della madre che gli dice che era stato un bambino magnifico. Ricordi che bambino/a eri tu? E se sei ancora un bambino, secondo te, quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti?
4) Nel film, Sid incontra i vecchi amici della madre, facevano parte della sua famiglia e lavoravano tutti per la passione del cinema con a capo Arabella. Ora però hanno tutti diverse professioni: Rosaria fa la giornalista, Jean, l’investitore finanziario e Bruno è magistrato. Sid si rende conto che era geloso della madre e che per questo se era andato.
– Hai mai provato gelosia per tua madre?
– Ti sei mai chiesto se è felice? Se ha dei rimpianti?Pensi che ti ami abbastanza?
– Pensi che sia una buona madre?
5) Negli anni passati, molti sono i giovani che hanno lottato per la libertà. Cosa ne pensi del ’68 e dei movimenti di contestazione di quel periodo? In “L’età d’Oro”, Arabella credeva nel cinema come trasgressione e protesta non violenta. Secondo te il cinema può essere una forma di protesta?
6) Nel film “L’età d’Oro”, Arabella faceva parte di un collettivo femminista. Qual è la tua opinione sul femminismo? Le femministe sono state considerate da molti, streghe brutte e cattive. Da altri, donne che hanno avuto il coraggio di cambiare la storia. Qual è la tua opinione?
7) Arabella, nel film, viveva insieme ai suoi amici, amandoli tutti e tutte come in una comune. Sid ne era gelosissimo e dubita ora persino sulla sua assistente, Vera che ha una venerazione per sua madre.
– Ti darebbe fastidio vivere in una famiglia così?
– Hai mai sentito parlare di coppia aperta?
– Pensi sia possibile avere due padri o due madri?
– Può essere un arricchimento o sottrazione dell’affetto? Sai cosa sia una comune?
8) Nel film “L’età d’Oro”, Sid rimprovera la madre che non è riuscita a tenersi con sé il padre, anziché la corte dei miracoli, cioè gli amici che gli hanno fatto da padre. Ma il padre di Sid, un sassofonista che non amava il figlio, ha preferito andare via per seguire il suo sogno di musicista. Allora è giusto che Arabella abbia fatto crescere Sid in mezzo ai suoi amici?
9) Sid ha sempre rimproverato la madre per il tempo dedicato alla sua passione e non al suo ruolo di genitore. Conosci qualcuno che sia riuscito a coniugare una vita familiare ed essere un artista/regista? Credi che essere un artista/regista possa essere in contrasto nell’avere una famiglia? Pensi che una donna debba fare solo la madre?
10) Quante registe conosci? Conosci la regista Annabella Miscuglio? Nel film “L’età d’Oro”, Rosaria e Don Sandro discutono sulla scelta di far proiettare nell’Arena “l’Age d’Or” per la rassegna dedicata al regista Buñuel.
ROSARIA – Io lo so bene cosa voleva fare Arabella, “L’Age d’Or” per parlare di censura…Come quella che lei ha subìto per tutti questi anni… cos’è la censura?
11) I film dal 1961 vengono valutati dalla Commissione ministeriale di revisione delle opere cinematografiche che ne giudica l’adeguatezza alla morale del tempo.
– Secondo te la morale è un entità assoluta o relativa alla propria epoca?
– Uno dei più importanti nostri politici, Giulio Andreotti, sosteneva che i “panni sporchi si devono lavare in famiglia”. Secondo te è giusto che un opera metta in luce anche aspetti scabrosi o rappresenti, nelle immagini, la povertà di un paese?
12) Nel film “L’età d’Oro”, VERA – Che differenza c’è spiare e fare cinema verità?Secondo te?
13) La generazione precedente alla tua, costata tanta fatica di chi ha lottato per cambiare le cose, la ritieni solo passata? Le sue idee seppur differenti delle tue possono essere costruttive anche per la tua generazione?Nel film “L’età d’Oro” – SID – “Ma abbiamo chi? Ma di chi parli? Tu e i tuoi amici? Tu e la tua generazione? Noi facciamo quello che possiamo, non quello che scegliamo di fare! Perché voi questo privilegio ce lo avete tolto”. Ha ragione Sid?
14) Nel film “L’Eta d’oro”, il figlio Sid è un giovane rigido e disilluso, vive solo del suo lavoro perché altrimenti non riesce a fare la spesa per la famiglia. In questa generazione della crisi, molti giovani sono disoccupati e molti non hanno un lavoro sicuro. Cosa ne pensi?
15) Bruno nel film “L’età d’Oro” si occupava dell’audio, era il cosiddetto “rumorista” del gruppo, ha poi ha lasciato il suo sogno per fare il magistrato. I giovani, oggi, avranno il tempo per sognare o inseguire una passione?Si possono ancora realizzare i desideri? I sogni dei giovani vanno sostenuti?
16) Arabella nel film “L’età d’Oro” tiene in piedi, con passione, la vecchia arena cinematografica dedicandole tutta la sua vita. Ispirato a Annabella Miscuglio, fondatrice di Cinema Filmstudio nel 1976. Con l’avvento dei cinema Multisala e dei Multiplex , molte di queste realtà hanno chiuso. Per reggere la concorrenza i gestori dei cinema hanno dovuto inventare di tutto: iniziative culturali, pomeriggi speciali, rassegna serale dei film d’Essay… Qualche sala sta riaprendo ed hanno già un pubblico di affezionati. Non credi che il Ministero dei beni e delle attività culturali debba fare accordi con i gestori di queste piccole sale per la programmazione di grandi film di tutte le epoche anche per la scuola?
17) Molti ragazzi non conoscono L’”age d’or” di Bunuèl, ma neanche altri registi molto importanti della storia del cinema. Cosa si può fare ? E’ giusto che il cinema venga studiato già nella scuola dell’obbligo?
18) Nel film, Vera, prendendo esempio da Arabella, sua maestra di cinema, ha fatto tantissime ricerche, restaurato vecchie pellicole e tante, tante, interviste. Ha intervistato persino gli spettatori che andavano a vedere i film nell’arena. Dopo un laborioso montaggio è riuscita a fare un unico video. Che sarà poi il video che verrà proiettato nell’arena per il funerale di Annabella al posto del film “L’Age d’Or “che non si trova. Il cinema è presente, è ricordo. E’ giusto fare come Vera per raccoglierne l’eredità? I mezzi e la tecnica per fare cinema sono cambiati, siamo passati dal superotto al 36 mm, al digitale o al cellulare, ma non cambia mai lo scopo: raccontare le lotte, le speranze e i sogni. Secondo te è una forma d’arte che durerà per sempre?
19 – 22 maggio 2016
Emanuela Piovano ospite di Gigi Marzullo nelle due puntate del programma CINEMATOGRAFO SPECIALE CANNES del 19 maggio nello studio Rai di Roma
e nella puntata del 22 maggio 2016 per la proclamazione del vincitore del Festival di Cannes 2016 in collegamento dallo studio Rai di Torino.
Il cast del film si confronta (Laura Morante, Dil Gabriele Dell’aiera, Giulio Scarpati, Gigio Alberti, Stefano Fresi, Eugenia Costantini, Pietro De Silva, Giselda Volodi e Elena Cotta)
Uno sguardo dietro allo schermo
di Francesca Romana Massaro
Hanno preso parte al film “L’Età d’oro” e però, come spesso capita, non sono mai stati contemporaneamente tutti in scena. Abbiamo deciso quindi di riunirli qui, in un dibattito serrato sul cinema e sul significato che questo film ha avuto per ognuno di loro.
E’ interessante vedere i motivi che hanno convinto gli attori a prendere parte a quello che era nato come un piccolo progetto indipendente e che poi si è trasformato in un film dal cast stellare.
Racconta Laura Morante, protagonista e prima attrice alla quale è stata presentata la sceneggiatura: “E’ un film che mi è sembrato da subito molto originale e si sentiva che l’argomento non era pretestuoso! Anche quando poi l’ho visto sul grande schermo, si percepiva che, oltre ad un film riuscito, fosse simpatico”. Di approccio completamente differente, il più giovane del gruppo e coprotagonista, Dil Gabriele Dell’Aiera, che confida “Quando ho cominciato a leggere la sceneggiatura avevo già in mente di rifiutare l’offerta. Ero a Londra e avevo un lavoro presso una meravigliosa azienda multinazionale che combinava le mie competenze artistiche con il mio interesse per la tecnologia. Pensavo davvero di aver raggiunto una quadra. Poi pagina dopo pagina, il dubbio cominciava a salire, era come una battaglia interna tra la passione e la ragione. Ho passato giorni durissimi e sentivo che Sid faceva parte anche un po’ della mia vita… com’è finita la battaglia, è storia nota!”
Anche Dil Gabriele Dell’Aiera è dell’avviso di Laura Morante: “Si sente che c’è una partecipazione emotiva della regista a questa storia. C’è un’emozione sua che passa e che si trasmette allo spettatore”.
Ciò che ha colpito in maniera particolare tutti coloro che hanno lavorato a questa pellicola, pare sia proprio una questione di metacinema. “Parlare di cinema è bellissimo – afferma Stefano Fresi -. Il fatto di fare una storia con il mezzo attraverso il quale la racconti, è sublime. Se il cinema è la nave, essere il timoniere che fa vedere il film agli altri è divertentissimo”.
Il sapore di un’epoca andata ma non dimenticata, ha accompagnato la troupe in questa enorme avventura e discorsi che un tempo erano in auge, sono ritornati ad affiorare sulle labbra degli interpreti.
“Il tema dei cineclub e delle sale all’aperto è un elemento – racconta Giulio Scarpati – che conoscevo bene. Siamo una generazione cresciuta lìdentro. Penso a Roma al cineclub Tevere, all’Azzurro Scipioni o al Filmstudio, che erano proprio quei luoghi nei quali vedevi film che magari non circuitavano nelle altre sale. Ricordo quel clima e il tema del film mi sembrava molto in sintonia con le esperienze che avevo avuto. Tante volte ho pensato di aprire un cineclub o un teatro però chiaramente essendo un artista, mi mancava sempre chi faceva il progetto economico. E quando metti in piedi certe attività, devi tener conto di tutto gli aspetti per non fare una cosa esclusivamente velleitaria. Poi non so se sarei neanche in grado di gestirlo”. Non è l’unico, Giulio Scarpati, ad aver fatto un pensiero simile. Lo stesso Stefano Fresi racconta che gli piacerebbe tantissimo aprire un cineforum e “alcune volte ho organizzato delle proiezioni con degli amici in cui chiunque era libero di portare qualunque tipo di film, purché circostanziasse la sua scelta all’inizio della proiezione. Poi se ne parlava tutti insieme. E’ anche un modo di conoscersi”.
Chi ha vissuto gli anni ’70 e ’80 nel magico mondo del cinema e del cinema sperimentale, conosce bene le atmosfere raccontate dal film, a partire dai riferimenti cinematografici, per arrivare fino alle comuni.
“Leggendo la sceneggiatura, mi ha ricordato molto il cinema francese, quello tipico degli anni ’70 e quello che in quel periodo era già il cinema d’essai francese. Ho vissuto – dice Pietro De Silva – l’epoca del FilmStudio e del cineclub Tevere, che ora si chiama Labirinto. Era il mio pane quotidiano, quindi ritrovare tutto ciò ne “L’Età d’oro” è stata una casualità che combinava il mio lavoro di attore e la mia passione da 17enne, gran consumatore di cinema di qualità. Mi ha dato la possibilità d’interpretare un film sul cinema e un film su una mia passione specifica dell’epoca. Ho pensato che di meglio non mi poteva capitare. Inoltre, sono convinto che il 70% di un film sia dovuto alla sceneggiatura. Come diceva Billy Wilder, per fare un grande film servono tre cose: una sceneggiatura, una sceneggiatura e una sceneggiatura. Quando ho letto questa, di sceneggiatura, ho pensato ci fosse una piccola grande intuizione”. Non bisogna avere per forza vissuto in quegli anni per amare i cineforum, Eugenia Costantini ne è la riprova: “La storia, il tema di cui trattava il film mi ha colpita particolarmente perché aveva un approccio cinefilo e allo stesso tempo fresco. In più Filmstudio è un luogo in cui sono stata varie volte. E’ un piccolo posto che mi piace molto”. Indubbiamente parlare di cinema a persone che vivono di cinema, fa sempre piacere. La stessa Elena Cotta racconta che “La mia partecipazione è stata soprattutto amichevole però la storia mi ha intrigata enormemente e mi son sentita felicissima di far parte di un tema così bello e caldo. Talmente caldo che vicino a casa mia a Trastevere, si è creata una situazione parallela con il cinema America che volevano sacrificare per speculazioni edilizie e anche in quel caso volevano togliere alla gente la possibilità di un incontro con qualcosa di vivo”.
C’è anche chi non si sofferma solo sull’aspetto cinematografico, ma che approfondisce anche quello sociale che permeava gli italiani in quegli anni. Dalla rivoluzione sessuale alla politica, si trattava di anni caldi e pieni di scontri.
Spiega Giselda Volodi: “Era sicuramente molto forte la storia vera da cui è tratta il film. Questa vicenda giudiziaria assurda, molto toccante, oggi sembra una follia andata avanti per anni e anni. E poi certo tutta quell’epoca e quel modo di rapportarsi tra le persone, era un mondo che non c’è più e che viene raccontato anche poco in maniera realistica”. Incalza Gigio Alberti sostenendo che anche lui era rimasto colpito dal fatto che il film trattasse di quegli anni che sono ancora molto controversi. Aggiunge poi: “Si parla del rapporto con un periodo che per tanti fu felicissimo, per tanti altri non così felice perché pare abbia prodotto parecchi disastri. Mi piaceva rivedere un periodo così, con gli occhi di uno che invece quell’epoca non la conosce ed è fuori da quei meccanismi. Adesso le cose sono più concrete. Una volta i valori dell’amicizia erano più forti ma non perché fossero più forti in assoluto, piuttosto perché c’era una pratica comunitaria molto maggiore e anche i rapporti si percepivano di conseguenza in maniera più profonda. La comune ti legava molto di più anche a tante persone”. Nella realtà si ritrova lo schema che vede i personaggi del film, ruotare intorno ad Arabella, come i pianeti intorno al sole. “Qualcosina di quello che ho vissuto in prima persona, l’ho ritrovato anch’io – prosegue Gigio Alberti -. Era una stagione che delle volte mi chiedo se l’ho vissuta realmente. Come in tutte le situazioni comunitarie, ricordo che in certi momenti le differenze tra i membri dello stesso gruppo venivano fuori maggiormente, in certi altri meno. Dovevi comunque essere molto omologato per essere interno ad una situazione del genere. In una organizzazione che era libertaria, c’era sempre e comunque una sorta di omologazione”. La pensa esattamente come Alberti anche Giselda Volodi che aggiunge “In quegli anni c’era un’allure molto romantica, idealizzata e vittima di cliché. Caratteristiche tipiche di certi mondi e di certe epoche, quindi erano interessanti la sfida e la voglia di raccontare di un gruppo di persone che hanno questo passato insieme. Ho vissuto i tardi anni ’70 e i primi ’80 e anche in quegli anni il fatto di far parte di un gruppo era molto importante, ma io sono sempre stata un cane sciolto. Ricordo la sofferenza di non poter restare in questi gruppi perché non riuscivo ad aderire a certe ideologie, certe visioni. Ero in accordo su tante cose ma tante altre non le condividevo, quindi in realtà ho vissuto un’adolescenza abbastanza solitaria benché ci fosse ancora quest’aspetto delle comuni. Nei miei anni inoltre, si andava verso una china violenta, aspetto che mi ha trovato sempre molto, molto distante. Sono una pacifista tout court”.
Insomma a fare da guida in questo film sono stati la voglia di ricordare e rendere omaggio, ma anche la nostalgia di certe atmosfere e, infine, l‘amore infinito per il cinema. Nonostante ci si lavori, non si finisce mai di subirne il fascino. Anche Stefano Fresi resta sempre colpito dalla magia del cinema, in ogni sua sfaccettatura e, da compositore, si sofferma su Bruno il rumorista (interpretato da Giulio Scarpati). Nota infatti una particolarità del personaggio: la fantasia. E aggiunge: “I rumoristi sono geniali. Sono dei bugiardi meravigliosi perché ti convincono che quello che tu vedi, ad esempio, sia un osso che si rompe perché vedi un macellaio che con un bastone picchia un pezzo di carne e invece hanno dato un pugno su di un pacco di pasta e l’hanno registrato. Ma tu sei convinto che il suono che senti corrisponda a quello della realtà e invece non è così”. Impossibile resistere a questo fascino fanciullesco che immancabilmente trascina tutti, dagli interpreti agli spettatori. Anche Giulio Scarpati è stato colpito da questo aspetto e racconta: “Per interpretare Bruno, sono partito dal suo specifico, dalla passione per il suono. Ho cercato di carpire la varietà dei suoni anche camminando per strada. Poi ho pensato al fatto che era un magistrato che in qualche modo rischia. Quindi devi capire e percepire il pericolo, anche se in questo film è un aspetto solo marginale. Altro aspetto importante, questo rapporto con una donna che lo lega all’amore e all’amore di un gruppo intero. Soprattutto per la mia generazione, è una cosa nota. Ci sono dei totem che riguardano il gruppo. I rapporti al loro interno si stringono sempre di più, fino a che poi c’è una sorta di Big Bang e il gruppo stesso deflagra. Ma io, con Bruno, ero la parte più pragmatica del film, interpretavo un uomo che, nonostante vivesse in una comune, decideva di diventare un magistrato. La vita nei gruppi ti condanna a mantenere il ruolo di quando avevi 15 anni, nonostante tu sia cresciuto. A volte il destino delle persone non viaggia sulla stessa linea anche se, quando sei ragazzo, ti sembra impossibile che il tuo gruppo si divida perché qualcuno sceglie un mestiere piuttosto che un altro. Mi piaceva questo doppio livello presente nel film. Mi piaceva moltissimo che fosse una persona attenta alla musica, alla lirica, ai rumori. Mi piaceva che fosse lì, con il suo boom e che riprendesse questi suoni della natura e della vita, come se la realtà la dovessi ascoltare per capirla”. La dinamica del gruppo continua a mantenere il suo fascino sulla maggior parte degli interpreti del film che, dovendo studiare il proprio personaggio, non può non tenere conto di questi legami, ora più forti, ora meno, che muovono gli animi dei protagonisti come i fili in balìa delle mani del burattinaio. Se ne rende conto anche Giselda Volodi che sottolinea: “Per il mio personaggio non mi sono ispirata in particolare a qualcuno. M’interessava però la relazione molto forte di tutte queste persone innamorate della stessa donna, questo gruppo che ruotava fortemente intorno ad Arabella. Delle volte capita che un personaggio di un altro film mi suggerisca qualcosa per un ruolo, ma questa volta ho cercato di seguire la regista perché lei ha un metodo particolare, suo, e mi sono molto affidata a lei perché aveva una sua modalità molto personale. Le piace la freschezza di quello che succede lì per lì. Il suo metodo è una via di mezzo tra una pulsione intellettuale forte e, di contro, la ricerca dell’improvvisazione sul set. Diciamo che c’è un po’ un divario tra questi due aspetti. Io mi sono affidata e ci sono stati dei momenti molto belli. Mi lascio andare e che cerco di fare le cose anche sul piano poetico. Mi piace quando succede qualcosa che poi sorprende anche me, soprattutto perché non sono molto tecnica. E’ particolare questo modo di lavorare e per un interprete è decisamente interessante entrare nel mondo di Emanuela”. D’altronde il personaggio deve essere fatto proprio dall’attore e questo è il primo passo. “Si deve necessariamente trovare un punto d’incontro con il personaggio, per quanto distante possa essere da te – aggiunge Laura Morante -. Dovrebbe avvenire sempre. In questo caso interpretavo Arabella che è stata una donna di passione. A me piacciono le persone appassionate! Io non sono stata mai una cinephile però nella vita mi sono appassionata ad altro e la passione – ciò che ti fa dimenticare i tuoi interessi e che ti fa perdere la cognizione – è una cosa che conosco. E poi c’è il rapporto difficile con questo figlio, che nel film appare abbastanza drammatico, anche se poi c’è di buono in questo film e nella sceneggiatura, che c’è sempre una certa levità. E’ lieve, non è mai tragico. C’è dell’umorismo, dell’immaginazione. Però si percepisce che il rapporto con il figlio è doloroso, difficile e frustrante. Penso che ogni madre, ma anche ogni figlio, può capire. Il sentirsi disapprovati o non compresi sono qualcosa cui tutte le madri vanno incontro. Le parti più toccanti, per quanto mi riguardava, erano proprio il rapporto con il figlio e la passione per il cinema”.
Questo difficile confronto generazionale ma anche di status madre-figlio, anche Gabriele Dil Dell’Aiera l’ha vissuto come qualcosa di conosciuto, già provato nella vita vera. “Ho molte cose in comune con Sid – ammette Dil -. Anch’io ho avuto un rapporto particolare con mio padre e in alcune battute o modi di fare di Arabella, mi sembrava di fare un tuffo nel mio passato”.
Quella che, nella vita vera, è la figlia della protagonista – Eugenia Costantini – invece non si sofferma su queste tematiche, ma trova predominanti altri aspetti: “Avendo fatto diverse riunioni sul film, il personaggio è venuto un po’ da sé, chiacchierando in quelle occasioni. Ho immaginato la personalità di questa ragazza, Vera, anche secondo quello che Emanuela voleva. La regista mi parlava di una ragazza vivace con una grande passione e, in definitiva, molto vicina a me. Penso che avrei potuto fare le stesse cose che ha fatto Vera anche perché amo molto il cinema e condivido quindi la sua stessa passione”. Altra persona che ha trovato nelle indicazioni di Emanuela Piovano delle direttive chiare, è stato Stefano Fresi: “Cerco sempre di trovare un taglio con il regista, insieme a lui cerco di andare nella direzione che abbiamo scelto insieme. Sono poi del tutto privo di tecnicismo. Credo che sia fondamentale cercare di leggere il personaggio e innamorarsene, andando in quella direzione, piuttosto che pensare alla tecnica e basta”. Lo strutturalismo nell’interpretazione, per quanto ancora da alcuni venga messo in pratica, pare comunque che sia stato accantonato dalla maggior parte dei nostri attori. Pietro De Silva che insegna anche recitazione, dichiara che: “Bisogna che l’interprete si cali tanto nel personaggio che non abbia altri riferimenti che il personaggio stesso, a meno che non interpreti un personaggio realmente esistito”. Stessa tesi sostenuta da Elena Cotta che ci tiene a sottolineare: “Il mio metodo si riallaccia, sia pure alla lontana perché se no diventa anche un po’ uggioso e scontato da dire, al metodo Stanislavsky. L’importante però è sempre il convincersi di essere dentro fino in fondo alla verità del personaggio. E’ l’unico sistema che ho sempre usato, sia in tv, che in teatro o cinema. Il cercare di compenetrarmi al massimo nella verità della situazione e del personaggio”.
Dello stesso avviso è Laura Morante che spiega il suo metodo recitativo in un modo molto originale e poetico: “per recitare sono abbastanza istintiva, uso un metodo più simile a quello di un musicista. Leggo la partitura che per me è il copione, cerco di accordarmi con gli altri musicisti – gli attori -, aspetto il segnale del direttore d’orchestra, il regista, e se c’è qualcosa che non mi quadra, la faccio presente e cerco di metterci del mio. Fondamentalmente credo che recitare sia come lavorare in un’orchestra. Non esiste il tuo ruolo. Esiste il tuo ruolo in quel contesto, con quegli strumentisti, con quel direttore d’orchestra, con quella partitura e accordarsi è una delle prime cose che deve fare un attore. E credo molto più nel ritmo più che nell’immedesimazione. Alla fine penso che ne venga fuori un personaggio al quale si vuole bene. Non è una santa, Arabella. E’ un’appassionata, sincera. Non credo sia un personaggio che si può detestare”.
Questione fondamentale, nel momento in cui si studia un personaggio, è il fatto di non farlo apparire come perfetto, immacolato. “In questo caso cercavo di immaginare una persona che fosse passata in quegli anni lì stando bene economicamente e che è andato avanti avendo a che fare con i soldi. Insomma una persona che s’è sporcata un po’ le mani e non si sente particolarmente colpevole di ciò che ha fatto – dice Gigio Alberti del suo Jean -. Alla fine, anche il modo in cui fai le cose è fondamentale. Va sfatato anche il tabù di chi ha la spocchia, di chi è sempre e comunque contro le persone che stanno bene economicamente”.
Ovviamente i metodi dei singoli attori devono collimare con quello applicato dal regista. E non sempre è facile. In questo caso, a quanto pare, gli interpreti sono stati sorpresi da un metodo completamente nuovo – sperimentale – di direzione, messo in capo da Emanuela Piovano. Le reazione, com’era immaginabile, sono state diverse in un primo momento ma poi sono andate tutte nella stessa direzione. “Mi dispiace aver fatto film con una piccolissima percentuale di registe donne. Con Emanuela mi sono trovata molto bene. Nei primi giorni ho dovuto prendere le misure per capire dove si stava andando, ma è normale. Gli attori sono spesso degli ex timidi, è quasi impossibile che l’attore non abbia una dose d’incertezza e o timidezza. Quindi c’è una prima fase, quando un attore decide di abbandonarsi nelle mani di un regista, in cui può sorgere qualche timore, qualche resistenza e poi però ci si abbandona”. Laura Morante ne fa una questione di timidezza e, a dire il vero, è una sottotraccia presente nelle parole di quasi tutto il cast. Anche Gigio Alberti dice: “A volte avrei preferito una guida autoritaria perché mi dicevo che io stavo perdendomi nel nulla. Dove invece mi sentivo più a mio agio, mi andava benissimo la guida di Emanuela”. Anche Stefano Fresi capisce cosa intende Gigio Alberti ma sottolinea che si tratta di una predisposizione caratteriale, infatti dice: “Mi sono trovato benissimo a lavorare con Emanuela. Lei sa esattamente ciò che vuole e te lo fa capire, ma non ti guida millimetro per millimetro. Ti dice da dove si parte e dove si arriva, poi se ti muovi liberamente nella traiettoria, lei ti lascia fare tanto sa che resti nei paletti”. Della stessa opinione è Eugenia Costantini che ammette: “Il metodo di Emanuela l’ho capito solo in un secondo momento perché ha dei modi non tradizionali. Ci ho messo un po’ ma poi mi sono trovata bene perché è una persona molto disponibile. ‘L’Età d’oro’ è un film con una regia che lasciava molto spazio all’improvvisazione, una cosa che trovo particolarmente stimolante. Emanuela non è rigida e non arriva con delle idee preimpostate. Ha una visione molto chiara su alcune linee, sul carattere, sul senso di fondo della scena, però poi ti lascia libero. Il rischio ogni tanto è che ci si senta un po’ confusi ma è molto piacevole”. Elena Cotta a tal proposito ha ribadito che Emanuela: “Con molta intelligenza lascia anche un certo spazio, non vuole una linea dura di interpretazione e quindi mi ci sono incontrata bene proprio grazie a questa duttilità e sensibilità nel capire l’atteggiamento di un attore”.
E a proposito di attori, non poteva mancare il punto di vista di Giulio Scarpati, che si diverte a raccontare che: “Quando lavori con Emanuela ti senti parte di un gruppo, di un progetto, ti fa sentire parte di un ingranaggio comune. Lei è una persona che ama mettersi in gioco, sperimenta e si lancia in cose che non ha programmato. Traccia un percorso ma tu sei libero di vedere dove va a finire, cosa ti può portare. Con Emanuela avevi la sensazione che potessero partire anche le tue fantasie, avevi la possibilità di farle diventare patrimonio di ciò che stavi facendo. E’ un metodo diverso, completamente. In questo modo sei costretto a elaborare anche tu il tuo percorso all’interno di questo racconto, quindi cerchi i tuoi agganci per dare originalità al personaggio che fai. E’ stata davvero una bella esperienza, con colleghi carini. Si era creato un gruppetto in sintonia che si ritrovava anche la sera. Un momento davvero felice. Anche se lavoravamo facendo orari faticosi e quant’altro, la cosa bella era che vedevi tutti sorridere. E’ importante per me lavorare in atmosfere piacevoli, sorridenti e non con quell’atmosfera di tensione e terrore che spesso si trova sul set. A Monopoli c’era un grande sorriso, a cominciare da Emanuela. E poi, ho trovato un club di tifosi romanisti a Monopoli e c’era una tale sintonia che mi sembrava di stare a casa. Non foss’altro che invece di dire ‘Daje Roma’, usavano delle frasi in dialetto pugliese!!”.
E’ proprio vero, l’atmosfera sul set era rilassata e partecipe: si stava tutti creando qualcosa di pareticolare insieme, guidati dal genio sregolato di Emanuela. Questo tipo di avventura ha fatto sì che anche il cast si unisse in una maniera particolare. A raccontarlo è Gabriele Dil Dell’Aiera: “Avete idea di cosa voglia dire stare sul set con attori del calibro di Laura Morante, Giulio Scarpati, Giselda Volodi, Pietro De Silva, Elena Cotta, Gigio Alberti etc..?! Beh, la prima sensazione è quella di un’incredibile gratitudine per l’occasione che si sta vivendo, poi ti senti come uno apprendista in una bottega d’arte a hai tutto il rispetto ma allo stesso tempo anche tanta voglia di imparare da questi grandi attori. Io, Pietro, Giulio e Gigio eravamo i 4 ragazzini allegri del set… L’ambiente era di estrema complicità e collaborazione. Descrizione a parte va fatta per Stefano Fresi che, se avessi avuto una macchina da presa ogni volta che era sul set, avrei potuto girare un film nel film. I momenti più intesi però li ho vissuti con Laura Morante. La sua presenza era fortissima e quando c’era lei si respirava una forte aria di cinema. Per me è stata una mamma artistica oltre che nella finzione, nel backstage infatti le chiedevo dei consigli e lei pronta me li dava. Aver recitato con Laura Morante vuol dire aver realizzato un sogno che avevo fin da ragazzino”.
Questo tipo di sentimento, a quanto pare, è stato percepito da tutto il cast, tanto che la stessa Laura Morante racconta: “E’ stata particolarmente emozionante l’unica scena che ho fatto con mia figlia. E’ stata la prima volta, da quando lei era bambina, che abbiamo lavorato insieme nella stessa scena. Ne abbiamo parlato, lei anche ha partecipato a qualche riunione di sceneggiatura insieme a me”. E, per quanto riguarda il resto del cast, aggiunge: “Con Gigio di conosciamo da moltissimi anni ed è un attore che stimo molto. Abbiamo fatto tournée teatrali insieme e siamo abbastanza abituati uno all’altra. E’ anche nel cast del mio film (“Assolo”, ndr). Giulio Scarpati l’ho visto pochissimo purtroppo. Giselda Volodi è una donna molto sensibile e interessante, oltre che un’attrice molto dotata. In questo set per esempio non ho incrociato Stefano Fresi con il quale però ho lavorato in un altro film, recentemente. E’ anche lui un attore bravissimo. Insomma, era un buon cast ed è stato molto piacevole il periodo delle riprese, anche perché avevo una casa con vista sul mare, mi ero portata la mia cagnetta, Bice, e la mia famiglia è venuta a trovarmi. E poi, Dil. Mi sembrava molto felice di interpretare questo ruolo e mi sembrava molto aperto anche a tutte le modifiche che abbiamo continuato a fare fino all’ultimo momento”.
“E’ stato abbastanza naturale il mio primo confronto in scena con mia madre – ci racconta Eugenia Costantini -. Forse è dovuto anche al fatto che non fosse un film rigido e mi ha fatto gioco il fatto di sentirmi libera. Io e mia madre avevamo comunicato molto, su questo film e una volta sul set è stato abbastanza fluido, naturale e divertente. Era una situazione, un contesto che ci ha agevolate in questo senso”.
Secondo Gigio Alberti, per quanto riguarda l’atmosfera sul set, è determinante il mood della regia. “Emanuela era serena e ti faceva stare bene. Questa è una cosa che senti subito – ribadisce Gigio -. E poi l’altra cosa importante è il posto in cui si gira. Il fatto di stare fuori dalla realtà di ognuno, contribuisce a creare una realtà positiva, un altro mondo in cui hai la possibilità di vivere una vita altra dalla tua, da quella normale e accentuare la situazione nella quale ti trovi a vivere”. Concetto, quest’ultimo, che è stato ripreso anche da Pietro De Silva, il quale sostiene che: “E’ stata una bella sorpresa e sono nate delle meravigliose amicizie. Con Emanuela mi sono trovato subito benissimo, la sua ironia mi piaceva moltissimo e anche il modo in cui la combinava con il suo rigore. Grande personalità. E poi ha un senso dello spazio sul set, molto delineato. Lei ha già tutto chiaro, sa dove vuole mettere il punto macchina. Non ha dubbi e questo fa sentire molto sicuro l’attore. Ti dà delle direttive giuste sugli stati d’animo, ti ci accompagnava per mano. E non capita spesso.
Con Giulio Scarpati avevo già lavorato. E’ di una dolcezza, una persona di una carineria rara. Con Gigio avevo fatto ‘L’ora di religione’ di Bellocchio, e lo conoscevo già bene. Con Giselda invece, ci siamo inoltrati in discorsi impegnati. Lei fervente buddista, mi ha spiegato di tutto. Anche Dil, veramente carino e piacevole ed Eugenia che già conoscevo dai tempi de ‘I Liceali’. La forza di Emanuela è stata proprio quella di aver scelto il cast. Molti registi non hanno la possibilità di scegliere le persone che preferiscono, invece in questo caso lei ha deciso tutto con una precisione impressionante. E poi ha aiutato, da non sottovalutare assolutamente, il fatto che quando si gira in posti del genere, i ritmi sono rallentati, non sei preso dalla frenesia quotidiana della tua vita di tutti i giorni. Lì stacchi la spina e sei dedito al film. Per me girare in provincia è molto meglio. Si crea una solidarietà sul set che altrimenti non c’è”.
E a proposito di città diverse, Gigio aggiunge, indossando il suo tipico ghigno: “Avendo non tanti giorni di lavoro e tanti di riposo, mi sono goduto il posto. Conosco Monopoli in lungo e largo. Mi è piaciuta moltissimo. C’è una quantità di gente che fa jogging sul lungomare e ormai ne conosco la metà. Quelli che corrono o sono atleti o è gente che deve dimagrire. Gli atleti li guardo solo con invidia, gli altri con simpatia. Posso dire oggi, che i ciccioni di Monopoli li conosco tutti”.
Anche Giselda Volodi parla dell’esperienza sul set come di un bel momento e dice: “Non avevo lavorato con nessuno di loro ma mi sono trovata molto bene con tutti. Bravi, carini. Gigio carinissimo, Laura molto e sua figlia pure. Con Pietro abbiamo chiacchierato molto e poi ha una bella energia. Mi ha raccontato molte cose”. Dal trovarsi bene al ridere a crepapelle, questa l’esperienza di Eugenia Costantini: “Ho lavorato molto con Dil e con Stefano Fresi con il quale mi sono fatta grasse risate. Mi sono trovata davvero molto bene. Mi ricordo di aver avuto insieme a Stefano e a Giselda, degli attacchi di vera e propria “ridarella”. Elena Cotta ha un suggerimento: “Come sono stata coccolata! Che amici che ho trovato, davvero ne ho un ricordo bellissimo. Riproviamoci!!”.
Scherzi a parte, Gabriele Dil Dell’Aiera tira fuori un argomento che trova l’interesse di tutto il cast. Dice infatti: “Sono contento che Emanuela Piovano abbia avuto il coraggio di raccontare questa storia perché credo che altrimenti non avremmo dato il giusto valore alla vita di Arabella Miscuglio. Immagino che non che non sia stato affatto semplice tradurre in sceneggiatura una vita così piena senza rischiare di sembrare troppo perbenisti. Credo che il film in questo senso abbia trovato la dimensione giusta, lasciando allo spettatore la propria valutazione con la propria conoscenza. E poi il colpo definivo al cuore me lo ha dato Emanuela Piovano, quando per la prima volta mi ha raccontato del perché di questa sceneggiatura”. “Nel tempo, gli argomenti ritornano. Ci sembra sempre che certe cose siano state superate e poi te le ritrovi sempre tra i piedi – risponde Giulio Scarpati -. Il rapporto con la censura ti sembra sempre superato e invece te lo ritrovi in continuazione. Quella generazione ha fatto delle battaglie e le loro conquiste si davano per acquisite, invece non è così. Forse tutte queste tematiche e conquiste ti fanno vivere quell’epoca in maniera quasi mitologica”.
Eugenia Costantini incalza sostenendo che per documentarsi su Annabella: “Mi sono guardata su Internet delle informazioni su di lei. Ho trovato delle foto e degli articoli”. “Il titolo AAA Offresi in qualche modo me lo ricordavo, per il resto zero. Io sono milanese e non ho vissuto nulla del clima romano di quegli anni lì” mentre Gigio Alberti commenta il fatto che in una città diversa da Roma, alcuni fenomeni si sentivano in maniera differente.
La voce fuori dal coro è invece quella di Laura Morante che però ci tiene a precisare: “Non sono particolarmente fan dei film nei quali si deve riprodurre fisicamente il personaggio, mi dà sempre l’idea del circo. Se però ci s’ispira a persone che hanno avuto vite intense, con spunti interessanti, perché no. Io ho fatto personaggi esistiti, penso a quando ho interpretato Sibilla Aleramo. Però c’era una certa libertà d’azione. Quando si vuole essere pedissequamente fedeli nel riprodurre l’aspetto fisico, mi sembra solo una perdita di tempo”.
E infatti, persone come Arabella, che hanno avuto vite intense, allora il film non è più solo una commedia o una pellicola drammatica. Secondo Stefano Fresi infatti, accade qualcosa di particolare: “Sono convinto che il film abbia un potere enorme di veicolare dei messaggi sociali. Penso che al di là del genere con il quale lo si faccia, bisogna dare uno spessore al tipo di messaggio che si lancia, andando oltre il mero intrattenimento e facendo l’opera d’arte che rimane, che puoi andare a prendere in qualsiasi momento come riferimento per circostanziare una tematica sociale. Penso a ‘Smetto quando voglio’ che ritrae attraverso la lente distorta della commedia, comunque abbastanza fedele, la situazione del precariato in Italia. Non è il film drammatico o comico in sé che decide questa cosa, quanto la profondità del messaggio che tu dai. Quindi film come ‘L’Età d’oro’ hanno una tematica sociale importante che ti arriva e penso che quel genere di film vada difeso, diffuso e tenuto sempre presente”.
Non si può far altro che dargli ragione, visti i risultati di sensibilizzazione che certi film hanno prodotto. Anche Giselda Volodi è di questo avviso: “Sono film tutt’altro che pleonastici: son necessari. E’ giusto proprio per la memoria di quella singola persona. Ho visto qualche sera fa ‘Veronica Guerin’ (di Joel Schumacher, ndr), la storia di una giornalista irlandese che inizia ad indagare su di un giro di droga e viene ammazzata. Dopo questo omicidio è stata cambiata la costituzione irlandese e quindi grazie a lei è stato deciso che tutti i beni incerti vengono confiscati. C’è voluto questo film. E’ importante rendere onore alle persone che hanno fatto scelte difficili. Hanno pagato e sono gli eroi della nostra società. Il cinema d’altronde è la nostra nuova memoria”. Ed è infatti il concetto che ribadiva Giulio Scarpati quando diceva che: “Certi processi che pensiamo siano superati perché li sentiamo anacronistici, poi si ripresentano. Quindi perdere questa memoria è un peccato, perché conservarla ci aiuta ad essere più equilibrati. E ci serve anche spiegare e rivedere il passato per capire perché siamo quello che siamo. Serve anche ricordare queste cose per evitare che si verifichino nel futuro, poi chiaramente sbaglieremo sempre ma ogni tanto qualcuno che ce lo ricordi, fa bene”.
Al discorso si appassiona anche Eugenia Costantini che sostiene che sia un’iniziativa totalmente da apprezzare “soprattutto quando la voglia di ricordare si mischia con l’arte. Questo non è un documentario, è un film, un’interpretazione, di qualcosa di reale. Per cui penso che sia un ottimo spunto e che sia importante, in particolare questo che è cinema nel cinema. Suggerisce delle cose che rimangono e in questo periodo in cui il cinema non è più quello di una volta e le cose sono molto cambiate, è bello, è molto bello. Mentre lo giravamo si sentiva molto l’importanza che Emanuela dava a questa tematica. E’ qualcosa che dà sostanza al film. Il sentimento di fondo è stato il motore di tutto, senza dubbio. Il fatto che Emanuela ci tenesse tanto e che ci fosse della materia dietro, ha reso tutto più poetico”.
E sul filo della poetica non poteva non intervenire Elena Cotta, che aggiunge che in questo modo il film: “diventa una denuncia, un richiamare su di una realtà che alle volte scotta e necessita di attenzione. Non si possono raccontare solo le favole. I film più belli, da che mondo è mondo, sono quelli raccontati – come faceva Chaplin – sotto forma di favola, nei quali c’era una denuncia della realtà”.
“Mi resterà impressa l’arena – conclude Eugenia Costantini -. Ero molto affascinata dalla scenografia del posto. La trovavo molto poetica e delicata. Del film mi è rimasta quell’immagine delicata, quell’arena di Monopoli e quella voglia di far rivivere, di ricordare, un momento culturale che poteva essere morto. Questo mi è rimasto”.
Invece Dil Gabriele Dell’Aiera dice che di questo film: “Mi porto il ricordo di aver avuto l’onore di aver collaborato ad un film di altissimo livello. Mi porto l’esperienza di aver preso una decisione difficile e per questo aver vissuto uno dei momenti più belli della mia vita”.
“Penso che le cose migliori che mettiamo in un film, avvengano in un caso di semicoscienza – dice Laura Morante-. In generale, quando non sai come siano accadute certe cose, si tratta delle migliori che tu possa fare. La volontà esercita un controllo ma le cose più belle si fanno abbandonandosi”. E adesso che il film è finito e Laura stessa si vede sullo schermo, racconta: “Sono strana perché quando vedo un film, all’inizio sono molto contratta ma poi mi dimentico e – al doppiaggio ad esempio – mi dissocio. Quando mi vedo sullo schermo dico ‘Ma lei in questo momento dice così, allora…’ e gli altri mi guardano e dicono ‘Guarda che lei sei tu!’”. Interviene anche Giulio Scarpati che assicura che porterà con sé: “Queste belle registrazioni sui tetti della chiesa con il boom, questo correre dietro al sogno del mio personaggio”.
Giselda sa bene cosa le resterà impresso di questo film, in maniera particolare: “Una scena in chiesa, un po’ teatrale, nella quale lanciavo dei fiori. L’ho fatta senza farmi troppe domande. Se mi viene fatta una richiesta, anche strana, mi incuriosisco anche di più. Trovo che intraprendere qualcosa di assolutamente imprevisto restituisca parte del fascino della vita”.
IO, CONFESSO di Gualtiero Rosella
La prima volta che ho incontrato Silvana (Silvestri), Francesca (Massaro) ed Emanuela (Piovano) è stato negli uffici della Kitchen film. Ed è in quell’occasione che ho scoperto la storia di Annabella Miscuglio.
Sì, lo confesso. Anche se scrivo per il cinema da più di venticinque anni, non conoscevo il nome di Annabella, eppure ero stato uno dei frequentatori del Filmstudio – di cui Annabella era stata una dei fondatori – così come ricordavo il film ‘Processo per stupro’ ma non ricordavo il nome degli autori, né conoscevo il collettivo femminista che lo aveva realizzato.
Credo che siano molte le ragioni di questa mia colpevole amnesia.
La prima risiede negli anni ’70. Io ero un giovane studente arrabbiato, frequentavo i collettivi di studenti medi, e poi quello dell’Università, e avevo avuto rapporti con organizzazioni e partiti della sinistra. Poi era esploso il movimento femminista. Ricordo ancora la manifestazione a Roma, dove gli uomini scorrevano ai lati del corteo, incuriositi, sorpresi, affascinati, irritati, indispettiti. Ma quella manifestazione non fece altro che ricordarci che, se volevamo portare la fantasia al potere, non potevamo dimenticarci che esisteva ‘l’altra parte del cielo’.
Tutti, fino ad allora, si erano dimenticati delle donne: la società, la politica, persino il ’68; e loro, le donne, avevano deciso di ricordarlo a tutti.
Ma credo ci sia una ragione più profonda alla mia amnesia, apparentemente slegata dalla prima. E credo che l’abbia espressa in maniera chiara Silvana in un suo articolo:
‘Se non tutti conoscono il nome di Annabella è perché la censura nel nostro paese procede instancabile nella cancellazione dei gesti veramente radicali’.
Già perché Annabella fu davvero radicale, nelle sue scelte estetiche, ma anche politiche. Fu radicale e pagò le conseguenze delle sue scelte in un processo durato anni, che tolse a lei e alle altre delle collettivo i diritti civili, trattata come un delinquente. Ma fu radicale, perché, a pensarci bene, le donne non fanno altro che ricordarci che esiste anche il loro sorprendente, straordinario, indecifrabile punto di vista.
E allora che ci facevo io in quel posto? Con quelle tre donne che conoscevano benissimo Annabella, la sua storia, che quel movimento lo avevano vissuto in prima persona o almeno ne erano state protagoniste solo per il fatto di essere donne. Che ci faceva uno sceneggiatore maschio in quel gruppo?
Ancora oggi, a distanza di tempo, me ne chiedo la ragione. Forse era per la mia esperienza, la mia simpatia, la mia capacità professionale, o forse perché io ero lì a ricordare loro, la differenza.
Ero lì con la mia barba, a ricordare che per conquistare il cielo, bisogna che il cielo sia tutto intero, e non una parte. E così avevo conquistato finalmente un ruolo, dovevo essere il garante della differenza. Non dovevo difendere la mia parte, no, dovevo come dice bene Wenders in Tokyo Ga, essere l’angelo custode dell’idea del regista.
E’ questa la ragione che mi ha spinto ad accettare quel progetto, che poi è diventato il film: ‘L’età d’oro’.
Mi veniva data un’occasione, un’opportunità: ricordare, provare a capire, confrontarmi con chi quel punto di vista lo aveva vissuto quotidianamente.
Ma sarò furbo, in questa mia confessione, non vi racconterò in cosa consiste la novità del punto di vista delle donne. Non per umiltà, arroganza o ignoranza. No, lascerò a voi tutti la risposta.
Spero solo che qualcuno, vedendo il film, uomo o donna, torni a ricordarsi di un mondo che ha provato a cambiare le cose, e se anche non ci fosse riuscito, ha comunque cominciato a porre domande, a cui tutti noi siamo ancora chiamati a dare una risposta.
8 aprile 2016
Presentazione del film “L’età d’oro” a Torino Cinema Centrale.

Presenti in sala la regista Emanuela Piovano, l’attore torinese Dil Gabriele Dell’Aiera entrambi di origini torinesi e il direttore Film Commision Torino Piemonte Paolo Manera.
Il ricordo risvegliato dal grande schermo
di Francesca Romana Massaro
Parla Pierluigi Alto, figlio di Annabella Miscuglio
Il Conte di Rivarol diceva che “l’oblio sarebbe un rimedio sovrano, se non ci ricordassimo d’avere obliato”. Lo scrittore e giornalista francese sapeva bene quanto è difficile cancellare un pensiero dalla propria memoria, così com’è inversamente proporzionale il rapporto con la voglia di tenere sempre a mente qualcosa e l’impossibilità di farlo.
Il flm “L’Età d’oro” nasce proprio dalla ferma volontà della regista Emanuela Piovano di fotografare, raccontare e imprimere nella memoria della gente, una vicenda che non sarebbe giusto far avvolgere dal manto dell’oblio. L’idea è originata da un’antica promessa che la stessa aveva fatto alla sua cara amica Annabella, protagonista involontaria di questa vicenda.
Il lungometraggio è stato realizzato dalla regista piemontese in occasione del trentesimo anniversario dalla sentenza, che veniva letta in aula il 15 novembre 1985, nella quale si assolvevano tutti gli imputati nel processo seguito alla trasmissione televisiva “AAA Offresi”, creata appunto da Annabella Miscuglio e dal collettivo di cui faceva parte. Il processo fu ribattezzato dalla stampa come “Il caso Véronique”, caso che ha modificato, in parte, la percezione del buon costume così come quella della privacy.
Ne “L’Età d’oro” la regista ripercorre – anche se in maniera libera e romanzata – le atmosfere e parte delle vicende che hanno contribuito a cambiare la vita di Annabella e delle sue amiche.
Ma per qualcuno, la grande avventura di trent’anni fa, sommata a quella di oggi, ha avuto un significato nettamente più profondo. Anche se questo è stato compreso solo a distanza di qualche tempo. Parliamo di Pierluigi Alto, figlio di Annabella Miscuglio. A differenza di sua madre, lui non ha mai fatto cinema. Anche se ha deciso di occuparsi di cucina e fotografia, la Settima Arte ha sempre fatto parte della sua vita.
Nel periodo in cui scoppiò il caso della trasmissione “AAA Offresi”, Pierluigi – per gli amici Piero – era poco più che un ragazzo.
Ci racconta: “Solo oggi, leggendo i documenti relativi al processo, mi rendo conto di quanto sia stato clamoroso, eclatante quel caso. Penso che all’epoca mia madre avesse voluto tutelarmi, creando una sorta di protezione – una barriera – tra me e quello che stava accadendo. Occorre anche tener presente che gli unici strumenti di informazione a disposizione erano la televisione e i giornali. Non c’era il tam tam mediatico che abbiamo oggi.
Ricordo perfettamente tutte le donne coinvolte nel processo: Rony Daopoulos, Maria Grazia Belmonti, Anna Carini e Paola De Martiis. Me le ricordo perché frequentavano casa nostra in via degli orti d’Alibert. Erano delle care amiche di mia madre. Solo Loredana Rotondo, anche lei nel collettivo, non ricordo tra le mura di casa, forse perché era un’amicizia nata sul lavoro. Ammetto che non ho una memoria precisa di quel periodo; ero molto giovane e i miei pensieri erano naturalmente altrove. Inoltre è passato anche molto tempo, durante il quale non ho mai avuto occasione di parlarne con nessuno. C’è però una cosa che ricordo nitidamente dei giorni del processo: la paura. Quella sì. Temevo che mia madre venisse messa in prigione. Il rischio era alto e avrebbe comportato inevitabilmente un grosso problema. Forse avevo paura perché non sapevo molto del processo.
Ma era una cosa tutta mia perché mia madre, devo dire, non mi ha mai trasmesso questa sensazione, anzi. Mi tranquillizzava. Non so se poi con me appariva sicura del fatto che non sarebbe stata incarcerata solo per tutelarmi o perché ne era convinta davvero”.
Le riflessioni di Piero non arrivano, come mi sarei aspettata, come un fiume in piena. I ricordi danno l’idea di affacciarsi alla sua memoria, goccia a goccia. Frutto di emozioni e sensazioni scivolate davvero giù, nel profondo di un cassetto non toccato per decenni.
“Mi rendo conto, parlando con te – mi confessa Piero -, che è difficile. È difficile ricordare momenti così lontani, di cui non ho mai parlato.
Da quando mamma non c’è più, ho riflettuto su tante tematiche e su diversi argomenti. Ma in tutti questi anni al processo non ho mai pensato. È un discorso che ho iniziato a richiamare dal passato, quando ho letto stralci del tuo libro e riletto il loro. Sapevo che mamma stava vivendo qualcosa particolarmente significativa, ma in aula non ci sono mai andato”. La memoria , soprattutto quando i fatti vengono vissuti e filtrati dagli occhi di un ragazzo, assume forme differenti dalla realtà. Si perdono eventi che poi verranno valutati come fondamentali e restano scolpiti, invece, particolari meno importanti ma senza dubbio più signicativi a livello emotivo.
“Ho riletto il caso più come un evento che ha avuto un’importanza notevole a livello italiano, soprattutto a livello sociale, che come un evento che ha coinvolto mia madre. Non è stata una questione banale – asserisce Piero – che tutti i giornali nazionali parlassero di una trasmissione che aveva fatto pure mia madre, insomma non capita tutti i giorni. Ti ritrovi ad essere figlio di una persona che è venuta alla ribalta improvvisamente e la vedi sulle prime pagine dei quotidiani, con tutte le conseguenze che ciò può comportare”.
Come spesso accade, quando si sta cambiando la storia, la percezione di ciò che succede intorno non è così nitida e lucida. Solo a distanza di anni, i fatti prendono una piega ed un peso specifico differenti.
“Come ti dicevo, non ho il ricordo dei picchetti.. Mi accorgo di dover sottolineare, ogni tanto, che ho una certa età proprio perché oggi è tutto così facile. Sei bombardato d’informazioni, di notizie via carta stampata, ma anche e soprattutto Internet, Twitter e così via. All’epoca non era così. All’epoca correva la voce, era tutto un passaparola. Per questo motivo, essendo stato messo volutamente in disparte da mia madre, questo argomento non l’ho mai vissuto in pieno.”.
E aggiunge Piero:“Forse chi l’ha vissuta davvero in prima persona a quei tempi la può raccontare oggi come una questione imponente. Io stesso l’ho percepita in maniera più importante quando ho letto il libro, con la maturità e gli anni che ho (53). C’è un fattore emotivo che ti fa vedere le cose in maniera molto soggettiva. Non puoi percepire i fatti in maniera lucida. Per alcuni versi, ovviamente, li vivi anche male”.
In alcuni momenti del film, soprattutto in alcuni flashback, si rivivono le atmosfere delle comuni e dei collettivi. Quelle scene hanno contribuito a riportare alla mente di Piero degli antichi ricordi, anche se la realtà di casa sua non era così allargata.
“Quello di mia madre e del suo collettivo era un gruppo molto coeso. Ho continuato a sentire molte persone io stesso. Parlo di Rony, di Maria Grazia, di Paola e Anna, alle quali mi lega tantissimo affetto. Adesso purtroppo non ci sono più né Rony, né Anna e di Maria Grazia non ho notizie da tanto tempo, ma so che stava male.
Tornando a quel periodo, ricordo la generosità di Anna, che addirittura mi lasciò le chiavi della sua bellissima casa al mare, vicino Talamone, tutta per me ed i miei amici, per dieci giorni. Eravamo davvero legati ma non c’era questa vita di gruppo quotidiana, tipo una comune – racconta ancora Piero -. Nella casa di via degli orti d’Alibert vivevamo solo noi. Poi in alcuni periodi c’era qualche ospite, ma come in qualunque casa. Magari ci sono stati dei momenti, parlo di quando ero piccolo, che mia madre mi ha lasciato a Rony qualche volta, avevo 6 o 7 anni ma poi sono diventato autonomo abbastanza rapidamente. A 8 anni avevo le chiavi di casa e già cucinavo.”
Insomma il collettivo che aveva creato tanto scalpore con la trasmissione “AAA Offresi” e che era stato messo a durissima prova da un processo particolarmente aspro, la cui sentenza ha fatto giurisprudenza per la severità applicata durante tutto il corso del procedimento, non ha permesso che questi fatti ne distruggessero i rapporti interni.
Piero racconta:“Da quel che mi ricordo sono rimaste molto amiche anche dopo il processo, non mi sembra proprio che i loro rapporti siano stati intaccati. Quello che so per certo è che non hanno più lavorato tutte insieme. Sono state divise dal punto di vista professionale perché, come dire, non era strategico che il gruppo dello ‘scandalo’ continuasse a lavorare, unito. Più o meno ognuna ha avuto un suo percorso. Però mi ricordo che si sentivano tra loro. Erano veramente amiche. Mamma è tornata in Rai come regista esterna. Paola e Anna credo che siano state assunte, sempre dalla Rai. Rony ha lavorato in altre redazioni Rai, sicuramente nelle trasmissioni condotte da Catherine Spaak e da Licia Colò. Maria Grazia, invece, credo si sia un po’ più distaccata dalla Rai. Di Loredana non so perché non ho mai avuto rapporti diretti con lei. Mi ricordo di quando venivano a casa Rony, Maria Grazia e le altre. Non so se con lei si vedevano in Rai. Inoltre bisogna tenere presente che con le altre si conoscevano e frequentavano da decenni”.
Ovviamente la storia narrata nel film trae spunto dalla vita della pasionaria dei cineforum ma non ne è la ricostruzione fedele. Annabella infatti non ha mai avuto un’arena sul mare ma ha fondato il Filmstudio 70 nel centro di Roma.
Ciò che è certo è che le atmosfere del film ricordano molto quegli anni e il tipo di vita che si conduceva. “Partiamo dal presupposto che la realtà della vita di mia madre è già di per se stessa un romanzo – asserisce Piero, che incalza -. Poi è chiaro che, a seconda delle percezioni del vissuto, ognuno di noi si riconosce maggiormente o meno in ciò che si vede sul grande schermo.
Alcune cose le ho ritrovate molto, altre di meno. Guardando il film facevo il gioco di cercare di riconoscere i personaggi del film rispetto agli amici della vita reale. Se ritrovavo certi tratti delle loro personalità. Mi piaceva poi vedere come questi venivano interpretati non solo da Emanuela ma anche dagli attori.”. Ciò che è certo, è che Piero si è rivisto in parte in Sid.“Mi sono ritrovato in alcune dinamiche. In alcuni momenti ho riconosciuto il rapporto madre- figlio che avevo con mia madre. Ad esempio in qualche piccolo screzio, come quello per le sigarette che fumava, sempre troppe per uno come me che non ha mai sopportato il fumo. Non proprio nel personaggio in sé. Il film l’ho apprezzato molto, anche se devo ammettere che mi è dispiaciuto vedere stravolta la figura di mio padre, che nel film “Arabella” afferma essere partito sin da subito per seguire la sua musica, mentre nella realtà mio padre, è stato sempre presente in ogni attimo della mia vita, fino all’ultimo dei suoi giorni. Così come sono stato al fianco di mia madre fino al suo ultimo respiro, mentre nel film si vede che arrivo da un’altra città solo il giorno del funerale. Ma, come si diceva prima, un film è il frutto di un compromesso tra realtà e nzione”.
A volte, avere lo spunto per parlare di questioni lontane nel tempo che però hanno inciso molto nella propria vita, porta a dare il via ad una serie di riflessioni, una sorta di bilancio generale della propria vita, così come della propria origine. E allora ci si rende conto che il motivo per il quale era stato deciso di realizzare il libro, così come il film, era un motivo fondato. Annabella non sarà dimenticata e “Il caso Véronique” verrà, ancora una volta, analizzato, criticato e o approvato.
“È un momento della mia vita in cui sto riflettendo parecchio – confida infatti Piero-. Il mese scorso, per esempio, ho deciso di andare a Lecce, la città di mia madre. È stata una cosa affettiva e affettuosa. Ho deciso di perdermi tra quelle che un tempo erano state le sue strade. Sono passato davanti alla sua scuola elementare e alla sua casa di famiglia. Me la immaginavo lì, da piccola.
Ormai sono passati più di settant’anni da quando Annabella visse in quei posti, ma il coinvolgimento emotivo, quello, il tempo non lo cambia. È stata un’emozione forte. Però non sono andato al cimitero. Ho scelto di vedere i posti in cui lei viveva. Poi chissà, magari l’andrò a trovare anche al campo santo, un giorno”.
Piero ci racconta che, in questo viaggio molto particolare, si è fatto accompagnare da “un libro, di Luigi Chiriatti – profondo conoscitore della cultura salentina – intitolato “Osso, sottosso e sopraosso”.
Tra Luigi e mamma si strinse una bellissima amicizia, che tutt’ora porto avanti anche io. All’interno di questo libro c’è un pezzo che porto nel cuore, scritto da Nicolai Ciannamea, l’operatore pugliese con cui mia madre ha lavorato molto. È stato molto particolare rileggere queste parole mentre camminavo per Lecce. E nello stesso libro ho ritrovato anche un contributo di Emanuela Piovano. È stato proprio un bel viaggio.“.
Durante le riprese del film, tornavano i “cerchi concentrici” sia davanti che dietro la macchina da presa. Sullo schermo, i cerchi erano il risultato di uno dei primi esperimenti cinematograci della protagonista Arabella. Dietro lo schermo e quindi sul set, i cerchi concentrici rappresentavano tutti quei tasselli che, tornando a posto in maniera del tutto casuale, ricomponevano una figura perfetta, il loro cerchio originario. I cerchi concentrici.
Tra questi c’è stata la casualità di accogliere sul set la vera nipote di Annabella, appassionata di cinema, che per puro caso aveva scoperto, il giorno prima delle riprese, che una troupe romano-piemontese si era insediata a Monopoli per girare un film sulla vita di sua zia.
“Il fatto che sul set ci fosse Paola, la nipote vera, è stato quasi un colpo di fortuna, una sorta di sliding doors” – ha commentato anche Piero.
Oggi, che il film è stato concluso e lavorato, Piero si lascia andare ad un’ultima confessione:“Mia figlia sa molto di Annabella, ma non sa tutto. Forse un giorno continuerò a raccontarle alcune cose.
Ciò che so per certo è che mi farà molto piacere farle vedere il film. Più che altro per avere una rappresentazione della nonna ma anche del papà da giovane, anche se in versione romanzata, ma è bello che possa vederlo”.
È un cerchio che si chiude. Un altro cerchio concentrico.
7 aprile 2016
“L’Età d’oro” a Monopoli

La regista Emanuela Piovano con gli attori Dil Gabriele Dell’Aiera e Marco Meo presentano il film “L’Età d’oro” al Cinema Vittoria di Monopoli, la città dove il film è stato girato.
Presente alla prima il vicesindaco di Monopoli Giuseppe Campanelli e tutto il cast artistico e tecnico pugliese.
7 aprile 2016

La giornalista Maria Pia Fusco ha presentato la conferenza stampa del film “L’Eta d’oro” al Teatro Margherita per la settima edizione del BIF&ST – Bari International Film Festival 2016. Hanno partecipato la regista Emanuela Piovano e gli attori: Laura Morante, Dil Gabriele Dell’Aiera, Gigio Alberti e Giselda Volodi. Molta partecipazione tra il pubblico.
6 aprile 2016
Grande affluenza di pubblico all’anteprima nazionale del film “L’Età d’oro” di Emanuela Piovano per la 7a edizione del BIF&ST – Bari International Film Festival 2016.

Alla prima erano presenti gli attori: Laura Morante, Dil Gabriele Dell’Aiera, Gigio Alberti, Giselda Volodi e la regista Emanuela Piovano. Ha presentato la giornalista Maria Pia Fusco.
06 aprile 2016
RADIO RAI 3 – L’ETA’ D’ORO, IL CASTING COME SEGRETO DI UN SUCCESSO A Hollywood Party “L’Età Dell’Oro”, l’ultimo film interpretato da Laura Morante in studio gli attori: il protagonista Dil Gabriele Dell’Aiera e Gigio Alberti con la regista Emanuela Piovano intervistati da Alberto Crespi e Dario Zonta.
00:30:24
http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-03c154a3-db8c-47e8-9f5f-53bc5ec3f19e.html
04 /04/2016
Proiezione e cocktail esclusivo per il film “L’età d’oro” al Cinema Lux di Roma.

Moltissimi i flash per Laura Morante protagonista nel film con il ruolo di Arabella. Presente anche l’attore Dil Gabriele Dell’Aiera nel ruolo del figlio di Arabella e la regista Emanuela Piovano.
Ancora un volta la regista Emanuela Piovano ci delizia con un bellissimo film delicato e sincero
L’ETA’ D’ORO
AL CINEMA DAL 7 APRILE
Lei : ARABELLA
E’ una regista importante, la cui carriera si è interrotta bruscamente per via di uno scomodo e ingiusto processo. Non si è data per vinta e così è andata in Puglia dove ha creato e gestito insieme ai suoi amici, una meravigliosa arena cinematografica.
Lui: SID
Dopo decenni d’incomprensioni e liti con la madre, Arabella, dovuti a quello strano modo di vedere e affrontare la vita, Sid è chiamato a tornare alle sue radici. Ma il vero viaggio all’interno della vita e dei ricordi della madre
e degli AMICI
che hanno colorato le giornate
della sua infanzia,
faranno capire a Sid che
l’amore di una mamma
può avere
mille sfumature…
Sta girando tutta l’Italia Squola di B
abele
il 23 e 24 febbraio 2016 arriva al Cinema Italia Eden di Montebelluna (TV)
“le tante differenze di origine, cultura e aspettative si annullano nella scoperta delle difficoltà uguali per tutti” Marianna Cappi - Mymovies
23 maggio 2015 Il manifesto
Personaggi. Annarita Sidoti, la marciatrice siciliana campionessa europea e mondiale, è morta a soli 45 anni dopo una lotta contro il cancro. La regista Emanuela Piovano, che l’aveva voluta nel 1998 nel film Le Complici, la ricorda così
Voglio ricordare Annarita Sidoti partendo da una citazione dell’ultimo film di Nanni Moretti, Mia madre. E’ un film che sento come un traguardo personale. Da anni mi sono battuta perché la parte femminile che è in tutti noi si esprimesse. Ma non alla Flaubert (madame Bovary c’est moi) e neppure secondo le analisi della critica femminista alla Laura Mulvey, secondo cui la dark lady raffigurata dal noir americano degli anni quaranta era una Fallizzazione della donna. Alla Cechov, piuttosto, ma da allora era raro vedere (perfino sugli schermi firmati dalle registe) personaggi tanto attuali e profondi come quello impersonato da Margherita Buy che anche se interpreta dichiaratamente l’alter ego dell’autore non per questo ne è la copia né la celebrazione, anzi.
Il segreto lo svela lo stesso Nanni, con una autocitazione tormentone nel film: la recitazione deve stare accanto al personaggio, ovvero la persona che lo interpreta deve anch’essa essere percepibile, in quella sorta di “sfraso” caro appunto a Cechov. Lo stesso tormentone, sebbene in versione negativa e antitetica a quella cecoviana, lo abbiamo studiato con le analisi di DIVISMO. Anche qui la persona doveva stare a fianco del personaggio, ma non per amore della verità o della rappresentazione, bensì per le ferree leggi del mercato.
Un divo ha una filiera di sfruttamento più lunga e più sicura del singolo personaggio di una pièce. Ma veniamo ad Anna Rita. Oggi su Repubblica c’è un suo bellissimo ritratto a firma Enrico Sisti che così cita il mio film Le Complici: “ Dopo il trionfo di Atene la vollero in un piccolo film come debuttante..erano rimasti folgorati da una sua foto, il look androgino, quel non tradire sensualità eppure una strana e infinita tenerezza nello sguardo…atletica e cinema. Sempre una foto aveva convinto Pasolini, prima che Annarita nascesse (fine 68) ad affidare a Giuseppe Gentile, fresco bronzo nel triplo ai Giochi di Città del Messico, la parte di Giasone in Medea accanto a Maria Callas. “
In realtà la scelsi proprio in virtù di quello “sfraso” ‚in bilico tra un divismo non più “sostenibile” (auto esiliato per inquinamento) e un cechovismo adorabile, attraverso la via maestra delle cose ancora non dette, per trovare le cui parole si deve andare nella foresta vergine e provare a trovare varchi senza per forza usare il machete. (La Sidoti baciava per la prima volta nel cinema italiano un’altra donna – e la cosa davvero pur nel vicino 1998 ci procurò non pochi guai – anzi grazie ancora alla perla rara e unica e lungimirante Andrea Occhipinti)
Non tutti apprezzarono la scelta di lasciare la presa diretta e una non – attrice che più che spontaneità tradisce meccanicità, ma Anna Rita bucava lo schermo proprio con quella dolce aria da automa, dell’autodisciplina, (se non si allenava un giorno era affetta da vere e proprie crisi di astinenza da endorfine), della sua distanza dagli altri attori “veri” (Antonella Fattori, Urbano Barberini, Arnaldo Ninchi), del suo segnare un personaggio che come lei (per citare ancora SISTI) è “pronto a conquistare vittorie e accogliere sconfitte, di donna pronta a difendersi da tutto, forte di una volontà tutta sua, allenata alle lunghe distanze, quando vedi sempre la ragione di tanta fatica, quando concludere un allenamento è sì una gioia ma in fondo non più di tanto.perché la felicità di esserci o di esserci stata confonde l’inizio con la fine della sofferenza. Quando si ricomincia ?”
Ricordo su un volo Cannes-Roma l’urlo di un Roberto Silvestri entusiasta ai passeggeri un po’ cannensi e un po’ non, nel vedermi “E’ lei che ha fatto recitare la Sidoti “ e giù applausi a “carlinga” aperta ! Ricordo la prima pagina della Gazzetta dello Sport scoperta ad un incrocio di strada (allora c’erano più Strilloni e meno internet) con una Anna Rita ritratta con la pistola alla James Bond (il film Le Complici è un noir).
Insomma, piccoli traguardi di stare accanto al cinema, come piace a me. Immaginando che la strada sia sempre qualcos’altro, qualcosa oltre lo schermo, che ci accomuna tutti, ed è in quella strada, olimpionica o sterrata, che vale la pena cercare,per restituire opere incompiute o troppo brevi come la vita di Anna Rita, ma memorabili.
ADDIO alla piccola e grande siciliana ANNARITA SIDOTI!
Per ricordarla non solo come campionessa europea e mondiale, ma anche come straordinaria attrice.
Oggi sulla Repubblica grande articolo di Enrico SISTI.
“Spero che l’esempio di questa ragazzina rimanga nel tempo come la sua dolcezza”
Sandro Damilano
Presto una riedizione del film “LE COMPLICI” regia di Emanuela Piovano

AL CINEMA MASSIMO DI TORINO
IL CINEMA FRANCESE CON I “RENDEZ- VOUS”
VENERDI 17 aprile– ore 22:30
SABATO 18 aprile ore 16:30
SQUOLA DI BABELE UN FILM DI JULIE BERTUCELLI
Julie Bertuccelli | Nata nel 1968, Julie Bertuccelli inizia la carriera come aiuto regista per Krzysztof Kieślowski, Bertrand Tavernier, Otar Iosseliani e Emmanuel Finkiel. Dopo i documentari La fabrique des juges ou les règles du jeu (1998) e Un monde en fusion (2001), dirige Depuis qu’Otar est parti… (2003), con cui vince il Gran Premio della Settimana Internazionale della Critica al Festival di Cannes e un César per la migliore opera prima. Con The Tree (2010), tratto dal romanzo di Judy Pascoe, è selezionata in Concorso a Cannes.
Squola di Babele distribuito in Italia da Kitchen Film.


Proiezione del film Squola di Babele a Bologna domenica 12 aprile ore 20.45 alla Cineteca di Bologna, Cinema Lumière.
Dopo la proiezione R
eset-Dialogues invita il pubblico della Cineteca a una discussione sui temi della scuola e dell’insegnamento nella società multiculturale insieme a Marwa Mahmoud, educatrice e responsabile dell’offerta educativa interculturale e dei rapporti con le scuole per il centro Mondinsieme di Reggio Emilia e a Mariachiara Giorda, studiosa di storia delle religioni all’Università di Torino e coordinatrice scientifica di diverse ricerche nazionali e internazionali sul pluralismo religioso nei contesti scolastici

Presso il Cinema Barberini di Roma il 10 aprile alle ore 11 intervista alla regista e incontro con i giornalisti per la conferenza stampa del film “SQuola Di Babele”

LE DOMANDE DEI GIORNALISTI IN CONFERENZA STAMPA
Estratto da 10 aprile 2015 Daniela Catelli
http://www.comingsoon.it/news/?source=cinema&key=42018
I protagonisti di SQuola di Babele sono così interessanti che sembrano usciti da un casting. Come li ha messi insieme Julie?
Non ho messo insieme niente, ma ho scelto questa classe perché i ragazzi venivano da 22 paesi diversi e avevano storie e personalità incredibili, molto diverse tra loro. C’era un ragazzino cileno venuto per studiare il violoncello e di famiglia borghese, rifugiati politici perseguitati dai neonazisti, storie famigliari molto particolari ma è stato un caso che esistesse questa classe proprio così e che io l’abbia scelta. Sapevo che con loro avrei avuto questa diversità che è un’immagine del mondo e l’ho scelta anche a causa della professoressa che era davvero eccezionale e rappresentava l’accoglienza ideale con la sua pedagogia fondata sull’ascolto.
Come funziona il sistema scolastico francese coi ragazzi stranieri, che in Italia vengono inseriti direttamente in classi miste?
Tutti i ragazzi stranieri che arrivano vanno in una classe del genere per un anno, e nel caso di bambini che non sono mai andati a scuola nel loro paese, perché ce ne sono, li si aiuta prima a capire come funziona. Se ci sono già stati, a poco a poco durante l’anno secondo il loro livello vengono integrati nelle classi corrispondenti e alcune materie, come la matematica, lo sport, la geografia, le seguono nelle classi normali in modo che partecipando a entrambi i corsi possono integrarsi gradualmente imparando la lingua. In Francia ci sono 800 classi di inserimento per tutti i livelli, dai più piccoli ai liceali. Maryam, la ragazzina che lascia la classe di Parigi per andare a vivere a Verdun dove hanno dato un appartamento alla madre, ha avuto problemi perché lì non ci sono classi di accoglienza. Più che altro ci sono nelle grandi città e a seconda del numero di minori immigrati.
Colpisce molto nel film il discorso che fanno i ragazzi sulla religione e la tolleranza che dimostrano in un momento come questo
E’ una scena molto importante ed è stato sconvolgente e molto spontaneo. In classe in quel momento c’era un’etnologa perché i ragazzi facevano un film sulla differenza e lei aveva detto loro di portare un oggetto che li rappresentasse. Qualcuno ha portato anche oggetti religiosi, come la Bibbia, il Velo e il Corano e da lì è nata una discussione molto spontanea che ha avuto anche momenti di tensione, quando la ragazzina cristiana dice a quella musulmana “tu non puoi toccare la Bibbia” e viceversa. Ma dal momento che la professoressa ha dato la parola a tutti e li aiutati a comprendere è scaturita questa discussione davvero appassionante e a un certo punto Djienabou, la ragazzina che parla sempre di Dio, dice che Dio è il suo unico amico ecc., pensando a queste differenze e a cosa si fa in nome della religione se n’è uscita dicendo “ma forse Dio non esiste” e siamo rimasti tutti colpiti perché nessuno se lo aspettava. E’ straordinaria anche la fine di questo dibattito quando loro dicono che il mondo è una domanda.
Come è riuscita a far dimenticare la sua presenza e quella della telecamera?
Nessuno l’ha davvero dimenticata ma per me era un modo per far parte della classe e stare con loro. Per tutto l’anno io per loro ero solo Julie, erano contenti di vedermi e si sono abituati, anche perché ero presente con solo un tecnico del suono e non gli ho fatto domande, ho aspettato che loro si sentissero di parlare di certe cose, non ho interferito col loro lavoro e ho rispettato i loro tempi, come è giusto in un documentario. Certo se avessi avuto solo tre settimane per farlo forse avrei avuto bisogno di ottenere prima delle cose, qua invece ho avuto il tempo per poterle cogliere. E’ stato sorprendente vedere come anche i genitori si dimenticassero di me, erano molto concentrati su quello che volevano dire alla professoressa e perciò ci riuscivano e ho rispettato quelli che hanno chiesto di non essere ripresi. I ragazzi sono stati molto naturali e la professoressa mi ha detto che le cose non cambiavano in classe se ero presente o no. Forse facevano più confusione, ma se notavo che qualcuno faceva l’esibizionista a favore della telecamera smettevo di riprendere e cercavo di far capire loro che non era uno show televisivo, non era uno scherzo. Detto questo, l’oggettività assoluta nel cinema non esiste: è chiaro che questa è la mia visione, io ho selezionato il girato e l’ho montato, ho tagliato e riassunto, ma niente di quello che vedete è stato provocato.
I ragazzi stranieri come vengono trattati dagli altri? Qua in Italia ci sono molti pregiudizi…
In Francia è come da voi, ci sono ipocrisia e razzismo, noi abbiamo Marine LePen e voi avete altri politici e ci sono paure e pregiudizi dappertutto. Questo è un film che lotta contro tutto questo, vede gli immigrati come una ricchezza e dimostra che più sono accolti bene più possono arricchirci con le loro differenze culturali. E’ difficile lottare contro il razzismo, specie in un momento in cui è mescolato con discorsi sulla crisi pieni di luoghi comuni, con l’eterna ricerca di un capro espiatorio ed è chiaro che se uno è di estrema destra e vede questo film resta della sua idea. Ma io l’ho visto in molte scuole ed è stato bello vedere la reazione dei ragazzi, che vivono immersi nei discorsi dei genitori ma mi hanno detto spesso – ascoltando le storie degli altri, coi loro problemi anche drammatici, la necessità di crescere in fretta e di essere spesso responsabili anche per gli adulti – di vederli come degli eroi e che non li avrebbero più presi in giro. E’ importante che i film raccontino anche delle storie positive, perché è così che si cambia il mondo: poco per volta. Io non faccio film militanti ma credo che questo sia un film politico che dia la possibilità di crescere andando incontro agli altri. Sono sempre stata attratta dall’altro, dal diverso da noi. Ho tre figli e amo molto l’infanzia. Avrei potuto anche scegliere una classe di bambini ma l’adolescenza ha questa caratteristica straordinaria di viaggio, di difficile età di passaggio. E’ un momento cui si vuole anche essere come tutti gli altri e questi ragazzi non potrebbero sentirsi più diversi, ma grazie all’insegnante che li ha fatti parlare e li ha ascoltati si sono resi conto che i loro problemi e le loro differenze erano quello che li accomunava e li rendeva uguali. Il tono della discussione è stato quindi molto più appassionante che in una classe normale.
A Bergamo Film Meeting la proiezione di un film speciale “Buon Anno Sarajevo” presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, candidato all’Oscar come Mglior Film Straniero, Primo Premio al Film Festival Pesaro e ora al Bergamo Film Meeting 2015.
La regista Aida Begić sarà ospite il 10 Marzo alle ore 19,30 in piazza della Libertà nella sezione “Europa femminile, singolare” costola della rassegna bergamasca giunta alla sua seconda edizione.
In Buon Anno Sarajevo Aida Begić in modo magistrale attraverso suoni, rumori, senzazioni ha fatto sentire come la paura può rimanere dentro l’anima, anche dopo, quando la guerra non c’è più.
Il film è disponibile in forma digitale dal sito della Kitchenfilm in edizione italiana doppiata

La troupe ha festeggiato presso l’hotel Clio di Monopoli insieme alla regista Emanuela Piovano e l’attore Dil Gabriele Dell’Aiera la fine riprese per il film “L’età d’oro”

Carica di partecipazione e applausi la conferenza stampa che si è tenuta il 17 dicembre scorso nel Castello di Monopoli, per la fine delle riprese del nuovo film firmato e prodotto da Emanuela Piovano “L’Etá d’Oro”.
In vista delle riprese del film “L’età d’oro” di Emanuela Piovano con Laura Morante presso il Castello Carlo V di Monopoli si è tenuto il casting a cura di Rossella Chiovetta.
Il film, prodotto da Kitchenfilm in collaborazione con Rai Cinema e Apulia Film Commission, è liberamente ispirato al libro “L’età d’oro – il caso Veronique” di Francesca Romana Massaro e di Silvana Silvestri.
Giornata speciale nella sede della Kitchenfilm di Torino per la proiezione del “Ridente la calma- il Cieck” di Giacomo del Buono.
Nell’occasione il pubblico ha potuto assaggiare la nuova Cuvèe di OROSIA offerto da Kitchenfilm.
La Serata Cieck organizzata da Kitchenfilm e dell’azienda agricola il Cieck nella sede di via Barbaroux.
Presenta Marco Lombardi critico cinematografico ed enogastronomico.
Proiezione del film di Giacomo Del Buono “Ridente la calma – il Cieck” intervista documentario al magico Remo Falconieri produttore di vino Erbaluce di Caluso.
Proiezione del film “Sorprese” di Emanuela PiovanoTema del convegno la convivenza e il significato dell’8 marzo delle Donne del Mondo per un Italia e un Europa della convivenza. In ricordo di Samia Yusuf Omar, atleta somala morta in mare sognando le Olimpiadi di Londra.
L’ iniziativa promossa dalla Fondazione Nilde Iotti si svolge nella Sala Agostini a Roma presso l’Istituto Nazionale per la Salute dei Migranti e il Contrasto alle malattie della povertà.
Presente il Direttore dell’ INMP Concetta Mirisola, Livia Turco e Rosa Russo Iervolino. Intervengono: la Sen. Yosefa Idem – Campionessa olimpionica; Giuseppe Catozzella – Autore del libro “Non dirmi che hai paura” (Feltrinelli) ; Ana Bulcu Butea – Mediatrice culturale INMP; Kaha Mohamed Aden – Scrittrice; Emanuela Piovano – regista del cortometraggio “Sorprese” ispirato al tema della cittadinanza che verrà proiettato durante il convegno. Modera Francesca Bellino, giornalista e scrittrice.
L’ Associazione Chicca Richelmy per l’anniversario della nascita di Simone Weil, organizza la proiezione al Cinema Greenwich Village di “Le Stelle inquiete” un film di Emanuela Piovano (2011).
“Il film racconta un breve periodo nella vita della filosofa francese interpretata da Lara Guirao. Nell’estate del 1941, Weil lascia Parigi, occupata dai nazisti, e si trasferisce vicino Marsiglia, ospite del filosofo contadino Gustave Thibon interpretato dall’attore Fabrizio Rizzolo. Vi resterà fino al 1942, quando partirà per gli Stati Uniti. Gustave che in seguito pubblicherà uno dei dei manoscritti della filosofa, vive con la moglie Yvette. In questo periodo trascorso insieme, Simone , Gustave e Yvette vivranno una curiosa intimità dove si mischieranno attrazione, gelosia e complicità ma anche buonumore. Malgrado la cupezza del momento storico. “(Maria Tatsos)
La proiezione alla quale ha parteciparo Emanuela Piovano, regista del film, è stata introdotta da Maurizio Tropea presidente della associazione Chicca Richelmy
Emanuela Piovano presenta “Sorprese”
La seconda edizione del Premio Melograno – “Nuove italiane crescono – le giovani immigrate protagoniste dell’italia e dell’Europa che cambia” promosso dalla Fondazione Nilde Iotti si è celebrata presso l’Auditorium del Museo Maxxi di Roma. Il convegno è stato inaugurato da un film inedito “SORPRESE” di Emanuela Piovano creato per il Premio Melograno. Quindici minuti in una sala d’attesa di un ufficio di cittadinanza del Comune, tra sogni, delusione e speranza in attesa di sapere di che paese sei. Premiate l’italiana, Francesca Rossi, la nuova italiana di origine straniera, Ngalula Beatrice Kabutakapua e premio speciale al sindaco di Lampedusa Giusi Nicolosi, Il premio è stato consegnato dalla Presidente della Fondazione Livia Turco, dal Presidente Onorario Marisa Malagoli Togliatti e dalla Ministra dell’Integrazione Cécile Kyenge. http://www.youtube.com/watch?v=QBF54aaauiM
L’IBRIda CENA è un’idea di Mendo Fabio Mendolicchio, un evento culturale in collaborazione con le librerie ospitanti, promosso da Training Associazione Culturale e Miraggi Edizioni.
L’ibrida Cena si è svolta alla Libreria L’ibrida Bottega in via Romani 0/a di Torino ospite d’eccezione la regista Emanuela Piovano

E’ il secondo lungometraggio della regista bosniaca Aida Begić, vincitore all’ultima Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e segnalato con una menzione speciale nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2012. 

LE STELLE INQUIETE
Vincitore del Globo d’Oro per un Film da Non Dimenticare nel 2011, Film acclamato al Festival di Montreal e premiato al Festival Internazionale di Firenze nel 2010
Trama
Questa è la magica storia del suo incontro con il contadino filosofo Gustave Thibon, che più tardi pubblicherà uno dei suoi più famosi manoscritti tratto dai suoi diari personali, L’ombra e la grazia.
Simone, Gustave e sua moglie Yvette vivono un’intimità unica e preziosa, dove l’attrazione, la complicità e la gelosia, lasciano posto all’amore e alle risa e il potere della pura gioia sembra per un attimo fermare il tempo nella Francia occupata.
AGUASALTAS.COM
Trama
Aguasaltas, un piccolo villaggio in Portogallo, è felice di entrare nel 21° secolo con l’apertura di un proprio sito web. A Madrid, una multinazionale ha registrato lo stesso dominio per il lancio sul mercato di una nuova acqua minerale. Quale futuro si prospetta per il piccolo centro: pagare i 500.000 euro che l’azienda ha richiesto come risarcimento o chiudere il sito? Questa sfida si trasformerà rapidamente in un circo mediatico, dove gli abitanti di questo piccolo borgo si troveranno costretti a difendere il loro sito web in nome del loro villaggio. Se da una parte gli abitanti sono praticamente all’oscuro di cosa sia veramente internet, dall’altra il loro prete si spinge fino ad affermare che se Gesù fosse vivo, avrebbe un proprio sito.
A Roma presso la libreria Le Storie proiezione trailer del film Buon Anno Sarjevo della regista bosniaca Aida Begic in occasione della presentazione del libro “Mister sei miliardi –
I giovani, la scuola, il lavoro, la salute, il futuro della Bosnia Erzegovina” di Luca Leone.
Interviene con l’autore Riccardo Noury, Amnesty international Italia

Nella rassegna For Love or Money organizzata da Maria Teresa D’Arcangelo e Paola Paoli nella 34° Edizione del Festival di Cinema e Donne propone registe da diversi paesi.
Premio speciale Sigillo della Pace 2012 viene assegnato al Film Buon Anno Sarajevo (Djeca) della regista bosniaca Aida Begic.
Il film rivelazione di Cannes 2012 e già premiatissimo in tutto il mondo.
Il premio verrà consegnato presso il Palazzo Vecchio al Miglior Film, a firma femminile, capace di comunicare al grande pubblico cosa significhi la guerra, specie per le donne e i bambini, come il film possa diventare uno straordinario strumento di conoscenza e dialogo tra popoli.
Il titolo originario è Djeca e sarà presente al 30° Torino Film Festival nei giorni Sabato 24 alle ore 22,15 /Lunedì 26 alle ore 17,30/ Martedi 27 alle ore 11,45.
Verra proiettato a Torino al Cinema Reposi 2 in via XX Settembre in lingua originale sottotitolato in italiano.
Uscirà doppiato nelle sale italiane con la Kitchenfilm con il titolo “Buon Anno Sarajevo”.

La prima edizione del Premio Melograno promossa dalla fondazione Nilde Iotti insieme al comune di Venezia è dedicato al tema della convivenza tra donne italiane e donne immigrate.
La premiazione si svolgerà presso la Biennale di Venezia e verrà assegnato a due donne, una italiana ed una immigrata che si sono distinte per il loro impegno nella convivenza.
Nell’occasione verrà proiettato lo spot del Premio Melograno prodotto da Kitchenfilm. In questo video girato in Piemonte hanno partecipato delle giovanissime attrici di diversa etnia: Awa Ambra Seck (africana), Mithilia Farajana Khan (indiana), Rossana Gombetti (italiana), Ting Ting Zhou (cinese).
Casting a cura di Rossella Chiovetta, fotografia di Giacomo del Buono, effetti speciali di Alessandro Pagani e il brano musicale “PunJaball” è stato composto e arrangiato da Alberto Marino e Francesco Tosoni, interpretato dal gruppo Makay (Silvia Puddu – Alberto Marino) Prodotto da Francesco Tosoni per the Noise Symphony Art Studio Edizioni Musicali RaiTrade.
La regista Emanuela Piovano ha voluto interpretare l’esigenza del Presidente della Associazione Livia Turco, con la scelta di girare in campagna con delle donne pronte a lavorare insieme come una squadra seminando i loro prodotti (delle letterine) e innaffiandole con amore e speranza. Solo con la collaborazione e nell’abbraccio di tutte insieme si può avere ricchezza e fertilità.

Gli Incontri del Cinema D’Essai organizzati con la collaborazione del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, il Comune di Mantova, la fondazione Banca Agricola Mantovana, la Mantova Film Commission e la Regione Lombardia sono gli appuntamenti principali professionali italiani del cinema di qualità.
La Kitchenfilm presenta il film “Buon Anno Sarajevo” (Djeca) di Aida Begic candidato all’ OSCAR come MIGLIOR FILM STRANIERO.

Al via il CINEMA UHT. Si apre a Torino la prima tappa del cinema a lunga conservazione. Tre Film in lingua originale sottotitolati da gustare al cinema.
4 MUJERES DESCALZAS – 29/07/2012 – TORINO – CINEMA CENTRALE;
A VIA LACTEA – 02/08/2012 – TORINO – CINEMA CENTRALE;
IN THE BATTLEFIELDS – 16/08/2012 – TORINO – FRATELLI MARX.
Tre assaggi del mondo di giovani autori e produttori che raccontano storie che profumano della loro terra.
Clicca sulle locandine per approfondire
Presentazione Cinema UHTSi è svolta nel cortile di Palazzo Gradari l’incontro stampa tra giornalisti e critici cinematografici con la protagonista del film Djeca – Buon Anno Sarajevo Marija Pikic.
Ad introdurre l’attrice il Direttore Artistico del Festival Giovanni Spagnoletti e a condurre la sessione di Q&A il critico Pierpaolo Loffreda.
A seguire la Kitchenfilm di Emanuela Piovano che ha comprato il film per le sale italiane presenta alla stampa il nuovo progetto Cinema UHT (Cinema a Lunga Conservazione).

Immagini dell’attrice Marija Pikic protagonista del film “Buon Anno Sarajevo”


Il film bosniaco vince il concorso Pesaro Nuovo Cinema 2012 – Premio Lino Miccichè, il premio della giuria giovani e il premio “Cinema e Diritti Umani” di Amnesty International.

La Kitchenfilm e tutto il suo staff sarà presente al Pesaro FilmFest dal 25 giugno al 2 luglio per presentare una serie di iniziative.
In anteprima per il pubblico del Festival venerdi 29 giugno proiezione del film Djeca / Children of Sarajevo.
Il film premiato a Cannes con la menzione speciale di Un Certain regard verrà distribuito in Italia con il titolo “Buon Anno Sarajevo“.
La Kitchenfilm sarà presente sabato 30 alle 12:30 per presentare una nuova esperienza, il “Cinema UHT“.
A seguire una sessione di Q & A con la protagonista di Djeca.

La giornata verrà accompagnata da degustazione del vino sponsor del Festival: “Orosia” – Erbaluce di Caluso DOCG 2010


In occasione dell’ottantesimo compleanno di Gianni Rondolino presso il Laboratorio Quazza di Torino in via S. Ottavio 20, Steve della Casa presenta il libro “Non so se è chiaro” con la collaborazione e i contributi di amici e allievi tra cui Emanuela Piovano.

Il conduttore Gigi Marzullo nel programma per la TV Raiuno Cinematografo presenta il film Aguasaltaspuntocom e intervista il pubblico all’uscita del cinema Intrastevere a Roma.


Un video promozionale che è diventato uno degli ultimi fenomeni virali sul web. La Kitchenfilm casa di distribuzione del film Aguasaltas.com – Un villaggio nella rete ha fatto ricorso alla promozione “ virale” mettendo nel web un falso reportage secondo cui una multinazionale spagnola vorrebbe trasformare nel più grande parco acquatico d’ Europa il lago Trasimeno. La notizia “taroccata” è una parafrasi del soggetto del film stesso.
Della trovata pubblicitaria ne dà notizia il Tg di Rai Uno.
Fa discutere la campagna promozionale online per la commedia portoghese “Aguasaltas.com” distribuita dalla Kitchenfilm.
Intervista in Piazza San Pietro sulla frase celebre del film “Se Gesù fosse vivo anche Dio avrebbe un sito internet”
Il programma radio di RAI3 condotto da Steve Della Casa e Efisio Mulas intervistano Emanuela Piovano (kitchenfilm) che distribuisce in Italia il film Aguasaltaspuntocom diretto da Luìs Galvao Teles.

Prima della proiezione del film Le stelle inquiete, Gaetano Renda ha festeggiato con il pubblico la regista Emanuela Piovano e gli attori: Fabrizio Rizzolo, Isabella Tabarini, Gabriele Dell’Aiera, Renato Liprandi, Michele Franco presenti in sala.
Dopo la proiezione brindisi nella neonata sede torinese della Kitchenfilm.
Prima della proiezione del film Le stelle inquiete, Gaetano Renda ha festeggiato con il pubblico la regista Emanuela Piovano e gli attori: Fabrizio Rizzolo, Isabella Tabarini, Gabriele Dell’Aiera, Renato Liprandi, Michele Franco presenti in sala.
Dopo la proiezione brindisi nella neonata sede torinese della Kitchenfilm.

23 luglio 2011
La manifestazione cinematografica in memoria di Laura Tartaglia con la direzione artistica di Amedeo Fago e la supervisione di Morando Morandini ha invitato la regista Emanuela Piovano e l’attrice Isabella Tabarini per il film “Le stelle inquiete” nella sezione: “Il Cinema delle Donne” curata da Luisa Morandini.
Nella foto la regista Emanuela Piovano insieme all’attore Giovanni Vettorazzo
PALAZZO DUVALE | SALA DI LETTURA E CONVERSAZIONI SCIENTIFICHE
Durante l’incontro, organizzato da Angela Catania (referente UDi Genova), la regista Emanuela Piovano ha discusso del suo film con Luisa Montecucco, docente di Filosofia della mente all’Università degli studi di Genova e Rossella Chiovetta, responsabile casting. Moderatrice Silvia Neonato, giornalista del «Secolo XIX» e della rivista «Leggendaria».

Gigi Marzullo intervista la regista Emanuela Piovano e l’attrice Isabella Tabarini in occasione dell’uscita, l’11 marzo 2011, nelle sale cinematografiche della capitale, del film Le stelle inquiete.
Il primo giorno di “Le Stelle inquiete” in sala.

Prosegue la settimana di conduzione di Valerio Mastandrea che ospitera’ oggi Emanuela Piovano e Laura Guirao, rispettivamente regista e attrice di “Le Stelle Inquiete”. Il film e’ ispirato ad un episodio della vita della filosofa francese Simone Weil. In studio anche Andrea Segre a parlarci del suo “Come un Uomo sulla Terra”.
Link:

In occasione dell’anteprima del film Le stelle inquiete, il 24 febbraio, presso il centro culturale San Luigi dei Francesi a Roma, si è tenuto l’incontro «Simone Weil e Gustave Thibon: un’amicizia intellettuale». Il dibattito, moderato da Julien Donadille (addetto al servizio culturale dell’ambasciata di Francia in Italia, responsabile dell’ufficio per il Libro e le mediateche), ha visto due dei maggiori specialisti dell’opera di Simone Weil in Italia, Attilio Danese e Domenico Canciani, discutere rispettivamente su Il pensiero di Simone Weil e il suo rapporto con il mondo cattolico e su L’incontro tra Simone Weil e Gustave Thibon.
Al termine, in una cerimonia di premiazione condotta da Emanuela Piovano, Tullio Masoni (presidente della giuria) e Odette Piscitelli (attrice), con la collaborazione dell’attore Dil Gabriele Dell’Aiera (Ivo il bracconiere nel film), sono stati proclamati i vincitori del concorso video-letterario «Le stelle inquiete» (organizzato da Kitchenfilm). I lavori si sono ispirati ai quattro temi-cardine dell’esperienza intellettuale e di vita della filosofa francese: Amore, Dio, Libertà, Politica. Alle scuole è stato riservato il premio speciale Agiscuola.
Presente in sala la troupe, tra cui Raoul Torresi (direttore della fotografia), Lucilla Schiaffino (co-sceneggiatrice) Rossella Chiovetta (casting), Simone Corelli (missaggio), Alessandro Giordani (aiuto regista), Marco Varriale (direttore di produzione), Lulù Cancrini (assistente alla regia) e Andrea D’Emilio (ass. alla fotografia e al montaggio) è stato infine proiettato in anteprima il film Le stelle inquiete: la pensatrice (interpretata da Lara Guirao) fu ospite per breve tempo, nell’estate del 1941, del filosofo autodidatta e contadino Gustave Thibon (Fabrizio Rizzolo) e della moglie Ivette (Isabella Tabarini) nella sua fattoria vicino a Marsiglia. Sarà proprio Thibon a pubblicare, nel 1947, la raccolta di pensieri che la stessa Simone gli affidò nel congedarsi, La pesanteur et la grâce (trad. it. L’ombra e la grazia).
Il film, in uscita nelle sale l’11 marzo, è distribuito da Bolero Film.

Kitchenfilm incontra un gruppo di studentesse del Wellesley College, provenienti da varie città degli Stati Uniti, per discutere del film «Amorfù» con la regista, Emanuela Piovano.
In compagnia della professoressa Flavia Laviosa, insegnante di Lingua italiana presso l’Università americana, le studentesse hanno posto alla regista varie domande, in lingua italiana, preparate in precedenza e quindi estratte a sorte.
Hanno partecipato al dibattito il primo operatore di «Amorfù», poi “promosso” direttore della cinematografia de «Le stelle inquiete», Raoul Torresi e l’operatore al missaggio Simone Corelli.
Le Domande delle Studentesse

Una scena che ha mi colpito in modo particolare, perché sono una musicista, è la frustrazione di Fausto quando lui lottava per praticare un pezzo di musica. Il giorno dopo il piano arriva, Elena insinua che Fausto non ha una ragione per lasciare la casa. Fausto è imbronciato come si siede per praticare. Durante un passaggio particolare, lui esita. Non può suonare quella sezione. Si accende il volume del televisore per costringersi a concentrare; poi, suona il passaggio sempre più velocemente fino a quando lui abbandona il pezzo. Fausto corre dalla camera.La velocità della musica aumentava quando Fausto diventava frustrato. Lui è disperato di finire quella sezione, una materializzazione mentale di Elena chiude la porta sulla libertà di Fausto.

Penso che l’aspetto più inquietante del film Amorfù sia la disponibilità di Elena di avere una relazione romantica e anche sessuale con uno dei suoi pazienti. Elena vuole essere una brava psichiatra, ma lei si dimentica questo quando diventa quasi ossessionata con Fausto. Nonostante il suo amore per Fausto e le sue intenzioni buone, la sua mancanza di etica mi fa pensare di meno di lei. Elena diventa ossessionata quando lei si comincia a prendere cura di Fausto. E’ solo il suo amore per lui che provoca questa preoccupazione, o invece Fausto a rappresentare qualcosa di ancora più significativo per Elena?
Un elemento che mi ha colpito del film AMORFÙ é l’ immagine ricorrente di Fausto nudo; mi sembra che quest’aspetto dimostri la sua vulnerabilità psicologica in modo visuale, e quest’intersezione di quello interno con l’esterno è simile al modo in cui Fausto vede la musica mentre la ascolta. Queste scene intime ci espongono la personalità di Fausto, ma più importante, ce lo rendono caro. Ho molta curiosità di come la regista ha scelto i due attori per le parti di Fausto ed Elena. I ruoli richiedono una rappresentazione sensibile, e loro l’hanno fatto perfettamente. Com’era il processo di trovare gli attori? Quando è stato ovvio che loro fossero ottimi?
Penso che il cambiamento nel rapporto dottoressa-paziente sia stato interessante. Il cambiamento del “set” dall’ospedale alla casa di Elena ha dimostrato bene come il rapporto cambia. Sembra che nella casa, Elena diventi la paziente e Fausta diventi il dottore di Elena. La musica differente nel film e’ molto interessante. Come Lei ha scelto i suoni comuni che sarebbe “musica”. Per esempio, il pianto della donna nell’ospedale, dopo Fausto le ‘ha dato il fiore.
Il film Amorfù ha creato molti sentimenti per me. Sapevo un po’ dello stile di Emanuela Piovano quando ho visto il film, ma ho scoperto che questo film è una storia semplice d’amore. Attraverso gli alti e bassi, i personaggi di Elena e Fausto perdono la testa e ritrovano i saluti. Malgrado alla fine della storia tutti e due si sono innamorati, mi sembra che il rapporto non possa funzionare. Elena ama Fausto troppo, e sembra essere pazza più pazza di Fausto. Questo film ci fa chiedere che cosa significa essere sano di mente. Come sono le sue esperienze personali che hanno influenzato il suo stile di regia?
Mi piaceva molto il fatto che Elena non ha badato, e quasi ha compromesso, la sua professione in un tentativo di guarire a Fausto. Ironicamente, anche se lei ha tentato di aiutarlo, ha causato molta turbolenza nella sua vita e in quella di Fausto. Pensavo che fosse molto interessante e realistico che il viaggio di guarirlo era così difficile. Non c’è niente nelle nostre vite che sia facile, e anche, non c’è niente che possiamo avere senza compromettere o cambiare altri aspetti della vita. Perché ha scelto i due temi centrali di musica e medicina? Pensa che siano collegati?
Penso che sia interessante che la cinematografia usi il motivo di vetro durante tutto il film. Spesso, noi guardiamo Fausto (e qualche volta Elena) attraverso una finestra o un altro tipo di vetro. Penso che questo rappresenti un barriera invisibile tra noi e i due personaggi e anche la stessa divisione tra Elena e Fausto, perché possiamo vistare chiaramente attraverso il vetro ma non possiamo passare attraverso il vetro.
Uno degli aspetti più interessanti per me é il modo in che la macchina fotografia si muove nelle scene quando Fausto suona il pianoforte o finge di condurre un’orchestra. Quando una musicista suona o ascolta una canzone, le sue emozioni e pensieri si manifestano nei suoi movimenti; infatti, molti insegnati di musica incoraggiano i loro studenti a muovere con il ritmo della musica durante il suono. Allora, mi piace molto come la prospettive della macchina da presa cambiano come le emozioni di un musicista. Come dovremmo interpretare il ruolo di Elena nel film; é una protagonista o un’antagonista ?
Mi piace la misteriosità di Fausto perché mi ha fatto pensare di più delle vite di pazienti psichiatrici. Fausto è un personaggio che in realtà molte persone non lo capirebbero. Penso che la regista mi abbia aiutato vedere un altro aspetto dei pazienti come Fausto. Molte persone pensano che i pazienti siano solo pazzi, ma molte volte loro sono anche fraintese. Il film esplora la misteriosità dei pazienti attraverso Fausto e il suo sviluppo. Vi è stata un’esperienza che l’ha inspirata per creare la relazione tra paziente e dottore?
Mi ha sorpreso che Elena e Fausto non sono insieme alla fine. Penso che Fausto ami Elena, ma lei lo soffochi e non gli dia la sua libertà. Alla fine del film loro realizzano che si incontreranno dopo sei mesi, cosi c’è sola una possibilità che Elena e Fausto saranno insieme. Mi sembra che Elena e Fausto cadano si innamorino mentre ascoltano alla musica dell’orchestra e ricordano i momenti con l’altro. Qual è stata la inspirazione per questa scena?
Penso che il film Amorfù sia strano e complicato. È strano perché Elena, una psichiatra, diventi troppo coinvolta con Fausto, che è un grande “no-no” nella professione di un medico. È interessante che la dottoressa e il paziente siano pazzi, ma la dottoressa, in qualche modo, è più pazza del paziente. Verso la fine, è interessante che Fausto abbia un lavoro e migliori. Perché è diventata regista?
Uno degli aspetti più interessanti per me é il modo in che la macchina fotografia si muove nelle scene quando Fausto suona il pianoforte o finge di condurre un’orchestra. Quando una musicista suona o ascolta una canzone, le sue emozioni e pensieri si manifestano nei suoi movimenti; infatti, molti insegnati di musica incoraggiano i loro studenti a muovere con il ritmo della musica durante il suono. Allora, mi piace molto come la prospettive della macchina da presa cambiano come le emozioni di un musicista. Come dovremmo interpretare il ruolo di Elena nel film; é una protagonista o un’antagonista ?

Mi piace la misteriosità di Fausto perché mi ha fatto pensare di più alla vita dei pazienti psichiatrici. Fausto è un personaggio che in realtà molte persone non lo capirebbero. Penso che la regista mi abbia aiutato a vedere un altro aspetto dei pazienti come Fausto. Molte persone pensano che i pazienti siano solo pazzi, ma molte volte loro sono anche fraintesi. Il film esplora la misteriosità dei pazienti attraverso Fausto e il suo sviluppo. Vi è stata un’esperienza che l’ha inspirata per creare la relazione tra paziente e dottore? Perché ha scelto la scena quando Elena ha visto Fausto alla metro suonare la chitarra? La sua reazione non sembra normale, era un po’ strano.
Penso che il rapporto fra Elena e Fausto sia molto interessante e intenso perché è realistico e come per i rapporti complessi è anche non sano. Penso che Elena faccia gli errori come un essere umano, ma non io penso che lei sia ‘pazza’. Come vede i ruoli di genere e le norme di genere che influenzano il personaggio d’Elena e la relazione fra Elena e Fausto? Era particolarmente conscio di questo nel modo che ha scelto di ritrarre questi personaggi?

Penso che il concetto del film sia molto interessante perché una storia che concentra sulla relazione con un paziente e una dottoressa è avvincente. Anche, è interessante che questo film, simile a Le complici , abbia un brano centrale. È questo film una storia vera? Anche, vorrei chiedere la regista perché ha scelto di raccontare questa storia?
Penso che la scena più interessante sia quando Elena e Fausto stanno parlando riguardo un lavoro per Fausto. Nella scena, mi sembra che Elena faccia tutte le cose che lei possa fare, per rimanere nel cuore di Fausto. È’ interessante che Elena abbia paura dello scambio del potere. Ma questa paura sarà la fine del rapporto. È’ evidente che lei sia disperata, e allo stesso tempo che lei voglia controllare Fausto. Io penso che Fausto sia un uomo più sano di Elena. Mi sembra che Fausto capisca se stesso e i suoi bisogni molto bene; ma Elena, no. Che tipo di ricerca psichiatrica Lei ha fatto per Amorfù?
Un aspetto di Amorfù che trovo molto interessante è come Elena interagisca con le persone del manicomio. Mi sembra che il dottore che è il suo mentore pensi che i dottori dovrebbero rimanere separati dai pazienti, ma i pazienti Elena li tocca, gli dà i baci e i abbracci. Lei pensa che i pazienti abbiano bisogno della gentilezza e dell’amore. Anche io penso questo, ma Elena non sa quando è troppo. Lei ha visto che Fausto ha bisogna della musica, forse perché gli è diventata amica. Ma il dottore, che suona il flauto, non capisce Fausto. Qual è il significato della musica del flauto del dottore?
Emanuela Piovano ne “I Morandini delle donne” 60 anni di cinema italiano al femminile, Edizioni IacobelliPrima edizione del volume “I Morandini delle donne” che ripercorre oltre 60 anni di storia attraverso la conversazione tra il celebre critico, Morando Morandini e suo nipote, sceneggiatore e documentarista.
60 anni di cinema italiano al femminile LEGENDA: Junior sta per Morando Morandini Junior (sceneggiatore, nipote di Morando) Senior sta per Morando Morandini senior (critico, autore dell’omonimo dizionario Zanichelli) GLI ANNI NOVANTA Donne in bilico JUNIOR: Le mimose del femminismo diventano rose blu tra le mura della sezione femminile del carcere delle Vallette. Gli anni Ottanta si lasciano dietro petali e spine, ustioni e cicatrici, macerie sociali invisibili. E contro il degrado delinquenziale della realtà italiana, contro il cinismo e la disonestà della politica, contro l’eccitazione dei bassi istinti perseguita dai media, i nuovi eroi e le nuove eroine cinematografiche non possono che essere persone semplici, oneste, altruiste, affettuose, capaci di conservare la dignità e il rispetto di se stessi. Le registe italiane aumentano: ci sono le figlie d’arte Cristina e Francesca Comencini, Emanuela Piovano, Donatella Maiorca, Antonietta De Lillo, Anna Di Francisca, Anna Negri, Simona Izzo, Cecilia Calvi, Livia Giampalmo. Nei loro film raccontano storie in cui spesso amore fa rima con dolore, dove risalta l’incapacità di amare e di comunicare. Mettono in scena vite inosservate, donne che dichiarano di esistere, donne ai margini. Molte di queste pellicole rimangono invisibili: ci sono film che non vengono distribuiti o che circolano per pochi giorni in pochissime sale e poi sono tolti di mezzo. Nelle donne degli anni Novanta c’è la voglia di assumersi nuove responsabilità. Nel cinema degli anni Novanta che guarda al mondo femminile in qualche caso c’è anche la voglia di voltare le spalle alle carinerie calligrafiche che caratterizzano molto (troppo) cinema giovane di questi anni. C’è modo e modo di contrapporsi al cinismo imperante raccontando che le cose che contano sono sempre quelle: amore, amicizia e un pizzico di felicità. Partiamo dal 1990 con Le rose blu, primo lungometraggio della regista torinese Emanuela Piovano. E’ un film che getta uno sguardo all’interno del mondo chiuso della sezione femminile del carcere delle Vallette. Qui, i 3 giugno del 1989 undici detenute muoiono in un incendio. Una di loro è Lidia che in cella d’isolamento scrive una poesia In queste grigie mura /ci sono delle rose / sì delle rose blu / io le sento / io sento di ogni notte ogni cuore /ogni cuore di queste mie amiche sento battere / le sento palpitare. Esistiamo. E una rosa blu viene portata nel carcere. È destinata a Lidia che non può più riceverla e passa di mano in mano. Emanuela Piovano parlando del film ha detto: «Lidia, e con lei Ivana, Michi, Editta, Lauretta, insieme ad altre sei donne, sono morte nell’incendio del 3 giugno lasciandoci in eredità due ore di riprese video in mezzo pollice e la consegna, quasi una profezia, a realizzare il film a tutti i costi, qualsiasi cosa fosse accaduta. Donne rinchiuse SENIOR: Comincerò con un aneddoto. recensii LE ROSE BLU sul Giorno ma non conoscevo la regista.! Esiste soltanto un contributo tecnico maschile, il montatore Alfredo Muschietti. Quando uscì la scheda sui Dizionario dei film, mi telefona Emanuela Piovano per dirmi: “Morandini, ma che bella scheda, gli hai dato tre stellette e mezzo come…” a un famoso film americano che citò.E da quel momento abbiamo stretto amicizia. Ogni tanto ci vediamo quando viene a Milano; ci siamo incontrati anche a qualche festival. Per rimanere in linea con il film riporto le annotazioni di una donna critico, Alessandra Levantesi: «Non è un film sul carcere – “opera impossibile”, ricorda la terrorista Susanna Ronconi sullo schermo citando Marguerite Duras – è un film del carcere. E’ anomalo, straordinario, poetico e politico, commovente, con risvolti allegri o ironici, sempre teso ad accogliere i suggerimenti del set e risolto in un linguaggio sciolto di taglio sperimentale». JUNIOR: Emanuela Piovano, nata a Torino nel 1959, è cineasta indipendente con una formazione eclettica. Prima di diventare regista e produttrice di audiovisivi si occupa di danza, musica, fotografia. fa animazione teatrale e musicale, è ricercatrice presso l’Archivio nazionale cinematografico della Resistenza, redattrice di riviste di storia e critica cinematografica, organizzatrice di eventi culturali. E’ tra i fondatori del movimento Camera Woman con cui realizza una serie di documentati stilla condizione femminile. Nel 1988 fonda una società, la Kitchenfllm con cui produce Le rose blu che considera un film collettivo anche se porta la sua firma. Nel 1999 realizza un altro lungometraggio, LE COMPLICI, un thriller con due donne al centro della trama, interpretato da Anna Rita Sidoti e Antonella Fattori. Nel 2003 gira Amorfù. SENIOR: Amofù è un film stilisticamente molto libero. Registe di fine millennio JUNIOR: Terminiamo l’appello delle nuove registe italiane fine secolo. Abbiamo aperto il capitolo con Le rose blu della torinese Emanuela Piovano…Occhi di donna che inquadrano la realtà con la cinepresa, dando corpo e forma a sogni e illusioni, a desideri e sconfitte. …….. JUNIOR: Torniamo a Emanuela Piovano e a un suo film del 2003 Amorfù. Elena (Sonia Bergamasco), giovane psichiatra ha iniziato la professione con tutto l’entusiasmo dei neofiti. Nel gruppo di terapia che le viene affidato conosce Fausto (Ignazio Oliva), un musicista disadattato che ha tentato il suicidio. Si appassiona al suo caso e questo interesse diventa amore: una passione che rischia di travolgerla. Nella trama che hai scritto per il Morandini aggiungi: «Lui la ricambia per bisogno e gratitudine, ma poi si rende conto di essere passato da una prigione (la comunità terapeutica dove s’incontrano) a un’altra (la casa dove lei lo ospita segregandolo con la passione di una possessiva amante materna). E, guarito, se ne va». SENIOR: Amorfù è un titolo ambivalente, passato remoto del verbo essere, e sebbene porti l’accento sulla”u’ finale, si dovrebbe leggere come amour fou, amore folle. Scritto con Massimo Felisatti, è il quarto lungometraggio della torinese Piovano, e stilisticamente il più ambizioso, libero e inventivo. La congiunzione tra la malattia mentale, l’esser sani e la passione amorosa avviene sull’onda dell’aria S’apre per te il mio cor dall’opera Sansone e Dalila del compositore Saint-Saens. La musicalità si traduce in termini visivi attraverso le luci, il grand’angolo, il teleobiettivo, una fin troppo mobile cinepresa a mano e un montaggio sincopato di Paolo Benassi. La sua originalità nel raccontare gli incerti confini tra salute e malattia, tra il creativo e il distruttivo nella passione amorosa… forte contributo attoriale della radiosa Bergamasco e dell’intenso Oliva.